Andrea RedS-EM (New Faces)

Questo è un blog che parla di politica, della mia visione della società e di come la filosofia FOSS possa cambiare il mondo..

IL SOFTWARE LIBERO COME STRUMENTO PER FAR USCIRE L'EUROPA DAL NICHILISMO

L'Europa è ormai nel suo punto di non ritorno della situazione nichilista, una cultura morente e senza lo spiraglio per la possibilità di un nuovo slancio e un nuovo inizio.

Come evitare tutto questo?

Da quando #internet è diventato uno strumento #commerciale il #mercato ha trovato una nuova dimensione in cui potersi muovere, lo #stato è del tutto assente nell'organizzazione di internet se non per quanto riguarda la sua #infrastruttura materiale nel paese.

Internet non è di nessuno, internet è un nuovo terreno totalmente incontaminato, internet è una nuova terra delle libertà dove ognuno può trovare la sua ricchezza.

Internet non era nato per il mercato ma è nato per lo scambio d'informazioni, chi ha utilizzato internet ai suoi albori non lo faceva con lo scopo di #vendere, #comprare o farsi vedere ma lo faceva con l'intenzione di dare sfogo alla propria #curiosità e voglia di conoscere qualcosa di nuovo. Le #università #collaboravano tra loro e si scambiavano #informazioni in maniera paritaria per il bene di tutti, una volta che il mercato è entrato nella dimensione immateriale invece le informazioni sono diventate #merce e lo scambio avviene liberamente tra gli #utenti ma allo stesso tempo viene #privatizzato dal #mercato, rivendute poi per diversi fini che quasi mai sono a vantaggio reale degli utenti.

Grazie alla sua versione capitalista il mercato ha privatizzato e preso dominio dello strumento più utile per cui è nato internet: lo scambio di informazioni

Una volta che il mercato e chi lo guida ha capito il valore delle informazioni, ha cominciato a creare un mercato di #servizi utilizzando come strumento delle #piattaforme #proprietarie di natura economica estrattiva, cioè creano poco o nulla e in cambio esportano ricchezza nei territori in cui operano e creando squilibri sociali.

In questo momento l'#Europa è al centro del ciclone, da una parte ha gli #USA dove sono presenti i maggiori centri di potere della dimensione immateriale del mondo occidentale (Google, Microsoft, Apple, Intel, IBM, Amazon) e dall'altra ci sono la #Cina che ha i suoi centri di potere della dimensione immateriale del mondo orientale, la #Russia infine che sta cercando di diminuire la differenza che la distanzia dai suoi due omonimi. L'Europa invece? L'Europa non ha nulla.

Vista la mancanza di un'#industria #tecnologica che possa competere con gli altri grandi del pianeta, l'unica soluzione possibile per diminuire lo squilibrio di potere è che l'Europa decida di basare la propria industria tecnologica sul #SoftwareLibero.

Solo prendendo il software libero come base per la propria industria l'Europa ha una chance per combattere questa lotta nel mondo immateriale e non venirne schiacciata. Grazie al software libero ogni singolo comune potrebbe gettare le basi per una struttura immateriale pubblica dove si possano creare piattaforme libere gestite in maniera #cooperativa dai cittadini.

Queste piattaforme potrebbero fare da concorrenza alle piattaforme proprietarie di natura estrattiva facendo si che la ricchezza presente sul territorio non venga portata via, difenderebbe anche il tessuto sociale, come concorrenza farebbe anche bene al mercato, ai prezzi e al suo sviluppo, infine essendo piattaforme #pubbliche dovrebbero seguire le regole #etiche del mondo #digitale. Come la tutela dei dati dei propri utenti senza il rischio che diventino merce in mano dei privati. Essendo questa struttura basata sul software libero il controllo del dati e il loro uso è di dominio pubblico e per aumentare la sicurezza dovrebbe essere pianificata un alfabetizzazione digitale di massa per far si che i #cittadini possano essere loro stessi i #controllori della struttura. I controllori sono potenzialmente controllati.

Sarà poi libertà degli utenti scegliere se usufruire si un servizio erogato da una piattaforma proprietaria o una pubblica, sarà libertà degli utenti decidere cosa fare, a chi dare o a chi non dare i propri dati e a decidere quali tipo di organizzazione prevaricherà sull'altra.

Credo sia necessaria la creazione di strutture pubbliche nel mondo immateriale e credo che l'Europa sia il territorio ideale per la loro nascita. La #cultura europea ormai in declino potrebbe utilizzare tutta la sua #storia per iniziare un #conflitto che la vede quasi sicuramente perdente ma che con lo strumento giusto potrebbe ribaltare la situazione e dare nuovo slancio alla propria cultura, dando vita a qualcosa di nuovo viste anche le nuove possibilità che la dimensione immateriale permette, come la riduzione dello spazio e del tempo. I diritti per i lavoratori e la redistribuzione della ricchezza potrebbero essere le prime grandi vittorie della cultura europa nella dimensione immateriale.

L'interesse pubblico contro quello privato capitalista.

L'Europa è in un momento cruciale, se fa la scelta giusta potrebbe rinascere e dare inizio a un nuovo percorso, se fa la scelta sbagliata quasi sicuramente scomparirà e cosi anche la sua cultura.

Il software libero è lo strumento per la nascita di una nuova cultura e di un nuovo sistema. L'Europa è il terreno adatto per dar vita a tutto questo.

Andrea, New Faces, RedS

LA RESISTENZA IMMATERIALE

Continuo la bozza della #teoria partita dal post precedente.

Parto descrivendo a grandi linee quali sono secondo me i compiti che dovrebbe svolgere la classe operaia informatica.

La resistenza che si occupa del campo #immateriale dovrebbe innanzitutto mettere a disposizione le proprie conoscenze per il #BeneComune. La comunità #neorurale dovrebbe mettere a disposizione di queste persone cibo, una casa e la garanzia di vivere una vita dignitosa ma questo non significa poter #consumare illimitatamente in base al proprio capriccio, significa poter vivere #liberi in una #comunità di #pari che svolgono ognuno i propri compiti, garantendo a se stessi e agli altri membri della comunità l'accesso #libero ai frutti del proprio lavoro. Questo è il punto di partenza per pensare di avere una parte della resistenza che si occupa a tempo pieno del campo immateriale della lotta.

Trovare questo tipo di soluzione non è facile per moltissimi di noi. Nel caso la #consapevolezza dei propri mezzi si presenti nel singolo operaio o operaia informatica in tempi in cui sia impossibile cambiare il proprio stile di vita, la #militanza può essere fatta nella materia più consona alle proprie esigenze. Oppure se la vita in una comunità neorurale non sia consona alle esigenze della persona o i propri mezzi permettano l'indipendenza economica allora la militanza può essere svolta nel luogo che si ritiene più opportuno. Il campo immateriale è tutto intorno a noi, annulla lo #spazio e diminuisce il #tempo. La militanza informatica può essere svolta in modalità e luoghi differenti.

Una volta dato vita alla militanza per la resistenza sul campo immateriale, la classe operaia informatica dovrebbe creare delle #PiattaformeCooperative da mettere a disposizione della comunità neorurale. Il cooperativismo di piattaforma da alle persone la possibilità di vivere in comunità di dimensioni diverse con scopi diversi e di autodeterminarsi. Sia il singolo che il gruppo potrebbero far parte della cooperativa e avere le stesse possibilità di gestione. Le piattaforme cooperative devono servire sia come #organizzazione del lavoro, sia come strutture che consentano il #coordinamento e lo #scambio.

