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    <title>giuliano1993</title>
    <link>https://noblogo.org/giuliano1993/</link>
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    <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 05:20:43 +0000</pubDate>
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      <title>Diari di una gentilezza imperfetta</title>
      <link>https://noblogo.org/giuliano1993/diari-di-una-gentilezza-imperfetta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Torno di nuovo a scrivere, con un titolo che non è arrivato con altre settimane ed altri eventi che hanno continuato ad accumularsi nel contesto pubblico. Altre violenze da parte della polizia - non serve indicare la parte del mondo, in generale sembra basti indicare uno stato a caso in questo momento - l&#39;america di Trump che prova ad imporsi, nuovi regolamenti europei approvati che legalizzano la deportazione degli esseri umani arrivati &#34;illegalmente&#34; - quando la legalità non è un&#39;opzione.&#xA;&#xA;Quello che mi rimane addosso ogni volta che mi affaccio alle notizie è un immenso senso di violenza, verso i più deboli, verso chi è diverso ( per nazionalità, religione, opinione ). È una sensazione che si attacca addosso e non se ne va, ma sembra piuttosto voler autoaccrescersi, invitare a una rabbia che sfocia anch&#39;essa in altra violenza, perché in fondo nel momento in cui tutti fanno così, esiste un altro modo di farsi sentire? Di sopravvivere in mezzo a tutta questa violenza collettiva.&#xA;&#xA;La risposta un po&#39; naive ma giusta ed anche estremamente difficile è la scelta della gentilezza. Nel mezzo di un clima pieno di odio e violenza probabilmente questa è l&#39;unica cosa che può aver senso. Ma non voglio dirla come luogo comune o come qualcosa che sia facile da portare avanti. Essere gentili non è facile; non lo è quando chiunque è diffidente, quando ci si aspetta sempre il peggio dal prossimo. Mi ci metto anche io in mezzo, con quella che è l&#39;attualità è difficile fidarsi di chi si ha a fianco, di vivere senza giudicare a prescindere. Anche qui l&#39;idea che si manda in giro è che sia facile, essere gentile con le altre persone, essere sempre accogliente e scevri da pregiudizi, non è una cosa semplice. Va desiderata, va coltivata, nella coscienza che molte volte non sarà capita come cosa, che spesso sarà fraintesa. Siamo abituati che spesso se qualcuno è immotivatamente gentile con noi è per proprio tornaconto; ragionando in questo modo viene meno naturale essere gentili col prossimo in modo del tutto spontaneo: ed anche la spontaneità è spesso bloccata sempre da abitudini sociali malsane con cui siamo cresciuti, abitudini che portano ancora a reagire davanti a cose genuinamente belle o gentili, come fossero qualcosa di cringe . &#xA;&#xA;Quanto detto finora non vogliono essere scuse, ma solo un flusso di pensieri che si snoda nel momento in cui rifletto sul bisogni di gentilezza che c&#39;è, come unico vero riparo da tutta la violenza che ci circonda. Essere gentili non è una passeggiata di piacere, non nel mondo in cui ci troviamo, è più simile a una lotta, con tutto quello che c&#39;è stato insegnato, con le immagini che ci arrivano dalla quotidianità. Richiede forza e desiderio di comportarsi in modo diverso da quanto ci si aspetta. Certo è che nel momento in cui riusciamo ad attuarla, può diventare un cuscino per noi e per chi abbiamo intorno da quello che è un mondo fin troppo spinoso. Perché prima di combattere le grandi battaglie, bisogna passare per quelle piccole, sentirci al sicuro noi e far sentire al sicuro le persone che abbiamo intorno. Avere la forza di essere gentili e di far scoprire agli altri questa stessa forza protettiva e rassicurante. Può essere un primo passo, penso. Non risolve tutta la violenza del mondo, non ne risolve affatto, ma è intanto un antidoto contro il nostro continuare questa catena da anello inconsapevole; noi scegliamo di rompere il concatenamento violento   e sostituirlo con qualcosa di più soffice.&#xA;&#xA;Dobbiamo scegliere di fare un passo indietro, scegliere anche in parte di sottrarci a tutto quello che normalizza quest&#39;aggressività, perché al di la dei fatti di cronaca, siamo circondati da media che promuovono contenuti sempre più apertamente violenti e aggressivi, in un modo che ci ha desensibilizzato a cose che solo qualche anno fa sarebbero state considerate assurde. Invece oggi oltre ai media delle notizie, anche le serie e i film mostrano contenuti estremamente violenti, e cose che all&#39;inizio ci scandalizzavano ora sono considerati la base da cui partire. Per come la vedo io la scelta sta anche nell&#39;evitare il più possibile questo tipo di messaggio, che va piano piano a scavarsi nel nostro cervello, stabilendo man mano una nuova normalità. La scelta dell&#39;individuo deve essere totale, nel momento in cui decidiamo di volerci tirar fuori da un sistema che normalizza ogni forma di violenza, dobbiamo tirarcene fuori per capire quanto sia fuori di testa.&#xA;&#xA;Io personalmente ho bisogni di tirarmene fuori, tendenzialmente già lo faccio ma ogni tanto ci ricasco, sia nei contenuti che consumo o nel farmi prendere da quella rabbia che la cronaca mi fa ribollire dentro. Però nessun percorso è totalmente dritto, si sbaglia tanto, io di errori ne faccio a valangate. Però penso che in fondo sia importante aver chiaro l&#39;obiettivo e pian piano muoversi in quella direzione. Quel che so è che voglio tirarmi fuori da questo magma rabbioso che ti entra dentro e ti fa ribollire dall&#39;interno, spero di riuscir a passare un po di gentilezza a chi mi sta intorno. Spero anche di non esser solo su questa strada.&#xA;&#xA;Ci sentiamo la prossima volta.&#xA;&#xA;G.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Torno di nuovo a scrivere, con un titolo che non è arrivato con altre settimane ed altri eventi che hanno continuato ad accumularsi nel contesto pubblico. Altre violenze da parte della polizia – non serve indicare la parte del mondo, in generale sembra basti indicare uno stato a caso in questo momento – l&#39;america di Trump che prova ad imporsi, nuovi regolamenti europei approvati che legalizzano la deportazione degli esseri umani arrivati “illegalmente” – quando la legalità non è un&#39;opzione.</p>

