Le zone d'ombra dell'economia
Ci sono parole che, più che spiegate, vengono evitate. Signoraggio bancario è una di queste. Non perché sia indicibile, ma perché sta su una linea sottile: quella che separa l’economia tecnica dal potere, la contabilità dalla politica, la trasparenza dalla complessità. E quando qualcosa è complesso, il mistero nasce quasi da solo. Storicamente il signoraggio era semplice da capire. Il sovrano coniava monete, ne garantiva il valore e tratteneva la differenza tra il costo di produzione e il valore nominale. Tutto alla luce del sole. Nessun segreto, nessuna cospirazione. Era il prezzo del potere monetario. Oggi però la moneta non è più metallo. È fiducia. È scrittura contabile. È un numero che appare su uno schermo. E quando la moneta smette di essere tangibile, anche la sua comprensione diventa meno immediata. Nel sistema moderno, la creazione di moneta è affidata alle banche centrali e, indirettamente, alle banche commerciali. Le prime emettono base monetaria, le seconde creano moneta bancaria attraverso il credito. Questo non è un segreto: è dichiarato apertamente da istituzioni come la Banca Centrale Europea e dalla Bank of England nei loro documenti divulgativi. Eppure, nonostante sia scritto nero su bianco, pochi lo sanno davvero. Quando una banca concede un prestito, il denaro non viene “spostato” da un altro conto: viene creato come scrittura contabile. In quel momento nasce nuova moneta. Ma nasce anche un debito. E questa simmetria è fondamentale, anche se spesso viene ignorata nel dibattito pubblico. Qui il mistero inizia a farsi interessante. Perché se ogni euro creato è anche un euro dovuto, il sistema non vive di ricchezza, ma di equilibrio. O di squilibrio. E lo squilibrio, nella storia economica, non è mai stato un dettaglio. Il signoraggio delle banche centrali esiste, ma non è un bottino occulto. I profitti derivanti dall’emissione monetaria, al netto dei costi, vengono redistribuiti agli Stati. Non è qui che si nasconde il “trucco”, se trucco vogliamo chiamarlo. La vera zona grigia è altrove: nel fatto che la moneta nasce come debito, e che l’intero sistema economico si regge sulla capacità di rinnovare continuamente quel debito. Crescita, inflazione, tassi d’interesse: tutto ruota attorno a questo meccanismo. Non è un complotto. È un’architettura. E come tutte le architetture, favorisce chi la conosce bene e lascia spaesati gli altri. Un altro punto spesso frainteso riguarda lo Stato. Molti sostengono che lo Stato potrebbe “creare moneta senza debito”. In realtà, nella maggior parte dei sistemi moderni, gli Stati hanno rinunciato alla piena sovranità monetaria. È una scelta storica e politica, non un inganno nascosto nei bilanci. Ma ogni rinuncia ha un costo. E quel costo si manifesta sotto forma di interessi, vincoli di bilancio, dipendenza dai mercati finanziari. Qui non c’è mistero esoterico, ma una domanda legittima: chi decide davvero le regole del gioco? Il problema del signoraggio, quindi, non è tanto chi guadagna, quanto chi decide. Chi stabilisce quanta moneta serve, a che prezzo, e per chi. Domande che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico, perché non producono slogan semplici. Eppure sono le uniche che contano. Il fascino oscuro del signoraggio nasce proprio da questo silenzio. Non dal segreto, ma dalla mancanza di educazione economica. Quando i meccanismi non vengono spiegati, qualcuno li riempie di fantasie. E il mistero diventa mito. Fare divulgazione significa riportare luce dove altri preferiscono ombre, senza trasformare le ombre in mostri. Capire come funziona la moneta non rende il sistema meno discutibile, ma lo rende finalmente criticabile sul serio. Perché il vero potere non è creare denaro. È far credere che nessuno possa capire come funziona. E questo, per un blogger, è un mistero che vale la pena svelare.
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