“Una volta sola”: come l’interoperabilità nel cloud cambia i servizi pubblici

Cloud e interoperabilità alimentano il dialogo tra piattaforme, dati e applicazioni per semplificare la vita di cittadini e imprese

di Claudio Cocciatelli, Daniele Pizzolli, Matteo Fortini, Rocco Affinito e Fabrizio De Rosa, Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri

L'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sta accelerando il percorso di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana rendendo l'accesso ai servizi pubblici più semplice e immediato.

L'interoperabilità tra sistemi informativi e servizi erogati in cloud rappresenta il vero motore dell'innovazione: solo favorendo il dialogo tra piattaforme, dati e applicazioni è possibile offrire ai cittadini e alle imprese servizi digitali integrati, moderni e utili per semplificare le loro vite.

Ma cosa significa davvero “interoperabilità” nel contesto della PA? Quali sono le sfide, le opportunità e le soluzioni già disponibili? E come si inserisce tutto questo nel quadro normativo e strategico nazionale ed europeo?

L'interoperabilità, nel settore pubblico, è la capacità dei sistemi informatici di enti diversi di “dialogare tra loro”, scambiando dati e informazioni in modo fluido, sicuro e standardizzato favorendo l'allineamento tra processi, politiche e obiettivi aziendali nel rispetto delle normative e degli accordi tra amministrazioni.

In pratica, interoperabilità significa abbattere i silos informativi e permettere a piattaforme diverse di integrarsi senza costose personalizzazioni o barriere tecniche. I cittadini potranno apprezzare l'interoperabilità dei sistemi quando non riceveranno più richieste di completare moduli e dichiarazioni con dati già in possesso della PA secondo quanto indicato dal principio europeo del “once only”, ovvero “una volta sola”. In altre parole, quando la Pubblica Amministrazione chiederà a cittadini e imprese i dati solo una volta, evitando richieste duplicate.

Il cloud computing è uno strumento chiave per la digitalizzazione della PA. La migrazione di servizi pubblici in cloud favorisce maggiormente l'interoperabilità degli stessi, ovvero l'integrazione di dati e applicazioni, anche di fornitori diversi.

Questo approccio virtuoso consente di evitare il “vendor lock-in”, favorisce la scalabilità, aumentandone la sicurezza e garantendone la continuità operativa. L'interoperabilità permette inoltre di sviluppare servizi pubblici “by design”, pensati fin dall'inizio per essere integrati e condivisi tra amministrazioni, cittadini e imprese.

Questo articolo intende offrire una panoramica su:

Cosa intendiamo per interoperabilità?

L'interoperabilità rappresenta la capacità di diversi sistemi, piattaforme e applicazioni di comunicare, scambiarsi dati e utilizzare reciprocamente le funzionalità in modo trasparente, indipendentemente dal fornitore o dalla tecnologia sottostante.

Per esempio, nell'ottica degli sviluppatori software, non si deve usare un particolare sistema operativo, un particolare browser o un particolare editor di documenti per poter dialogare con la controparte. Questa caratteristica è fondamentale in un contesto in cui le organizzazioni adottano strategie multi-cloud o cloud ibridi, combinando servizi di diversi provider.

Le dimensioni principali dell'interoperabilità sono:

Un' elevata interoperabilità consente maggiore flessibilità e favorisce l'innovazione, rendendo più semplice l'integrazione di nuovi servizi e la collaborazione tra partner diversi.

Esempi di interoperabilità in Italia

L'Italia ha già avviato numerose iniziative che dimostrano il valore dell'interoperabilità:

Il contesto normativo e strategico

In Italia, le organizzazioni pubbliche e private beneficiano di sistemi evoluti di gestione dell'interoperabilità. Come tutte le iniziative guidate dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, la Strategia Cloud Italia promuove infrastrutture moderne, sicure e interoperabili in conformità alle normative nazionali e comunitarie, di seguito sono riportate quelle principali:

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Interazioni macchina-macchina (M2M) nel cloud

Cosa sono le interazioni macchina-macchina e perché sono fondamentali nell'ecosistema cloud?

Le interazioni macchina-macchina (M2M) si riferiscono allo scambio automatico di dati tra sistemi informatici, senza intervento umano. Nell'ambito della PA, questo significa che due o più servizi digitali possono comunicare tra loro in tempo reale, ad esempio per aggiornare un'anagrafica (ad es. la residenza), verificare un pagamento (ad es. di un tributo) o accertare un requisito (ad es. l'ISEE).

