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    <title>Daily Graphics</title>
    <link>https://noblogo.org/daily-graphics/</link>
    <description>Il piccolo &#34;giornale&#34; dedicato ai graphic designer.</description>
    <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 11:32:41 +0000</pubDate>
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      <title>Aesthetic Files - Memphis</title>
      <link>https://noblogo.org/daily-graphics/aesthetic-files-memphis</link>
      <description>&lt;![CDATA[Che succede quando menti creative si riuniscono per discutere di nuove forme espressive legate al design? Be&#39;, le possibilità sono 2: o si prendono a cazzotti, oppure danno vita a un collettivo capace di cambiare il corso degli eventi.&#xA;&#xA;Negli anni 80 prevalse la seconda opzione e il genere umano conobbe il Gruppo Memphis, ma le sue radici risalgono alla fine degli anni 70 e, per essere ancora più precisi, affondano nelle prime sperimentazioni al disegno industriale fatte allo Studio Alchymia da Ettore Sottsass.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Quest&#39;uomo voleva introdurre un nuovo linguaggio visivo, ma non solo nelle mostre: la sua intenzione era venderlo nei negozi, di piazzarlo nelle case e usarlo tutti i giorni. Per farlo dovette lasciare il già citato studio, che non riuscì mai a mettere in piedi una parvenza di organizzazione commerciale.&#xA;&#xA;Organizzò poi una serie di incontri serali (tenutisi l&#39;11, il 12 e il 14 dicembre 1980) con quelli che poi saranno i 7 fondatori del gruppo, ossia  Michele De Lucchi, Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedine Barbara Radice.&#xA;&#xA;Quest&#39;ultima era l’unica non designer, ciò nonostante diede un enorme contributo. Fu lei a fornire la giustificazione e ad articolare la posizione del progetto, in modo che diventasse più di un&#39;avventura passeggera. Inoltre, ne fu anche la storiografa.&#xA;&#xA;Ma come arrivarono a Memphis? Stando alla Radice, il nome saltò fuori al loro primo incontro, che si tenne a casa di Sottsass. A un certo punto, dopo aver ascoltato per l&#39;ennesima volta &#34;Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues&#34; di Bob Dylan, il sopracitato designer propose questo nome e tutti accettarono.&#xA;&#xA;Lo scelsero anche perché evocava sia Elvis Presley, cresciuto nell&#39;omonima città degli USA, che il dio egizio Ptah, il protettore di... esatto, Memphis. Praticamente, cultura bassa e alta che si incontrano. Questa dualità sarebbe poi stata presente anche nei loro arredi, fatti sia di plastica laminata che di radica (una pregiata escrescenza legnosa).&#xA;&#xA;Dunque, scelto il nome, bisognava lavorare ai mobili. Scelsero deliberatamente di allontanarsi dall&#39;estetica dominante dei primi anni 80 (caratterizzata da tonalità terrose) e dagli stili più sobri come il movimento britannico New Romantic. Al contrario,&#xA;introdussero un nuovo linguaggio visivo contraddistinto da vivaci colori neon e pastello, forme geometriche audaci e motivi decorativi giocosi.&#xA;&#xA;Questa estetica mirava ad andare oltre la semplice funzionalità, conferendo agli oggetti una dimensione simbolica, poetica ed emotiva capace di riflettere la complessità della società dell&#39;epoca. L&#39;approccio progettuale combinava in modo originale elementi della cultura pop, dell&#39;arte alta e di un classicismo ironico, dando vita a uno stile sospeso tra kitsch ed eleganza.&#xA;&#xA;Il 9 febbraio 1981 il gruppo aveva pronto 100 disegni e, il 18 settembre 1981, presso la galleria Arc 74 di Milano, presentarono i primi 55 pezzi. L&#39;esposizione suscitò un notevole interesse, tanto che in soli 3 mesi ci furono più di 400 pubblicazioni al riguardo e non solo italiane. Però la cosa&#xA;davvero incredibile è che siano riusciti a creare lampade, armadi, sedie e quant&#39;altro in soli 7 mesi!&#xA;&#xA;Comunque, nonostante l&#39;entusiamo iniziale e l&#39;arrivo di nuovi membri come Arata Isozaki, la diffusione del Memphis Design rimase piuttosto limitata e il motivo l&#39;ho spiegò uno dei suoi membri, Andrea Branzi, che disse:&#xA;&#xA;  Il progetto del Nuovo Design è destinato ad individuare prodotti che non si&#xA;  promuovano genericamente per tutti ma al contrario che siano in grado di&#xA;  selezionare il proprio utente, di centrare una cultura specifica, prodotti&#xA;  quindi di forte connotazione culturale.&#xA;&#xA;Nel 1985 il gruppo perse Ettore Sottsass e nel 1988 si sciolse definitivamente. Chiariamoci, non fu un fallimento, ma una moda passeggerà. La cosa buffa è che i suoi autori lo sapevano sin dal principio. Barbara Radice dichiarò:&#xA;&#xA;  Siamo tutti certi che i mobili Memphis passeranno di moda.&#xA;&#xA;Eppure,ispirò non pochi designer, in particolare quelli giapponesi. Funse anche da catalizzatore per altre correnti progettuali, tra cui il Wacky Pomo e il Factory Pomo. Queste diverse ramificazioni confluirono gradualmente nel cosiddetto Memphis Lite, un&#39;estetica più eclettica e maggiormente orientata al mercato. Tuttavia, a causa della chiara continuità stilistica con il Memphis Design, viene spesso confuso.&#xA;&#xA;Fonte: Aesthetics Wiki , Wikipedia), Memphis: Ricerche, Esperienze, Risultati, Fallimenti E Successi Del Nuovo Design&#xA;&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Se vuoi conoscere le ultime novità del graphic design, ti consigliamo di seguirci su Telegram.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Che succede quando menti creative si riuniscono per discutere di nuove forme espressive legate al design? Be&#39;, le possibilità sono 2: o si prendono a cazzotti, oppure danno vita a un collettivo capace di cambiare il corso degli eventi.</p>

