I pilastri della spiritualità moderna

Quando si parla di spiritualità, uno degli equivoci più diffusi è confonderla con un sistema di credenze, come se fosse un insieme di idee a cui aderire o verità da accettare. In realtà, la spiritualità autentica non chiede di credere in qualcosa, né di sostituire una fede con un’altra. Chiede qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, più impegnativo: fare esperienza diretta. Una credenza è un’idea accettata come vera perché ci è stata insegnata, perché l’abbiamo letta o perché qualcuno ritenuto autorevole l’ha affermata. Un’esperienza, invece, è qualcosa che accade e che può essere osservato in prima persona. La differenza è sostanziale. Credere significa aderire mentalmente a un concetto; fare esperienza significa sentire, percepire, accorgersi di ciò che succede dentro e fuori di noi. In questo senso, la spiritualità non è un insieme di dogmi, regole o verità assolute, ma un processo di esplorazione interiore continuo, vivo, personale. Quando la spiritualità si riduce a una credenza, diventa fragile, perché dipende da ciò che si è letto, da ciò che si è sentito dire o da ciò che qualcun altro ha insegnato. Basta un dubbio, un’informazione contraria o una delusione per farla vacillare. Quando invece la spiritualità è esperienza, diventa stabile, perché nessuno può toglierti ciò che hai visto con chiarezza dentro di te. Questo approccio rende la spiritualità accessibile anche a chi si definisce razionale, scettico o poco incline alla fede. Non serve credere. Serve osservare. Osservare la mente mentre produce pensieri, il corpo mentre reagisce agli stimoli, le emozioni mentre emergono nelle situazioni quotidiane. Nel linguaggio tecnico, questa capacità di osservazione si chiama consapevolezza: la facoltà di notare ciò che accade, momento per momento, senza giudicarlo e senza identificarvisi automaticamente. La spiritualità intesa come esperienza non promette illuminazioni improvvise, stati estatici o soluzioni magiche. Promette qualcosa di molto più concreto e trasformativo: lucidità. La capacità di vedere le cose per come sono, dentro e fuori di noi. E la lucidità, nella vita moderna fatta di rumore, accelerazione e distrazioni continue, è già una forma profonda di libertà. Non si tratta di credere a nuove idee, ma di vedere con maggiore chiarezza. Non di accumulare concetti, ma di fare spazio all’esperienza. Non credi: vedi. Ed è esattamente da lì che inizia ogni trasformazione reale.

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