Andrea RedS-EM (New Faces)

noblogo

LA STAMPA 3D E LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE

In un post precedente dove scrissi di come a mio avviso il mercato scarichi le proprie responsabilità sulla decisione finale dei consumatori, ipotizzavo di come in una società che prende in seria considerazione la filosofia FOSS questa cosa non sarebbe possibile. Innanzitutto da parte del consumatore ci sarebbero concrete possibilità di poter controllare seriamente come avviene la produzione dei prodotti consumati, in secondo luogo alcune delle tecnologie già presenti nel mercato sono l'esempio di come la produzione industriale centralizzata sarà prossima a scomparire. Sto parlando della stampa 3D.

La possibilità di stampare oggetti di ogni tipo a partire dagli strumenti da lavoro, viti, bulloni, rondelle, pezzi per assemblare intere macchine fino a poter stampare edifici interi dove vivere (o magari colonizzare pianeti come pensa i fare Elon Musk per marte), apre alla possibilità di poter produrre beni senza il bisogno di centralizzare la produzione. Se la possibilità di stampare le cose di cui si ha bisogno fosse presente in ogni casa, come potrebbe andare avanti il mercato cosi come lo conosciamo? L'organizzazione delle infrastrutture e delle città, buona parte di tutta l'organizzazione urbana potrebbe cambiare. Non si avrebbe più la necessità di grosse fabbriche, per gli oggetti più piccoli si avrebbe una produzione per ogni casa e questa si trasformerebbe automaticamente in una micro fabbrica autogestita, per gli oggetti più grandi si potrebbe ipotizzare un organizzazione di paese o di quartiere se parliamo di città, in questo caso potremmo parlare anche di proprietà condivisa del mezzo di produzione. La #produzione sarebbe distribuita come un rete e ognuno avrebbe la possibilità di produrre ciò di cui ha bisogno con il #materiale che ritiene più idoneo.

La stampa 3D cambierà profondamente l'#organizzazione #produttiva e #sociale, per rendere questo cambiamento favorevole per tutta la comunità e non solo per una cerchia ristretta di persone, bisognerà lottare affinché si abbatta la #proprietà #intellettuale sui progetti ma li si renda #liberi e a disposizione di tutti (cosa già presente nella nostra realtà ma quando il mercato comincerà a vivere questa modifica della produzione questo tipo di lotta sarà centrale). Ognuno di noi potrebbe accedere alla #rete e cercare il #progetto che più si adatta alle proprie richieste, oppure potrebbe modificare il progetto trovato in base alle proprie necessità e rimetterlo in rete affinché chiunque possa beneficare di queste modifiche. Per quanto riguarda la proprietà delle macchine di produzione del materiale con cui fare le stampe invece bisognerebbe incominciare a pensare di appoggiare la lotta per i #BeniComuni, per chi non conoscesse questo termine e quali sono gli scopi giuridici e sociali che si pone consiglio di leggere il libro Beni Comuni 2.0, libro che raccoglie diversi saggi scritti da studiosi del diritto e attivisti nel sociale che hanno dato inizio a questo movimento nel nostro paese, o andare a vedere il sito del Comitato Rodotà a difesa dei Beni Comuni dove troverete la informazioni necessarie per capire di cosa si occupa il comitato. A mio avviso il comitato ha perso un po' la retta via ma essendo aperto a tutti la possibilità di incidere e cambiare alcune storture è una possibilità concreta. Dedicherò un post di questo mio #NoBlogo alla spiegazione di cosa siano i beni comuni e cosa cambierebbe nella società con la loro attuazione. Fondamentalmente è lo strumento con cui si andrebbe ad abbattere il concetto di proprietà privata che ormai limita e esclude diverse parti sociali da ciò che è di fondamentale importanza per un esistenza libera e condivisa. Un esempio che fa capire subito di cosa si parla: l'acqua è bene comune quindi non si può privatizzare e non la si può inquinare.

Concludendo. La stampa 3D è una tecnologia che cambierà il modo di produrre, cancellerà la produzione industriale per renderla disponibile e portata di tutte le persone. In questo caso si avrà la concreta possibilità da parte dei consumatori di agire sul mercato e sulle sue storture, creando anche un nuovo tipo di #cooperazione #orizzontale, ora questa cosa è una pura illusione con cui il mercato si libera dalle proprie responsabilità scaricandole sul consumatore finale e sulla sua libertà di scegliere cosa consumare fintamente legata alla possibilità di incidere sul mercato come se si fosse tutti allo stesso livello, quando l'organizzazione del mercato è palesemente verticale.

