Andrea RedS-EM (New Faces)

Questo è un blog che parla di politica, della mia visione della società e di come la filosofia FOSS possa cambiare il mondo..

MINNEAPOLIS BRUCIA

Ci si indigna perché #Minneapolis #brucia.

Ci s indigna perché la #proprietà privata non si tocca, se si vuole manifestare che si manifesti pacificamente altrimenti si è vandali.

No. Non funziona cosi. Minneapolis deve bruciare perché una grossa fetta delle persone è stanca del #razzismo dilagante, è stanca che questo razzismo sia coperto, protetto e giustificato dal #sistema. Le persone chiedono un #cambiamento, vogliono un cambiamento e allora Minneapolis brucia.

Il compagno #Bakunin in “Stato e Anarchia” scriveva come la proprietà privata sia ciò che ha reso il popolo francese impotente davanti all'invasione tedesca. Dopo aver fatto la rivoluzione contro un sistema ingiusto, i cittadini francesi si sono trasformati in quella classe media che possedeva una proprietà privata e per paura di perderla hanno accettato di subire l'invasione e le richieste della Germania comandata dal principe Bismarck. La proprietà privata ha ucciso la spinta rivoluzionaria di un popolo che quando non aveva nulla da perdere si è ribellato e ha vinto ma quando aveva da perdere una singola cosa ha subito in silenzio l'ingiustizia.

Minneapolis brucia perché le persone non hanno più nulla da perdere, la propria vita potrebbe essere decisa da una persona che con le mani in tasca e il ginocchio sul loro collo arriva a soffocarli, tanto è protetto da un sistema che da la colpa all'ipertensione. La propria #vita non vale nulla per il sistema e se la tua vita non vale nulla allora non hai nulla da perdere.

E allora Minneapolis brucia perché è il segnale che le cose devono cambiare e c'è bisogno dell'impegno di tutti affinché questo accada.

Brucia il negozio in cui lavori e quindi non ha più un #lavoro, allora scendi in strada perché non hai nulla da perdere. Brucia il negozio di cui eri #proprietario e ora sei un nulla tenente, allora scendi in strada perché non hai più niente da perdere.

Prima di dire “questi sono vandali” leggetevi questo articolo de L'Espresso e pensate a quanta ingiustizie subiscono le persone nel “paese più libero del mondo”.

Minneapolis brucia perché da quelle fiamme si proverà a creare qualcosa di #nuovo che con le buone maniere non si era riuscito a creare.

Non indignatevi, non siate #moralisti perché se sotto quel ginocchio ci fosse stato il collo di un vostro caro, l'ennesimo vostro caro, anche voi vorreste vedere le fiamme illuminare la notte sperando che la luce del sole porti a un giorno nuovo fatto di #giustizia e #uguaglianza.

Estremo? si, ma quando l'ingiustizia è dilagante essere moderati non serve a nulla.

Minneapolis brucia perché è giusto cosi.

Andrea, New Faces, Reds

LA SESSUALITÀ COME IDENTITÀ SOCIALE

Oggi tocco un argomento molto delicato, so che potrei attirare un sacco di polemiche ma se dopo aver letto questo post qualcuno volesse intavolare un dibattito educato e civile io sono sempre a disposizione, il confronto fa sempre bene.

In questo post voglio scrivere di un argomento che mi ha sempre interessato e che mi ha sempre lasciato con forti interrogativi su come la società si organizza (o viene organizzata).

Fin da quando ero un ragazzino ho sempre sentito il tema “Gay” come un qualcosa che la società doveva affrontare, un problema che andava risolto e che vedeva la #società dividersi in due parti, da una parte gli omofobi e dall'altra quelli con la mente aperta. Oggi il “problema” è ancora di forte attualità ma non si parla più di soli#gay ma di comunità #LGBTQ e le teorie su cui discutere si sono moltiplicate anche se le fazioni che ne discutono rimangono sempre le solite due.

Ai tempi io ero li a guardare e sentire cosa le due fazioni avessero da dire, crescendo poi sono andato a sentire anche cosa avesse da dire anche la comunità gay perché sentire il parere di chi non faceva parte della #comunità mi sembrava abbastanza assurdo. Un giorno è successo che mi fu chiesto a me cosa pensassi del tema gay, quale fosse la mia posizione, come giudicavo queste persone, quali diritti e quali no gli si dovesse concedere. Prima di rispondere mi mise un attimo a riflettere perché era ed è un argomento che ritengo molto importante e non mi andava di dare la prima risposta scontata che mi veniva in mente a modi slogan. Una volta ragionato giunsi alla conclusione che la risposta giusta poteva essere solo una: Non me ne frega nulla. Non credo che bisogni discutere sul fatto se mi interessa o no con chi va a letto una persona ma credo sia più giusto discutere su come una persona venga giudicata in base a chi si porta nel proprio letto. Nel senso che non credo sia normale che l'#identità di una persona, i suoi diritti, cambino in base alla propria #attività #sessuale.

Oggi continuo ad avere quella posizione: credo sia assurdo che l'identità della persone derivi dal proprio #orientamento sessuale.

In un post precedente scrissi di come i #cittadini abbiano accettato la nuova identità di #consumatori, credo che lo stesso ragionamento valga per la comunità LGBTQ. Queste persone hanno accettato l'identità che gli è stata data. Essere gay (o qualsiasi altra identità all'interna della comunità LGBTQ), definirsi gay è a mio avviso il modo in cui si è data carne a un #pregiudizio. Il pregiudizio del #padrone per essere più chiaro. I gay hanno sempre vissuto la loro sessualità come un problema perché la società la identificava come tale. Non voglia fare un analisi di come la #religione o qualsiasi altra forma #culturale possa aver dato vita a questo pregiudizio, voglio solo scrivere di come questo pregiudizio sia basato sul nulla e di come questo nulla sia diventato un'identità che divide la società in #sottogruppi.

Quello che voglio dire è che le persone che hanno subito questo pregiudizio si siano fatte forza identificandosi in esso. Hanno cominciato a dire “si io sono gay, sono fiero di esserlo e adesso voglio i miei #diritti”. Credo che questa cosa sia un effetto collegato a l'#istinto di #sopravvivenza, se non sai chi sei ti perdi, allora per sopravvivere accetti l'identità che ti danno e su quella costruisci la tua #realtà. Come i #complottisti che si #radicalizzano nella loro posizione perché vengono ritenuti dei #folli e di conseguenza per farsi forza si identificano in quell'identità che gli viene data e si rapportano al #mondo con essa molte volte #estremizzandosi.

La comunità LGBTQ ha deciso che l'identità del diverso è la loro identità, su questa fanno battaglie giustissime che chiunque abbia a cuore il bene di tutti non ci pensa due volte a dare il proprio appoggio e il proprio contributo, ma quindi dov'è il problema? il problema sta nel fatto che a fare questo tipo di battaglie si torna sempre a giocare sul campo da gioco del padrone. Il padrone è colui che ha dato questa identità e è colui che si avvantaggia della situazione di una società #divisa in sottogruppi. Una volta la società era divisa in #classi, ognuno sapeva di quale classe fosse appartenente e da questa #consapevolezza sono nate le #lotte di classe che per un breve periodo hanno dato ottimi frutti. Oggi la società è si divisa in classi ma le persone non sanno di quale classe sono appartenenti, però tutti sanno di quale gruppo sociale sono parte. Abbiamo i #gruppi sociali divisi per #politica, quelli per #moda, quelli per genere #musicale, i gruppi #religiosi, quelli per #interessi personali e quelli per #orientamento #sessuale. Queste sono tutte persone che fanno parte della stessa classe sociale ma che si dividono in questi sottogruppi gestiti dal #potere, che il #mercato incasella bene in #categorie di consumatori dando a ognuno il proprio bene da consumare e che gli darà la possibilità di vedere la propria identità prendere forma.