Alla base di tutto questo ci sono ovviamente i #dati o i #bigdata se preferite.

La classe operaia informatica dovrebbe lottare sul campo immateriale della #gestione dati a favore della la classe lavoratrice neorurale. Il conflitto sociale non è più tra capitale e lavoro ma tra #informazioni e #lavoro. La creazione di strutture immateriali comuni come le piattaforme cooperative sarebbero uno degli strumenti necessari per combattere questa lotta. Chi possiede i dati possiede il controllo sul lavoro. Una volta che la #classe operaia informatica possiede questo strumento e la capacità di elaborarlo, possiamo dire che il conflitto con il #sistema #capitalista è ristabilito in parità.

Senza questo il conflitto nel mondo materiale è destinato a fallire.

Il possesso dei dati sono alla base della società che verrà. Il capitalismo del controllo descritto da Shoshana Zuboff nel suo libro omonimo, dimostra come il #possesso dei dati e l'#elaborazione di questi saranno lo #strumento con cui il sistema schiaccerà la #libertà personale dei #molti come fine per il bene di #pochi. Dotare la resistenza di questo strumento è fondamentale. I dati e la loro elaborazione permetterebbero alla #resistenza che si occupa del mondo materiale di progredire a grande #velocità, ottimizzando il proprio lavoro e #coordinandosi a distanza con le altre #comunità in tempi molto rapidi. Si potrebbe partecipare all'utilizzo del mercato in maniera #paritaria ai capitalisti, solo che l'utilizzo di questo strumento non avrebbe lo stesso fine egoistico dei capitalisti.

L'utilizzo di cooperative di piattaforma permetterebbe uno #sviluppo diverso delle comunità che ne entrano a far parte. In un sistema di mercato capitalista ogni singola #azienda se la deve cavare da sola vincendo la #concorrenza di tutte le altre singole aziende, mors tua vita mea è la base di questo tipo di sviluppo e di mercato. In un #mercato fatto di cooperative di piattaforma formate da comunità che si basano sui principi di #condivisione e #MutuoAppoggio, ogni singola azienda non entrerebbe in un mercato pieno di #nemici da sconfiggere ma entrerebbe in un mercato pieno di #alleati con cui scambiare informazioni e #svilupparsi più rapidamente per il bene di tutti. Inoltre un #federalismo delle cooperative di piattaforma potrebbe essere anche un modo per utilizzare le risorse economiche in maniera comunitaria (la parte di questa teoria sul tema economico uscirà in un prossimo post quindi ora non approfondisco questo aspetto).

Il conclusione il lavoro che dovrebbe svolgere la classe operaia informatica in questa resistenza 2.0 sarebbe quello di costruire le strutture immateriali che la classe contadina neorurale necessità per il proprio progresso e coordinamento con le altre comunità, in più la difesa, lo stoccaggio e l'elaborazione dei big data a favore della resistenza che cosi si troverebbe ad affrontare il conflitto con il sistema ad armi pari.

Andrea, New Faces, RedS.

LA CONQUISTA DEL PANE 2.0

Questa è una #teoria che mi passa per la testa da un po' di tempo e volevo buttarla giù per provare confrontarmi con chi ne abbia voglia.

La storia del pensiero #socialista ha visto #operai e #contadini allearsi nel termine #proletariato. Chi lavorava nelle #fabbriche e chi nei #campi faceva parte della #classe sociale che avrebbe dovuto abbattere un #sistema fatto di #sfruttamento e #proprietà privata. Oggi questo tipo di alleanza non è più presente nella società e nelle teorie socialiste, si parla di classe lavoratrice e consumatori (che sono praticamente la stessa cosa), di come queste siano vittime della situazione precaria e siano il nuovo proletariato (cosa che credo sia sbagliata). Senza andare a parlare di come a mio avviso la nuova lotta sia indirizzata verso il nulla, scrivo subito di come secondo me l'#alleanza operaia e contadina sia assolutamente necessaria per abbattere un sistema fatto di di #sfruttamento e #ProprietàPrivata.

La classe operaia e contadina di cui auspico un'alleanza non sono quelle dei lavoratori delle #fabbriche e dei #braccianti ma di una nuova classe operaia e una nuova classe contadina. La prima e quella #informatica e la seconda è quella del movimento #neorurale. La classe operaia informatica (composta principalmente da #giovani vista anche la recente nascita storica) non è ancora consapevole di essere una classe operaia a tutti gli effetti e il movimento neorurale è un movimento in forte crescita tra i giovani di tutto il mondo (vediamo anche l'esempio della città di Detroit) e che si basa su una forte consapevolezza del rapporto #persona/#natura.

Queste due classi dovrebbero unirsi per #combattere il sistema su due aspetti fondamentali: quello informatico per quanto riguarda il #capitalismo #immateriale che sta nascendo rapidamente e quella neorurale per quando riguarda la conquista del #cibo che è l'elemento materiale fondamentale per lo #sviluppo della società e la sua #sopravvivenza.

Il movimento neorurale che come ho già scritto è fortemente convinto del rapporto persona/natura, ha inoltre con se la caratteristica di basarsi sulla #cooperazione e il #MutuoAppoggio. La battaglia principale di cui dovrebbe occuparsi (e di cui già si occupa in realtà) è la #difesa dei #SementiAntichi e la lotta contro la #privatizzazione dei semi e della loro incapacità di riprodursi una volta nata la pianta (i famosi nuovi semi sterili). Il fatto che il #mercato stia spingendo sempre di più verso semi sterili che non lasciano la libertà ai contadini e produttori di rendersi #indipendenti già dal primo tassello del proprio lavoro è una cosa inaccettabile e che se non verrà fermata il prima possibile renderà tutta la produzione dipendente da forze #private che deterranno la possibilità di #produzione del cibo.

La classe operaia informatica invece dovrebbe sicuramente sposare la #filosofiaFOSS e da questa lavorare per incominciare costruire e donare alla classe neorurale la #struttura che permetterà a questi nuovi contadini di lavorare tramite #CooperativeDiPiattaforma che li #autodetermineranno e creeranno un mercato #alternativo basato su principi diversi da quelli che su cui il sistema capitalistico si fonda, non più #egoismo e #concorrenza ma #collaborazione e mutuo appoggio. Inoltre in questo modo la classe operaia informatica comincerebbe a colpire seriamente il problema della privatizzazione della conoscenza generale mettendola a disposizione di tutti.

La prima obbiezione che si potrebbe fare alla teoria è questa a mio avviso: Chi sono gli informatici che hanno la possibilità di dedicare il proprio tempo in maniera gratuita per mettere in piedi una struttura di piattaforme cooperative senza la possibilità di guadagno tramite la proprietà intellettuale o un salario da lavoratore dipendente? Rispondo subito: Nessuno. Non lo farebbe nessuno perché la prima preoccupazione che giustamente uno avrebbe è quella di guadagnare denaro per il riconoscimento del proprio lavoro, soprattutto per comprarsi da mangiare e avere un luogo dove vivere. Come si risolve questo problema? si risolve integrando questa nuova classe operaia nei campi e nelle comuni contadine già presenti e attive grazie al movimento neorurale (o a quelle che nasceranno). Il sostegno reciproco dovrebbe essere alla base di questo progetto.

