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    <title>falena</title>
    <link>https://noblogo.org/falena/</link>
    <description>le parole le porta via la falena</description>
    <pubDate>Tue, 03 Nov 2026 06:08:57 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Esistere - Resistere</title>
      <link>https://noblogo.org/falena/esistere-resistere</link>
      <description>&lt;![CDATA[Esistere - Resistere &#xA;&#xA;(Eppure ciò che fai determina chi sei)&#xA;&#xA;André Gide ne L’immoralista dice che la difficoltà non è liberarsi ma saper essere liberx. &#xA;Quando sono arrivata in c.s. ho pensato che avrei trovato la mia liberazione ma ho finito per essere stata schiacciata dal peso di non sapere come essere libera. &#xA;&#xA;Ed è chiaro che come società non abbiamo gli strumenti per stare con la nostra libertà e soprattutto la libertà dell’altrx. &#xA;Spesso mi sono ritrovata a dire che dove finisce la tua libertà inizia la mia, cercando di far breccia nei miei interlocutori sperando di fargli realizzare che siamo tutte persone che si trovano qui per il solo desiderio di esistere fuori da logiche di profitto, di consumo, di merito e che occorre onorare questo desiderio di tutte. &#xA;&#xA;Ma il fatto è che è anche una questione di motivi e di immaginario. &#xA;&#xA;Osservando, siamo arrivate a pensare che le personalità più maschili si avvicinano allo spazio perchè spinte dalla solitudine. &#xA;Non da un reale desiderio di una socialità diversa, alternativa, fuori dai binari. Il perchè è facile da immaginare e da rispondere. I maschi non hanno reale desiderio di uscire dalle logiche patriarcali che li vedono come i detentori assoluti di un potere, a loro invisibile, che grava sulle spalle delle altre identità. &#xA;E ciò che è uscito dalla porta lo si fa rientrare dalla finestra. &#xA;&#xA;In c.s. mi sono specchiata, “prima di cagare… pensa” c’era scritto. &#xA;In c.s. guardandomi allo specchio cagando ho anche pensato. Ho avuto la visione, ho visto i miei idealismi disfarsi. Scucirsi. &#xA;E al contempo li ho visti respirare. Riempirsi. Prendere contenuto e vita. &#xA;Mi sono presa cura. Ho usato per la prima volta la mia sensibilità come strumento, mi sono fatta guidare nell’agire da essa. &#xA;&#xA;Ho fatto la brava domestica e soffrivo nel vedere altre persone prendere spazio mentre io stavo affogando nella cura dell’altrx. Ho ascoltato tanto, non c’è stato giorno in cui andare in c.s. significasse essere senza dover resistere. Senza dover ricoprire un ruolo per qualcun. &#xA;&#xA;E lì sta il limite con la responsabilità solidale della percezione della propria esistenza. La cabina di controllo, è lì che decidi se restare o sparire nella proiezione. &#xA;&#xA;In c.s. ho fatto a cazzotti con il peso di essere umana. &#xA;Di aver bisogno di essere riconosciuta e di riconoscere l’altrui esistenza. &#xA;E in mezzo alla relazione mi sono persa, non mi sono vista componente di una rete. &#xA;&#xA;Ogni tanto il peso che vivere è agire in questo mondo di sopraffazione mi cade addosso e mi schiaccia. &#xA;Che per essere liberx devo agire. &#xA;La libertà è una pratica di [r]esistenza. &#xA;La mia liberazione passa attraverso le mie azioni. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Esistere – Resistere</p>

<p>(Eppure ciò che fai determina chi sei)</p>

<p>André Gide ne L’immoralista dice che la difficoltà non è liberarsi ma saper essere liberx.
Quando sono arrivata in c.s. ho pensato che avrei trovato la mia liberazione ma ho finito per essere stata schiacciata dal peso di non sapere come essere libera.</p>

<p>Ed è chiaro che come società non abbiamo gli strumenti per stare con la nostra libertà e soprattutto la libertà dell’altrx.
Spesso mi sono ritrovata a dire che dove finisce la tua libertà inizia la mia, cercando di far breccia nei miei interlocutori sperando di fargli realizzare che siamo tutte persone che si trovano qui per il solo desiderio di esistere fuori da logiche di profitto, di consumo, di merito e che occorre onorare questo desiderio di tutte.</p>