Perché tramite il mercato si viene controllati ma non è il mercato il problema ma l'uso che se ne fa, come per ogni strumento.

Quello che voglio dire in questa post è che trovo #assurdo che la propria identità #sociale derivi dalla propria attività sessuale. Questo è un pregiudizio che porta con se un sacco di problemi, come posso io, Andrea, sentirmi oggi una #persona e se domani trovo attraente un uomo allora la mia persona cambia e nella società divento Andrea il gay, è normale che mi troverei spiazzato. Cambierebbero i miei diritti, la mia vita sociale e di conseguenza mi troverei confuso perché non sono più la persona che ero fino a ieri e andrei alla ricerca di questa mia nuova identità. In un vecchio articolo dell'#internazionale (che non trovo online, comunque ha sicuro più di 5 anni) lessi di come in #Inghilterra ci fosse un serio problema all'interno della comunità LGTBQ che vedeva coinvolti i #giovani. Questi, una volta fatto il cosi detto #outing, si sono ritrovati alla ricerca della loro nuova identità, molte volte capitava che il primo contatto con la comunità LGTBQ fosse nei #locali notturni (il mercato, i locali notturni vengono pubblicizzati e quindi sono i più conosciuti, al contrario delle varie #associazioni) e qui entrano in contatto con una parte della comunità che però molte volte è fatta di #trasgressioni e #eccessi. Molti giovani in cerca della loro identità gay credono che quello sia il modo di vivere di quella comunità, la fanno propria e molte volte finiscono per esserne risucchiati. La loro #felicità probabilmente richiederebbe un altro tipo di vita, avendo però questo forte bisogno di avere un'identità cominciano a comportarsi come hanno visto fare alla comunità di cui gli si è detto di fare parte, #overdose e #depressione sono i risultati ottenuti nella maggior parte dei casi. Questo non significa che questa cosa sia la #regola ma significa che oggi il proprio orientamento sessuale è una caratteristica imprescindibile dalla propria identità sociale, quando invece la propria identità sociale è legata alla semplice condizione di #esistere.

Il fatto che il proprio orientamento sessuale comporti anche un cambio d'identità sociale è a mio avviso il gioco più subdolo che il sistema (e il padrone) potesse fare alle persone. La propria attività sessuale non deve in nessun modo essere legata alla propria identità in modo cosi diretto, ne è solo una piccola parte e che non deve interessare a niente e nessuno se non al diretto interessato e chi decide di passare la #vita o dei #momenti con lui/lei. Il fatto che la propria sessualità incida nella propria identità sociale spingendo i cittadini a dividersi in sottogruppi che lottano tra loro per avere il proprio spazio e i propri diritti, è un mero inganno per dividere le persone, un po' come per il #calcio, strumento più che riconosciuto come mezzo per #controllare le masse, però come la sessualità anche il calcio vive oggi un pregiudizio negativo, come se il problema fosse lo sport e non l'utilizzo che se ne fa. Stesso discorso per l'orientamento sessuale, non è il sesso il problema ma l'utilizzo che se ne fa. Se nel calcio il tifoso è visto come un rincoglionito sociale, nel sesso il gay è visto come un deviato. Tutte e due giudizi sono più che sbagliati perché entrambe le persone in questi casi non fanno altro che passare il tempo facendo ciò che li rende felici, è il pregiudizio degli altri il problema e l'uso che se ne fa.

Per una nuova società bisogna a mio avviso smetterla di combattere battaglie che ci sono state date dal padrone per dividerci. Bisogna assolutamente scrollarsi di dosso i #pregiudizi che il sistema ci ha dato e da qui incominciare a creare una nuova società, basata sui principi di #uguaglianza e #fratellanza, perché non può essere un orientamento sessuale a condizionare la nostra identità sociale, non abbiamo bisogno di nuovi diritti che ci dividono, ci servono diritti uguali per tutti che ci uniscano. Perché siamo tutti uguali e non sarà la nostra sessualità a dividerci, non sarà il nostro modo di vestirci o di comportarci che ci dividerà, l'unica cosa che ci potrà dividere sarà tra chi vuole un mondo di uguali e chi vuole un mondo di non uguali.

La sessualità poi non è una “problema” solo per la comunità LGTBQ ma anche per la categoria degli eterosessuali che dividono la loro sessualità in base alle modalità con cui la si vive e molti che hanno dei gusti definiti “spinti” si ritrovano a dover vivere questa loro voglia in modalità segrete, lontani da occhi indiscreti, perché ci si sente a disagio dal giudizio che possono dare gli altri, molte volte anche dal giudizio del proprio partner con il quale l'attività sessuale si svolge in modo esclusivo.

La sessualità e quasi sempre collegata al sentimento di amore (anche se questo è stereotipato), sentirsi a disagio nel volerla esprimere è un problema, perché in qualsiasi forma questa venga espressa non può essere giudicata negativamente finché darà vita alla felicità di tutte le persone coinvolte e non bisogna sentirsi a disagio se non si è trovata la persona con cui condividere la propria sessualità, molte volte si tratta solo di cercare meglio il proprio partner senza sentirsi in difetto con chi non la vive allo stesso modo (questo è un problema legato alla cultura della società).

Dividere la società non più in classi ma in sottogruppi sociali che devono lottare con gli altri sottogruppi per vedere la propria identità affermarsi in una mare di altre identità, tutte appartenenti a persone uguali, è il nuovo successo del sistema che ti fa odiare il tuo vicino di casa facendoti credere che sia lui a privarti della #libertà quando in realtà è colpa di chi ci osserva da lontano.

Bisogna liberarsi di queste catene che ci vengono vendute come leve per una nuova uguaglianza quando invece riescono solo a dividere ancora di più la società evitando che le persone si uniscano nella lotta a una società più giusta per tutti.

Andrea, New Faces, RedS.

I RIDERS, IL COOPERATIVISMO DI PIATTAFORMA E LA RIVOLUZIONE

L'altro giorno sono stato all'assemblea pubblica dei #riders della mia città. Anche se volessi non riuscirei a scrivere nulla di nuovo sulla situazione scandalosa di questi #lavoratori. Nessun #diritto riconosciuto, nessuna #tutela sanitaria durante questa #pandemia di Covid-19, questi lavoratori vivono in una limbo giuridico e sociale, incastrati tra il vecchio mondo e quello nuovo. La burocrazia non ha gli strumenti per tutelare questi lavoratori e il #mercato sfrutta l'analfabetismo digitale delle persone per creare multinazionali basate su un semplicissimo servizio.