La creazione di una struttura informatica #immateriale collegata alla cosa più #materiale possibile (cioè la produzione del cibo) è a mio avviso la via da percorrere per cominciare ad abbattere un sistema che ci renderà sempre più schiavi e dipendenti da pochi privati che possiederanno tutto, dalla produzione del cibo fino al più insignificante #software che se spento da #remoto ci impedirà il semplice utilizzo della nostra macchina o l'accesso alla nostra casa.

I nuovi contadini dovrebbero allearsi con i nuovi operai affinché i primi riprendano il possesso comune dei semi e di tutto ciò che renderebbe indipendente la produzione del cibo, garantendo vitto e alloggio alla nuova classe operaia informatica che cosi potrebbe utilizzare le proprie capacità in maniera libera, andando a costruire una nuova struttura di mercato #aperta e #condivisibile con tutti garantendone il libero utilizzo e la cooperazione al solo scopo di mutuo appoggio, crescita e difesa comune.

La comunità del software libero e il movimento neorurale dovrebbero unirsi per dar vita a questa nuova forma di lotta creativa che garantirebbe l'indipendenza di ogni comunità autogestita e la rapidità di collaborazione grazie a una rete immateriale anch'essa autogestita dalle varie comunità.

La lotta alla privatizzazione intellettuale e dei sementi antichi (e cioè non sterili) troverebbe un terreno comune con questo tipo di alleanza che a mio avviso è la versione 2.0 dell'alleanza fatta tra classe operaia delle fabbriche e i contadini di metà ottocento.

Questa è solo una bozza della teoria, sicuramente ci sono punti da approfondire. Se ci fosse qualcuno interessato a collaborare o a portare la propria esperienza per sviluppare insieme questo pensiero, o portare le proprie critiche, può scrivermi in qualsiasi momento. La collaborazione e il mutuo appoggio partono anche da qui, perché personalmente sono contro i personalismi e l'attesa del nuovo messia che scriva la teoria su cui basare il nuovo pensiero di società che verrà.

Insieme si è migliori. Insieme si può.

Andrea, New Faces, Reds.

IL POLITICAMENTE CORRETTO È UNA CAGATA PAZZESCA !

Tutti ci ricordiamo della famosa scena in cui il ragioniere Ugo Fantozzi pronuncia la fatidica frase “la corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca”, i novantadue minuti di applausi e che Guidobaldo Maria Ricciardelli fu costretto a guardare ininterrottamente per tre giorni i film di Giovannona coscialunga, l’esorciccio e la polizia s’incazza. Bene, visto che tutti ce lo ricordiamo prendiamo atto che quello fu un atto eversivo che spezzo l’equilibrio sostenuto dal politicamente corretto. Fantozzi e i suoi collegi subivano la visione di film d’autore sovietici che disprezzavano, quando l’ingiustizia li privò della visione di un importante partita della nazionale di calcio fu la goccia che fece traboccare il vaso. Alla fine della proiezione del film nessun collega del ragioniere si senti di salire sul palco ma Fantozzi con un atto di coraggio ci salì volontariamente e pronunciò la fatidica frase che diede il via alla rivolta dei suoi colleghi che non si sarebbero mai immaginati capaci di simili atti, anzi, stavano accettando di aver subito di nuovo l’ingiustizia imposta dal padrone su cui non avrebbero potuto dire ciò che pensavano per paura delle ritorsioni.

Negli #USA sta succedendo esattamente la stessa cosa però invece di veder spezzarsi l’equilibro del politicamente corretto si sta assistendo a una normalizzazione grazie proprio al politicamente corretto.

Dopo aver assistito a #Minneapolis in fiamme e altri episodi simili in altre città americane, il dibattito pubblico si è concentrato su quanto fosse sbagliato tutto questo e allora le manifestazioni hanno diminuito la propria violenza in nome di #manifestazioni #pacifiche, perché se si vuole cambiare le cose bisogna farlo con #educazione, senza indignare la gente che sta osservando da lontano, altrimenti si è come gli altri (niente di più falso) e il sostegno nei propri confronti si vede diminuire piano piano.

La violenza che è scaturita dalla morte di George Floyd non è legata solo a l’ennesimo fatto di cronaca nera comune negli USA ma è legata a un insieme di altri fattori che nessuno sta prendendo in considerazione. La pandemia da Covid-19, la quarantena forzata, la perdita del lavoro e del reddito avevano già creato un clima di forte insicurezza e sfiducia verso il sistema da parte della #popolazione, soprattutto in un paese dove molti sono abituati a vivere alla giornata, dove sprofondare nella #povertà è questione di poco e in questo caso il #sistema piuttosto che aiutarti ti schiaccia sempre di più.

Tutti questi fattori hanno trovato nella morte di #GeorgeFloyd la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le persone chiuse in casa con le loro paure verso il futuro che li attendeva sono scese in strada e hanno dimostrato tutta la loro #rabbia verso il sistema, esattamente come ha fatto il ragionier Fantozzi però mentre lui ha trovato sostegno da parte dei suoi colleghi e colleghe, i manifestanti si sono visti giudicare da chi è come loro ma subisce educatamente l’ingiustizia. Allora la rabbia ha dovuto concentrarsi verso altri obbiettivi, obbiettivi che il politicamente corretto concede: Statue, carte da gioco, dolcetti e roba simile. Perché il politicamente corretto dice che la forma è sostanza ma se la forma è la violenza allora la sostanza non è giustificata. Giusto in parte, la violenza fine a se stessa non è giustificata ma se organizzata per uno scopo allora la forma cambia.

Il politicamente corretto però questa considerazione non la fa, il politicamente corretto giudica come se le due cose fossero uguali ma non lo sono. Le persone stavano esprimendo la loro rabbia verso un sistema #ingiusto che con il politicamente corretto ha sempre dimostrato di non poter essere cambiato, nemmeno un #presidente nero ha migliorato le sorti delle minoranze, cosa fa pensare che un piccolo risultato come una riforma della #polizia possa cancellare il #razzismo e l’#ingiustizia?

Il politicamente corretto è la lo scudo dietro cui il sistema si difende e l’arma con cui attacca per sgonfiare le proteste. L’odio che si sta riversando contro le #statue di personaggi vissuti nel passato è la stessa rabbia che si stava rivolgendo verso i personaggi del presente, solo che a chi è già morto non si può più fare del male e chi è morto per mani loro non resusciterà per vivere in un mondo migliore. L’ingiustizia continuerà a essere presente nella società, la presa di coscienza verso ciò che è già accaduto senza la presa di coscienza su ciò che sta accadendo non cambierà le cose perché non scopriamo oggi ciò che è avvenuto in passato ma continueremo a vivere ciò che sta avvenendo nel presente.

Non bisogna aver paura di chiamare le cose con il proprio nome, non bisogna aver paura cambiare le cose nel modo in cui il momento richiede necessario. I #partigiani non usavano il politicamente corretto con i #fascisti e non credevano che il sistema si potesse cambiare sedendosi a tavola educatamente finché chi rendeva il sistema ingiusto non se ne fosse andato.

Il politicamente corretto ha fermato la rivolta popolare verso un sistema ingiusto, lo ha indirizzato verso questioni superficiali che non debelleranno il razzismo ma lo racchiuderà in piccoli, medi e grandi nuclei che si auto alimenteranno mentre un sistema che sostiene l’ingiustizia continuerà il suo corso e le persone saranno sempre più sole.

Il politicamente corretto ha fermato la #rivoluzione e ne fermerà altre.