Per chi volesse approfondire l'argomento dell stampa 3D consiglio la lettura del libro I robot ci ruberano il lavoro ma va bene cosi di Federico Pistono dove c'è un intero capitolo molto interessante dedicato a questo argomento.

Andrea, New Faces, RedS

SCARICARE LE RESPONSABILITÀ

Nel post precedente di questo #noblogo vi ho scritto di come a mio parere il #socialismo non debba passare dalle #istituzioni per diventare reale. In questo post voglio descrivervi un altro aspetto di questa società che non riesco proprio a digerire: scaricare le responsabilità.

Viviamo in una società che ha trasformato i #cittadini in #consumatori. Questo nuovo status porta le persone a non sentirsi più responsabili a livello politico ma li responsabilizza appunto come consumatori, relegando le persone al più basso scalino sociale senza che nessuno batta ciglio, anzi, le persone si calano appieno in questa nuova realtà e se ne caricano tutti i pro e i contro.

Essere consumatori oggi crea una situazione paradossale. Avrete tutti sentito almeno una volta la fatidica frase “i consumatori decidono il mercato”. Questa frase è di un ipocrisia unica nel suo genere perché si vuole insinuare che da cosa e come comprano le persone allora queste possano influenzare il mercato e il suo comportamento.Questa cosa è assolutamente falsa.

I consumatori non hanno la possibilità di influenzare il #mercato, il modo in cui le persone influiscono sul mercato è legato esclusivamente al modo in cui vivono la società e gli strumenti che hanno a disposizione per consumare ma non il modo in cui le cose vengono prodotte. Prendiamo ad esempio il mondo della #musica, si dice che questo settore è stato influenzato dal modo in cui i consumatori volevano usufruire dei prodotti di questa #industria, in parte è vero ma davvero i consumatori hanno stravolto l'industria della musica o questa non aveva colto le possibilità tecnologiche di cui poteva usufruire già da tempo? Quando l'Apple diede vita ad #iTunes non porto nulla di nuovo nel mondo della musica se non il fatto di portare l'industria musicale nel mercato digitale, cosa che i consumatori avevano già fatto in modo autonomo. Sono stati quindi i consumatori a decidere di pagare un euro a traccia musicale e dare il dominio ad #Apple in questa industria o sono stati i dirigenti di questa a non cogliere il cambio di mercato che stava avvenendo sotto gli occhi di tutti? In una vecchia intervista su “Il Venerdì” di #Repubblica il produttore Jay Rubin aveva predetto che la musica doveva essere fruibile al consumatore grazie a una chiavetta USB che avrebbe contenuto tutta la musica del mondo. Questa intervista usci quasi dieci anni prima di Spotify, diciamo che se qualche dirigente si fosse preso la briga di leggerla forse l'industria della musica non avrebbe dovuto cedere gran parte dei propri guadagni alla Apple.

Questo esempio serve per far capire come il cambio dei mercati non è legato alle scelte del consumatore ma dalla tecnologia che ha a disposizione per consumare.

Ci sentiamo continuamente ripetere che il modo in cui facciamo i nostri acquisti influenza il mercato e che se tutti ci impegniamo a fare una spesa consapevole allora possiamo #cambiare molte cose che non ci piacciono. Molta gente crede che questa teoria sia assolutamente vera e queste persone si impegnano sul serio a fare una spesa consapevole, studiando #etichette e documentandosi in rete su come le fabbriche producono i propri prodotti e quanto seguano seriamente l'etica che vanno promuovendo. Questo tipo di persone dedicano molto tempo a queste ricerche e molto volte sono i primi a criticare chi non fa una spesa responsabile e a elargire consigli sui locali dove andare e i prodotti da acquistare. Vederli predicare in giro è una cosa che personalmente non riesco a sopportare, ci sono milioni di persone che non hanno il tempo per documentarsi e fare ricerche sui prodotti da acquistare, probabilmente sono troppo impegnare a sbarcare in lunario e devono comprare prodotti a basso costo o subiscono talmente tanto la pubblicità che credono di fare sempre la scelta migliore comprando i prodotti più famosi. Ci sono migliaia di variabili che possono portare le persone a non avere abbastanza tempo da dedicare allo studio del mercato per diventare consumatori responsabili