Mentre ero in piazza ad ascoltare i discorsi dei riders su come organizzarsi per far valere i loro diritti, mi guardavo intorno e vedevo che all'assamblea ci stavano una decina di persone, probabilmente causa covid mi sono detto. Continuavo a ascoltare e sentivo tanta buona volontà, tanta voglia di farsi sentire e di far valere i propri diritti ma più ascoltavo e più mi ripetevo: come faremo a farci sentire o a creare un disagio a una piattaforma che ha sede in un altro stato, gestita da poche persone che dicono di offrire un servizio che le persone usano per i propri interessi, loro non assumono nessuno, hanno collaboratori indipendenti ripetono. Come si può pensare di aprire un tavolo di trattative sui contratti di lavoro quando queste piattaforme dispongono di un esercito di riserva immenso? Queste domande che mi ronzavano in testa mi hanno fatto giungere alla conclusione che non era possibile percorrere la strada del conflitto sindacale per ottenere dei risultati concreti (anche perché il #sindacato è rimasto leggermente indietro riguardo il mondo del lavoro e il mercato), bisogna trovare una nuova via.

Tornando verso casa un'idea stava prendendo forma tra i miei pensieri: e se la piattaforma che offre il servizio di delivery fosse gestita direttamente dal comune o meglio ancora dai lavoratori stessi?

Chiedendo qualche consiglio su #mastodon sono venuto a conoscenza del #cooperativismo di #piattaforma, ho subito cercato informazioni e ho scoperto che esistono già realtà di questo tipo come ad esempio Green Taxi Cooperative o anche FairBnB e altre ancora. La cosa interessante di queste cooperative di piattaforma è che non hanno inventato nulla di nuovo, hanno semplicemente preso lo stesso servizio offerto da una piattaforma proprietaria e hanno creato un servizio alternativo basato su una piattaforma cooperativa.

Il cooperativismo di piattaforma permette ai lavoratori di far valere i principi di: – un salario dignitoso – un inquadramento legislativo favorevole – sussidi e protezioni “portabili” per i soci lavoratori a contratto – protezione contro i comportamenti arbitrari – diritto alla disconnessione

Oltre a tutti questi punti aggiungo che il cooperativismo di piattaforma darebbe ai lavoratori la possibilità di organizzare il lavoro in modo orizzontale e autogestito. Fino ad oggi i padroni hanno sempre posseduto i mezzi di #produzione, il mondo fisico legato al denaro ha sempre impedito che questi diventassero #proprietà #pubblica o meglio #comune, nel mondo digitale questo invece è diverso. Se i riders si organizzassero con una cooperativa di piattaforma autogestita questi potrebbero prendere possesso del mezzo di produzione (anche se non produce nulla in questo caso ma eroga solo un servizio), diventare #indipendenti e dimostrare che i lavoratori anche nella peggiore delle situazioni possono prendere in mano il proprio #destino e andare avanti, senza che nessuno gli riconosca nulla, semplice #autodeterminazione, voglia di #giustizia, #uguaglianza e #libertà.

Tutto il mondo del lavoro in realtà potrebbe essere organizzato in maniera #orizzontale e non più #verticale, sono tutti i singoli lavoratori che fanno andare avanti il mondo e non i padroni o i vari manager. Non mi riesco a spiegare quale sia il motivo che fa credere alla stragrande maggioranza delle persone che un organizzazione verticale sia la risposta migliore per organizzare il mondo del lavoro, fatto sta che adesso è cosi.

In questo momento però ci sono dei nuovi lavoratori, i lavoratori della gig economy che vivono in un limbo tra il vecchio mondo e quello nuovo, quello regolato dalla burocrazia e quello regolato dalla velocità. Mentre il secondo si diffonde in tutto il mondo con i suoi nuovi servizi, sfruttando lavoratori privandoli della #dignità, il primo è ancora al punto di partenza che cerca di capire cosa deve fare e come deve muoversi per impedire tutto ciò. A mio avviso i riders non possono credere che il #conflitto con la piattaforma possa dar loro le risposte che cercano ma anzi, dovrebbero creare una piattaforma cooperativa alternativa a quella privata offrendo lo stesso servizio ma gestito in modo #etico, una piattaforma free software che tutti i lavoratori posso aiutare a #gestire e #sviluppare e che allo stesso tempo tutelerebbe i #diritti dei lavoratori, i loro #dati personali e quelli dei clienti.

Il cooperativismo di piattaforma potrebbe tramite i riders fare due cose molto importanti: – dimostrare che le grandi piattaforme sono battibili ma non entrandoci in conflitto ma creando una realtà parallela etica, rispettosa dei lavoratori e dei dati sensibili degli utenti. – dimostrerebbe a tutti i lavoratori che non bisogna aspettarsi che sia il padrone a fare delle concessioni ma che è ora che i lavoratori si organizzino in cooperative a comincino a creare un mondo del lavoro autogestito, organizzato in modo verticale e un mercato rispettoso delle persone.

Il cooperativismo di piattaforma è uno degli strumenti per la #rivoluzione, l'inizio di una nuova cultura e una società nuova.

Andrea, New Faces, RedS

LA STAMPA 3D E LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE

In un post precedente dove scrissi di come a mio avviso il mercato scarichi le proprie responsabilità sulla decisione finale dei consumatori, ipotizzavo di come in una società che prende in seria considerazione la filosofia FOSS questa cosa non sarebbe possibile. Innanzitutto da parte del consumatore ci sarebbero concrete possibilità di poter controllare seriamente come avviene la produzione dei prodotti consumati, in secondo luogo alcune delle tecnologie già presenti nel mercato sono l'esempio di come la produzione industriale centralizzata sarà prossima a scomparire. Sto parlando della stampa 3D.

La possibilità di stampare oggetti di ogni tipo a partire dagli strumenti da lavoro, viti, bulloni, rondelle, pezzi per assemblare intere macchine fino a poter stampare edifici interi dove vivere (o magari colonizzare pianeti come pensa i fare Elon Musk per marte), apre alla possibilità di poter produrre beni senza il bisogno di centralizzare la produzione. Se la possibilità di stampare le cose di cui si ha bisogno fosse presente in ogni casa, come potrebbe andare avanti il mercato cosi come lo conosciamo? L'organizzazione delle infrastrutture e delle città, buona parte di tutta l'organizzazione urbana potrebbe cambiare. Non si avrebbe più la necessità di grosse fabbriche, per gli oggetti più piccoli si avrebbe una produzione per ogni casa e questa si trasformerebbe automaticamente in una micro fabbrica autogestita, per gli oggetti più grandi si potrebbe ipotizzare un organizzazione di paese o di quartiere se parliamo di città, in questo caso potremmo parlare anche di proprietà condivisa del mezzo di produzione. La #produzione sarebbe distribuita come un rete e ognuno avrebbe la possibilità di produrre ciò di cui ha bisogno con il #materiale che ritiene più idoneo.

