Stati d'animo
Chi vive in uno stato di frustrazione profonda spesso non è realmente alla ricerca di soluzioni, ma di conferme. Conferme che diano coerenza al dolore, che legittimino una visione del mondo costruita nel tempo e che permettano di restare fedeli a una narrazione interiore già consolidata, anche quando questa diventa una gabbia. Cambiare significherebbe mettere in discussione anni di convinzioni, e non tutti sono pronti a farlo. In questo scenario, la serenità altrui diventa una presenza scomoda. Non perché sia ostentata, ma perché mette in crisi il racconto che si è scelto di abitare. La luce, quando appare, non accusa: semplicemente rivela. E proprio per questo può risultare destabilizzante. La pace smaschera contraddizioni, apre domande, mostra possibilità che richiederebbero responsabilità e coraggio. Queste persone non cercano davvero di sottrarre la felicità agli altri. Cercano piuttosto una prova che quella felicità non sia autentica, che sia fragile, temporanea o illusoria. Dimostrare che nulla funziona davvero diventa un modo per sentirsi nel giusto. Così, spegnere l’entusiasmo altrui si trasforma in una strategia di difesa: se nessuno sta bene fino in fondo, allora il proprio malessere appare più giustificato. Portare gli altri allo stesso livello di amarezza rende la propria prigione emotiva più abitabile, meno solitaria. In questo contesto, proteggere il proprio spazio emotivo non è un atto di chiusura, ma di lucidità. Non è egoismo, è consapevolezza. Significa riconoscere i propri limiti, capire dove finisce l’empatia e dove inizia l’auto-sabotaggio. Scegliere chi nutre, chi espande, chi sa camminare nella stessa direzione diventa una forma di rispetto profondo verso se stessi. Le apparenze, spesso, confondono. Chi si presenta come fragile o bisognoso non sempre cerca un incontro autentico; a volte cerca solo uno specchio che rifletta il proprio dolore. Questo non rende il dolore meno reale, ma chiarisce che non tutto può essere accolto, e non tutto deve essere condiviso. La vera profondità sta nel discernimento. Nel saper restare aperti senza essere invasi, disponibili senza essere svuotati, presenti senza perdersi. Sta nel comprendere che la serenità non va spiegata né difesa: va custodita. Perché una luce stabile non ha bisogno di convincere nessuno. Esiste, e questo basta.
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