La Sinistra riparta dall’Erasmus

Che le Sardine fossero dei centristi mascherati da socialisti, non era un mistero. La loro strategia è stata quella di fare leva sul dissenso di alcuni elettori nei confronti di una certa politica, rappresentata da Salvini in primis, per affermarsi come soggetto politico autosufficiente, giovane e, soprattutto, moderato.

L’interlocutore perfetto per un centrosinistra zingarettiano, voglioso di reinventarsi, magari in un movimento/partito oltre il PD. Le Sardine sebbene si fossero presentate come l'alternativa al populismo sovranista, di fatto non hanno fatto altro che divenire la terza gamba della sinistra liberal.

Quella stessa sinistra che ha rinnegato un'autentica prospettiva socialista nella convinzione che dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell'Urss, la bandiera rossa fosse stata ammainata per sempre, che la storia si fosse arrestata e che la democrazia atlantica avesse definitivamente vinto.

Una sinistra pavida, asservita allo status quo, volta al perseguimento dei soli diritti civili, totalmente dimentica di quelli sociali e complice dell'europeismo ordo-liberista che ha bloccato (si spera non definitivamente) il processo di democraticizzazione dell'UE, con tutte le conseguenze che ciò ha comportato.

Le Sardine sono figlie di questa prospettiva, quella dell'homo oeconomicus di Clinton e di Obama alla sua massima espressione: smart, cosmopolita, politically correct e soprattutto perfettamente a suo agio nel sistema produttivo capitalista.

Dopo la vittoria in Emilia, la saldatura tra la “sinistra” istituzionale e il direttivo del movimento ittico si è consolidata. Come confermano sia l’incontro, poi in parte rinnegato, con Benetton, che gli screzi degli ultimi giorni con il M5S. E' in questo clima che è iniziato il dialogo con tutti i ministri del Governo Conte, da cui però non è emerso ancora nulla di concreto, a parte le polemiche.

La querelle più rilevante è quella legata all'istituzione di un Erasmus tra Nord e Sud, al fine di consentire a tutti gli studenti universitari e liceali di trascorrere un certo lasso di tempo in un’altra regione: apriti cielo. L'idea, in sé non peregrina, ha fatto storcere il naso a molti. D'altronde dietro di essa sembrano non esserci delle reali proposte politiche. E' questo il problema.

Certo sarebbe sicuramente piacevole consentire questo tipo di interscambio, ma ciò permetterebbe di risolvere il divario Nord-Sud? Come verrebbe implementato? Come dovrebbe essere finanziato? Non è dato saperlo.

I portavoce del movimento di Mattia Santori, forse anche per smorzare le critiche che piovevano sia da destra che da sinistra, hanno a più riprese sottolineato come lo scambio studentesco fosse solo una delle tante idee sul tavolo; che con il ministro del Sud il colloquio fosse durato più di due ore; che altri colloqui sarebbero stati tenuti; che presto tutto sarebbe stato sintetizzato in un unico piano programmatico.

Ennesima dichiarazione piena di parole apparentemente pregne di significato, ma che sembrano nascondere un certo grado di vacuità concettuale.

La notizia nella sia brutale semplicità è la seguente: le Sardine hanno parlato con chi di dovere, ma l'unica proposta che è stata ritenuta meritevole di menzione davanti alle telecamere è stata quella di un Erasmus entro i confini nazionali, oltre che un generico riferimento al Green New Deal (si suppone a livello europeo).

Quando, come era prevedibile, l'ira cibernetica si è manifestata, Santori & co. sono corsi ai ripari, cercando di ridimensionare la questione e dando la colpa a come la notizia fosse stata riportata.

In altre parole, la colpa non è la loro carenza di contenuti o quanto meno la loro incapacità di esprimere al meglio le proposte discusse con il Governo; la colpa è dei giornalisti e degli avversari politici che hanno semplificato le loro proposte, riducendole a uno slogan; la colpa è dei troll e degli haters che si sono permessi di mettere in discussione il ruolo che questo tipo di progetto potrebbe avere sul miglioramento delle sorti degli studenti italiani.

A questo punto, non resta che attendere il nuovo piano programmatico e tutti i suoi effetti salvifici, ma lo scetticismo resta, perché una cosa è certa:

Nessuno porrà queste questioni perché ciò richiederebbe uno sforzo eccessivo, incompatibile con l’idea di snap politics che si è diffusa tra tutti i personaggi che popolano il sottobosco politico italiano, tra cui ritroviamo anche le Sardine, che forse ne rappresentano la più fulgente manifestazione (dopo Salvini, ovviamente).

Le proposte politiche vengono condensate in spot elettorali di pochi secondi, facendo ampio ricorso a frasi ad effetto e slogan. Questo ha condotto e conduce ancora all’impoverimento del dibattito e alla sua polarizzazione. Ad esserne danneggiate sono le istituzioni democratiche, che anziché strumenti di dialogo (anche acceso), si trasformano in clave per distruggere i propri avversari.

Prevale allora la demagogia da social network, che magari ottiene tanta visibilità e riesce a smuovere le masse, ma che alla prova dei fatti risulta essere piuttosto inconcludente, perché legata ad un clima di campagna elettorale permanente e alla convinzione che gli elettori siano asini lobotomizzati, incapaci di comprendere pensieri complessi.

E’ questa impostazione di fondo il cancro della democrazia moderna, che sottende un clima di profonda sfiducia reciproca tra sistema politico e elettorato. Nonostante le apparenze, c’è una crisi profonda in corso da tempo e ciò si traduce a Destra nella spiccata tendenza ad individuare l’ “uomo forte” e a Sinistra nel malcelato concetto di superiorità antropologica, che anima alcune forze politiche “progressiste”, completamente alienate dalla realtà e dai bisogni dei cittadini.

La vicenda delle Sardine non è che l’ennesima dimostrazione di tutto ciò.

In particolare, dopo vent’anni di berlusconismo, la cd. sinistra si ritrova sempre più al centro, sempre più lontana dai bisogni delle persone reali, sempre più prigioniera della sua retorica, ieri incentrata sull’antiberlusconismo, oggi sull’antisalvinismo.

In questo contesto ci si può davvero sorprendere che l’astensionismo sia il primo partito in Italia e che il consenso elettorale sia estremamente evanescente? Si può davvero biasimare chi deride Santori per questa idea dell’Erasmus?

Forse sarebbe il caso per Zingaretti di fare i conti con la realtà e costruire delle proposte concrete, rompendo la dialettica sloganistica e iniziando a parlare effettivamente con le persone. Che Utopia!

Che la sinistra riparta dall’Erasmus allora! Che si schianti contro il muro del dissenso elettorale filosalviniano, cantando vittoria! Si continuino ad inseguire i cavalli di battaglia degli altri partiti politici e a dare legittimità politica a movimenti come le Sardine, vivissime nelle piazze e sui social, ma assolutamente assenti nelle urne.

Comunque vada sarà un successo.