Collasso. L'Italia e l'Europa ad un passo dal baratro.

Il Covid19 ha messo a nudo tutte le contraddizioni e le debolezze della nostra società. Sono bastate poche settimane per trasformare la nostra Nazione in una cloaca di isteria e individualismo. Certo tanti stanno combattendo in prima linea per contrastare la diffusione del virus, altri nel privato della propria dimora cercano di rincuorare i propri cari, di badare ai propri figli, di dare un piccolo contributo a rallentare la diffusione di questo morbo. Il punto purtroppo non sono gli sforzi immensi che si stanno compiendo e non sono neppure gli assalti ai supermercati o alle farmacie. Il punto non è neppure la fuga dalla Lombardia di centinaia, forse migliaia di persone verso il Sud. Il punto è che il nostro sistema istituzionale sta collassando su se stesso, nessuno se ne accorge e nessuno fa niente per impedirlo. Il punto è che una nuova crisi economica potrebbe esplodere e non saremmo nelle condizioni di affrontarla. Nonostante tutti ormai sappiamo che di per sé il nuovo coronavirus non sia estremamente letale, è oramai sempre più chiaro che ciò che fa veramente la differenza tra la vita e la morte è la possibilità di accedere prontamente a cure mediche di qualità. Queste ultime purtroppo come ogni cosa di valore è estremamente limitata ed in questo momento ciò è più che mai evidente. Ce la si potrebbe prendere con la classe dirigente nazionale e regionale, che ha progressivamente ridotto il numero di posti letto a fronte di una popolazione sempre più anziana e bisognosa di cure, ma non è questo il momento. Sul punto ci sarà una resa dei conti, ma solo quando la tempesta sarà passata. Prima o poi infatti questa crisi passerà, ma il punto nodale della questione è cosa si lascerà alle spalle. Ad oggi infatti l’economia è quella maggiormente colpita dal virus. L’Italia non è la Cina, la sua struttura macro e micro economica è estremamente ramificata sul territorio ed estremamente dipendente dall’export e dal turismo. Attività non particolarmente indicate in periodo di pandemia. Non è un segreto: la domanda interna è da anni stagnante. Le imprese si basano quindi sulla domanda straniera e se a ciò aggiungiamo una spiccata interconnessione delle catene produttive a livello europeo e globale ecco che emerge il quadro di insieme, per niente tranquillizzante. Stiamo camminando a grandi passi verso la fase acuta del contagio in tutto l’Occidente. La diffidenza verso le merci italiane si diffonde, mentre la continuità produttiva è messa a repentaglio dalle scelte del Governo. Certo è sacrosanto limitare il contagio, ma bisognerebbe fare qualcosa per evitare il collasso economico del paese. L’apertura dei cantieri, le Grandi Opere non sono la risposta ai nostri problemi. E’ necessario un intervento radicale per fare fronte all’emergenza. Di opzioni ce ne sono tante: la sospensione di tutti i tributi, il ricorso a maggior deficit, il commissariamento di interi settori produttivi. Sarebbe indispensabile creare linee logistiche con gli altri paesi europei per consentire lo scambio in sicurezza di beni, ma anche di materiale medico e medicinali. Ci troviamo in un’emergenza, dovremmo iniziare a reagire adeguatamente. C’è un estremo bisogno di chiarezza e di visione di insieme e purtroppo ce n’è penuria. A livello nazionale, il regionalismo sta ingolfando la gestione della crisi sanitaria ed economica. Non c’è una vera catena di comando ed ogni governatore va per conto suo. A livello europeo, l’isolamento dell’Italia è sempre più evidente, così come il probabile avvitamento della situazione finanziaria. In una sola parola: caos. Sotto i nostri occhi si sta dipanando senza troppe cerimonie una pietra miliare della Storia. L’infinitamente piccolo sta mettendo in crisi finanche il civilizzato Occidente. L’epidemia sta mostrando tutto il meglio e il peggio dell’homo oeconomicus. Ci eravamo così assuefatti alla pace, al c.d. “progresso”, che ci eravamo convinti che la stessa morte fosse un’eco distante. Un avvenimento remoto da esorcizzare. Ora che la stabilità artificiale e rarefatta che ci eravamo costruiti sta scricchiolando ci rendiamo conto di quanto le nostre società così avanzate siano così vulnerabili. E’ bastato un virus neppure così tanto letale a far serpeggiare il panico e lo scoramento, soprattutto e purtroppo tra i governanti. Mancano i nervi saldi e manca un centro decisionale unitario. Mancano solidarietà e collaborazione. Domani Lunedì 09.03.2020 inizia una nuova settimana e un nuovo ciclo della Storia nazionale ed europea. Si respira aria di crisi e questo in Italia ha sempre significato una cosa: Governo tecnico, del Presidente et similia. D’altronde Mario Draghi è da poco disoccupato e le borse europee sono in rosso fisso da settimane. Lo spread salirà, i trader finanziari si renderanno conto che la bolla speculativa che fino ad oggi ha continuato a far salire gli indici di borsa potrebbe esplodere. I tassi di interesse negativi che fino ad oggi le banche nazionali di tutto il mondo hanno tenuto bassi per invogliare gli investitori a continuare ad acquistare potrebbero dimostrarsi in fin dei conti pillole omeopatiche contro il cancro. In quel caso nessun paese sarebbe al sicuro. Nel 2008 la crisi partì dalla bolla speculativa dei mutui sub prime, nel 2020 la crisi potrebbe partire dalla consapevolezza che senza la costante e continua iniezione di liquidità da parte delle Banche Centrali il mercato semplicemente non può andare avanti. Non c’è abbastanza denaro in circolo, perché mai come prima d’ora chi lo detiene lo tesaurizza, immobilizzandolo. Tutte le imprese anche quelle bancarie sono a corto di liquidi. Non c’è cash nelle borse, ci sono solo titoli di stato, debito (pubblico). In fondo, la guerra commerciale di Trump aveva fatto già intravedere lo spettro della crisi. Il coronavirus gli ha dato concretezza, bloccando per settimane il cuore pulsante della manifattura mondiale: la Cina. Xi Jinping sta cercando disperatamente di far ripartire la produzione, ma non è detto che ce la faccia in tempo. E’ anzi possibilissimo che l’acuirsi dell’epidemia nel resto del mondo blocchi le catene produttive in Occidente. Insomma siamo in bel pasticcio. Potremmo trovarci all’inizio di un nuovo maelstorm finanziario. L’epicentro potrebbe essere proprio la vecchia Europa, dannatamente divisa e con istituzioni lente e poco reattive. Si salvi chi può.