<p>Negli anni 80 prevalse la seconda opzione e il genere umano conobbe il <strong>Gruppo Memphis</strong>, ma le sue radici risalgono alla fine degli anni 70 e, per essere ancora più precisi, affondano nelle prime sperimentazioni al disegno industriale fatte allo <strong>Studio Alchymia</strong> da <strong>Ettore Sottsass</strong>.</p>



<p>Quest&#39;uomo voleva introdurre un nuovo linguaggio visivo, ma non solo nelle mostre: la sua intenzione era venderlo nei negozi, di piazzarlo nelle case e usarlo tutti i giorni. Per farlo dovette lasciare il già citato studio, che non riuscì mai a mettere in piedi una parvenza di organizzazione commerciale.</p>

<p>Organizzò poi una serie di incontri serali (tenutisi l&#39;11, il 12 e il 14 dicembre 1980) con quelli che poi saranno i 7 fondatori del gruppo, ossia  <strong>Michele De Lucchi</strong>, <strong>Aldo Cibic</strong>, <strong>Matteo Thun</strong>, <strong>Marco Zanini</strong>, <strong>Martine Bedin</strong>e <strong>Barbara Radice</strong>.</p>

<p>Quest&#39;ultima era l’unica non designer, ciò nonostante diede un enorme contributo. Fu lei a fornire la giustificazione e ad articolare la posizione del progetto, in modo che diventasse più di un&#39;avventura passeggera. Inoltre, ne fu anche la storiografa.</p>

<p>Ma come arrivarono a Memphis? Stando alla Radice, il nome saltò fuori al loro primo incontro, che si tenne a casa di Sottsass. A un certo punto, dopo aver ascoltato per l&#39;ennesima volta “Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues” di <strong>Bob Dylan</strong>, il sopracitato designer propose questo nome e tutti accettarono.</p>