La stampa 3D cambierà profondamente l'#organizzazione #produttiva e #sociale, per rendere questo cambiamento favorevole per tutta la comunità e non solo per una cerchia ristretta di persone, bisognerà lottare affinché si abbatta la #proprietà #intellettuale sui progetti ma li si renda #liberi e a disposizione di tutti (cosa già presente nella nostra realtà ma quando il mercato comincerà a vivere questa modifica della produzione questo tipo di lotta sarà centrale). Ognuno di noi potrebbe accedere alla #rete e cercare il #progetto che più si adatta alle proprie richieste, oppure potrebbe modificare il progetto trovato in base alle proprie necessità e rimetterlo in rete affinché chiunque possa beneficare di queste modifiche. Per quanto riguarda la proprietà delle macchine di produzione del materiale con cui fare le stampe invece bisognerebbe incominciare a pensare di appoggiare la lotta per i #BeniComuni, per chi non conoscesse questo termine e quali sono gli scopi giuridici e sociali che si pone consiglio di leggere il libro Beni Comuni 2.0, libro che raccoglie diversi saggi scritti da studiosi del diritto e attivisti nel sociale che hanno dato inizio a questo movimento nel nostro paese, o andare a vedere il sito del Comitato Rodotà a difesa dei Beni Comuni dove troverete la informazioni necessarie per capire di cosa si occupa il comitato. A mio avviso il comitato ha perso un po' la retta via ma essendo aperto a tutti la possibilità di incidere e cambiare alcune storture è una possibilità concreta. Dedicherò un post di questo mio #NoBlogo alla spiegazione di cosa siano i beni comuni e cosa cambierebbe nella società con la loro attuazione. Fondamentalmente è lo strumento con cui si andrebbe ad abbattere il concetto di proprietà privata che ormai limita e esclude diverse parti sociali da ciò che è di fondamentale importanza per un esistenza libera e condivisa. Un esempio che fa capire subito di cosa si parla: l'acqua è bene comune quindi non si può privatizzare e non la si può inquinare.

Concludendo. La stampa 3D è una tecnologia che cambierà il modo di produrre, cancellerà la produzione industriale per renderla disponibile e portata di tutte le persone. In questo caso si avrà la concreta possibilità da parte dei consumatori di agire sul mercato e sulle sue storture, creando anche un nuovo tipo di #cooperazione #orizzontale, ora questa cosa è una pura illusione con cui il mercato si libera dalle proprie responsabilità scaricandole sul consumatore finale e sulla sua libertà di scegliere cosa consumare fintamente legata alla possibilità di incidere sul mercato come se si fosse tutti allo stesso livello, quando l'organizzazione del mercato è palesemente verticale.

Per chi volesse approfondire l'argomento dell stampa 3D consiglio la lettura del libro I robot ci ruberano il lavoro ma va bene cosi di Federico Pistono dove c'è un intero capitolo molto interessante dedicato a questo argomento.

Andrea, New Faces, RedS

LA DIVULGAZIONE CONTINUA

Continua il progetto di divulgazione su come tutelare la propria #privacy sul web per dotare le persone degli strumenti per lottare contro il #CapitalismoDellaSorveglianza.

Nel primo video ho parlato dell'app #DuckDuckGoBroswer che permette di tutelare i propri dati sensibili mentre si naviga sul web con il proprio cellulare.

Nel secondo video parlo invece di browser e motori di ricerca alternativi a quelli di #Google da utilizzare sul computer di casa e che permettono sempre di tutelare la propria privacy e quindi i propri dati sensibili mentre si naviga sul #web.

Prima di iniziare a descrivere il contenuto di questo secondo video voglio sottolineare che questi video divulgativi non hanno lo scopo di fare una crociata contro Google, questo perché Google non fa altro che dare alle persone un servizio, un ottimo servizio, ma per farlo ha bisogno di immagazzinare più dati possibili dei propri utenti cosi da poter personalizzare il servizio per ognuno di loro. Come ho già detto Google offre un ottimo servizio ma questo va a scapito della nostra privacy, quindi essendo questo un servizio gli utenti devono poter decidere se usufruirne a scapito della propria privacy o utilizzarne un altro che non ha questo tipo di meccanismo. Usare Google non è sbagliato, usare solo Google perché non si conoscono altri tipi di servizi alternativi però è un problema perché non da la possibilità agli utenti di decidere quando distribuire i propri dati personali e quando no. Questi video divulgativi hanno quindi questo scopo: far conoscere agli utenti servizi alternativi a Google cosi da dare a tutti la possibilità di scegliere quando non tutelare la propria privacy e quando si.

In questo video parlo di tre browser alternativi a Google e sono: – Mozzilla Browser, il Browser alternativo a Google più conosciuto. – Vivaldi, un nuovo browser che tutela la privacy dei propri utenti. Essendo nuovo ha ancora pochi utenti quindi consiglio di utilizzarlo di tanto in tanto per dare supporto a questa nuova realtà. – Tor browser, il browser conosciuto più a livello leggendario perché anche se in pochi lo usano tutti sanno che serve per entrare nel deep web, cosa che sconsigliamo di fare. Tor browser ha la caratteristica che tutela al 100% la privacy dei propri utenti rendendoli praticamente invisibili durante la navigazione nel web. Non è consigliato da usare in maniera quotidiana, nel video spiego il perché.

Ho parlato anche di sette motori di ricerca alternativi a Google e sono: – Qwant, motore di ricerca Europeo nato in Francia. – Qwant Junior, un motore di ricerca secondario a Qwant, questo è dedicato ai bambini. – Qwant Music, un altro motore di ricerca secondario a Qwant e che è dedicato al mondo della musica. – Duck Duck Go, il motore di ricerca alternativo più conosciuto e che non ha mai avuto problemi di privacy durante i suoi tanti anni di onorato servizio. Consigliatissimo! – Startpage, un motore di ricerca che ha sempre dato grandi garanzie sulla propria privacy durante il suo utilizzo, l'unica pecca è che è appena stato venduto a un'azienda pubblicitaria la cui proprietà è di un fondo d'investimenti. Conosco il mercato e sinceramente non vedo un nesso tra l'essere un'azienda pubblicitaria e essere proprietari di un motore di ricerca che tutela la privacy degli utenti. Vedremo come si svilupperanno le cose. – SearX, un browser totalmente Open Source e che a mio avviso offre un servizio fantastico perché permettere di fare ricerche specifiche sul singolo argomento. Se non lo avete mai usato vi consiglio vivamente di fare delle prove. – Ecosia, un browser nato con scopi molto nobili e con una fortissima impronta #green, Ecosia devolve l'80% dei profitti che fa grazie alle inserzioni pubblicitarie al WWF e ad altri progetti green. Se andate sulla loro pagina troverete la descrizione di tutti i progetti che aiutano e portano avanti. Ha un solo problema, collaborando con Bing (il motore di ricerca della microsoft) la privacy degli utenti non è tutelata al 100% anche se Ecosia scrive che le cronologie vengono cancellate periodicamente e che si impegna nel rilasciare meno dati sensibili possibili ma è anche molto trasparente nel dire che non tutela la privacy al 100%. Trovate tutto scritto sulla loro pagina.

Ecco questi sono gli strumenti e i servizi che ho divulgato in questo video cercando come sempre di rendere tutto molto semplice affinché anche chi si crede privo di capacità digitali possa capire che tutelare la propria privacy non è difficile, anzi, è una cosa legata semplicemente alla propria possibilità di scelta e non richiede capacità che già non si hanno utilizzando i servizi di Google.

Se conosco solo Google userò solo Google, se conosco le alternative posso decidere quando utilizzare Google e quando no, semplice!

Se non vi va di attendere i miei prossimi video per conoscere altre alternative ai servizi di Google vi consiglio di andare a visitare il blog Le Alternative!

Andrea, New Faces, RedS.

SCARICARE LE RESPONSABILITÀ

Nel post precedente di questo #noblogo vi ho scritto di come a mio parere il #socialismo non debba passare dalle #istituzioni per diventare reale. In questo post voglio descrivervi un altro aspetto di questa società che non riesco proprio a digerire: scaricare le responsabilità.

