il genocidio nell'epoca della sua indefinita riproducibilità.

è totalmente evidente che, in un mondo che sia degno di dirsi – e di essere – umano, non c'è spazio per un'entità genocidaria. attualmente, la diffusione dell'attitudine allo (e desiderio di) sterminio dimostrata dalla popolazione di tale entità è enorme e riguarda la stragrande maggioranza degli abitanti, fornitori pressoché entusiasti di carne da cannone coscritta: figlie e figli da allevare nell'odio e gettare come proiettili contro donne e bambini palestinesi, come ormai dimostrato da centinaia e migliaia di prove fattuali, e accertato da associazioni umanitarie, medici, osservatori internazionali, istituzioni giuridiche, studiosi dei genocidi e specificamente della Shoah, politici, testimoni diretti, documentazioni video che sono già storia.

ma cosa significa dire che “non c'è spazio per un'entità genocidaria”, quando questa entità conta milioni di persone, una vita statuale di ormai quasi un secolo di vita (vita propria e morte altrui), nonché sostenitori e finanziatori potenti e numerosi in tutto il mondo, gruppi di potere, lobby, big tech companies e interi governi stranieri, USA in testa? l'impossibilità di convivere con questa realtà mostruosa si scontra con la pressoché evidente impossibilità di riformarla o revocarne la legittimità di Stato.

la forma della tragedia degli ultimi otto decenni, soprattutto da tre anni in qua, coincide con questo stato di fatto, questa impossibilità. che a sua volta, demolendo o silenziando il diritto internazionale, pone inevitabilmente le fondamenta per la riproducibilità indefinita del genocidio come strumento di dominio. (ciò che sta succedendo infatti in Libano e potrebbe replicarsi domani o già oggi in altre regioni orientali, occidentali: ovunque).



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