<p>Quello che mi rimane addosso ogni volta che mi affaccio alle notizie è un immenso senso di violenza, verso i più deboli, verso chi è diverso ( per nazionalità, religione, opinione ). È una sensazione che si attacca addosso e non se ne va, ma sembra piuttosto voler autoaccrescersi, invitare a una rabbia che sfocia anch&#39;essa in altra violenza, perché in fondo nel momento in cui tutti fanno così, esiste un altro modo di farsi sentire? Di sopravvivere in mezzo a tutta questa violenza collettiva.</p>

<p>La risposta un po&#39; naive ma giusta ed anche estremamente difficile è la scelta della gentilezza. Nel mezzo di un clima pieno di odio e violenza probabilmente questa è l&#39;unica cosa che può aver senso. Ma non voglio dirla come luogo comune o come qualcosa che sia facile da portare avanti. Essere gentili non è facile; non lo è quando chiunque è diffidente, quando ci si aspetta sempre il peggio dal prossimo. Mi ci metto anche io in mezzo, con quella che è l&#39;attualità è difficile fidarsi di chi si ha a fianco, di vivere senza giudicare a prescindere. Anche qui l&#39;idea che si manda in giro è che sia facile, essere gentile con le altre persone, essere sempre accogliente e scevri da pregiudizi, non è una cosa semplice. Va desiderata, va coltivata, nella coscienza che molte volte non sarà capita come cosa, che spesso sarà fraintesa. Siamo abituati che spesso se qualcuno è immotivatamente gentile con noi è per proprio tornaconto; ragionando in questo modo viene meno naturale essere gentili col prossimo in modo del tutto spontaneo: ed anche la spontaneità è spesso bloccata sempre da abitudini sociali malsane con cui siamo cresciuti, abitudini che portano ancora a reagire davanti a cose genuinamente belle o gentili, come fossero qualcosa di <em>cringe</em> .</p>

<p>Quanto detto finora non vogliono essere scuse, ma solo un flusso di pensieri che si snoda nel momento in cui rifletto sul bisogni di gentilezza che c&#39;è, come unico vero riparo da tutta la violenza che ci circonda. Essere gentili non è una passeggiata di piacere, non nel mondo in cui ci troviamo, è più simile a una lotta, con tutto quello che c&#39;è stato insegnato, con le immagini che ci arrivano dalla quotidianità. Richiede forza e desiderio di comportarsi in modo diverso da quanto ci si aspetta. Certo è che nel momento in cui riusciamo ad attuarla, può diventare un cuscino per noi e per chi abbiamo intorno da quello che è un mondo fin troppo spinoso. Perché prima di combattere le grandi battaglie, bisogna passare per quelle piccole, sentirci al sicuro noi e far sentire al sicuro le persone che abbiamo intorno. Avere la forza di essere gentili e di far scoprire agli altri questa stessa forza protettiva e rassicurante. Può essere un primo passo, penso. Non risolve tutta la violenza del mondo, non ne risolve affatto, ma è intanto un antidoto contro il nostro continuare questa catena da anello inconsapevole; noi <strong>scegliamo</strong> di rompere il concatenamento violento   e sostituirlo con qualcosa di più soffice.</p>

