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    <title>Ruas MI</title>
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    <pubDate>Wed, 14 Oct 2026 06:23:22 +0000</pubDate>
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      <title>numero #2</title>
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      <description>&lt;![CDATA[numero #2&#xA;&#xA;LeTormenta&#xA;&#xA;LeTormenta&#xA;&#xA;I LeTormenta sono stati uno dei gruppi punk hc italiani (earth grind core!) che mi ha sempre trasmesso tanta energia, le cui parole mi hanno toccato dentro, scosso ed emozionato come pochi altri. Li ho scoperti nel 2008, leggendo una recensione dell&#39;album Resést su una fanzine Torinese, Casa Perno e Zora.&#xA;&#xA;CasaPernoEZora&#xA;Casa Perno &amp; Zora, no. 8&#xA;&#xA;All&#39;epoca, divoravo fanzine punk, leggendole dall&#39;inizio alla fine, scoprendone i dettagli nascosti, una o due a settimana. Chiedevo ai gruppi locali in tour di portarmene qualcuna dalle loro trasferte. E se non bastavano le copie fisiche in mio possesso, ne scaricavo di nuove da punk4free.org! Una vera manna dal cielo! Le fanzine diy mi sorprendevano sempre. Ogni autore dava la propria prospettiva secondo le proprie capacità narrative, artistiche o talvolta, più o meno schizofreniche.&#xA;La copertina dell&#39;album Resést mi colpì subito: un scena angosciante di un uomo intrappolato in un ingranaggio, ma per certi versi, anche piena di energia, di riscatto. La dipinsi sul retro della mia felpa. Ne ordinai una copia e l&#39;album mi piacque tantissimo. Inoltre, include quella che secondo me è la più bella cover di “Lo spirito continua” dei Negazione.&#xA;&#xA;Resést&#xA;Album EP Resést, 2007&#xA;&#xA;Sono stato a svariati concerti dei LeTormenta dal vivo nel corso degli anni, e l&#39;energia che hanno trasmesso al pubblico è sempre stata altissima. Mi ricordo in particolare di due&#xA;concerti in cui lanciarono dei nastri sul pubblico per unirci. Il pubblico ben accettò, facendosi legare ed intrecciare con la band, cantando all&#39;unisono le canzoniº&#xA;&#xA;ºA proposito dell’esperienza live, il cantante Ezio per il Kalashnikov collective ammise: “Non mi piace il palco, non mi va di “elevarmi” [...] Il contatto con le persone, spesso amici, riuscire a vedere gli occhi di chi ho di fronte, cantare assieme a loro… è semplicemente grandioso!”&#xA;&#xA;Ed Enrico aggiunse: “Vuoi mettere l&#39;emozione di stare in mezzo ai miei amici, piuttosto che su un alto e freddo piedistallo?!? Il concerto come lo intendo deve essere un momento di felicità per tutti, compreso chi suona!&#34;&#xA;&#xA;Quando recentemente ho sentito che stavano cercando coproduttori diy per l’album conclusivo, non ho potuto non contattarli per esprimere tutto il mio interesse. Ma prima dinpresentare l’album “Le Ombre più Scure”, ho voluto ripercorrere il percorso musicale di questo gruppo, attingendo dalle interviste rilasciate a varie fanzine nel corso degli anni.&#xA;&#xA;I LeTormenta si formarono nella Romagna di inizi 2000, nell’inverno a cavallo del 2002 e 2003. La primaformazione comprendeva Enrico e Momi (di Roid), Vero, Cespo, ed Ezio , col contributo successivo di Paolo bass, Steno, Davide e Matteo (di Ederalaneve).&#xA;“Cinque persone con vite talmente differenti che a volte anche il solo riuscire a provare ogni quindici giorni o prima di un concerto programmato è un mezzo miracolo! Nel tempo ci&#xA;siamo così diversificati che l&#39;amalgama che ne esce fuori quando stiamo insieme è unico, frizzante e divertente!”, riportò Enrico. Ed Ezio aggiunse: “La cosa bella è che non ci diamo mai paletti di alcun tipo e quello che ne viene fuori è quello che ascoltate. Ognuno ci mette del suo anche chi, come me, da vero punk, non ne sa niente di musica.’’&#xA;&#xA;“Il nome LeTormenta riflette semplicemente quel che vogliamo raccontare, ed è stato scelto per la sua forza e irruenza: il nome rappresenta l&#39;intento del gruppo, il voler essere prima di tutto uno spunto di riflessione, le nostre idee. Inoltre è un&#39; omaggio ad una delle forze naturali più tremende.