Nel contesto cloud, le interazioni M2M sono fondamentali perché:

Le API (Application Programming Interface) sono gli strumenti principali per abilitare le interazioni M2M. Possiamo immaginarle come “contratti digitali” che definiscono:

Nel Modello di Interoperabilità nazionale, le API devono essere:

Un ecosistema interoperabile richiede una governance chiara delle API, che includa:

La gestione delle API non è solo tecnica, ma anche organizzativa e strategica: è ciò che consente alla PA di evolvere verso un modello “as-a-service” (cioè come servizio, che prevede l'ottimizzazione del processo in ottica digitale al fine di offrire un servizio efficiente). Offrire degli ambienti di test (sandbox) agli sviluppatori, come quello messo a disposizione dalla PDND, è una buona pratica che facilita enormemente lo sviluppo di applicazioni interoperabili.

L'interoperabilità moderna si basa su un insieme di tecnologie che rendono i sistemi più flessibili e scalabili:

Queste tecnologie permettono alla PA di costruire ecosistemi digitali dinamici, in cui i servizi, seppur eterogenei, possono evolvere senza compromettere l'interoperabilità.

Nonostante i vantaggi, le interazioni M2M pongono alcune sfide:

Affrontare queste sfide richiede competenze tecniche, ma anche una governance chiara e strumenti condivisi a livello nazionale.

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND)

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) è il fulcro dell'interoperabilità tra le amministrazioni pubbliche italiane. Gestita da PagoPA S.p.A., la PDND consente lo scambio sicuro, tracciabile e standardizzato di dati tra enti, superando la logica degli accordi bilaterali. Poggia le sue fondamenta sulle relative linee guida redatte da AgID e DTD, adottate da AgID con il parere positivo del Garante della Privacy.

Caratteristiche principali:

La PDND rappresenta un cambio di paradigma: da un modello frammentato a un ecosistema connesso, dove i dati diventano un bene comune, gestito in modo responsabile.

Il Catalogo Nazionale Dati per la Semantica (schema.gov.it)

Per garantire che i dati scambiati siano comprensibili e coerenti, è fondamentale definire un linguaggio comune. Il Catalogo Nazionale Dati raccoglie:

Oltre alla PDND, esistono strumenti open source e commerciali che supportano la gestione delle API e l'interoperabilità:

Questi strumenti possono essere integrati con la PDND o utilizzati in contesti locali, sempre nel rispetto del modello nazionale.

Prospettive future e innovazioni emergenti

L'interoperabilità è la base su cui costruire una Pubblica Amministrazione “aumentata”, capace di sfruttare anche l'avvento dell'Intelligenza Artificiale (AI) per migliorare i servizi, anticipare i bisogni dei cittadini e ottimizzare le risorse.

Oltre al cloud e all'AI, altre tecnologie stanno emergendo come potenziali alleate dell'interoperabilità:

Iniziative come il Regolamento sull'interoperabilità europea (Interoperable Europe Act) puntano a creare un mercato unico digitale in cui le PA dei diversi Stati membri possano collaborare in modo sicuro e trasparente.

La chiave di volta

L'interoperabilità nel cloud è la vera “chiave di volta” per una Pubblica Amministrazione moderna, efficiente e centrata sui bisogni di cittadini e imprese. Adottando un approccio integrato, collaborativo e conforme alle migliori pratiche nazionali ed europee si potranno costruire servizi pubblici digitali all'avanguardia.

La partecipazione attiva di amministrazioni, fornitori e cittadini è fondamentale per accelerare l'adozione di piattaforme interoperabili, promuovere l'innovazione e garantire un ecosistema digitale sicuro, aperto e inclusivo.

Infine, sta diventando sempre più rilevante il concetto di “interoperabilità tra fornitori di servizi cloud”, che permette di effettuare, ad esempio, la migrazione e il “rehosting” tra piattaforme cloud differenti senza il rischio di incorrere in meccanismi di lock-in oppure di abilitare la comunicazione di servizi e dati residenti su piattaforme cloud diverse, rendendo effettivo il paradigma del multi-cloud oppure su piattaforme “ibride” cloud e on-premises, rendendo effettivo il paradigma dell'hybrid cloud. Grazie a questi approcci si stanno concretizzando soluzioni empiriche di edge computing e business continuity/disaster recovery.


Questo articolo è stato redatto in linea con le più recenti linee guida e strategie nazionali, con l'obiettivo di offrire una panoramica chiara e aggiornata sull'interoperabilità nella PA italiana.

Le immagini presenti in questo articolo sono state sviluppate con il supporto dell'Intelligenza Artificiale, sotto la supervisione del team comunicazione del Dipartimento, con l'obiettivo di rappresentare visivamente i temi trattati.

Questo blog è redatto da Developers Italia