Viviamo in una società che ha trasformato i #cittadini in #consumatori. Questo nuovo status porta le persone a non sentirsi più responsabili a livello politico ma li responsabilizza appunto come consumatori, relegando le persone al più basso scalino sociale senza che nessuno batta ciglio, anzi, le persone si calano appieno in questa nuova realtà e se ne caricano tutti i pro e i contro.

Essere consumatori oggi crea una situazione paradossale. Avrete tutti sentito almeno una volta la fatidica frase “i consumatori decidono il mercato”. Questa frase è di un ipocrisia unica nel suo genere perché si vuole insinuare che da cosa e come comprano le persone allora queste possano influenzare il mercato e il suo comportamento.Questa cosa è assolutamente falsa.

I consumatori non hanno la possibilità di influenzare il #mercato, il modo in cui le persone influiscono sul mercato è legato esclusivamente al modo in cui vivono la società e gli strumenti che hanno a disposizione per consumare ma non il modo in cui le cose vengono prodotte. Prendiamo ad esempio il mondo della #musica, si dice che questo settore è stato influenzato dal modo in cui i consumatori volevano usufruire dei prodotti di questa #industria, in parte è vero ma davvero i consumatori hanno stravolto l'industria della musica o questa non aveva colto le possibilità tecnologiche di cui poteva usufruire già da tempo? Quando l'Apple diede vita ad #iTunes non porto nulla di nuovo nel mondo della musica se non il fatto di portare l'industria musicale nel mercato digitale, cosa che i consumatori avevano già fatto in modo autonomo. Sono stati quindi i consumatori a decidere di pagare un euro a traccia musicale e dare il dominio ad #Apple in questa industria o sono stati i dirigenti di questa a non cogliere il cambio di mercato che stava avvenendo sotto gli occhi di tutti? In una vecchia intervista su “Il Venerdì” di #Repubblica il produttore Jay Rubin aveva predetto che la musica doveva essere fruibile al consumatore grazie a una chiavetta USB che avrebbe contenuto tutta la musica del mondo. Questa intervista usci quasi dieci anni prima di Spotify, diciamo che se qualche dirigente si fosse preso la briga di leggerla forse l'industria della musica non avrebbe dovuto cedere gran parte dei propri guadagni alla Apple.

Questo esempio serve per far capire come il cambio dei mercati non è legato alle scelte del consumatore ma dalla tecnologia che ha a disposizione per consumare.

Ci sentiamo continuamente ripetere che il modo in cui facciamo i nostri acquisti influenza il mercato e che se tutti ci impegniamo a fare una spesa consapevole allora possiamo #cambiare molte cose che non ci piacciono. Molta gente crede che questa teoria sia assolutamente vera e queste persone si impegnano sul serio a fare una spesa consapevole, studiando #etichette e documentandosi in rete su come le fabbriche producono i propri prodotti e quanto seguano seriamente l'etica che vanno promuovendo. Questo tipo di persone dedicano molto tempo a queste ricerche e molto volte sono i primi a criticare chi non fa una spesa responsabile e a elargire consigli sui locali dove andare e i prodotti da acquistare. Vederli predicare in giro è una cosa che personalmente non riesco a sopportare, ci sono milioni di persone che non hanno il tempo per documentarsi e fare ricerche sui prodotti da acquistare, probabilmente sono troppo impegnare a sbarcare in lunario e devono comprare prodotti a basso costo o subiscono talmente tanto la pubblicità che credono di fare sempre la scelta migliore comprando i prodotti più famosi. Ci sono migliaia di variabili che possono portare le persone a non avere abbastanza tempo da dedicare allo studio del mercato per diventare consumatori responsabili

Passiamo adesso a come il mercato sfrutta questa finta presa di coscienza dei consumatori per adattare il proprio business a questa nuova clientela responsabile. Prendiamo ad esempio le case di #moda per le masse, tipo #H&M. Questa pubblicizza la vendita di abiti ecologici che rispettano l'ambiente con pubblicità costosissime che servono a vendere la propria immagine verde. I vestiti ovviamente vanno a ruba e H&M (e tante altre marche) fa credere al consumatore che stia facendo una scelta responsabile acquistando i propri abiti in questo negozio, però poi si viene a scoprire che le regole per dichiarare un prodotto #Eco-Friendly sono ridicole, questi prodotti devono avere e solo una parte del prodotto eco-sostenibile, il fatto che tutto il resto del vestito sia fatto con prodotti derivati dal petrolio non ha nessuna importanza al fine di poterlo vendere come prodotto Eco Friendly. Se volete approfondire questo tema su questo tipo di industria vi consiglio di vedere la terza puntata della quinta stagione del programma #PatriotAct di Hasan Minhaj. Un programma che fa satira parlando di problemi concreti della società e che in una ventina di minuti vi darà una quadro della situazione senza risultare pesante.

Senza tediarvi troppo con altri esempi arrivo al punto. Scaricare la responsabilità del mercato sui consumatori è indecente, innanzitutto perché crea consumatori che si credono migliori di altri e che non perdono occasione per redarguire i consumatori irresponsabili (senza pensare che forse l'acquisto di un certo tipo di prodotti è legato a una situazione particolare) finendo cosi per dividere ancora di più il popolo in categorie astratte, in più scarica le responsabilità ecologiche, sociali e finanziarie del mercato sul consumatore, come se questo potesse davvero fra smettere l'#inquinamento, lo #sfruttamento dei lavoratori o i problemi legati alla gestione #finanziaria di queste industrie con il solo acquisto dei prodotti durante la spesa. Assurdo.

L'unica possibilità per far si che il mercato si prenda le sue responsabilità è quella di regolarlo decentemente e di far si che le istituzioni smettano di fare da spettatrici e diventino protagoniste nella gestione del mercato e della produzione. Però come già ho scritto, le #istituzioni sono il mezzo con cui il potere si conserva, figuriamoci se possono mettersi contro di questo. Il consumatore non ha nessun potere nelle decisioni del mercato, possiamo anche consumare meno carne ma se ogni volta che entriamo nei supermercati c'è un reparto intero dedicato a questo mercato e solo alcuni scaffali dedicati ai prodotti #vegetariani e #vegani come si può pensare che il mercato della carne vada in crisi con la sola scelta del consumatore, come si può pensare che un povero davanti al pacco “offerta famiglia” delle costine di maiale vada a scegliere prodotti più costosi e con i quali riesce a soddisfare meno pasti?

Il consumatore compra ciò che trova nel mercato, se dovesse trovare solo prodotti derivati da una produzione che rispetta l'#ambiente, i #lavoratori e l'etica economica, comprerebbe solo questo tipo di prodotti, se invece gli si riempe gli scaffali di ogni tipo di prodotto e poi gli si dice “sei tu che devi scegliere quale prodotto è più giusto comprare” si fa una cosa assolutamente ipocrita e priva di senso scaricandogli tutte le responsabilità che dovrebbe assumersi il mercato tramite regole dure decise dalle istituzioni che dovrebbero rappresentare i cittadini.

Nel mondo del #FreeSoftware e nel tipo di società che ne nascerebbe basata sulla #filosofiaFOSS, questo tipo di problema non esisterebbe a mio avviso. Innanzitutto perché il consumatore molte volte potrebbe essere il produttore, in secondo luogo essendo tutto basato sul Free Software e sul #OpenSource tutti i consumatori potrebbe verificare di persone come un prodotto o un servizio viene creato. Mettiamo il caso di un prodotto che viene pubblicizzato come eco-sostenibile, la sua produzione e la sua documentazione sarebbero accessibili a tutti con un click e basterebbe un solo consumatore per verificare se ciò che si pubblicizza sia vero, andando a vedere proprio alla fonte. Ora abbiamo un organizzazione che maschera e rende difficile arrivare alle fonti, la pubblicità ingannevole e regole aggirabili rendono il consumatore vittima del mercato.