<p>Dobbiamo scegliere di fare un passo indietro, scegliere anche in parte di sottrarci a tutto quello che normalizza quest&#39;aggressività, perché al di la dei fatti di cronaca, siamo circondati da media che promuovono contenuti sempre più apertamente violenti e aggressivi, in un modo che ci ha desensibilizzato a cose che solo qualche anno fa sarebbero state considerate assurde. Invece oggi oltre ai media delle notizie, anche le serie e i film mostrano contenuti estremamente violenti, e cose che all&#39;inizio ci scandalizzavano ora sono considerati la base da cui partire. Per come la vedo io la scelta sta anche nell&#39;evitare il più possibile questo tipo di messaggio, che va piano piano a scavarsi nel nostro cervello, stabilendo man mano una nuova normalità. La scelta dell&#39;individuo deve essere totale, nel momento in cui decidiamo di volerci tirar fuori da un sistema che normalizza ogni forma di violenza, dobbiamo tirarcene fuori per capire quanto sia fuori di testa.</p>

<p>Io personalmente ho bisogni di tirarmene fuori, tendenzialmente già lo faccio ma ogni tanto ci ricasco, sia nei contenuti che consumo o nel farmi prendere da quella rabbia che la cronaca mi fa ribollire dentro. Però nessun percorso è totalmente dritto, si sbaglia tanto, io di errori ne faccio a valangate. Però penso che in fondo sia importante aver chiaro l&#39;obiettivo e pian piano muoversi in quella direzione. Quel che so è che voglio tirarmi fuori da questo magma rabbioso che ti entra dentro e ti fa ribollire dall&#39;interno, spero di riuscir a passare un po di gentilezza a chi mi sta intorno. Spero anche di non esser solo su questa strada.</p>

