Lasciati soli (o quasi) Niente taglio dei tassi dalla Bce. Ira del Quirinale. FTSE MIB in profondo rosso.

L’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione. Queste sono le parole al vetriolo di Mattarella, affidate ad una nota ufficiale del Quirinale. Si tratta di parole che continueranno ad echeggiare nelle prossime settimane. Si tratta di un’accusa neppure troppo velata di attendismo, se non addirittura di mala fede da parte del Capo di Stato di uno dei Paesi Fondatori all’istituzione più importante (e meno democratica) di tutta l’Unione Europea: la BCE, nella persona della sua Presidentessa, Christine Lagarde. In una conferenza stampa quest’ultima ha infranto tutte le aspettative che si erano formate sull’atteso intervento della Banca Centrale Europea. Molti, soprattutto in Italia si aspettavano un ulteriore taglio dei tassi di interesse, ma le loro aspettative sono rimaste deluse. Perché tagliare i tassi era così importante? Perché tassi molto bassi o addirittura negativi permettono alle banche centrali di ottenere prestiti molto vantaggiosi dalla Bce, che così riesce indirettamente ad iniettare liquidità nell’economia reale attraverso l’accesso al credito da parte degli imprenditori. In altre parole, le banche centrali nazionali prendono in prestito denaro da parte della Bce e provvedono poi a distribuirlo tra le banche commerciali, che a loro volta lo prestano ai cittadini. Tramite questi ultimi quindi il denaro della Bce arriva nell’economia reale contribuendo a sostenere gli investimenti e i consumi. Il problema è che in questa catena di distribuzione del cash qualcosa va sempre storto. Viviamo in un ossimoro: tra le banche e le istituzioni finanziarie circola una quantità oscena di danaro, tra i comuni mortali ce n’è costantemente penuria. E’ evidente che tutta questa ricchezza venga dispersa nel momento in cui dalle singole Banche Centrali nazionali il flusso passa a quelle commerciali, ma il perché e il come restano un mistero. Probabilmente ne parleremo dopo lo scoppio della prossima bolla speculativa, quando ci chiederemo come fosse stato possibile non accorgersi della tempesta in avvicinamento. Al netto di quello che accade nell’alta finanza il sistema produttivo europeo sta lottando da anni con il Problema, quello che prima o poi qualsiasi economia capitalistica avanzata si trova ad affrontare: la stagnazione dei consumi, la carenza della domanda di mercato. Senza consumatori non si possono vendere prodotti e se non si vendono prodotti si inizia ad arrancare, senza più riuscire ad accedere al credito. Alla fine si va in crisi e se non interviene lo Stato con i soldi dei contribuenti, non si va più avanti. E’ evidente che il “lasser faire” vale solo se il Pil è in salita e non quando è in picchiata. Questo è lo scenario ed è in questa prospettiva che vanno interpretati tutti gli interventi che la Bce, ma anche la Fed americana hanno realizzato. Sono state queste misure ed in particolare il quantitive easing, che hanno permesso di salvare dal default tutta l’eurozona all’indomani della crisi del 2008. In quell’occasione, Mario Draghi pronunciò la famosa frase “whatever it takes” e probabilmente fu anche la sua scelta comunicativa a consentire di superare quei momenti concitati. Nonostante tutte le frasi fatte sulle mani invisibili e sulla razionalità del mercato, alla fine spesso tutto si riduce ad un’oculata strategia comunicativa. Lagarde si è dimostrata attendista, non ha voluto urlare con chiarezza quello che i mercati si volevano sentir dire, anzi se è possibile ha fatto di peggio gli ha detto la verità. La diffusione del coronavirus avrà un “impatto economico significativo”, costituendo “un grande shock alle prospettive di crescita”. “Non siamo qui per ridurre gli spread, non è la funzione della Bce” “Quando il mio predecessore e amico Mario Draghi ha lasciato la Bce, ho detto in un’intervista che speravo di non dover mai fare un ‘whatever it takes” e “non è nei miei piani passare alla storia per un ‘whatever it takes numero due”. Insomma tira aria di bufera nelle alte sfere e gli investitori se ne sono accorti. In fondo oggi come oggi il mercato è un tossicodipendente, le costanti iniezioni di liquidità sono le sue dosi e la crisi finanziaria la sua astinenza. Il risultato è stato un bel -16.96% del FTSE MIB, il peggior risultato della storia. Troppe parole, pochi fatti: il cancro dell’UE. Assieme ovviamente alla mancanza di un collante nazionale effettivo. Diciamoci la verità quello tra i paesi europei è stato un matrimonio di convenienza per fare affari e per ridurre al minimo le frizioni commerciali, che tendono spesso a tradursi in guerre finanziarie e quindi in guerre vere e proprie. A parte questo, però, le comunità nazionali restano ben compatte e molto poco inclini a farsi carico dei problemi altrui. E’ forse un caso che Francia e Polonia abbiano deciso di contingentare tutte le medicine, i macchinari e finanche le mascherine. Questi beni non possono uscire dai territori nazionali. Per loro Schengen è stato già sospeso da un po’ evidentemente. Ogni Paese europeo va per conto suo e pensa esclusivamente al proprio benessere e alla propria sopravvivenza. Le parole della Lagarde dimostrano che anche all’interno della Bce evidentemente molti valutano più prezioso il fair play finanziario rispetto al benessere della popolazione ad oggi più colpita dal Covid-19, quella italiana. Nonostante le belle parole di Ursula Von der Leyen, nonostante una sospensione de facto del Patto di Stabilità, siamo rimasti soli e se non fosse stato per la Cina, saremmo rimasti totalmente isolati.