Potreste obiettare che la produzione industriale sarebbe comunque difficile da controllare direttamente con un click, verissimo, però su questo punto spenderò un post apposta in cui parlerò di come la #stampa3D cambierà totalmente il concetto di produzione e di #industria nel prossimo futuro.

Andrea, New Faces, RedS.

SOCIALISMO, FREE SOFTWARE E ISTITUZIONI

Passare dalle istituzioni esistenti è la strada giusta per realizzare il socialismo? No, lasciatemi spiegare il perché.

Sono anni che cerco di capire come il socialismo non riesca ad essere una tema politico che coinvolga gran parte delle persone. Come è possibile che un'ideologia che parla di uguaglianza, giustizia sociale e libertà non porti milioni di persone a mobilitarsi per far si che la politica, tramite le istituzioni, porti il socialismo ad essere il sistema che organizza la società? Esistono delle forze politiche, che hanno i propri elettori, che si vendono come promotori dell'ideologia socialista. La storia ha pure conosciuto diverse organizzazioni statali che hanno provato a mettere in atto un organizzazione socialista, l'Unione Sovietica su tutte e questa poi ha sfruttato in modo estremo le istituzioni, creandone dei fantocci simili a quelle del sistema precedente che voleva abbattere. Se conoscete il compagno Trotsky sapete di cosa sto parlando.

Perché sono falliti questi tentativi di rendere il socialismo un organizzazione funzionante e permanente? perché a mio avviso il socialismo non deve passare dalle istituzioni.

Dopo anni di letture di vario tipo e di ragionamenti derivati da esse, sono giunto alla conclusione che il socialismo non può diventare reale se si continua a rapportare con le istituzioni esistenti o provandone a creare di nuove. Le istituzioni esistenti sono frutto dello potere secolare che muta la sua forma per continuare a conservarsi. Crearne di nuove sarebbe solo il sintomo di un nuovo potere che nasce. Nel libro “Il Gattopardo” viene descritto come i cambiamenti delle sovrastrutture che regolano l'assetto sociale servano per riciclare l'immagine delle solite persone di potere agli occhi del popolo. Cambiare tutto affinché nulla cambi.Rapportarsi quindi con queste istituzioni non ha senso perché queste non porteranno mai alla nascita di un sistema diverso che elimini il potere e renda la società giusta per tutti.

Quando nella storia europea, le persone vittime di una grande ingiustizia come la seconda guerra mondiale, hanno preso il controllo di queste istituzioni provando a rendere la società più equa e più giusta, il potere si è riorganizzato e ha investito ingenti somme per ricerche nella comunicazione, questo al fine di prendere il controllo del sistema educativo, mentre il popolo e i suoi rappresentanti hanno abbassato la guardia pensando di aver sconfitto il potere. Grande errore, per non parlare del fatto che i rappresentanti del popolo, venendo a contatto con il potere, si sono corrotti e chi non accettava o interiorizzava la corruzione veniva eliminato come se nulla fosse. Alla fine il potere è riuscito a cambiare la cultura del popolo e ha riportato la sua presenza nelle istituzioni fino a riprenderne il controllo e a organizzarle affinché la loro ripresa da parte del popolo non potesse riaccadere. Basta guardare a come è organizzato il parlamento europeo, che ha tutto tranne che la rappresentanza diretta.

L'economia poi non ne parliamo, questo strumento che dovrebbe essere a uso e consumo della società, è diventato lo strumento che ha sostituito la religione. Vive di dogmi che ogni volta che si provano a discutere si viene tacciati di eresia e ignoranza. Il debito come nuovo peccato originale. L'economia è un sistema che il sistema socialista non deve nemmeno prendere in considerazione se non come strumento per superare l'economia stessa. dando cosi inizio alla società nuova senza questo strumento di controllo.

Il socialismo non deve rapportarsi con le istituzioni, perché queste non servono al cambiamento ma al contrario servono alla conservazione. Inoltre viviamo in un periodo storico dove gli strumenti che erano stati inventati dai borghesi per tutelare il proprio potere, per poi essere passate sotto il controllo del popolo, come gli stati, sono diventati strumenti antiquati che non hanno più nessun valore nel mondo moderno, anzi, sono quasi un pericolo perché pensare di tornare a quel tipo di organizzazione è praticamente una barzelletta. La storia si presenta una volta come tragedia e ritorna come farsa. Il ritorno agli stati nazionali sarebbe un disastro.

I socialisti non devono guardare al passato, nemmeno al presente e soprattutto non devono rapportarsi con le istituzioni ma solo con il popolo. Bisogna che il socialismo smetta di giocare la propria partita sul campo da gioco del padrone ma porti il popolo a giocare su un altro campo. Bisogna creare una cultura nuova che inizi a fiorire tra le persone e tra i comportamenti che hanno fra di loro. Questa società è basata sull'egoismo, l'atomizzazione dell'individuo e la schiavitù, perché il potere questo vuole, mentre la società nuova che nascerà dal popolo sarà basata sulla condivisione, il muto appoggio e la libertà. Finché parliamo di mercato, economia, profitto, salario, possesso, usiamo sempre termini che sono stati inventati dal potere e cosi finiremo sempre a giocare nel campo da lui preferito. Bisogna cambiare linguaggio per iniziare a cambiare campo. Condivisione, mutuo appoggio, comunità e fratellanza sono i primi termini che bisogna usare e i primi comportamenti da mettere in atto.

Non è una coincidenza che i tre valori su cui si deve basare la società nuova siano gli stessi della filosofia del Free Software. Stallman ha capito fin da subito che la società stava cambiando e ha creato un movimento che si opponesse con forza a il tipo di società che il potere stava creando. La comunità che vive la filosofia del free software non si rapporta con le istituzioni ma le rifugge e crea spazi comuni dove ognuno può creare il proprio spazio e condividerlo con chi vuole senza che nessuno limiti la propria libertà e senza che si limiti quella degli altri.

La filosofia del free software, il suo rifiuto per le istituzioni e il rifiuto che le istituzioni hanno verso di essa se non per sporadici tornaconti personali, è l'esempio di come il socialismo non debba rapportarsi con le istituzioni per creare qualcosa di nuovo. Il popolo è in grado di farlo da se, rispettando la libertà individuale a favore del bene comune.

Andrea, New Faces, RedS

EVOLUZIONE E RICOSTRUZIONE

Ho deciso di fare qualche modifica al progetto ma solo sul profilo presente su @mastodon@mastodon.uno, il canale di @peertube@mastodon.uno e tutti gli altri social il progetto New Faces rimarrà invariato. Ho preso queste decisione perché sono l'unico vero gestore di questo spazio e voglio utilizzarlo senza limitazioni, voglio la libertà di parola e di pensiero per poter esprimere i miei pensieri e le mie emozioni.

Sono una persona che crede molto in quello che fa, conosco i miei limiti dovuti da una vita vissuta per venticinque anni nel nulla assoluto sia culturale sia sociale.