<p>Ci sentiamo la prossima volta.</p>

<p>G.</p>
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      <guid>https://noblogo.org/giuliano1993/diari-di-una-gentilezza-imperfetta</guid>
      <pubDate>Sun, 04 Oct 2026 13:55:52 +0000</pubDate>
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      <title>Prologo</title>
      <link>https://noblogo.org/giuliano1993/prologo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ciao a chiunque leggerà questo post.&#xA;Il mio nome è Giuliano, e per la prima volta dopo molti anni ho deciso di rimettermi a scrivere un po&#39;. &#xA;Lo farò per me principalmente, ma magari se uscirà qualcosa di buono potrebbe essere un buono modo anche per condividere con altri il mio pensiero.&#xA;&#xA;Come dicevo è molto che non scrivo, quindi probabilmente non lo farò bene, e non lo farò necessariamente in un modo che sia pensato per internet. Mai stato quel genere di persona che riesce a scrivere in un modo che si confaccia al marketing, anche quelle volte che magari ci ho provato. Anche per questo ho scelto uno spazio come questo, che fosse fuori dalle classiche reti social, uno spazio dove potessi concentrarmi solo sullo scrivere ed esprimere i miei pensieri senza dover pensare al numero di caratteri o dover associare qualche foto o qualsiasi altra cosa.&#xA;&#xA;È un momento storico pazzo, quello in cui stiamo vivendo, e probabilmente da questo nasce il bisogno di parlare, di esprimere tutto quello che non viene detto, o magari viene detto a mezza bocca, in uno sbuffo tra una conversazione e l&#39;altra, perché c&#39;è stanchezza verso &#34;le solite quattro cose che ci fanno girare le palle&#34; e a volte può sembrare di girare intorno e ridire sempre le stesse cose. Ma non è così, se da un lato vogliamo la nostra quiete e tirarci fuori dal discutere di quelle tematiche che ci fanno ribollire il sangue, dall&#39;altro credo ci sia bisogno di esprimerle in modo chiaro, anche se già le sappiamo. Ora, non sto unsando il noi perché mi aspetto che tutti abbiano questo atteggiamento, probabilmente c&#39;è chi non se lo fa questo problema. Magari proprio tu che stai leggendo non te lo fai questo problema; ma allargare a un ipotetico &#34;noi&#34; fa sentire meno sciocchi a dire certe cose; inoltre se tu che leggi ti trovi nella mia stessa situazione, allora sappi che non sei in questo &#34;dilemma&#34; da solo. Ho quindi deciso di ricominciare a scrivere per districare la matassa di pensieri che questo momento storico / sociale mi mette in testa. Per fare chiarezza, per sfogarmi. Per avere uno spazio dove semplicemente esprimere in modo chiaro quello che penso. Ma anche in modo non chiaro, in modo caotico. Se avessi chiaro tutto quello che voglio esprimere non sarebbe una massa da districare, ma un filo chiaro da seguire, che è proprio quello che non ho, quantomeno non sempre.&#xA;&#xA;Le vicende delle ultime settimane a partire dalla chiusura di A/I mi ha fatto riportato molto a riflettere sull&#39;importanza di riprendersi gli spazi, non solo quelli pubblici, quelli nella vita fisica, ma anche gli spazi digitali che nascono liberi e tali dovrebbero rimanere. Nella vita io lavoro come programmatore, e nella mia testa fare questo mestiere è legato molto più al mutuo aiuto, costruzione condivisa, informazione condivisa che non alla costruzione dell&#39;ennesima startup orientata alla costruzione di più capitale. Per questo ho pensato/deciso intanto di ricominciare dal riprendere dello spazio digitale e usarlo per decostruire e ricostruire il mio pensiero. Per reclamare dello spazio libero di espressione lontano da tutta quella finta libertà che viene venduta sui canali mainstream.&#xA;&#xA;Di cosa parlerò? Possibilmente di tutto quello che mi passa per la testa che ha bisogno di uno sfogo, dalla questione poc&#39;anzi citata della chiusura di A/I, del senso talvolta di impotenza davanti le spregiudicatezza di una superpotenza come gli USA che pensano di poter fare nel mondo quello che vogliono insieme al supporto dello stato genocida di Israele. Parlerò di turbocapitalismo, di come siamo costretti a correre di continuo e a deperirci per un sistema che ci sfrutta tutti, magari anche di qualche spunto o riflessione sul rallentare. Parlerò di banalissima politica, che riesce a mandare a rotoli un paese ricco di realtà sane che magari vorrebbero emergere ma vengono schiacciate da meccaniche repressive, retrograde e / o fasciste. Parlerò di tante cose, almeno questa è la mia intenzione, il mio prologo. Non lo farò in modo regolare, lo farò quando ne avrò voglia, quando ne sentirò il bisogno.&#xA;&#xA;Voglio reclamare il mio spazio per esprimere e palesare cose che sicuramente sono state dette da altre mille persone, cose che sono ovvie per chiunque leggerà probabilmente. &#xA;&#xA;Voglio poter esprimere in parole la rabbia, che in molti proviamo, ognuno a suo   modo ognuno col suo sentire.&#xA;&#xA;Voglio dire tutto questo a modo mio, a costo di essere banale. &#xA;&#xA;In fondo questo spazio non è fatto per intrattenere nessuno, è fatto per sbrogliare i miei pensieri, come scrivere a uno specchio. Se però, a rileggere queste parole non ci fossi solo io, ma tu, che stai leggendo sei una terza persona, benvenut* spero troverai qualcosa di interessante, fosse anche solo uno spunto per cominciare anche tu a sbrogliare i tuoi pensieri.&#xA;&#xA;Ci sentiamo la prossima volta.&#xA;&#xA;G.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a chiunque leggerà questo post.
Il mio nome è Giuliano, e per la prima volta dopo molti anni ho deciso di rimettermi a scrivere un po&#39;.
Lo farò per me principalmente, ma magari se uscirà qualcosa di buono potrebbe essere un buono modo anche per condividere con altri il mio pensiero.</p>

<p>Come dicevo è molto che non scrivo, quindi probabilmente non lo farò bene, e non lo farò necessariamente in un modo che sia pensato per internet. Mai stato quel genere di persona che riesce a scrivere in un modo che si confaccia al marketing, anche quelle volte che magari ci ho provato. Anche per questo ho scelto uno spazio come questo, che fosse fuori dalle classiche reti social, uno spazio dove potessi concentrarmi solo sullo scrivere ed esprimere i miei pensieri senza dover pensare al numero di caratteri o dover associare qualche foto o qualsiasi altra cosa.</p>

