CAMMINANDO per strada, questioni pratiche, testa bassa, spalle chine, sguardo schivo. Non saluto. Dimentico di dare le carezze di quartiere, quotidiane fra vicini. Occhiali da sole, anche d'inverno, anche di notte. Matta. Mascherina fatta in casa, fazzoletto bianco, carta assorbente, strappata. Incrocio chi la porta in faccia di un nero raffinato, come a dire, non finirà. La precarietà dell'usa e getta, sulla mia, contesta; illusione di una speranza, disperata. Risate allo specchio, in ascensore: una foto che non faccio, che nulla resti di tangibile. Ferite a parte. Ovattata e in bolla, tra un vado! e l'altro colpita da dolorosi flash, di un antico amato girovagare, senza meta. Cari percorsi d'improvvisata curiosità, tra librerie, caffè, giornali e mazzolini di gelsomini profumati. Ossessivo richiamo notturno di correre a ballare, fino allo stremo dello stremo, per non marcire. E cioccolata, prima di dormire.