Tanti libri pochi lettori
In Italia si pubblicano oltre 80.000 novità l’anno. In una libreria media significa anche 200 nuovi titoli al giorno che chiedono attenzione, spazio, recensioni, lettori. Eppure i lettori forti diminuiscono, e quelli occasionali leggono uno o due libri l’anno. La domanda allora non è solo “perché si legge poco?”, ma: perché si pubblica così tanto e si legge così poco? Ogni giorno combattiamo contro notifiche, serie TV, podcast, social, lavoro. Il libro non è più l’unico strumento di intrattenimento o conoscenza. È uno tra tanti. Il tempo di lettura è diventato un tempo “residuo”. Se resta energia, si legge. Se no, si scrolla. Non è solo un problema culturale: è un problema di attenzione. Molti italiani associano la lettura all’obbligo. Riassunti. Analisi del testo. Parafrasi. Pochi ricordi felici, molte pagine “da fare”. Se la prima esperienza con i libri è una verifica, non una scoperta, qualcosa si rompe. Non è la mancanza di intelligenza. È la mancanza di piacere. Entrare in una libreria oggi può essere disorientante. Pile di novità. Copertine gridate. “Il caso editoriale dell’anno”. “Il thriller che vi terrà svegli tutta la notte”. Ma tra 200 nuovi titoli al giorno, quanto resta davvero? La vita media di un libro sugli scaffali è brevissima. Se non vende subito, sparisce. Il mercato premia la velocità, non la profondità. Molti editori pubblicano tanto perché il sistema lo richiede: – più titoli = più probabilità di bestseller – più novità = più visibilità – più rotazione = più spazio Ma così si crea rumore e nel rumore, il lettore si stanca. La sensazione diffusa è: “Non so cosa scegliere”. E quando la scelta è troppa, spesso si sceglie di non scegliere. Attenzione: gli italiani leggono eccome. Leggono post, newsletter, articoli online, chat, manuali, thread, blog. Leggono frammenti. Il libro, invece, richiede immersione. Richiede lentezza. Richiede silenzio. E il silenzio oggi è un lusso. Non mancano i libri. Mancano: Comunità di lettura vive e accessibili, librerie di quartiere che consigliano, non solo vendono, narrazioni che facciano sentire la lettura come esperienza condivisa. E forse manca anche una cosa più semplice: parlare di libri senza snobismo. Leggere non deve essere una gara. Non è un segno di superiorità morale. È un atto intimo, personale, libero. Forse il problema non è che in Italia ci sono più libri che lettori. Forse il problema è che i libri cercano lettori, ma i lettori sono pochi. E quando un libro intercetta un bisogno reale, funziona. Sempre. Non servono 200 titoli al giorno. Ne basta uno giusto.
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