{"code":200,"data":{"id":"3t9imbregb","slug":"il-peso-di-un-gesto","appearance":"norm","language":"it","rtl":false,"created":"2026-05-07T13:26:44Z","updated":"2026-05-07T13:29:05Z","title":"Il peso di un gesto. ","body":"(223) \n\n![(CP1)](https://www.alanews.it/wp-content/uploads/2026/05/20260506214203_David_Donatello_Capovilla_Incredulo_di_candidatura_indosso_kefiah_perch_simbolo_di_solidariet__RAW-1.jpg)\n\n**Questo post è probabilmente scritto più per me stesso che per Voi. \nO, almeno, non per tutti Voi**.\n\nIn calce al testo, l'ultimo brano inciso da Capovilla con i \"Cattivi Maestri.\"\nOra, ascoltandolo, capirete che la coerenza e lo sguardo sul mondo non passano per radio. \n\nSul \"red carpet\" dei \"David di Donatello\", tra smoking impeccabili e abiti da sera, #PierpaoloCapovilla ha sfilato con una kefiah al collo. \nTessuta in Cisgiordania. \nNon era un vezzo stilistico, non era una provocazione gratuita. \nEra, semplicemente, lui.\n\nChi conosce il percorso artistico di Capovilla (dalla stagione feroce e visionaria del \"Teatro degli Orrori\" fino alla sua presenza sempre più intensa nel cinema), sa che tra la sua arte e la sua vita non c’è mai stato un confine netto. \nLe sue canzoni hanno sempre parlato di dolore sociale, di margini, di chi resta indietro. \nSalire sul red carpet della più importante cerimonia del cinema italiano con una kefiah non è un’eccezione alla sua coerenza: è la conferma di essa.\n\nLo ha spiegato con parole semplici e dirette: **la kefiah è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata**. \nE ha aggiunto che indossarla aiuta il suo cuore e la sua anima a esserci ancora. \nC’è qualcosa di molto preciso in quella frase. \nNon il linguaggio dello slogan, non la retorica del comunicato. \nC’è la voce di qualcuno che ha bisogno di non distogliere lo sguardo per continuare a fare arte con integrità.\n\nViviamo in un tempo in cui è facile condividere un post, mettere una cornice alla foto del profilo, scrivere qualcosa di indignato prima di passare alla storia successiva. \nÈ più raro, e per questo più significativo, scegliere di portare quella posizione nel corpo, fisicamente, in un luogo pubblico e visibile, sapendo che qualcuno storcerebbe il naso, che qualcuno avrebbe qualcosa da dire, qualcuno ti odierà.\n\nUn simbolo indossato non salva nessuno, è vero. \nMa testimonia qualcosa che i social, con tutta la loro velocità, faticano a restituire: la continuità tra ciò che si pensa e ciò che si fa, tra la propria arte e il proprio stare nel mondo.\n\n**E questo piccolo gesto (piccolo solo nelle dimensioni) ci interroga tutti**. \n\n**Ci chiede dove siamo, non online, ma nella vita concreta. \nCi chiede se gli ideali che diciamo di difendere abitano anche i nostri corpi, le nostre scelte quotidiane, le occasioni in cui potremmo dire qualcosa e scegliamo il silenzio comodo**. \n\n**In tempi in cui la giustizia viene erosa ogni giorno con una normalità che fa spavento, chi sceglie di esserci, davvero, con coerenza e senza calcolo, ci ricorda che schierarsi è ancora possibile. \nE che è ancora necessario**.\n\nVideo di \"Dimenticare Maria\" di \"Pierpaolo Capovilla e i cattivi maestri\":\nhttps://www.youtube.com/watch?v=4v09Q-FCPMo\u0026list=RD4v09Q-FCPMo\u0026start_radio=1\n\n#Blog #PierpaoloCapovilla #DavidDiDonatello #Palestina \n","tags":["DavidDiDonatello","Palestina","PierpaoloCapovilla","Blog"],"images":["https://www.alanews.it/wp-content/uploads/2026/05/20260506214203_David_Donatello_Capovilla_Incredulo_di_candidatura_indosso_kefiah_perch_simbolo_di_solidariet__RAW-1.jpg"],"paid":false,"views":762,"likes":0}}