Passiamo adesso a come il mercato sfrutta questa finta presa di coscienza dei consumatori per adattare il proprio business a questa nuova clientela responsabile. Prendiamo ad esempio le case di #moda per le masse, tipo #H&M. Questa pubblicizza la vendita di abiti ecologici che rispettano l'ambiente con pubblicità costosissime che servono a vendere la propria immagine verde. I vestiti ovviamente vanno a ruba e H&M (e tante altre marche) fa credere al consumatore che stia facendo una scelta responsabile acquistando i propri abiti in questo negozio, però poi si viene a scoprire che le regole per dichiarare un prodotto #Eco-Friendly sono ridicole, questi prodotti devono avere e solo una parte del prodotto eco-sostenibile, il fatto che tutto il resto del vestito sia fatto con prodotti derivati dal petrolio non ha nessuna importanza al fine di poterlo vendere come prodotto Eco Friendly. Se volete approfondire questo tema su questo tipo di industria vi consiglio di vedere la terza puntata della quinta stagione del programma #PatriotAct di Hasan Minhaj. Un programma che fa satira parlando di problemi concreti della società e che in una ventina di minuti vi darà una quadro della situazione senza risultare pesante.

Senza tediarvi troppo con altri esempi arrivo al punto. Scaricare la responsabilità del mercato sui consumatori è indecente, innanzitutto perché crea consumatori che si credono migliori di altri e che non perdono occasione per redarguire i consumatori irresponsabili (senza pensare che forse l'acquisto di un certo tipo di prodotti è legato a una situazione particolare) finendo cosi per dividere ancora di più il popolo in categorie astratte, in più scarica le responsabilità ecologiche, sociali e finanziarie del mercato sul consumatore, come se questo potesse davvero fra smettere l'#inquinamento, lo #sfruttamento dei lavoratori o i problemi legati alla gestione #finanziaria di queste industrie con il solo acquisto dei prodotti durante la spesa. Assurdo.

L'unica possibilità per far si che il mercato si prenda le sue responsabilità è quella di regolarlo decentemente e di far si che le istituzioni smettano di fare da spettatrici e diventino protagoniste nella gestione del mercato e della produzione. Però come già ho scritto, le #istituzioni sono il mezzo con cui il potere si conserva, figuriamoci se possono mettersi contro di questo. Il consumatore non ha nessun potere nelle decisioni del mercato, possiamo anche consumare meno carne ma se ogni volta che entriamo nei supermercati c'è un reparto intero dedicato a questo mercato e solo alcuni scaffali dedicati ai prodotti #vegetariani e #vegani come si può pensare che il mercato della carne vada in crisi con la sola scelta del consumatore, come si può pensare che un povero davanti al pacco “offerta famiglia” delle costine di maiale vada a scegliere prodotti più costosi e con i quali riesce a soddisfare meno pasti?

Il consumatore compra ciò che trova nel mercato, se dovesse trovare solo prodotti derivati da una produzione che rispetta l'#ambiente, i #lavoratori e l'etica economica, comprerebbe solo questo tipo di prodotti, se invece gli si riempe gli scaffali di ogni tipo di prodotto e poi gli si dice “sei tu che devi scegliere quale prodotto è più giusto comprare” si fa una cosa assolutamente ipocrita e priva di senso scaricandogli tutte le responsabilità che dovrebbe assumersi il mercato tramite regole dure decise dalle istituzioni che dovrebbero rappresentare i cittadini.

Nel mondo del #FreeSoftware e nel tipo di società che ne nascerebbe basata sulla #filosofiaFOSS, questo tipo di problema non esisterebbe a mio avviso. Innanzitutto perché il consumatore molte volte potrebbe essere il produttore, in secondo luogo essendo tutto basato sul Free Software e sul #OpenSource tutti i consumatori potrebbe verificare di persone come un prodotto o un servizio viene creato. Mettiamo il caso di un prodotto che viene pubblicizzato come eco-sostenibile, la sua produzione e la sua documentazione sarebbero accessibili a tutti con un click e basterebbe un solo consumatore per verificare se ciò che si pubblicizza sia vero, andando a vedere proprio alla fonte. Ora abbiamo un organizzazione che maschera e rende difficile arrivare alle fonti, la pubblicità ingannevole e regole aggirabili rendono il consumatore vittima del mercato.

Potreste obiettare che la produzione industriale sarebbe comunque difficile da controllare direttamente con un click, verissimo, però su questo punto spenderò un post apposta in cui parlerò di come la #stampa3D cambierà totalmente il concetto di produzione e di #industria nel prossimo futuro.

Andrea, New Faces, RedS.