A 25 anni mi è scattata una scintilla, in realtà quella scintilla era sempre stata presente, la sentivo e la ignoravo, non volontariamente ma per incomprensione e impotenza. Semplicemente non capivo cosa fosse quella cosa che sentivo dentro di me che mi diceva che dovevo fare qualcosa della mia vita, qualcosa di diverso da quello che facevo ogni giorno ma sappiamo tutti come funziona il nostro cervello quando ci imbattiamo in qualcosa di nuovo, ci spaventiamo e nel migliore dei casi la ignoriamo, ecco io non mi spaventavo ma sicuramente la ignoravo perché avevo paura di perdere quelle poche certezze che avevo per andare alla ricerca di qualcosa che non conoscevo.

La mia vita era quella di una persona che a scuola ha sempre fatto il meno possibile, arrivando a scegliere sempre le scuole che si reputavano più semplici. Dopo le medie andai all'alberghiero e mi diplomai con grande fatica. All'alberghiero, con fatica, capite? in una scuola che ti insegna il nulla io riuscì pure nell'impresa di farmi bocciare un anno. Le uniche cose che mi interessavano erano gli amici, la ricerca di una fidanzata e il non rimanere da solo. Ogni volta che poi mi ritrovavo solo nella mia camera sentivo che qualcosa non andava però non riuscivo a decifrare cosa fosse e sentivo quella scintilla che mi dicevo che dovevo fare qualcosa, non capivo cosa, allora nel dubbio mi accendevo una canna e tutto andava per il meglio. Ignoravo tutto e andavo avanti.

Quando entrai nel mondo del lavoro le cose cominciarono a migliorare, il mestiere mi piaceva, soprattutto mi teneva occupato dalle 12 alle 14 ore al giorno e mi riempiva le tasche di soldi, cosa che nel periodo scolastico non era minimamente possibile perché i miei genitori, soprattutto mio padre, credevano molto nella cultura del lavoro e che nella vita le cose te le devi guadagnare anche se non mi hanno mai fatto mancare nulla tranne quello che ritenevano superfluo. Per farvi un esempio, a natale mi regalarono la play station, in netto ritardo confronto a tutti i miei amici, poi non mi comprarono mai un gioco. Giocai per anni con i giochi prestati dai miei amici ma comunque a me non interessava, avevo la play station, sapevo quanto fosse stato difficile convincerli a prendermela e quindi mi bastava.

Durante i primi anni da lavoratore nel mondo della ristorazione il mio mondo cambiò molto, cominciai a uscire più spesso andando per locali e a ballare, la cosa mi piaceva e la scintilla che avevo dentro non la sentivo più come un tempo. Credetti di aver trovato il mio posto nel mondo e che per quel motivo la scintilla se ne fosse andata. Credevo che da quel momento in poi dovevo solo lasciare che le cose accadessero, lavorare, comprare casa, mettere su famiglia, invecchiare, diventare nonno, andare in pensione e morire felice della vita vissuta nella più totale normalità. Ero felice al pensiero che le cose dovessero andare cosi, peccato che quella sensazione non durò per molto

Senza tirarvela per le lunghe, a 25 anni dopo varie vicissitudini quella scintilla che era tornata a farsi sentire dentro di me, accese un incendio che non si sarebbe più spento. Ormai avevo creato un base ottima per la vita che credevo di dover vivere. A 21 anni ho comprato casa con un mutuo che mi legava al mio posto di lavoro, per la paura di non riuscire a pagare la rata mensile, avevo un rapporto amoroso che durava da quasi 10 anni e pensavo che lo step successivo fosse fare figli ma tutto questo non arrivò, almeno non in quel momento. Lasciai la mia fidanzata storica, conobbi un'altra donna che ora è la madre dei miei figli, mi licenziai e mi iscrissi all'università nella facoltà di filosofia, dicevano che ti insegnava a pensare e a me interessava imparare a pensare perché avevo capito che non lo avevo mai fatto in vita mia. Facevo due lavori sottopagato e studiavo di notte, durò un anno, se non hai mai studiato in vita tua non puoi andare a fare filosofia ma non furono le mie poche capacità a farmi decidere di mollare, fu il fatto che passai un esame senza averne minimamente il merito, che senso aveva andare avanti se passavo esami senza meritarmelo? decisi quindi di mollare e studiare per i fatti miei.

Dopo anni di letture che mai avrei pensato di fare nella mia vita e nemmeno di poterle comprendere, il mondo intorno a me mi era più chiaro di quanto mai lo fosse stato. L'incendio dentro di me bruciava ogni giorno di più e dopo aver conosciuto diverse persone interessanti decisi di cominciare la mia militanza per provare a cambiare il mondo. Quante delusioni lungo la strada. Mentre io cavalcavo il mio entusiasmo per la lotta verso le ingiustizie, impegnandomi tantissimo in ogni cosa che facevo credendo che cosi fosse anche per gli altri, rimanevo deluso quando vedevo che per gli altri era più un passatempo che voglia di rivoluzione e giustizia per tutti. Un teatro di frasi fatte e voglia di potere che manco nella Russia post Stalin.

Ho iniziato mille progetti e mille ne ho buttati al vento perché non trovavo mai le persone giuste con cui condividere la mia militanza e la mia voglia di rivoluzione.

Ho aperto NewFaces insieme al compagno Kevin perché ho capito che alla sinistra serve un nuovo modo di comunicare, è stata un ottima idea perché mi ha aperto porte che senza questo strumento mi sarebbero sempre rimaste chiuse. Sono venuto a conoscenza della filosofia del Free Software e del mondo a cui ha dato vita. Ne sono rimasto innamorato e ho capito che quello doveva essere il terreno della mia militanza e lotta, il free software è l'unico verso strumento che abbiamo per fermare il capitalismo della sorveglianza e dare vita a una nuova cultura e di conseguenza a una nuova società. Mi sono unito a RedS perché è composta dagli unici compagni e compagne che ritengo vogliosi di un vero cambiamento della società affinché diventi più giusta per tutti. Ci sono cose che però mi fanno sempre avere momenti di forte sconforto ma non è questo il momento per parlarne, arriveranno altre pagine di questo blog utili per farlo.

Adesso ho come obbiettivo quello di studiare, divulgare alle persone il mondo del free software e gli strumenti che possono iniziare a utilizzare per tutelare la propria privacy sul web affinché abbiamo le prime armi per controbattere il capitalismo della sorveglianza se dovessero scegliere di farlo. Ho iniziato dei video divulgativi dove spiego in modo semplice e pratico cosa sono e come possono utilizzarli. Ringrazio il blog @lealternative@mastodon.uno per il fantastico lavoro che fa, attingo spesso da li per i miei video e per conoscere strumenti nuovi che poi studio in modo più approfondito per conto mio. Alla divulgazione mescolo il mio interesse per il pensiero, mi è sempre interessato sapere come pensano le persone e come le loro emozioni si collegano a questo, quindi oltre al aspetto tecnico degli strumenti faccio anche ragionamenti che potrebbero avere le persone a cui mi rivolgo, mostrando i vari risultati possibili che potrebbero avere nella loro vita. Penso di farli sentire meno soli, perché è a quelle persone che mi voglio rivolgere con i miei video, i solitari o almeno quelli che si reputano tali.

