Dovrei essere preoccupata per il mio futuro. Il progetto di vita indipendente che ho costruito con fatica e perseveranza sta andando a farsi fottere? Eppure sono calma. Non so se per una sorta di accettazione buddista, o forse perché ancora non riesco a credere alla possibilità di tornare indietro e spero di trovare un'alternativa percorribile. O forse perché sono diventata capace di preoccuparmi di un solo problema alla volta. Di più il mio cervello non regge ed entra in modalità pilota automatico. Realtà sospesa nella nebbia. Fluttuare nella nebbia ovattata. Come dev'essere fluttuare nello spazio? Lì, nel “non luogo” e nel “non tempo”. Ecco, mi sono rifugiata nella galassia della mia mente: un “non luogo” e un “non tempo” dove tutto è possibile e c'è ancora un domani. Fluttuo e guardo lo scorrere dei giorni. Il tempo ha molte velocità: le cose brutte arrivano più velocemente di quelle belle, ma impiegano molto più tempo a finire. Guardo mia nonna e la sua determinazione, il suo attaccamento alla vita, nonostante le abbia tolto tanto. Un figlio, un marito, tanti anni di serenità. Qualcuna mi ha detto che vivrò fino a settant'anni, molti meno rispetto a quelli di mia nonna ora. Ma chissà come vivrò. Vita dura, quella di chi pretende di uscire dalle righe che il mondo vorrebbe importi. Riunioni familiari che vengono indette per supportare chi non ce la fa. Non è la mia di famiglia, che s'appoggia di peso più che sostenere. Un tempo scrivevo parole-farfalla, parole-onda, parole-vento e parole-fuoco. Ora scrivo solo parole-macigno e chissà se la situazione sarà reversibile.