Dentro l’economia dei database

L’uomo nel database: come siamo diventati la vera materia prima dell’era digitale. Ogni giorno lasciamo tracce, generiamo informazioni, alimentiamo sistemi che registrano abitudini, desideri, spostamenti, relazioni. Non produciamo soltanto contenuti: produciamo dati. Nell’economia contemporanea il valore non nasce più soltanto dagli oggetti o dai servizi, ma dalla capacità di raccogliere, analizzare e monetizzare flussi informativi. In questo scenario l’essere umano rischia di ridursi a risorsa estrattiva, elemento grezzo di un processo industriale invisibile che trasforma comportamenti in previsioni e previsioni in profitto. L’identità digitale non è più una semplice estensione della persona, ma un doppio costantemente aggiornato, misurato e ottimizzato. Ogni clic diventa segnale, ogni pausa uno schema, ogni preferenza un indicatore di consumo. Il punto non è demonizzare la tecnologia, che resta uno strumento straordinario di conoscenza e connessione, ma comprendere la logica che la governa: un modello fondato sull’attenzione come moneta e sulla profilazione come infrastruttura. Quando l’esperienza viene filtrata da interfacce progettate per catturare tempo e reazioni, la libertà si sposta dal fare al reagire. In questa trasformazione silenziosa la persona rischia di coincidere con il proprio tracciato digitale, mentre la complessità dell’esistenza si appiattisce in categorie statistiche. Ripensare il nostro rapporto con i dispositivi significa allora ripensare la nostra ontologia quotidiana: siamo utenti passivi o soggetti consapevoli? Possiamo abitare la rete senza esserne assorbiti? Recuperare intenzionalità nell’uso della tecnologia è un gesto culturale prima ancora che tecnico. Significa scegliere quando essere connessi e quando sottrarci, quando condividere e quando custodire, quando delegare agli algoritmi e quando rivendicare la decisione. Nell’epoca del database globale la vera rivoluzione non è l’innovazione incessante, ma la consapevolezza critica. Se l’uomo è diventato materia prima dell’ecosistema digitale, può ancora decidere di non essere soltanto questo: può tornare a essere autore del proprio tempo, interprete dei propri dati e non semplice fornitore inconsapevole di valore.

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