Il politicamente corretto è una cagata pazzesca!

Andrea, New Faces, RedS

GEORGE FLOYD. ICONE: IL SOLITO IL PROBLEMA DELLA SINISTRA.

Nel mio ultimo post spiegavo come sia inutile indignarsi davanti alle violenze che si sono verificate durante le #manifestazioni negli #USA, oltre ai motivi già spiegati nel post aggiungo qui che la violenza oltre ad avere uno scopo dev'essere organizzata per raggiungere gli obbiettivi prefissati, se lasciata a se stessa invece è solo violenza e non arriva da nessuna parte.

Questa volta provo a spiegare un altro aspetto di queste #manifestazioni che però disapprovo completamente, non per dare una colpa ai manifestanti ma per criticare chi questi li deve organizzare per raggiungere gli #obbiettivi che ci si è prefissati di raggiungere.

La #sinistra ha un malessere storico, questo malessere è il bisogno continuo di andare alla ricerca di #icone a cui il #popolo si deve aggrappare per portare avanti le proprie #battaglie e i propri #ideali. Come il #fascismo e i #fascisti sono l'icona che si usa per identificare il #nemico e serrare i propri ranghi in mancanza di #idee, le icone come #GeorgeFloyd sono i motivi per cui si portano le persone in #piazza a manifestare quando non si ha ben chiaro l'obbiettivo che si deve raggiungere. Il problema ovviamente non è George Floyd ma l'idea che si vuole dare di questa persona. George Floyd non era un santo, nella vita i suoi errori li aveva fatti e probabilmente avrebbe continuato a farli. Essere nero e povero negli USA non è certo semplice (anche solo povero), l'organizzazione #sociale molte volte non lascia scampo alla via della #malavita e al consumo di #droga e se George Floyd fosse caduto in tutte e due queste situazioni non cambierebbe in nessun modo l'ingiustizia che a subito e che gli è costata la vita. Però di questo non si parla, si parla solo di come George Floyd fosse una brava persona, un padre che ora non potrà più essere presente per i propri figli e cosi via. Tutto questo è molto sbagliato.

George Floyd era una persona come tutti noi, viveva in un #sistema che non lascia molte possibilità alle persone di colore, ai poveri e agli immigrati. Un sistema come quello americano ha un sacco di problemi che una grossa fetta della popolazione subisce continuamente, mentre una minoranza si arricchisce sempre di più e ostenta la propria ricchezza senza troppi problemi.

Negli USA l'#ingiustizia sociale è la regola e la morte di George Floyd non è un caso isolato ma è l'ennesimo caso avvenuto in un momento storico molto particolare in cui le persone sentivano più del solito il peso di questa ingiustizia. La pandemia da #Covid-19 ha gettato tantissime persone in una situazione d'#emergenza a causa della perdita del #lavoro e quindi del #reddito con cui si sostenevano giorno per giorno, la tensione era in crescita già da prima del lock down come dimostravano le file ai negozio di armi. Le persone che già avevano poca fiducia nel sistema hanno sicuramente visto questa sfiducia crescere oltre misura. La morte di George Floyd è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Allora perché ci si ostina a far passare quest'uomo come se fosse un martire? Perché la manifestazioni si fanno in nome di George Floyd?

Si fanno in nome di George Floyd perché la sinistra non sa come guidare il popolo alla #rivoluzione, non ha idee da proporre alla gente e cosi si attacca all'immagine di George Floyd che viene ucciso dalla polizia e si cavalca l'onda del #razzismo senza chiedersi del perché George Floyd fosse arrivato a falsificare un assegno da venti dollari sapendo quale fosse il rischio nel caso fosse stato smascherato. Se sai che il rischio è quello di finire in #galera (non soffocato da un ginocchio di un poliziotto) perché rischiare per venti dollari? Si accetta questo rischio quando non si hanno altre vie d'uscita, perché fondamentalmente non si ha nulla da perdere e allora qualsiasi rischio vale la candela.

La sinistra si concentra sulla #violenza della #polizia e sul forte problema di razzismo che negli USA è molto presente (per favore non paragonate il razzismo europeo a quello degli Stati Uniti d'America, non c'è paragone) ma non mette in discussione il sistema che ha creato tutto questo.

Allora non avendo nessun tipo di proposta di sistema da fare ai manifestanti ci si attacca ad aspetti che si possono gestire con la retorica, con un hashtag, con qualche bella frase e con la rivisitazione storica (peccato che la #storia non si possa cambiare, al contrario del #futuro).

La sinistra non avendo idee e non avendo veri #leader che propongono idee #radicali per #cambiare il sistema, crea queste icone che vengono ripulite dai propri peccati (come è successo anche per Che Guevara) e le si porta avanti finché sono utili per portare le persone in #piazza, le si celebra come eroi e si crea questa figura che diventa quasi mitologica per certi aspetti, irraggiungibile ma che tutti conoscono o di cui hanno sentito parlare perché amici di amici la conoscevano.

Creare icone è una male della sinistra che dev'essere assolutamente estirpato perché non porterà mai a una critica del sistema per poi provare a cambiarlo in qualcosa di migliore per tutti. Creando l''icona si crea la crociata e una volta vinta la crociata (che in questo caso potrà essere vinta con una legge che limita le azioni della polizia, con targhe, strade, piazze, edifici dedicati a George Floyd o addirittura un giorno per la memoria) tutto si spegne e nessuno si fa più domande. L'icona poi può essere un personaggio che si è distinto per altre azioni e magari senza una morte violenta ma che viene comunque elevata a simbolo ed esempio per tutti. Facendo cosi non si fa altro che mettere una persona in un livello più alto di tutti gli altri e di conseguenza oltre a essere un'immagine irraggiungibile per molti, diventa quasi un peso che rallenta o ferma gli spiriti rivoluzionari.

George Floyd era una persona semplice con i suoi mille difetti, probabilmente di carattere buono ma pronto a sapersela cavare quando la situazione lo richiedeva perché è cresciuto in un sistema che gli ha insegnato questo e che non gli dava altre #alternative. Non c'è cosa più inutile che descriverlo come la persona che non era, perché questo creerà fazioni diverse tra il popolo stesso e dopo la rabbia iniziale non rimarrà che un #dibattito su chi fosse davvero George Floyd senza parlare più del sistema e dei suoi problemi. Ci si concentrerà su altro, si perderà di vista il vero #obbiettivo, si accetteranno vittorie di Pirro e si tornerà alla vita di tutti i giorni.

Chi deve difendere il sistema sa bene che questo è il modus operandi per gestire questo tipo di situazioni: creare una bolla per poi farla scoppiare. George Floyd è questo, una bolla che sta incanalando tutta la #rabbia delle persone e che verrà fatta scoppiare con un dibattito sulla persona che era fino a quando la rabbia non sarà scemata del tutto o almeno in buona parte, tutto questo è già in atto. La sinistra ci casca dentro con tutte e due le scarpe e perderà l'ennesima occasione per attaccare il palazzo e cambiare il sistema.

Creare icone che spingano il popolo a ribellarsi o semplicemente a manifestare è sbagliato perché le persone non hanno bisogno di icone, non servono nuovi idoli da seguire ma bisogna prendere consapevolezza che se George Floyd fosse morto tre mesi fa sarebbe stata solo un'altra notizia sul giornale, bisogna capire che se le persone sono scese in piazza è perché dietro la morte di George Floyd c'è molto di più e che quel molto di più è un sistema ingiusto che deve essere radicalmente cambiato.