<p>Ma il fatto è che è anche una questione di motivi e di immaginario.</p>

<p>Osservando, siamo arrivate a pensare che le personalità più maschili si avvicinano allo spazio perchè spinte dalla solitudine.
Non da un reale desiderio di una socialità diversa, alternativa, fuori dai binari. Il perchè è facile da immaginare e da rispondere. I maschi non hanno reale desiderio di uscire dalle logiche patriarcali che li vedono come i detentori assoluti di un potere, a loro invisibile, che grava sulle spalle delle altre identità.
E ciò che è uscito dalla porta lo si fa rientrare dalla finestra.</p>

<p>In c.s. mi sono specchiata, “prima di cagare… pensa” c’era scritto.
In c.s. guardandomi allo specchio cagando ho anche pensato. Ho avuto la visione, ho visto i miei idealismi disfarsi. Scucirsi.
E al contempo li ho visti respirare. Riempirsi. Prendere contenuto e vita.
Mi sono presa cura. Ho usato per la prima volta la mia sensibilità come strumento, mi sono fatta guidare nell’agire da essa.</p>

<p>Ho fatto la brava domestica e soffrivo nel vedere altre persone prendere spazio mentre io stavo affogando nella cura dell’altrx. Ho ascoltato tanto, non c’è stato giorno in cui andare in c.s. significasse essere senza dover resistere. Senza dover ricoprire un ruolo per qualcun.</p>

<p>E lì sta il limite con la responsabilità solidale della percezione della propria esistenza. La cabina di controllo, è lì che decidi se restare o sparire nella proiezione.</p>

<p>In c.s. ho fatto a cazzotti con il peso di essere umana.
Di aver bisogno di essere riconosciuta e di riconoscere l’altrui esistenza.
E in mezzo alla relazione mi sono persa, non mi sono vista componente di una rete.</p>

