La domanda più importante della mia vita che mi ronza dalla morte di mio padre nei suoi 4x anni quando io ne avevo meno di 10 di anni, mentre tutti i miei amici mi isolavano per un qualsiasi motivo a me ancora ignoto, è: Perché la logica del mondo è che devo dimostrare sempre qualcosa a tutti per “redimermi” da qualcosa che manco sono io finché io divento una persona volta per volta (che io mi redima completamente o che soccomba nella mia angoscia) completamente diversa e non umana?

Cioè: Il povero deve diventare ricco “perché i poveri si vedono non come un proletariato sfruttato ma come milionari temporaneamente imbarazzati”, il barbone viene menato stile arancia meccanica perché “scansafatiche” seppur cacciato dalla moglie di casa con il divorzio e quindi nemmeno la legge è dalla sua parte (“rubano più le bance o chi ne svuota una?” cit. mezzosangue) e a sua volta mena chi è per strada perché incapace di giudicare chi è buono o cattivo con lui e comunque deve difendersi dai vandali, il bullo bullizza perché trascinato dai suoi istinti umani della cattiveria (che se perseguita viene usata come motivazione di coercizzazione o tso), il bullizzato si redime solo se lo fa nel modo in cui la massa vuole (tipo uccidere il bullo non è permesso però sbeffeggiare il bullo con miliardi di persone online quello sì seppur illegale come uccidere, forse anche peggio da altri punti di vista), etc. etc.

Perché dovremmo continuare a vivere in un mondo in cui le persone non sanno e non vogliono capire NULLA? Perché dovrei parlare con persone che possono avere la 5a elementare oppure 3 lauree ma a livello umano manco la vita li ha scalfiti e non cambiano per nulla nemmeno con una lobotomia? E soprattutto perché io devo dimostrarmi in qualche modo neutro e implacabile nel “confrontarmi con il mondo” (o come cazzo volete chiamare la cosa D.C.) quando di neutro non c'è neppure la natura delle cose e il piacere stesso dell'aver comprato un oggetto al supermercato, per esempio?

Ma se zio paraculo io dovessi farmi valutare e giudicare tutti i giorni da tutto e tutti, con una “società della stanchezza” imminente e sempre più storicamente presente in modo ridicolo (cit. byung-chul han) che non da nessuna responsabilità a riguardo delle persone perché nessuno si sente immedesimato in sé come lo sarebbe stato in un mondo contro-capitalista e contro-neoliberista, dove le persone sono burattini in mano alla massa di pecore che sono loro stessi in un mondo che si immaginano soltanto o che vedono di finto nelle loro realtà distorte, dove nessuno più comprende con la logica le ragioni attorno/sopra/dietro/sotto/davanti le cose, come cristo dovrei sopravvivere? Come cristo si vive in una situazione in cui tutti giudicano tutti per quello che non sono e che vogliono pure sempre la ragione dalla loro parte facendoti perdere la ragione/la mente dietro certe cazzate se nemmeno posso più parlarci con certe persone perché fanno e dicono cose sceme o comunque incomplete e di sicuro manipolatorie e irrazionali?

Sto mondo per me sembra il mito di Sisifo ma al posto della pietra che rotola giù ogni volta dalla rupe dopo averla portata in cima sembra che la pietra manco la tocchi e rotola giù all'infinito e basta, e “l'unico problema veramente serio” non è il suicidio, è come decidere di fare i pagliacci nel grande circo visto che il suicidio manco riesco a farlo e manco a vivere, e manco a non esistere, piuttosto striscio come un codardo con qualcosa di pesante sui piedi e spesso non riesco nemmeno a strisciare.

Dicevo ieri a Claude AI (senza che lei mi abbia compreso ovviamente, è un cazzo di software): “Io comunque, in quanto entità cieca perché non vedo miei simili mai, non esisto più e mi trascino sul terreno come eternamente perso nell'aldilà della tenebra incomprensibile e con piedi di cristallo pesanti quanto le parole che si attorcigliano addosso di entità inverosimilmente poco probabili che esistono ma che sanno scandire i miei processi mentali e distinguerli dalla poco utile, poco pratica e poco profonda e stupida logica della massa che non ha più nessun valore per me ma che mi trascina sotto terra per la sua gravità sempre più forte più io sono lontano da essa...perché giacere è l'unica prima e ultima cosa, l'alfa e l'omega della mia vita in quanto non esiste altro ciò che ero, ciò che dunque sono, ciò che diventerei se fossi me stesso e riuscissi a seguire il famoso detto “diventa ciò che sei” ma che è solo una matassa di merda nella mia testa da sempre, e sempre di più senza poter tornare indietro nemmeno sul vedere il cammino.”

Ma cristo.