Non abbiamo bisogno di nuovi #eroi da seguire, vendicare o ricordare.

Abbiamo bisogno di una sinistra che analizzi la situazione e che non abbia paura di dire che l'errore del sistema non è solo il modo in cui è morto George Floyd ma il modo in cui il sistema faceva vivere una persona come George Floyd e tutte quelle come lui, #vittime di un sistema ingiusto e che si serve dei poliziotti come parafulmine.

Questa battaglia è giunta al termine, non abbiamo vinto nemmeno questa volta, George Floyd non sarà l'ultimo cittadino a vivere sotto un sistema ingiusto e a morire in modo ancora più ingiusto.

Sarà ricordato, ma non credo sia un gran successo.

Andrea, New Faces, RedS

MINNEAPOLIS BRUCIA

Ci si indigna perché #Minneapolis #brucia.

Ci s indigna perché la #proprietà privata non si tocca, se si vuole manifestare che si manifesti pacificamente altrimenti si è vandali.

No. Non funziona cosi. Minneapolis deve bruciare perché una grossa fetta delle persone è stanca del #razzismo dilagante, è stanca che questo razzismo sia coperto, protetto e giustificato dal #sistema. Le persone chiedono un #cambiamento, vogliono un cambiamento e allora Minneapolis brucia.

Il compagno #Bakunin in “Stato e Anarchia” scriveva come la proprietà privata sia ciò che ha reso il popolo francese impotente davanti all'invasione tedesca. Dopo aver fatto la rivoluzione contro un sistema ingiusto, i cittadini francesi si sono trasformati in quella classe media che possedeva una proprietà privata e per paura di perderla hanno accettato di subire l'invasione e le richieste della Germania comandata dal principe Bismarck. La proprietà privata ha ucciso la spinta rivoluzionaria di un popolo che quando non aveva nulla da perdere si è ribellato e ha vinto ma quando aveva da perdere una singola cosa ha subito in silenzio l'ingiustizia.

Minneapolis brucia perché le persone non hanno più nulla da perdere, la propria vita potrebbe essere decisa da una persona che con le mani in tasca e il ginocchio sul loro collo arriva a soffocarli, tanto è protetto da un sistema che da la colpa all'ipertensione. La propria #vita non vale nulla per il sistema e se la tua vita non vale nulla allora non hai nulla da perdere.

E allora Minneapolis brucia perché è il segnale che le cose devono cambiare e c'è bisogno dell'impegno di tutti affinché questo accada.

Brucia il negozio in cui lavori e quindi non ha più un #lavoro, allora scendi in strada perché non hai nulla da perdere. Brucia il negozio di cui eri #proprietario e ora sei un nulla tenente, allora scendi in strada perché non hai più niente da perdere.

Prima di dire “questi sono vandali” leggetevi questo articolo de L'Espresso e pensate a quanta ingiustizie subiscono le persone nel “paese più libero del mondo”.

Minneapolis brucia perché da quelle fiamme si proverà a creare qualcosa di #nuovo che con le buone maniere non si era riuscito a creare.

Non indignatevi, non siate #moralisti perché se sotto quel ginocchio ci fosse stato il collo di un vostro caro, l'ennesimo vostro caro, anche voi vorreste vedere le fiamme illuminare la notte sperando che la luce del sole porti a un giorno nuovo fatto di #giustizia e #uguaglianza.

Estremo? si, ma quando l'ingiustizia è dilagante essere moderati non serve a nulla.

Minneapolis brucia perché è giusto cosi.

Andrea, New Faces, Reds

LA SESSUALITÀ COME IDENTITÀ SOCIALE

Oggi tocco un argomento molto delicato, so che potrei attirare un sacco di polemiche ma se dopo aver letto questo post qualcuno volesse intavolare un dibattito educato e civile io sono sempre a disposizione, il confronto fa sempre bene.

In questo post voglio scrivere di un argomento che mi ha sempre interessato e che mi ha sempre lasciato con forti interrogativi su come la società si organizza (o viene organizzata).

Fin da quando ero un ragazzino ho sempre sentito il tema “Gay” come un qualcosa che la società doveva affrontare, un problema che andava risolto e che vedeva la #società dividersi in due parti, da una parte gli omofobi e dall'altra quelli con la mente aperta. Oggi il “problema” è ancora di forte attualità ma non si parla più di soli#gay ma di comunità #LGBTQ e le teorie su cui discutere si sono moltiplicate anche se le fazioni che ne discutono rimangono sempre le solite due.

Ai tempi io ero li a guardare e sentire cosa le due fazioni avessero da dire, crescendo poi sono andato a sentire anche cosa avesse da dire anche la comunità gay perché sentire il parere di chi non faceva parte della #comunità mi sembrava abbastanza assurdo. Un giorno è successo che mi fu chiesto a me cosa pensassi del tema gay, quale fosse la mia posizione, come giudicavo queste persone, quali diritti e quali no gli si dovesse concedere. Prima di rispondere mi mise un attimo a riflettere perché era ed è un argomento che ritengo molto importante e non mi andava di dare la prima risposta scontata che mi veniva in mente a modi slogan. Una volta ragionato giunsi alla conclusione che la risposta giusta poteva essere solo una: Non me ne frega nulla. Non credo che bisogni discutere sul fatto se mi interessa o no con chi va a letto una persona ma credo sia più giusto discutere su come una persona venga giudicata in base a chi si porta nel proprio letto. Nel senso che non credo sia normale che l'#identità di una persona, i suoi diritti, cambino in base alla propria #attività #sessuale.

Oggi continuo ad avere quella posizione: credo sia assurdo che l'identità della persone derivi dal proprio #orientamento sessuale.

In un post precedente scrissi di come i #cittadini abbiano accettato la nuova identità di #consumatori, credo che lo stesso ragionamento valga per la comunità LGBTQ. Queste persone hanno accettato l'identità che gli è stata data. Essere gay (o qualsiasi altra identità all'interna della comunità LGBTQ), definirsi gay è a mio avviso il modo in cui si è data carne a un #pregiudizio. Il pregiudizio del #padrone per essere più chiaro. I gay hanno sempre vissuto la loro sessualità come un problema perché la società la identificava come tale. Non voglia fare un analisi di come la #religione o qualsiasi altra forma #culturale possa aver dato vita a questo pregiudizio, voglio solo scrivere di come questo pregiudizio sia basato sul nulla e di come questo nulla sia diventato un'identità che divide la società in #sottogruppi.

Quello che voglio dire è che le persone che hanno subito questo pregiudizio si siano fatte forza identificandosi in esso. Hanno cominciato a dire “si io sono gay, sono fiero di esserlo e adesso voglio i miei #diritti”. Credo che questa cosa sia un effetto collegato a l'#istinto di #sopravvivenza, se non sai chi sei ti perdi, allora per sopravvivere accetti l'identità che ti danno e su quella costruisci la tua #realtà. Come i #complottisti che si #radicalizzano nella loro posizione perché vengono ritenuti dei #folli e di conseguenza per farsi forza si identificano in quell'identità che gli viene data e si rapportano al #mondo con essa molte volte #estremizzandosi.

