Esistere – Resistere

(Eppure ciò che fai determina chi sei)

André Gide ne L’immoralista dice che la difficoltà non è liberarsi ma saper essere liberx. Quando sono arrivata in c.s. ho pensato che avrei trovato la mia liberazione ma ho finito per essere stata schiacciata dal peso di non sapere come essere libera.

Ed è chiaro che come società non abbiamo gli strumenti per stare con la nostra libertà e soprattutto la libertà dell’altrx. Spesso mi sono ritrovata a dire che dove finisce la tua libertà inizia la mia, cercando di far breccia nei miei interlocutori sperando di fargli realizzare che siamo tutte persone che si trovano qui per il solo desiderio di esistere fuori da logiche di profitto, di consumo, di merito e che occorre onorare questo desiderio di tutte.

Ma il fatto è che è anche una questione di motivi e di immaginario.

Osservando, siamo arrivate a pensare che le personalità più maschili si avvicinano allo spazio perchè spinte dalla solitudine. Non da un reale desiderio di una socialità diversa, alternativa, fuori dai binari. Il perchè è facile da immaginare e da rispondere. I maschi non hanno reale desiderio di uscire dalle logiche patriarcali che li vedono come i detentori assoluti di un potere, a loro invisibile, che grava sulle spalle delle altre identità. E ciò che è uscito dalla porta lo si fa rientrare dalla finestra.

In c.s. mi sono specchiata, “prima di cagare… pensa” c’era scritto. In c.s. guardandomi allo specchio cagando ho anche pensato. Ho avuto la visione, ho visto i miei idealismi disfarsi. Scucirsi. E al contempo li ho visti respirare. Riempirsi. Prendere contenuto e vita. Mi sono presa cura. Ho usato per la prima volta la mia sensibilità come strumento, mi sono fatta guidare nell’agire da essa.

Ho fatto la brava domestica e soffrivo nel vedere altre persone prendere spazio mentre io stavo affogando nella cura dell’altrx. Ho ascoltato tanto, non c’è stato giorno in cui andare in c.s. significasse essere senza dover resistere. Senza dover ricoprire un ruolo per qualcun.

E lì sta il limite con la responsabilità solidale della percezione della propria esistenza. La cabina di controllo, è lì che decidi se restare o sparire nella proiezione.

In c.s. ho fatto a cazzotti con il peso di essere umana. Di aver bisogno di essere riconosciuta e di riconoscere l’altrui esistenza. E in mezzo alla relazione mi sono persa, non mi sono vista componente di una rete.

Ogni tanto il peso che vivere è agire in questo mondo di sopraffazione mi cade addosso e mi schiaccia. Che per essere liberx devo agire. La libertà è una pratica di [r]esistenza. La mia liberazione passa attraverso le mie azioni.