<p>Lo scelsero anche perché evocava sia <strong>Elvis Presley</strong>, cresciuto nell&#39;omonima città degli <strong>USA</strong>, che il dio egizio <strong>Ptah</strong>, il protettore di... esatto, Memphis. Praticamente, cultura bassa e alta che si incontrano. Questa dualità sarebbe poi stata presente anche nei loro arredi, fatti sia di plastica laminata che di radica (una pregiata escrescenza legnosa).</p>

<p>Dunque, scelto il nome, bisognava lavorare ai mobili. Scelsero deliberatamente di allontanarsi dall&#39;estetica dominante dei primi anni 80 (caratterizzata da tonalità terrose) e dagli stili più sobri come il movimento britannico <a href="https://aesthetics.fandom.com/wiki/New_Romantic" rel="nofollow">New Romantic</a>. Al contrario,
introdussero un nuovo linguaggio visivo contraddistinto da vivaci colori neon e pastello, forme geometriche audaci e motivi decorativi giocosi.</p>

<p>Questa estetica mirava ad andare oltre la semplice funzionalità, conferendo agli oggetti una dimensione simbolica, poetica ed emotiva capace di riflettere la complessità della società dell&#39;epoca. L&#39;approccio progettuale combinava in modo originale elementi della cultura pop, dell&#39;arte alta e di un classicismo ironico, dando vita a uno stile sospeso tra kitsch ed eleganza.</p>

<p>Il <strong>9 febbraio 1981</strong> il gruppo aveva pronto 100 disegni e, il <strong>18 settembre 1981</strong>, presso la galleria <strong>Arc 74</strong> di <strong>Milano</strong>, presentarono i primi 55 pezzi. L&#39;esposizione suscitò un notevole interesse, tanto che in soli 3 mesi ci furono più di 400 pubblicazioni al riguardo e non solo italiane. Però la cosa
davvero incredibile è che siano riusciti a creare lampade, armadi, sedie e quant&#39;altro in soli 7 mesi!</p>

<p>Comunque, nonostante l&#39;entusiamo iniziale e l&#39;arrivo di nuovi membri come <strong>Arata Isozaki</strong>, la diffusione del <strong>Memphis Design</strong> rimase piuttosto limitata e il motivo l&#39;ho spiegò uno dei suoi membri, <strong>Andrea Branzi</strong>, che disse:</p>

<blockquote><p>Il progetto del Nuovo Design è destinato ad individuare prodotti che non si
promuovano genericamente per tutti ma al contrario che siano in grado di
selezionare il proprio utente, di centrare una cultura specifica, prodotti
quindi di forte connotazione culturale.</p></blockquote>

<p>Nel <strong>1985</strong> il gruppo perse Ettore Sottsass e nel <strong>1988</strong> si sciolse definitivamente. Chiariamoci, non fu un fallimento, ma una moda passeggerà. La cosa buffa è che i suoi autori lo sapevano sin dal principio. Barbara Radice dichiarò:</p>

<blockquote><p>Siamo tutti certi che i mobili Memphis passeranno di moda.</p></blockquote>

<p>Eppure,ispirò non pochi designer, in particolare quelli giapponesi. Funse anche da catalizzatore per altre correnti progettuali, tra cui il <a href="https://aesthetics.fandom.com/wiki/Wacky_Pomo" rel="nofollow">Wacky Pomo</a> e il <a href="https://aesthetics.fandom.com/wiki/Factory_Pomo" rel="nofollow">Factory Pomo</a>. Queste diverse ramificazioni confluirono gradualmente nel cosiddetto <a href="https://aesthetics.fandom.com/wiki/Memphis_Lite" rel="nofollow">Memphis Lite</a>, un&#39;estetica più eclettica e maggiormente orientata al mercato. Tuttavia, a causa della chiara continuità stilistica con il Memphis Design, viene spesso confuso.</p>