<p>È un momento storico pazzo, quello in cui stiamo vivendo, e probabilmente da questo nasce il bisogno di parlare, di esprimere tutto quello che non viene detto, o magari viene detto a mezza bocca, in uno sbuffo tra una conversazione e l&#39;altra, perché c&#39;è stanchezza verso “le solite quattro cose che ci fanno girare le palle” e a volte può sembrare di girare intorno e ridire sempre le stesse cose. Ma non è così, se da un lato vogliamo la nostra quiete e tirarci fuori dal discutere di quelle tematiche che ci fanno ribollire il sangue, dall&#39;altro credo ci sia bisogno di esprimerle in modo chiaro, anche se già le sappiamo. Ora, non sto unsando il noi perché mi aspetto che tutti abbiano questo atteggiamento, probabilmente c&#39;è chi non se lo fa questo problema. Magari proprio tu che stai leggendo non te lo fai questo problema; ma allargare a un ipotetico “noi” fa sentire meno sciocchi a dire certe cose; inoltre se tu che leggi ti trovi nella mia stessa situazione, allora sappi che non sei in questo “dilemma” da solo. Ho quindi deciso di ricominciare a scrivere per districare la matassa di pensieri che questo momento storico / sociale mi mette in testa. Per fare chiarezza, per sfogarmi. Per avere uno spazio dove semplicemente esprimere in modo chiaro quello che penso. Ma anche in modo non chiaro, in modo caotico. Se avessi chiaro tutto quello che voglio esprimere non sarebbe una massa da districare, ma un filo chiaro da seguire, che è proprio quello che non ho, quantomeno non sempre.</p>

<p>Le vicende delle ultime settimane a partire dalla chiusura di A/I mi ha fatto riportato molto a riflettere sull&#39;importanza di riprendersi gli spazi, non solo quelli pubblici, quelli nella vita fisica, ma anche gli spazi digitali che nascono liberi e tali dovrebbero rimanere. Nella vita io lavoro come programmatore, e nella mia testa fare questo mestiere è legato molto più al mutuo aiuto, costruzione condivisa, informazione condivisa che non alla costruzione dell&#39;ennesima startup orientata alla costruzione di più capitale. Per questo ho pensato/deciso intanto di ricominciare dal riprendere dello spazio digitale e usarlo per decostruire e ricostruire il mio pensiero. Per reclamare dello spazio libero di espressione lontano da tutta quella finta libertà che viene venduta sui canali mainstream.</p>

<p>Di cosa parlerò? Possibilmente di tutto quello che mi passa per la testa che ha bisogno di uno sfogo, dalla questione poc&#39;anzi citata della chiusura di A/I, del senso talvolta di impotenza davanti le spregiudicatezza di una superpotenza come gli USA che pensano di poter fare nel mondo quello che vogliono insieme al supporto dello stato genocida di Israele. Parlerò di turbocapitalismo, di come siamo costretti a correre di continuo e a deperirci per un sistema che ci sfrutta tutti, magari anche di qualche spunto o riflessione sul rallentare. Parlerò di banalissima politica, che riesce a mandare a rotoli un paese ricco di realtà sane che magari vorrebbero emergere ma vengono schiacciate da meccaniche repressive, retrograde e / o fasciste. Parlerò di tante cose, almeno questa è la mia intenzione, il mio prologo. Non lo farò in modo regolare, lo farò quando ne avrò voglia, quando ne sentirò il bisogno.</p>

<p>Voglio reclamare il mio spazio per esprimere e palesare cose che sicuramente sono state dette da altre mille persone, cose che sono ovvie per chiunque leggerà probabilmente.</p>

<p>Voglio poter esprimere in parole la rabbia, che in molti proviamo, ognuno a suo   modo ognuno col suo sentire.</p>

<p>Voglio dire tutto questo a modo mio, a costo di essere banale.</p>

<p>In fondo questo spazio non è fatto per intrattenere nessuno, è fatto per sbrogliare i miei pensieri, come scrivere a uno specchio. Se però, a rileggere queste parole non ci fossi solo io, ma tu, che stai leggendo sei una terza persona, benvenut* spero troverai qualcosa di interessante, fosse anche solo uno spunto per cominciare anche tu a sbrogliare i tuoi pensieri.</p>

<p>Ci sentiamo la prossima volta.</p>

<p>G.</p>
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      <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 15:39:25 +0000</pubDate>
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