Adesso chiudo che vi ho già scritto un mega pippone, se siete arrivati fin qui voglio ringraziarvi. Mi sono messo un po' a nudo ma solo perché è il modo in cui mi sento più a mio agio, odio i falsi, avevo bisogno di farlo perché stavo perdendo un po' di energie in questo progetto ma dopo tanti anni ho capito che quando questo accade è perché sto facendo qualcosa che non mi rappresenta e sto diventando falso con gli altri e con me stesso. Questo è stato un post di purificazione per ripartire, l'ho fatto mostrandovi chi sono e prendendo questo blog per avere un spazio libero dove esprimermi. Il progetto non è solo New Faces, non è solo RedS, il progetto è la mia militanza e la ricerca di compagni e compagne che vogliono cambiare il mondo per renderlo più libero, più giusto e migliore per tutti ma con la consapevolezza che non saremo noi a vedere il frutto del nostro lavoro.

Andrea, New Faces, RedS.

INTERVISTA A GRETA RAVASIO E ROSA FIORAVANTE

Sul nostro canale principale ho caricato l'intervista fatta a Greta Ravasio e Rosa Fioravante, due donne che fanno politica in modo attivo e sotto la bandiera del socialismo.

In questa intervista fatta insieme al compagno Kevin Prenna abbiamo chiesto a Greta di parlarci del progetto politico che porta il nome di Ragioni in Rivolta, un progetto molto interessante che ha come obbiettivo lo studio della politica nazionale e internazionale e la formazione politica dei suoi iscritti. Abbiamo parlato anche del mestiere di Greta, l'educatrice, parlando di questo argomento ci ha spiegato le difficolta che vivono gli educatori nel mondo del lavoro e in particolare la loro situazione durante la pandemia di Covid-19 che come per molti lavoratori attraversano una situazione paradossale. Greta ci parla anche del progetto WhoCares, collettivo di ricerca sul lavoro sociale e del questionario che ha come obbiettivo di far conoscere le condizioni di lavoro nei settori che compongono il welfare e di rendere visibile il rapporto tra Lavoro e Cura attraverso la ricerca e il dibattito pubblico. Con questo scopo, si siamo sempre resi disponibili al confronto con le sigle sindacali e le forze politiche locali mantenendo comunque sempre la loro indipendenza. Il questionario può essere compilato solo dagli operatori e alle operatrici che lavorano nel privato sociale. Se siete di questo settore consigliamo vivamente di compilarlo.

Rosa Fioravante invece ci ha parlato dell'associazione I Pettirossi rete di ragazzi presente in tutta Italia. Aperta, partecipata, determinata a cambiare da sinistra le tante cose che oggi non vanno. Questa associazione ha un forte stampo internazionalista e la sua rete di collaborazioni politiche passa dagli USA fino all'Europa. Rosa è la presidentessa di questa associazione e anche Greta ne fa parte.

Queste due associazioni, insieme al collettivo napoletano Futuro Prossimo hanno dato vita al progetto ALT – Alziamo La Testa (sono presenti solo come gruppo chiuso su Facebook per adesso) e si occupano della tematica del lavoro nel suo aspetto generale. Sono una rete di giovani ragazzi e ragazze che sono stanchi di vivere una continua adolescenza che non riesce a sbocciare in una vita adulta a causa della continua situazione di precariato creata da un sistema produttivo che correttamente è stato chiamato “capitalismo straccione”, che vivendo della continua richiesta di meno tasse e dell'astensione da ogni tipo di investimento in innovazione e sviluppo, stabilisce la competizione sul prezzo basso dei salari dei lavoratori anziché sulla qualità del lavoro.

Essendo Rosa una ricercatrice in materia delle ideologie e della teorie politiche Kevin le chiede se esistono nuovi modelli socialisti che vengono proposti per risolvere la situazione che stiamo vivendo ai giorni nostri. Rosa risponde tra le tante cose citando anche due libri molto interessanti: L'economia civile scritto da Luigino Bruni e Stefano Zamagni e Per un nuovo socialismo e una reale democrazia scritto da Erik Olin Wright.

Ringrazio le nostre ospiti e vi lascio alla visione di questa intervista.

Andrea. New Faces.

Iniziamo con la divulgazione

Oggi pubblico il primo video di un progetto di divulgazione su strumenti che le persone possono utilizzare per tutelare la propria privacy sul web.

il video lo potete trovare su PeerTube, il mio obbiettivo è quello di parlare a tutte quelle persone che non hanno nessun tipo di conoscenza tecnologia. Per chi fosse già abituato a usare questi strumenti, o che hanno una conoscenza minima del mondo del web, potrebbero trovare delle inesattezze in quello che dico, però come ho spiegato il mio obbiettivo è quello di parlare a tutte quelle persone che non hanno le conoscenze. Anche nella divulgazione scientifica ci sono delle semplificazioni che una persona di scienza non accetterebbe in un dialogo tra pari, però sanno che per avvicinare le persone al mondo della scienza queste semplificazioni sono necessarie nella divulgazione, perché loro, come io, non abbiamo come obbiettivo quello di far sentire le persone ignoranti ma quello di stimolarne la curiosità e la voglia di provare qualcosa di nuovo.

Il primo video divulgativo l'ho fatto su l'app DuckDuckGo Browser perché credo sia lo strumento migliore per far capire alle persone la differenza che si ha con l'utilizzo di questo strumento al posto del browser di Google. Un primo passo che ritengo necessario per capire come funziona la privacy sul web.

Nel video vedrete che uso un linguaggio molto semplice, quasi da bar, perché è proprio quel tipo di target di persone che voglio raggiungere. La grafica vi lascerà sicuramente a desiderare, i miei strumenti sono ancora limitati ma aumenteranno con il passare del tempo. Inoltre ho visionato altri video di questo tipo, tutti molto belli e fatti bene, però mi sono reso conto che anche se i video erano fatti in un modo sicuramente più professionale del mio, si rivolgevano comunque a un target di persone che non sono quelle a cui voglio arrivare con il mio lavoro. Sicuramente anche il loro obbiettivo è quello della divulgazione ma esistono diversi livelli di comunicazione, io voglio usare il più basso possibile, perché è il tipo di target che voglio raggiungere.

Durante il video faccio esempi pratici di vita quotidiana per far sentire lo spettatore a proprio agio mettendomi allo stesso livello, in poche parole l'obbiettivo sarebbe questo: anche a me succedono le stesse cose che succedono a te, non preoccuparti non sei l'unico ma ora ti spiego perché queste cose accadono e come puoi evitare che si ripetano.

Spero che il video sia di vostro gradimento e se avete voglia di suggerirci altri strumenti da divulgare potete scriverci alla nostra mail: newfaces2021@protonmail.com Potete anche scriverci per partecipare ai video, se avete letto i post precedenti in questo blog saprete che New Faces si è unito a un gruppo di lavoro politico e che siamo alla ricerca di persone che si vogliano aggregare per lavorare sul mondo del Free Software e portarlo ad essere presente nel dibattito politico. Non bisogna necessariamente essere presenti anche in altri campo che trattiamo con il gruppo di lavoro. La squadra che si occupa di Free Software ha il compito di divulgare per rendere consapevoli le persone sul problema del capitalismo della sorveglianza

Per adesso oltre alle nostre conoscenze stiamo attingendo a un bellissimo blog che si chiama Le Alternative che troviamo molto comodo, semplice e interessante. Se non lo conoscete vi consigliamo di farci un salto, siamo sicuri che ne rimarrete piacevolmente sorpresi.

Andrea, New Faces.