Emilio Villa allucinatorio.

nei giorni passati, per una lezione da preparare, ho lavorato molto sulle opere di Emilio Villa. studiate, ristudiate, rilette. ho attraversato numerosi materiali, dagli anni Trenta fino alle ultime cose. questo passaggio, indugiante ma anche – tentativamente – “a volo radente” (pessimo cliché per dire che ho scorso un po' tutto quasi scansionando), è stato come sorvolare un forteto-foresta-fortino paradossalmente più esteso del territorio che lo ospita(va). “i confini del parco sono all'interno del parco” (nessuna frase migliore di questa di Tarkos, per descrivere EV).

non si esce mai completamente dal lavoro (e dalle premesse/conseguenze del lavoro) di Villa. è un allucinogeno dagli effetti permanenti.

rietrare, di forza, dopo tutte queste letture, nel contesto squallidissimo della (chiamiamola così:) poesia contemporanea italiana è un vero disastro percettivo. pessimo risveglio. non trovo nemmeno paragoni, disgusto però tantissimo.



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