La comunità LGBTQ ha deciso che l'identità del diverso è la loro identità, su questa fanno battaglie giustissime che chiunque abbia a cuore il bene di tutti non ci pensa due volte a dare il proprio appoggio e il proprio contributo, ma quindi dov'è il problema? il problema sta nel fatto che a fare questo tipo di battaglie si torna sempre a giocare sul campo da gioco del padrone. Il padrone è colui che ha dato questa identità e è colui che si avvantaggia della situazione di una società #divisa in sottogruppi. Una volta la società era divisa in #classi, ognuno sapeva di quale classe fosse appartenente e da questa #consapevolezza sono nate le #lotte di classe che per un breve periodo hanno dato ottimi frutti. Oggi la società è si divisa in classi ma le persone non sanno di quale classe sono appartenenti, però tutti sanno di quale gruppo sociale sono parte. Abbiamo i #gruppi sociali divisi per #politica, quelli per #moda, quelli per genere #musicale, i gruppi #religiosi, quelli per #interessi personali e quelli per #orientamento #sessuale. Queste sono tutte persone che fanno parte della stessa classe sociale ma che si dividono in questi sottogruppi gestiti dal #potere, che il #mercato incasella bene in #categorie di consumatori dando a ognuno il proprio bene da consumare e che gli darà la possibilità di vedere la propria identità prendere forma.

Perché tramite il mercato si viene controllati ma non è il mercato il problema ma l'uso che se ne fa, come per ogni strumento.

Quello che voglio dire in questa post è che trovo #assurdo che la propria identità #sociale derivi dalla propria attività sessuale. Questo è un pregiudizio che porta con se un sacco di problemi, come posso io, Andrea, sentirmi oggi una #persona e se domani trovo attraente un uomo allora la mia persona cambia e nella società divento Andrea il gay, è normale che mi troverei spiazzato. Cambierebbero i miei diritti, la mia vita sociale e di conseguenza mi troverei confuso perché non sono più la persona che ero fino a ieri e andrei alla ricerca di questa mia nuova identità. In un vecchio articolo dell'#internazionale (che non trovo online, comunque ha sicuro più di 5 anni) lessi di come in #Inghilterra ci fosse un serio problema all'interno della comunità LGTBQ che vedeva coinvolti i #giovani. Questi, una volta fatto il cosi detto #outing, si sono ritrovati alla ricerca della loro nuova identità, molte volte capitava che il primo contatto con la comunità LGTBQ fosse nei #locali notturni (il mercato, i locali notturni vengono pubblicizzati e quindi sono i più conosciuti, al contrario delle varie #associazioni) e qui entrano in contatto con una parte della comunità che però molte volte è fatta di #trasgressioni e #eccessi. Molti giovani in cerca della loro identità gay credono che quello sia il modo di vivere di quella comunità, la fanno propria e molte volte finiscono per esserne risucchiati. La loro #felicità probabilmente richiederebbe un altro tipo di vita, avendo però questo forte bisogno di avere un'identità cominciano a comportarsi come hanno visto fare alla comunità di cui gli si è detto di fare parte, #overdose e #depressione sono i risultati ottenuti nella maggior parte dei casi. Questo non significa che questa cosa sia la #regola ma significa che oggi il proprio orientamento sessuale è una caratteristica imprescindibile dalla propria identità sociale, quando invece la propria identità sociale è legata alla semplice condizione di #esistere.

Il fatto che il proprio orientamento sessuale comporti anche un cambio d'identità sociale è a mio avviso il gioco più subdolo che il sistema (e il padrone) potesse fare alle persone. La propria attività sessuale non deve in nessun modo essere legata alla propria identità in modo cosi diretto, ne è solo una piccola parte e che non deve interessare a niente e nessuno se non al diretto interessato e chi decide di passare la #vita o dei #momenti con lui/lei. Il fatto che la propria sessualità incida nella propria identità sociale spingendo i cittadini a dividersi in sottogruppi che lottano tra loro per avere il proprio spazio e i propri diritti, è un mero inganno per dividere le persone, un po' come per il #calcio, strumento più che riconosciuto come mezzo per #controllare le masse, però come la sessualità anche il calcio vive oggi un pregiudizio negativo, come se il problema fosse lo sport e non l'utilizzo che se ne fa. Stesso discorso per l'orientamento sessuale, non è il sesso il problema ma l'utilizzo che se ne fa. Se nel calcio il tifoso è visto come un rincoglionito sociale, nel sesso il gay è visto come un deviato. Tutte e due giudizi sono più che sbagliati perché entrambe le persone in questi casi non fanno altro che passare il tempo facendo ciò che li rende felici, è il pregiudizio degli altri il problema e l'uso che se ne fa.

Per una nuova società bisogna a mio avviso smetterla di combattere battaglie che ci sono state date dal padrone per dividerci. Bisogna assolutamente scrollarsi di dosso i #pregiudizi che il sistema ci ha dato e da qui incominciare a creare una nuova società, basata sui principi di #uguaglianza e #fratellanza, perché non può essere un orientamento sessuale a condizionare la nostra identità sociale, non abbiamo bisogno di nuovi diritti che ci dividono, ci servono diritti uguali per tutti che ci uniscano. Perché siamo tutti uguali e non sarà la nostra sessualità a dividerci, non sarà il nostro modo di vestirci o di comportarci che ci dividerà, l'unica cosa che ci potrà dividere sarà tra chi vuole un mondo di uguali e chi vuole un mondo di non uguali.

La sessualità poi non è una “problema” solo per la comunità LGTBQ ma anche per la categoria degli eterosessuali che dividono la loro sessualità in base alle modalità con cui la si vive e molti che hanno dei gusti definiti “spinti” si ritrovano a dover vivere questa loro voglia in modalità segrete, lontani da occhi indiscreti, perché ci si sente a disagio dal giudizio che possono dare gli altri, molte volte anche dal giudizio del proprio partner con il quale l'attività sessuale si svolge in modo esclusivo.

La sessualità e quasi sempre collegata al sentimento di amore (anche se questo è stereotipato), sentirsi a disagio nel volerla esprimere è un problema, perché in qualsiasi forma questa venga espressa non può essere giudicata negativamente finché darà vita alla felicità di tutte le persone coinvolte e non bisogna sentirsi a disagio se non si è trovata la persona con cui condividere la propria sessualità, molte volte si tratta solo di cercare meglio il proprio partner senza sentirsi in difetto con chi non la vive allo stesso modo (questo è un problema legato alla cultura della società).

Dividere la società non più in classi ma in sottogruppi sociali che devono lottare con gli altri sottogruppi per vedere la propria identità affermarsi in una mare di altre identità, tutte appartenenti a persone uguali, è il nuovo successo del sistema che ti fa odiare il tuo vicino di casa facendoti credere che sia lui a privarti della #libertà quando in realtà è colpa di chi ci osserva da lontano.

Bisogna liberarsi di queste catene che ci vengono vendute come leve per una nuova uguaglianza quando invece riescono solo a dividere ancora di più la società evitando che le persone si uniscano nella lotta a una società più giusta per tutti.

Andrea, New Faces, RedS.

I RIDERS, IL COOPERATIVISMO DI PIATTAFORMA E LA RIVOLUZIONE

L'altro giorno sono stato all'assemblea pubblica dei #riders della mia città. Anche se volessi non riuscirei a scrivere nulla di nuovo sulla situazione scandalosa di questi #lavoratori. Nessun #diritto riconosciuto, nessuna #tutela sanitaria durante questa #pandemia di Covid-19, questi lavoratori vivono in una limbo giuridico e sociale, incastrati tra il vecchio mondo e quello nuovo. La burocrazia non ha gli strumenti per tutelare questi lavoratori e il #mercato sfrutta l'analfabetismo digitale delle persone per creare multinazionali basate su un semplicissimo servizio.

