costruire qualsiasi cosa in un paese come l'yt. è veramente un viaggio tra i due estremi dell'impossibile e del deprimente. progettare una collana editoriale, una pubblicazione, strutturare delle iniziative non effimere, metter su una rivista anche piccola, che si sia giovani o vecchi, insegnare ricevendo uno stipendio non da fame, pagare o farsi pagare per un lavoro intellettuale, tradurre senza venire affamati dagli editori, far stampare un libro senza venire impiccati o divorati dai distributori, viaggiare per studio, trovare una biblioteca non diroccata, un centro culturale non gestito da cinghiali, pagare tasse eque senza avere un salotto in pelle di leopardo, attivare un qualsiasi dispositivo in grado di contribuire onestamente al benessere collettivo piuttosto che rinunciare a tutto e chiudersi in casa. sono tutte faccende inaffrontabili, insormontabili, in certi frangenti. a meno di non avere uno studio legale e una testuggine di commercialisti a difesa, ovvero essere facoltosi o ladri (che di solito sono sinonimi). quindi pace all'anima dei vivi e dei morti, si fa quel che si può. magari solo in rete, spesso solo gratis, e quindi con tempi che possono perfino essere di anni. fino (anche, addirittura) a rinunciare a iniziative troppo belle per essere ospitate dalla patria dei neofascisti, dei mafiosi, dei massoni, dei vaticanisti e del piddì.



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