<p>Ogni tanto il peso che vivere è agire in questo mondo di sopraffazione mi cade addosso e mi schiaccia.
Che per essere liberx devo agire.
La libertà è una pratica di [r]esistenza.
La mia liberazione passa attraverso le mie azioni.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/falena/esistere-resistere</guid>
      <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 22:08:10 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Quanto spazio prendere quando non si vuole chiedere permesso?</title>
      <link>https://noblogo.org/falena/quanto-spazio-prendere-quando-non-si-vuole-chiedere-permesso</link>
      <description>&lt;![CDATA[Quanto spazio prendere quando non si vuole chiedere permesso? &#xA;Capita spesso anche a me di sentirmi inadeguata, mai all&#39;altezza di immaginarie aspettative di altre persone. Vorrei solo prendere spazio per esistere e respirare ma ancora mi domando a chi chiedere il permesso. Ed è lì che sta il punto. Aspettando una validazione dall&#39;alto ci si sentirà sempre inadeguate. L&#39;agio nasce dall&#39;abitarsi senza timore. Non so se ti consola pensare che sí siamo tutt animali in gabbia abituat a desiderare di vivere nel mondo e una volta scappate non sappiamo da che parte iniziare per essere.&#xA;Il bosco qui vicino all&#39;aube ha tratti demoniaci. Non è quel demonio che ti aspetti infervorato, brutto, disarmonioso. È qualcosa di più sottile, che si muove nell&#39;aria ardente come i maledetti tafani assetati di vendetta e non più solo di sangue, è nelle edere che subdole si avvicinano a stritolare i lunghi e larghi tronchi d&#39;albero, è nell&#39;acqua stagnante del grembo, è nell&#39;ortica che spunta a tradimento. È nella sua sublime bellezza,  fatta di verde acacia e tronchi rotondi che sta il suo essere perfettamente diabolico. &#xA;Mentre lo attraverso sento la paura che prova ad affossarmi. Tremo spesso di paura quando mi addentro in lui per lunghe passeggiate pomeridiane alla ricerca di magici incastri di alberi. &#xA;Le radici che ho incontrato qui mi ricordano i nostri mali. Tutto il sublime dolore che ci portiamo dentro con la paura che lasciandolo andare, lasciandolo libero di attraversarci si porti via anche quella che crediamo la nostra identità. &#xA;Ho visto i mali di tutte incastrarsi. &#xA;Attorcigliati, aggrovigliati, abbracciati. &#xA;Mi sono sentita tirare dentro quei nodi e vi sono entrata. Nuda mi sono arrampicata: anche io volevo attorcigliarmi, aggrovigliarmi forse perché anche io mi vorrei abbracciare. Vorrei abbracciare il mio male, perfetto perché acuto. Dirgli che gli ho voluto bene, che nella desolazione è stato un conforto ma che non posso più vivere nella paura. &#xA;Ma per farlo devo lasciare che mi passi da dentro. L&#39;abbandono subito e il lasciarsi morire che diabolico si insinua in ogni non azione sono il mio male. Parte del mio dolore atavico. &#xA;Sono scesa dagli alberi piena di graffi. Le grinfie del male hanno provato a farmi loro. O forse ha solo reso visibile ciò che prima era imperscrutabile: un&#39;identità frammentata, paralizzata dal dolore. &#xA;Ho bisogno di vivere come un amante. In senso lato, gigante. &#xA;E per farlo occorre egoistica fiducia in sé e fede in qualcosa di più grande che esuli dal proprio io. &#xA;Quando mi spavento penso di non appartenere più a questo mondo. Rigettata in tutto e per tutto perdo la direzione e il ricordo. Se non ci fosse tutto questo verde intorno perderei anche il ricordo dei tuoi occhi guizzanti. &#xA;Non so quale sia la chiave della cura. Non so bene dove si collochi nella formula esistenziale. So che l&#39;amore non si esaurisce nella cura ma che sicuramente si legano indissolubilmente. È forse la capacità di sentirsi essere umano unico,  uguale e altero all&#39;altr3? &#xA;Ho deciso che la formula esistenziale si muove come un campo gravitazionale, in certi punti affonda, in altri resta sul piano. &#xA;Ti vedo sprofondato nell&#39;interioritá, lo squilibrio in tal senso genera e riavviva la fiamma dell&#39;insicurezza, dell&#39;inadeguatezza.&#xA;Può riportarti in superficie dirti come ti vedo? &#xA;A me ricordi l&#39;acqua frizzante. &#xA;Come dosare il passo per imparare a correre sui sassi? &#xA;&#xA;Con leggerezza che non è superficialità.&#xA;&#xA;C&#39;è chi i tagli sulla pelle li ha visibili, sgargianti. &#xA;Siamo tutt animale ferito.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Quanto spazio prendere quando non si vuole chiedere permesso?