<p>Fonte: <a href="https://aesthetics.fandom.com/wiki/Memphis_Design" rel="nofollow">Aesthetics Wiki</a> , <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Memphis_(design)" rel="nofollow">Wikipedia</a>, <a href="https://annas-archive.gl/md5/0b87e37148753168212e8d66239f19e0" rel="nofollow">Memphis: Ricerche, Esperienze, Risultati, Fallimenti E Successi Del Nuovo Design</a></p>

<p><a href="/daily-graphics/tag:Approfondimenti" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Approfondimenti</span></a></p>

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      <guid>https://noblogo.org/daily-graphics/aesthetic-files-memphis</guid>
      <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 14:31:08 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Aesthetic File - Y2K Futurism</title>
      <link>https://noblogo.org/daily-graphics/aesthetic-file-y2k-futurism</link>
      <description>&lt;![CDATA[Verso la fine degli anni &#39;90 alcuni si immaginarono un futuro estremamente florido sul versante della digitalizzazione: un futuro in cui la banda larga avrebbe annullato le distanze geografiche e consentito a chiunque di vivere una seconda vita virtuale. Questa visione venne accompagnata da un&#39;estetica ben precisa, che oggi viene chiamata Y2K Futurism o Y2K Aesthetic.&#xA;&#xA;Il termine &#34;Y2K Aesthetic&#34; fu coniato nel 2014 da Evan Collins del Consumer Aesthetic Research Institute, ma oggi viene usato in senso più ampio per riferirsi a tutte quelle tendenze dei primi anni 2000. Per non fare confusione tra i due termini, se ci si riferisce alla corrente estetica che va dal 1997 al 2004 è più corretto utilizzare l&#39;espressione &#34;Y2K Futurism&#34;.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Il design grafico di questa corrente è caratterizzato da una fusione tra minimalismo digitale e l&#39;estetica delle prime immagini generate al computer, che erano piuttosto grezza e spesso ricordavano la plastica. A differenza del Grunge e del Corporate Gen-X Cyber di fine anni 80 e inizio 90, la grafica dei primi anni 2000 privilegiava linee pulite, forme vettoriali e un uso massiccio di iconografie. Una caratteristica fondamentale è l&#39;effetto &#34;cromato&#34; e l&#39;estetica blobby tipica della Computer Grafica dell&#39;epoca.&#xA;&#xA;La palette grafica includeva solitamente toni freddi come il blu ghiaccio, il verde oceano, il bianco lucido e il nero, spesso con dettagli in contrasto color arancione brillante o verde lime. Spesso, nei progetti venivano incorporati motivi retro-futuristici, ispirati a quelli del Googie Kitsch e dell&#39;Ultramodern Revival, ma aggiornati per riflettere il nuovo millennio.&#xA;&#xA;L&#39;attore principale di quel periodo fu lo studio The Designers Republic, fondato nel 1986 da Ian Anderson e Nick Philips a Sheffield, in Inghilterra. Il loro lavoro, in particolare quello relativo alla serie di videogiochi Wipeout, combinava la satira anti-consumista con una tipografia e un layout di ispirazione giapponese che, tra l&#39;altro, risuonava con l&#39;ascesa della cultura anime avvenuta a metà degli anni 90.&#xA;&#xA;Sebbene il 2004 sia considerato l&#39;anno in cui l&#39;Y2K Futurism ha lasciato spazio al Frutiger Aero, il retaggio del primo è sopravvissuto fino al 2007. Basti vedere l&#39;estetica del primo modello di Nintendo DS, che presentava ancora quel genere di elementi grafici.&#xA;&#xA;Fonte: Aesthetics Wiki, CARI&#xA;&#xA;Un ringraziamento speciale a @WMDRed&#xA;&#xA;Approfondimenti&#xA;&#xA;Se vuoi conoscere le ultime novità del graphic design, ti consigliamo di seguirci su Telegram.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Verso la fine degli anni &#39;90 alcuni si immaginarono un futuro estremamente florido sul versante della digitalizzazione: un futuro in cui la banda larga avrebbe annullato le distanze geografiche e consentito a chiunque di vivere una seconda vita virtuale. Questa visione venne accompagnata da un&#39;estetica ben precisa, che oggi viene chiamata <strong>Y2K Futurism</strong> o <strong>Y2K Aesthetic</strong>.</p>

