E' da giorni che meditavo di scrivere qualcosa, legato al linguaggio e la parola. Ma sono stato parecchio impegnato e senza molta voglia di scrivere. Quindi rimanderò ancora l'argomento a quando sarò più “ispirato”.

Penso invece di parlare di quello che mi sta maggiormente interessando in questo periodo: il radiantismo e il diventare radioamatore. Ho sempre guardato a questo ambiente con una certa curiosità, ma il tutto finiva lì: non ero molto interessato a studiare elettrotecnica, e pensavo che ci fosse altro per cui valesse la pena spendere tempo ed energie. Nelle ultime settimane, però, attraverso l'applicazione Zello, sono entrato in contatto con un gruppetto di radioamatori (ed aspiranti tali), e attraverso tale esperienza ho compreso che l'ambito del radiantismo è affascinante, ed è un modo per coltivare un hobby e conoscere gente nuova. Un modo per evadere dalla solita routine quotidiana, insomma. Ho pensato che valesse la pena provare a prendere la patente da radioamatore, ho espletato tutta la parte burocratica che riguarda la documentazione da presentare, e i relativi pagamenti da fare, e adesso sono in attesa che il MISE, attraverso il suo ispettorato del Lazio e Abruzzo, si faccia vivo e comunichi la data del fatidico esame. Adesso è tempo di studiare.

Per me, che non ho mai studiato nulla di elettrotecnica, radio, fisica e compagnia bella, è una sfida non da poco. Anche in considerazione del fatto che ho sempre avuto una certa avversione per la matematica, l'algebra e tutte quelle discipline che hanno a che fare con i numeri. Sto provando a seguire un corso online, grazie al quale sto acquisendo delle importanti nozioni in tal senso. Ma la strada è ancora lunga, essendo io per natura abbastanza scostante e pigro, se qualcosa mi viene “imposta” ed inizia a diventare un “obbligo”, più che un “piacere”. Ma è vero anche non tutto, in qualsiasi frangente della vita, può piacere, e a qualche risultato bisogna pur arrivare; è fisiologico quindi dover accettare anche quello che non piace e certe occupazioni più o meno “gravose”.

Questo impegno che mi sono preso, insieme a quello dello studio della LIS (Lingua dei Segni Italiana), che ho iniziato nel dicembre dello scorso anno, è un “di più” rispetto agli altri che già ho. Ma sento che, anche se non dovessero portarmi a nulla di “concreto”, mi stanno aiutando nell'autostima: sento che portare avanti queste attività mi stiano aiutando a comprendere che, se voglio, sono in grado di portare avanti degli obiettivi e senza che, per forza, debba esserci un “tornaconto” o chissà quali traguardi: anzitutto per il piacere di fare qualcosa di diverso dal solito, un pò lontano dal solito “mainstream” della storia contemporanea. O almeno, lo è certamente per me; ed è vero soprattutto se paragonato al contesto culturale, familiare e sociale da cui provengo e dove vivo. Quindi credo che, se anche ci possano essere numerosi momenti di scoraggiamento, seguiti dai classici “machimel'hafattofare”, penso che certe passioni aiutano a sentirsi vivi e “vitali”. Sono il motore che aiutano a non accontentarsi, a “spingersi oltre”, a provare nuove esperienze e a conoscere nuove realtà, a cui neppure lontanamente si pensava di poter appartenere, anche solo con l'immaginazione.

Credo che sia meglio che mi fermi qui. Magari ne riparlerò un altra volta.