Capita spesso anche a me di sentirmi inadeguata, mai all&#39;altezza di immaginarie aspettative di altre persone. Vorrei solo prendere spazio per esistere e respirare ma ancora mi domando a chi chiedere il permesso. Ed è lì che sta il punto. Aspettando una validazione dall&#39;alto ci si sentirà sempre inadeguate. L&#39;agio nasce dall&#39;abitarsi senza timore. Non so se ti consola pensare che sí siamo tutt animali in gabbia abituat a desiderare di vivere nel mondo e una volta scappate non sappiamo da che parte iniziare per essere.
Il bosco qui vicino all&#39;aube ha tratti demoniaci. Non è quel demonio che ti aspetti infervorato, brutto, disarmonioso. È qualcosa di più sottile, che si muove nell&#39;aria ardente come i maledetti tafani assetati di vendetta e non più solo di sangue, è nelle edere che subdole si avvicinano a stritolare i lunghi e larghi tronchi d&#39;albero, è nell&#39;acqua stagnante del grembo, è nell&#39;ortica che spunta a tradimento. È nella sua sublime bellezza,  fatta di verde acacia e tronchi rotondi che sta il suo essere perfettamente diabolico.
Mentre lo attraverso sento la paura che prova ad affossarmi. Tremo spesso di paura quando mi addentro in lui per lunghe passeggiate pomeridiane alla ricerca di magici incastri di alberi.
Le radici che ho incontrato qui mi ricordano i nostri mali. Tutto il sublime dolore che ci portiamo dentro con la paura che lasciandolo andare, lasciandolo libero di attraversarci si porti via anche quella che crediamo la nostra identità.
Ho visto i mali di tutte incastrarsi.
Attorcigliati, aggrovigliati, abbracciati.
Mi sono sentita tirare dentro quei nodi e vi sono entrata. Nuda mi sono arrampicata: anche io volevo attorcigliarmi, aggrovigliarmi forse perché anche io mi vorrei abbracciare. Vorrei abbracciare il mio male, perfetto perché acuto. Dirgli che gli ho voluto bene, che nella desolazione è stato un conforto ma che non posso più vivere nella paura.
Ma per farlo devo lasciare che mi passi da dentro. L&#39;abbandono subito e il lasciarsi morire che diabolico si insinua in ogni non azione sono il mio male. Parte del mio dolore atavico.
Sono scesa dagli alberi piena di graffi. Le grinfie del male hanno provato a farmi loro. O forse ha solo reso visibile ciò che prima era imperscrutabile: un&#39;identità frammentata, paralizzata dal dolore.
Ho bisogno di vivere come un amante. In senso lato, gigante.
E per farlo occorre egoistica fiducia in sé e fede in qualcosa di più grande che esuli dal proprio io.
Quando mi spavento penso di non appartenere più a questo mondo. Rigettata in tutto e per tutto perdo la direzione e il ricordo. Se non ci fosse tutto questo verde intorno perderei anche il ricordo dei tuoi occhi guizzanti.
Non so quale sia la chiave della cura. Non so bene dove si collochi nella formula esistenziale. So che l&#39;amore non si esaurisce nella cura ma che sicuramente si legano indissolubilmente. È forse la capacità di sentirsi essere umano unico,  uguale e altero all&#39;altr3?
Ho deciso che la formula esistenziale si muove come un campo gravitazionale, in certi punti affonda, in altri resta sul piano.
Ti vedo sprofondato nell&#39;interioritá, lo squilibrio in tal senso genera e riavviva la fiamma dell&#39;insicurezza, dell&#39;inadeguatezza.
Può riportarti in superficie dirti come ti vedo?
A me ricordi l&#39;acqua frizzante.
Come dosare il passo per imparare a correre sui sassi?</p>