<p>Il termine “Y2K Aesthetic” fu coniato nel 2014 da <strong>Evan Collins</strong> del <strong>Consumer Aesthetic Research Institute</strong>, ma oggi viene usato in senso più ampio per riferirsi a tutte quelle tendenze dei primi anni 2000. Per non fare confusione tra i due termini, se ci si riferisce alla corrente estetica che va dal 1997 al 2004 è più corretto utilizzare l&#39;espressione “Y2K Futurism”.</p>



<p>Il design grafico di questa corrente è caratterizzato da una fusione tra minimalismo digitale e l&#39;estetica delle prime immagini generate al computer, che erano piuttosto grezza e spesso ricordavano la plastica. A differenza del <a href="https://cari.institute/aesthetics/corporate-grunge-grunge" rel="nofollow">Grunge</a> e del <a href="https://cari.institute/aesthetics/corporate-gen-x-cyber" rel="nofollow">Corporate Gen-X Cyber</a> di fine anni 80 e inizio 90, la grafica dei primi anni 2000 privilegiava linee pulite, forme vettoriali e un uso massiccio di iconografie. Una caratteristica fondamentale è l&#39;effetto “cromato” e l&#39;estetica blobby tipica della Computer Grafica dell&#39;epoca.</p>

<p>La palette grafica includeva solitamente toni freddi come il blu ghiaccio, il verde oceano, il bianco lucido e il nero, spesso con dettagli in contrasto color arancione brillante o verde lime. Spesso, nei progetti venivano incorporati motivi retro-futuristici, ispirati a quelli del <a href="https://cari.institute/aesthetics/googie-kitsch" rel="nofollow">Googie Kitsch</a> e dell&#39;<a href="https://cari.institute/aesthetics/ultramodern-revival" rel="nofollow">Ultramodern Revival</a>, ma aggiornati per riflettere il nuovo millennio.</p>

<p>L&#39;attore principale di quel periodo fu lo studio <strong>The Designers Republic</strong>, fondato nel 1986 da <strong>Ian Anderson</strong> e <strong>Nick Philips</strong> a <strong>Sheffield</strong>, in <strong>Inghilterra</strong>. Il loro lavoro, in particolare quello relativo alla serie di videogiochi <strong>Wipeout</strong>, combinava la satira anti-consumista con una tipografia e un layout di ispirazione giapponese che, tra l&#39;altro, risuonava con l&#39;ascesa della cultura anime avvenuta a metà degli anni 90.</p>

<p>Sebbene il 2004 sia considerato l&#39;anno in cui l&#39;Y2K Futurism ha lasciato spazio al <a href="https://cari.institute/aesthetics/frutiger-aero" rel="nofollow">Frutiger Aero</a>, il retaggio del primo è sopravvissuto fino al 2007. Basti vedere l&#39;estetica del primo modello di <strong>Nintendo DS</strong>, che presentava ancora quel genere di elementi grafici.</p>

<p>Fonte: <a href="https://aesthetics.fandom.com/wiki/Y2K_Futurism#History" rel="nofollow">Aesthetics Wiki</a>, <a href="https://cari.institute/history" rel="nofollow">CARI</a></p>

<p>Un ringraziamento speciale a @WMD_Red</p>

<p><a href="/daily-graphics/tag:Approfondimenti" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">Approfondimenti</span></a></p>

<p>Se vuoi conoscere le ultime novità del graphic design, ti consigliamo di seguirci su <a href="https://t.me/daily_graphics" rel="nofollow">Telegram</a>.</p>
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      <guid>https://noblogo.org/daily-graphics/aesthetic-file-y2k-futurism</guid>
      <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:25:27 +0000</pubDate>
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