Mentre ero in piazza ad ascoltare i discorsi dei riders su come organizzarsi per far valere i loro diritti, mi guardavo intorno e vedevo che all'assamblea ci stavano una decina di persone, probabilmente causa covid mi sono detto. Continuavo a ascoltare e sentivo tanta buona volontà, tanta voglia di farsi sentire e di far valere i propri diritti ma più ascoltavo e più mi ripetevo: come faremo a farci sentire o a creare un disagio a una piattaforma che ha sede in un altro stato, gestita da poche persone che dicono di offrire un servizio che le persone usano per i propri interessi, loro non assumono nessuno, hanno collaboratori indipendenti ripetono. Come si può pensare di aprire un tavolo di trattative sui contratti di lavoro quando queste piattaforme dispongono di un esercito di riserva immenso? Queste domande che mi ronzavano in testa mi hanno fatto giungere alla conclusione che non era possibile percorrere la strada del conflitto sindacale per ottenere dei risultati concreti (anche perché il #sindacato è rimasto leggermente indietro riguardo il mondo del lavoro e il mercato), bisogna trovare una nuova via.

Tornando verso casa un'idea stava prendendo forma tra i miei pensieri: e se la piattaforma che offre il servizio di delivery fosse gestita direttamente dal comune o meglio ancora dai lavoratori stessi?

Chiedendo qualche consiglio su #mastodon sono venuto a conoscenza del #cooperativismo di #piattaforma, ho subito cercato informazioni e ho scoperto che esistono già realtà di questo tipo come ad esempio Green Taxi Cooperative o anche FairBnB e altre ancora. La cosa interessante di queste cooperative di piattaforma è che non hanno inventato nulla di nuovo, hanno semplicemente preso lo stesso servizio offerto da una piattaforma proprietaria e hanno creato un servizio alternativo basato su una piattaforma cooperativa.

Il cooperativismo di piattaforma permette ai lavoratori di far valere i principi di: – un salario dignitoso – un inquadramento legislativo favorevole – sussidi e protezioni “portabili” per i soci lavoratori a contratto – protezione contro i comportamenti arbitrari – diritto alla disconnessione

Oltre a tutti questi punti aggiungo che il cooperativismo di piattaforma darebbe ai lavoratori la possibilità di organizzare il lavoro in modo orizzontale e autogestito. Fino ad oggi i padroni hanno sempre posseduto i mezzi di #produzione, il mondo fisico legato al denaro ha sempre impedito che questi diventassero #proprietà #pubblica o meglio #comune, nel mondo digitale questo invece è diverso. Se i riders si organizzassero con una cooperativa di piattaforma autogestita questi potrebbero prendere possesso del mezzo di produzione (anche se non produce nulla in questo caso ma eroga solo un servizio), diventare #indipendenti e dimostrare che i lavoratori anche nella peggiore delle situazioni possono prendere in mano il proprio #destino e andare avanti, senza che nessuno gli riconosca nulla, semplice #autodeterminazione, voglia di #giustizia, #uguaglianza e #libertà.

Tutto il mondo del lavoro in realtà potrebbe essere organizzato in maniera #orizzontale e non più #verticale, sono tutti i singoli lavoratori che fanno andare avanti il mondo e non i padroni o i vari manager. Non mi riesco a spiegare quale sia il motivo che fa credere alla stragrande maggioranza delle persone che un organizzazione verticale sia la risposta migliore per organizzare il mondo del lavoro, fatto sta che adesso è cosi.

In questo momento però ci sono dei nuovi lavoratori, i lavoratori della gig economy che vivono in un limbo tra il vecchio mondo e quello nuovo, quello regolato dalla burocrazia e quello regolato dalla velocità. Mentre il secondo si diffonde in tutto il mondo con i suoi nuovi servizi, sfruttando lavoratori privandoli della #dignità, il primo è ancora al punto di partenza che cerca di capire cosa deve fare e come deve muoversi per impedire tutto ciò. A mio avviso i riders non possono credere che il #conflitto con la piattaforma possa dar loro le risposte che cercano ma anzi, dovrebbero creare una piattaforma cooperativa alternativa a quella privata offrendo lo stesso servizio ma gestito in modo #etico, una piattaforma free software che tutti i lavoratori posso aiutare a #gestire e #sviluppare e che allo stesso tempo tutelerebbe i #diritti dei lavoratori, i loro #dati personali e quelli dei clienti.

Il cooperativismo di piattaforma potrebbe tramite i riders fare due cose molto importanti: – dimostrare che le grandi piattaforme sono battibili ma non entrandoci in conflitto ma creando una realtà parallela etica, rispettosa dei lavoratori e dei dati sensibili degli utenti. – dimostrerebbe a tutti i lavoratori che non bisogna aspettarsi che sia il padrone a fare delle concessioni ma che è ora che i lavoratori si organizzino in cooperative a comincino a creare un mondo del lavoro autogestito, organizzato in modo verticale e un mercato rispettoso delle persone.

Il cooperativismo di piattaforma è uno degli strumenti per la #rivoluzione, l'inizio di una nuova cultura e una società nuova.

Andrea, New Faces, RedS

LA STAMPA 3D E LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE

In un post precedente dove scrissi di come a mio avviso il mercato scarichi le proprie responsabilità sulla decisione finale dei consumatori, ipotizzavo di come in una società che prende in seria considerazione la filosofia FOSS questa cosa non sarebbe possibile. Innanzitutto da parte del consumatore ci sarebbero concrete possibilità di poter controllare seriamente come avviene la produzione dei prodotti consumati, in secondo luogo alcune delle tecnologie già presenti nel mercato sono l'esempio di come la produzione industriale centralizzata sarà prossima a scomparire. Sto parlando della stampa 3D.

La possibilità di stampare oggetti di ogni tipo a partire dagli strumenti da lavoro, viti, bulloni, rondelle, pezzi per assemblare intere macchine fino a poter stampare edifici interi dove vivere (o magari colonizzare pianeti come pensa i fare Elon Musk per marte), apre alla possibilità di poter produrre beni senza il bisogno di centralizzare la produzione. Se la possibilità di stampare le cose di cui si ha bisogno fosse presente in ogni casa, come potrebbe andare avanti il mercato cosi come lo conosciamo? L'organizzazione delle infrastrutture e delle città, buona parte di tutta l'organizzazione urbana potrebbe cambiare. Non si avrebbe più la necessità di grosse fabbriche, per gli oggetti più piccoli si avrebbe una produzione per ogni casa e questa si trasformerebbe automaticamente in una micro fabbrica autogestita, per gli oggetti più grandi si potrebbe ipotizzare un organizzazione di paese o di quartiere se parliamo di città, in questo caso potremmo parlare anche di proprietà condivisa del mezzo di produzione. La #produzione sarebbe distribuita come un rete e ognuno avrebbe la possibilità di produrre ciò di cui ha bisogno con il #materiale che ritiene più idoneo.

