piove. le tre di notte. gli assertivi frusciano fuori dalla finestra. fanno i versi della piccola editoria, poi della media, poi della grande.

poi fanno la civetta, un'onomatopea curiosa, con il 20% di quota feltrinelli nel consiglio d'amministrazione.

vogliono prudere negli occhi degli agenti, che li piazzano, poi (col tempo) che li piazzino, e poi ancora, scemando: che li avrebbero piazzati se.

pop up, il contratto scade proprio sul filo dell'arrivo. gli si spiaccicano blocchi blob di sinapsi fuori dall'osso frontale alienaperto slanciati oltre il traguardo. come in sogno.

arrivano a trieste su un treno che fuma, non sanno da che parte sta il confine, se venezia è presa o persa. arrivano a firenze ma è sbagliata. arrivano a milano con un fascio di glicemia sotto il braccio, da mostrare al cro-magnon maurizio intronato a un bar della stazione, però no, forse a monza, comunque rigido con un cappello da alpino in capo e un'asta metallica di flebo che gli tiene in vita le gengive. in parte.

btw, la flebo è caricata a versi giovanili, di milo, di vittorio, di rutilio, da petrolio.

la finestra sbatte a ritmo contro la nebbia. il vetro si fracasserebbe, se ci fosse. la casa si allontana e il bianco se la mangia via.



differx & slowforward (entropia gratis) + ko-fi (help, support!)