<p>Con leggerezza che non è superficialità.</p>

<p>C&#39;è chi i tagli sulla pelle li ha visibili, sgargianti.
Siamo tutt animale ferito.</p>
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      <guid>https://noblogo.org/falena/quanto-spazio-prendere-quando-non-si-vuole-chiedere-permesso</guid>
      <pubDate>Mon, 19 Oct 2026 12:05:45 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>E che cosa rimane alla fine della festa?</title>
      <link>https://noblogo.org/falena/e-che-cosa-rimane-alla-fine-della-festa</link>
      <description>&lt;![CDATA[E che cosa rimane alla fine della festa? &#xA;Un tono di arancione che tutto congiunge. Un filo di verde che mi lega ancora insieme. Non mi sono del tutto persx. Sono ancora io, sono quel sorriso stampato through thick and thin, tra lo spesso e il sottile un sorriso che è uno squarcio. Quanto è difficile riconoscersi attraverso fessure che sono canali che potrebbero portarti ovunque? &#xA;&#xA;Scorro, &#xA;Acqua nel canale scorro &#xA;Sto nel flusso &#xA;disconosco la paura di sciogliermi. &#xA;In un abbraccio, nell’amore che non si può inscatolare. &#xA;&#xA;Il tempo è invenzione di gente incapace di amare. &#xA;&#xA;In questo anno veloce e lungo imparo a conoscere l’amore. A vederlo attraversarci, unirci, separarci. &#xA;Su note di afrofuturismo mi commuovo. &#xA;&#xA;Chi sono? &#xA;&#xA;Un alieno, un insieme di batteri e bacilli, un’anima, un animale, il sunto di tutto l’amore che mi ha abitato. Che ho lasciato abitarmi. &#xA;&#xA;Nell’oscurità mi sono fattx paura, &#xA;Guardato in uno specchio e visto &#xA;Buio &#xA;Ho boicottato l’amore. Me lo sono scordato dentro ad una tasca di una giacca invernale. Prezioso cimelio da ritrovare nei giorni freddi, &#xA;Calore da riscoprire in una pappa cucinata. &#xA;Ma mi serve ora, mi serve sempre. &#xA;&#xA;Se non mi riconosco posso guardarmi intorno, scrutarmi negli occhi di chi amo e lasciarmi guardare. In tutto il dolore, in tutta la tristezza che non riesce più a stare sepolta,&#xA;così come io mi sono promessx di vivere. &#xA;&#xA;Mi sono promessx di non lasciarmi morire. &#xA;&#xA;In quanti modi so farmi male? &#xA;&#xA;Mi piace amplificare tutto, portare l’entropia all’estremo delle sue forze, mi deve dar prova dell’obiquità del caos. e ora voglio far rimbombare i muri, zompare i piedi e sovvertire il mondo. Manie di controllo, forse un tentativo di metter mano al disordine. Ma anche&#xA;Se non posso ballare non è la mia rivoluzione. &#xA;&#xA;Ma dove scorre l’acqua con tutta quella foga? &#xA;Io me lo continuo a chiedere e nel mentre vado con lei, provo a sguazzare nel flusso della vita senza farmi troppe domande. &#xA;&#xA;Però mi sento anche venir via, scivolare in buchi neri.&#xA;La tua bellezza non è solo interiore. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>E che cosa rimane alla fine della festa?
Un tono di arancione che tutto congiunge. Un filo di verde che mi lega ancora insieme. Non mi sono del tutto persx. Sono ancora io, sono quel sorriso stampato through thick and thin, tra lo spesso e il sottile un sorriso che è uno squarcio. Quanto è difficile riconoscersi attraverso fessure che sono canali che potrebbero portarti ovunque?</p>

<p>Scorro,
Acqua nel canale scorro
Sto nel flusso
disconosco la paura di sciogliermi.
In un abbraccio, nell’amore che non si può inscatolare.</p>

<p>Il tempo è invenzione di gente incapace di amare.</p>

<p>In questo anno veloce e lungo imparo a conoscere l’amore. A vederlo attraversarci, unirci, separarci.
Su note di afrofuturismo mi commuovo.</p>

<p>Chi sono?</p>

<p>Un alieno, un insieme di batteri e bacilli, un’anima, un animale, il sunto di tutto l’amore che mi ha abitato. Che ho lasciato abitarmi.</p>

<p>Nell’oscurità mi sono fattx paura,
Guardato in uno specchio e visto
Buio
Ho boicottato l’amore. Me lo sono scordato dentro ad una tasca di una giacca invernale. Prezioso cimelio da ritrovare nei giorni freddi,
Calore da riscoprire in una pappa cucinata.
Ma mi serve ora, mi serve sempre.</p>

<p>Se non mi riconosco posso guardarmi intorno, scrutarmi negli occhi di chi amo e lasciarmi guardare. In tutto il dolore, in tutta la tristezza che non riesce più a stare sepolta,
così come io mi sono promessx di vivere.</p>

<p>Mi sono promessx di non lasciarmi morire.</p>

<p>In quanti modi so farmi male?</p>

<p>Mi piace amplificare tutto, portare l’entropia all’estremo delle sue forze, mi deve dar prova dell’obiquità del caos. e ora voglio far rimbombare i muri, zompare i piedi e sovvertire il mondo. Manie di controllo, forse un tentativo di metter mano al disordine. Ma anche
Se non posso ballare non è la mia rivoluzione.</p>

<p>Ma dove scorre l’acqua con tutta quella foga?
Io me lo continuo a chiedere e nel mentre vado con lei, provo a sguazzare nel flusso della vita senza farmi troppe domande.</p>

<p>Però mi sento anche venir via, scivolare in buchi neri.
La tua bellezza non è solo interiore.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/falena/e-che-cosa-rimane-alla-fine-della-festa</guid>
      <pubDate>Sun, 18 Oct 2026 22:26:12 +0000</pubDate>
    </item>
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