Entrismo nel Deep State

Ely Schlein, vice presidente della Regione Emilia-Romagna e nuova icona della sinistra italiana, da parlamentare europea aveva portato avanti una proposta di riforma dei famigerati accordi di Dublino sull’immigrazione, riforma invocata negli ultimi anni da tutto l’arco parlamentare italiano, da Salvini a Sinistra Italiana. Ora la riforma sta arrivando e ovviamente la modifica degli accordi di Dublino riguarderà una distribuzione tra i vari paesi europei del carico delle deportazioni. Non poteva andare diversamente, quando si mette mano a tali regolamenti consolidati dal razzismo di Stato vigente in tutte le “liberal democrazie” (occidentali e non) si interviene appunto sulla “gestione delle migrazioni”, che tradotto in italiano significa sempre, in ultima istanza, deportazioni. Certo, qualche anima bella della sinistra avrebbe preferito dividere tra gli stati europei anche una quota maggiore di “accoglienza”, ma siamo sicuri che di questo rafforzamento dei trattati di Dublino se ne parlerà ancora per poco e a sinistra ci si abituerà anche a questo: dopo aver istituito anni fa i centri di espulsione, ne è la logica conseguenza. Intanto la Schlein si occupa già di tutt’altro e sulla sua pagina Facebook commenta positivamente il successo delle forze di governo alle ultime elezioni amministrative. Si rafforza il governo, per la gioia della “coraggiosa” Schlein, e la ministra Lamorgese potrà continuare a gestire deportazioni, quarantene forzate su navi lager, caccia alle persone che fuggono dagli Hotspot e accordi con la “guardia costiera” libica. Tutto ciò senza dover twittare contro gli immigrati, non ce n’è bisogno. Copertura perfetta, visto che anche i movimenti antirazzisti sono rimasti a contestare Salvini e a non dire praticamente nulla contro l’attuale gestione del ministero dell’Interno.

Altro a predicare un rafforzamento delle istanze di movimento nella sinistra è Salvatore Cannavò, già dirigente della Quarta Internazionale e ora vice di Travaglio su Il Fatto Quotidiano. L’ex deputato di Rifondazione su Jacobin Italia si chiede “se è possibile, ad esempio, poter declinare una modalità à la Sanders nel contesto italiano per poter costruire un punto di vista e una posizione di forza. Sia chiaro, non si tratta di discutere, a sinistra, di far parte, ad esempio, del Partito democratico, quanto di capire se esista una modalità di intervento istituzionale che possa produrre una qualche efficacia.” La sconfitta di Sanders, per la seconda volta di seguito, è sotto gli occhi di tutto il mondo, forse il solo Cannavò continua a immaginarsi Bernie alla Casa Bianca e non, invece, a dover appoggiare a denti stretti un candidato dell’establishment come Joe Biden. Tutto l’investimento fatto dai sostenitori di Sanders nella battaglia interna al Democratic Party americano è andato disperso, tanto è vero che (come raccontato del resto sulle stesse pagine di Jacobin) una parte di socialisti democratici sta pensando di uscire definitivamente dai democratici e di fare un terzo partito. Nel frattempo, piccolo particolare, gli USA sono sull’orlo di una guerra civile e il black lives matter ha occupato le strade per settimane, costringendo Biden a candidare come sua vice presidente uno sbirro, riportando sui social l’hashtag #KamalaHarrisIsACop. Insomma, l’entrismo dei socialisti nei democratici è finito proprio bene, come nella migliore tradizione, con l’appoggio alla repressione poliziesca. Non si capisce bene quali dovrebbero essere dunque le modalità “à la Sanders” nel contesto italiano, se non quelle, appunto, di rinforzare la polizia e lo Stato.

Ultima notazione sulla disgraziata sinistra italiana, per Potere al Popolo!, che si era candidato alla guida della Regione Campania. Non è finita proprio bene, con De Luca al 70% e il candidato dell’Ex-OPG all’1,2%. Questa volta il risultato non è stato festeggiato con la bottiglia di Champagne, come fece alle ultime politiche in diretta Tv Viola Carofalo: il centro sociale napoletano ha invece pubblicato una pensosa e ragionata analisi post elettorale nella quale si ribadisce che il partito prende più voti laddove è radicato con propri gruppi, sedi e militanti. Quindi, per aumentare la percentuale alle prossime elezioni, si devono aumentare le sedi. Salvo poi ripetere nel prossimo comunicato che bisogna fare proprio l’esatto contrario, ovvero partecipare alle elezioni per rafforzare sedi e intervento sociale sul territorio. Una bella contraddizione che ogni tanto riemerge dalle righe dei proclami dei dirigenti comunisti partenopei. Ovviamente, quelle poche individualità che continuano a sostenere le lotte sulla strada, rischiando denunce e galera, sono i soliti “leoni da tastiera” e “non sarebbero capaci di amministrare nemmeno un condominio”, come si usa dire spesso tra compagni. Quale che sia il condominio che amministra Potere al Popolo!, almeno questi leoni da tastiera non si illudono di prendere il potere (anzi, il Potere!) candidandosi alle regionali.