La stampa 3D cambierà profondamente l'#organizzazione #produttiva e #sociale, per rendere questo cambiamento favorevole per tutta la comunità e non solo per una cerchia ristretta di persone, bisognerà lottare affinché si abbatta la #proprietà #intellettuale sui progetti ma li si renda #liberi e a disposizione di tutti (cosa già presente nella nostra realtà ma quando il mercato comincerà a vivere questa modifica della produzione questo tipo di lotta sarà centrale). Ognuno di noi potrebbe accedere alla #rete e cercare il #progetto che più si adatta alle proprie richieste, oppure potrebbe modificare il progetto trovato in base alle proprie necessità e rimetterlo in rete affinché chiunque possa beneficare di queste modifiche. Per quanto riguarda la proprietà delle macchine di produzione del materiale con cui fare le stampe invece bisognerebbe incominciare a pensare di appoggiare la lotta per i #BeniComuni, per chi non conoscesse questo termine e quali sono gli scopi giuridici e sociali che si pone consiglio di leggere il libro Beni Comuni 2.0, libro che raccoglie diversi saggi scritti da studiosi del diritto e attivisti nel sociale che hanno dato inizio a questo movimento nel nostro paese, o andare a vedere il sito del Comitato Rodotà a difesa dei Beni Comuni dove troverete la informazioni necessarie per capire di cosa si occupa il comitato. A mio avviso il comitato ha perso un po' la retta via ma essendo aperto a tutti la possibilità di incidere e cambiare alcune storture è una possibilità concreta. Dedicherò un post di questo mio #NoBlogo alla spiegazione di cosa siano i beni comuni e cosa cambierebbe nella società con la loro attuazione. Fondamentalmente è lo strumento con cui si andrebbe ad abbattere il concetto di proprietà privata che ormai limita e esclude diverse parti sociali da ciò che è di fondamentale importanza per un esistenza libera e condivisa. Un esempio che fa capire subito di cosa si parla: l'acqua è bene comune quindi non si può privatizzare e non la si può inquinare.

Concludendo. La stampa 3D è una tecnologia che cambierà il modo di produrre, cancellerà la produzione industriale per renderla disponibile e portata di tutte le persone. In questo caso si avrà la concreta possibilità da parte dei consumatori di agire sul mercato e sulle sue storture, creando anche un nuovo tipo di #cooperazione #orizzontale, ora questa cosa è una pura illusione con cui il mercato si libera dalle proprie responsabilità scaricandole sul consumatore finale e sulla sua libertà di scegliere cosa consumare fintamente legata alla possibilità di incidere sul mercato come se si fosse tutti allo stesso livello, quando l'organizzazione del mercato è palesemente verticale.

Per chi volesse approfondire l'argomento dell stampa 3D consiglio la lettura del libro I robot ci ruberano il lavoro ma va bene cosi di Federico Pistono dove c'è un intero capitolo molto interessante dedicato a questo argomento.

Andrea, New Faces, RedS

LA DIVULGAZIONE CONTINUA

Continua il progetto di divulgazione su come tutelare la propria #privacy sul web per dotare le persone degli strumenti per lottare contro il #CapitalismoDellaSorveglianza.

Nel primo video ho parlato dell'app #DuckDuckGoBroswer che permette di tutelare i propri dati sensibili mentre si naviga sul web con il proprio cellulare.

Nel secondo video parlo invece di browser e motori di ricerca alternativi a quelli di #Google da utilizzare sul computer di casa e che permettono sempre di tutelare la propria privacy e quindi i propri dati sensibili mentre si naviga sul #web.

Prima di iniziare a descrivere il contenuto di questo secondo video voglio sottolineare che questi video divulgativi non hanno lo scopo di fare una crociata contro Google, questo perché Google non fa altro che dare alle persone un servizio, un ottimo servizio, ma per farlo ha bisogno di immagazzinare più dati possibili dei propri utenti cosi da poter personalizzare il servizio per ognuno di loro. Come ho già detto Google offre un ottimo servizio ma questo va a scapito della nostra privacy, quindi essendo questo un servizio gli utenti devono poter decidere se usufruirne a scapito della propria privacy o utilizzarne un altro che non ha questo tipo di meccanismo. Usare Google non è sbagliato, usare solo Google perché non si conoscono altri tipi di servizi alternativi però è un problema perché non da la possibilità agli utenti di decidere quando distribuire i propri dati personali e quando no. Questi video divulgativi hanno quindi questo scopo: far conoscere agli utenti servizi alternativi a Google cosi da dare a tutti la possibilità di scegliere quando non tutelare la propria privacy e quando si.

In questo video parlo di tre browser alternativi a Google e sono: – Mozzilla Browser, il Browser alternativo a Google più conosciuto. – Vivaldi, un nuovo browser che tutela la privacy dei propri utenti. Essendo nuovo ha ancora pochi utenti quindi consiglio di utilizzarlo di tanto in tanto per dare supporto a questa nuova realtà. – Tor browser, il browser conosciuto più a livello leggendario perché anche se in pochi lo usano tutti sanno che serve per entrare nel deep web, cosa che sconsigliamo di fare. Tor browser ha la caratteristica che tutela al 100% la privacy dei propri utenti rendendoli praticamente invisibili durante la navigazione nel web. Non è consigliato da usare in maniera quotidiana, nel video spiego il perché.

Ho parlato anche di sette motori di ricerca alternativi a Google e sono: – Qwant, motore di ricerca Europeo nato in Francia. – Qwant Junior, un motore di ricerca secondario a Qwant, questo è dedicato ai bambini. – Qwant Music, un altro motore di ricerca secondario a Qwant e che è dedicato al mondo della musica. – Duck Duck Go, il motore di ricerca alternativo più conosciuto e che non ha mai avuto problemi di privacy durante i suoi tanti anni di onorato servizio. Consigliatissimo! – Startpage, un motore di ricerca che ha sempre dato grandi garanzie sulla propria privacy durante il suo utilizzo, l'unica pecca è che è appena stato venduto a un'azienda pubblicitaria la cui proprietà è di un fondo d'investimenti. Conosco il mercato e sinceramente non vedo un nesso tra l'essere un'azienda pubblicitaria e essere proprietari di un motore di ricerca che tutela la privacy degli utenti. Vedremo come si svilupperanno le cose. – SearX, un browser totalmente Open Source e che a mio avviso offre un servizio fantastico perché permettere di fare ricerche specifiche sul singolo argomento. Se non lo avete mai usato vi consiglio vivamente di fare delle prove. – Ecosia, un browser nato con scopi molto nobili e con una fortissima impronta #green, Ecosia devolve l'80% dei profitti che fa grazie alle inserzioni pubblicitarie al WWF e ad altri progetti green. Se andate sulla loro pagina troverete la descrizione di tutti i progetti che aiutano e portano avanti. Ha un solo problema, collaborando con Bing (il motore di ricerca della microsoft) la privacy degli utenti non è tutelata al 100% anche se Ecosia scrive che le cronologie vengono cancellate periodicamente e che si impegna nel rilasciare meno dati sensibili possibili ma è anche molto trasparente nel dire che non tutela la privacy al 100%. Trovate tutto scritto sulla loro pagina.

Ecco questi sono gli strumenti e i servizi che ho divulgato in questo video cercando come sempre di rendere tutto molto semplice affinché anche chi si crede privo di capacità digitali possa capire che tutelare la propria privacy non è difficile, anzi, è una cosa legata semplicemente alla propria possibilità di scelta e non richiede capacità che già non si hanno utilizzando i servizi di Google.

Se conosco solo Google userò solo Google, se conosco le alternative posso decidere quando utilizzare Google e quando no, semplice!

Se non vi va di attendere i miei prossimi video per conoscere altre alternative ai servizi di Google vi consiglio di andare a visitare il blog Le Alternative!

Andrea, New Faces, RedS.