Metodo del consenso e orizzontalità per uscire da questo stallo

Fa un poco impressione pensare allo stato in cui versa quello che si è sempre definito negli ultimi decenni in Italia genericamente come “movimento”. Parlo dei centri sociali, spesso di centri sociali raggruppati per aree politiche, di collettivi, anche di partiti o pseudo tali della sinistra rivoluzionaria. Ripensando a quanto scrivevo nella presentazione di questo blog sulla tossicità dei social network, ho quasi l'impressione che senza la proiezione delle proprie attività sui profili facebook, tanti gruppi sarebbero ben poca cosa. Ovvero che la rappresentazione stia diventando prevalente su quanto messo in campo oggi nella società, in termini di organizzazione in senso lato, sia di socialità che di conflittualità diffusa.

Questo vale come prima riflessione “quantitativa” sulla riduzione di un movimento che si è parecchio assottigliato parallelamente alla scomparsa della sinistra in parlamento (ovviamente non considerando quella parte di sinistra che attualmente è al governo). Non voglio spendere le prossime righe su tutte le magagne che affliggono ancora questa area in ritirata dai conflitti e dalla presenza pubblica, perché sarebbe un discorso troppo complesso e difficile. Mi soffermerò solo su un elemento che mi sembra utile a capire anche il perché si sia arrivati a questo punto.

Le organizzazioni di movimento sono state molto spesso dei luoghi con struttura informale e assembleare, ma nei fatti sono state gestite in maniera autoritaria e verticistica. La pratica del metodo del consenso, ovvero quel modo di procedere lento ma condiviso di fare solo quei passi in avanti che siano condivisi da tuttx, non ha mai avuto grande successo. Già nei contesti che vediamo ogni giorno sul lavoro, a casa, per la strada, l'aria si è fatta ormai irrespirabile. Se pure nei gruppi di movimento si continueranno a vedere queste pratiche machiste e violente di sopraffazione, in breve tempo centri sociali e collettivi chiuderanno di nuovo, mentre le militanti, gli attivisti, se ne torneranno giustamente a casa schifatx.

Si potrebbe replicare che viste le urgenze che hanno le lotte e vista pure la necessità di stare in movimenti cosiddetti “spuri” dove sono all'ordine del giorno comportamenti razzisti, sessisti etc. non possiamo permetterci il lusso di procedere in questo modo. Certo c'è anche il rischio di fare delle cose troppo chiuse e anguste, ma secondo me il metodo del consenso e l'orizzontalità sono due modi efficaci proprio per smontare alla radice queste derive che già incontriamo nella vita di tutti i giorni. Ho partecipato tante volte ad assemblee che si chiudevano con l'intervento di sintesi di chi aveva la voce più alta e con la decisione di creare il giorno dopo una pagina facebook...credo di essere sicuro quando dico che non si è mai andatx da nessuna parte, che tutto è poi finito rapidamente.

Ovviamente quello che dico non è una equazione matematica e comporta tante difficoltà pratiche, ma viene comunque dall'esperienza che ho vissuto negli ultimi anni.