in due o tre corsi di letteratura, quando li tenevo prima del covid alla Upter, una parte considerevole delle introduzioni al clima sociale-politico-culturale degli anni Venti-Quaranta lo dedicavo regolarmente ai rapporti più o meno stretti di tantissimi intellettuali col fascismo e con le sue strutture e istituzioni; seguendo in buona parte il lavoro che fa Romano Luperini ne Il Novecento (Loescher, 1981), tutt'ora una storia letteraria imbattuta per profondità di sguardo.
qualche letterato è rimasto scosso dal '37 (Spagna), qualcuno dal '38 (leggi razziali), qualcuno dall'entrata in guerra, o dall'8 settembre, o solo dalla fine della guerra. ma in sostanza l'orrore si vedeva già bene in prospettiva quasi trent'anni prima.
giocoforza ho sempre dovuto rifiutare l'idea che un poeta o uno scrittore sia qualcosa di speciale o qualcuno con lo sguardo per forza particolarmente acuto.
spesso è solo gente brava in italiano. una merda, per il resto.