&#34;&#xA;&#xA;L&#39;Unico elemento&#xA;&#xA;‘’L’erba che cresce, gli alberi che si espandono e si allungano, I fiori e le foglie che si colorano, arti e sensi di un pianeta vivente. La pioggia che cade, l’acqua che scorre, I fiumi e i mari che irrorano la vita, dolce sangue per essa. La brezza che spira, il vento che soffia, l’aria che si muove, inonda e avvolge ogni cosa, il polmone per la terra, il sole che scalda, abbraccia qualsiasi forma e ne permette l’esistenza. E la morte, il cuore di ovunque” -  L’unico elemento, intro, 2009&#xA;&#xA; [Enrico] “Da sempre le tematiche da cui siamo più ispirati sono quelle legate ai cicli della terra, alla natura, alla libertà, in ognuna delle sfumature possibili. La dimensione politica di ciò che cantiamo la viviamo nell&#39;unico modo possibile: in prima persona e quotidianamente. Cantando della natura l&#39;unico modo che si ha per poter descrivere certe emozioni è immergersi in essa. Non si potrà mai raccontare dei sentimenti che si provano nell&#39;essere in contatto con un albero se mai si è entrati in una foresta.&#xA;&#xA;I LeTormenta sono stati una band profondamente legata ad istanze vegan ed eco-radicali, promuovendo una moltitudine di iniziative. Ne riviviamo alcune, attraverso le interviste fatte per il Kalashnikov collective, LT e Marco Treviso HC.&#xA;&#xA;[Enrico] “La Terra è uno dei miei amori fondamentali. Non potrei esistere senza il legame che ho con lei. Vivo l&#39;essere uomo con la consapevolezza che ogni giorno faccio qualcosa che, direttamente o indirettamente, la ferisce, le procura dolore (guidare un&#39;auto, usare energia elettrica, comperare prodotti in un supermercato, ecc). Cerco di compensare il danno che procuro coltivando la terra in un certo modo, capendo quali sono i danni e gli sprechi di questa società deviata e migliorando, nel mio piccolo, il mio modo di vivere nei suoi confronti. Mi rieduco ad un tipo di vita più in sintonia con la Terra.” &#xA;“Da un po&#39; di anni abbiamo avviato la pratica Food Not Bombs, cioè il recupero del cibo di scarto e la ridistribuzione di esso, ai concerti, alle cene benefit, alle persone per strada. È una pratica che nella sua ultima evoluzione ha trovato un nome buffo e coreografico ovvero IL VASCELLO VEGANO, il cui scopo è quello di cucinare cibo (in prevalenza di recupero ma anche no), venderlo a prezzi bassi e devolvere ogni ricavato a chi al momento ha più bisogno di aiuto (in prevalenza casse di solidarietà ai detenuti).”&#xA;&#xA;[Ezio] “Ci sono tante cose che mi piacciono di F.N.B., la più profonda e toccante, per me che vivo a Forlì, è il vedere quanto cibo viene buttato ogni giorno… INPENSABILE… in questa società si può mangiare benissimo (anche biologico) senza spendere neppure 1€ … basta farsi i contatti giusti… ed ancora una volta una pratica che ci fa cambiare vita. Il NONCONSUMO, a mio avviso è la pratica più rivoluzionaria di adesso.”&#xA;&#xA;Alla base del gruppo vi è stata una grande condivisione di influenze musicali e umanistiche diverse, quali, ma non solo, gruppi come Negazione, Frammenti. Contrasto, Affranti, CGB, Hobophobic, Ludd, e generi come l’opera classica, il black  e death metal (Immortal), il cantautorato italiano (Branduardi), il progressive rock, il punk degli esordi, la musica elettronica,  il gothic, il dark, l’emo, il grind, il folk ; autori quali Orwell, Adams, Tolkien, Asimov, Evangelisti e saggistica legata al mondo rurale e contadino. &#xA;&#xA;“Tutto ciò che vediamo, leggiamo, ascoltiamo contribuisce a creare il nostro gusto, per così dire, artistico”, rispose Enrico ad Audiodrome.&#xA;&#xA;E infatti il genere musicale dei LeTormenta, è difficilmente categorizzabile: spesso descritto come earth-grind core, ha sia elementi folk, che punk hc. I testi si arricchiscono di storie, poesie, citazioni. Il risultato è un suono duro, talvolta più melodico, con parole che toccano nel profondo. Spesso si susseguono cambi di ritmo, e i pezzi più urlati si alternano a canzoni lente, espressive. In quanto ai testi, essi hanno costituito la spina dorsale della produzione musicale dei LeTormenta. Enrico per il Kalashnikov collective, alla domanda su quale messaggio accomuni tutti i testi, riferì: ”Un&#39;unica emozione: l&#39;amore. Tutto gira intorno ad esso, il gruppo, la mia vita, il mio mondo. È il cuore di LeTormenta e di ogni cosa faccio. Mi fa piacere se ad altri cuori quelle parole rendono un poco di calore. L&#39;Unico Elemento è un disco dedicato a tutti coloro che sanno cosa vuol dire provare amore mentre Resést è una conseguenza di esso. Difficile pensare alla mia esistenza senza l&#39;amore, smetterei di vivere. […] Quando cerco di raccontare qualcosa provo a trasportare le stesse emozioni che hanno invaso anche me, nel momento in cui mi sono trovato faccia a faccia con esse. Provo a fare un esempio: in Resést c&#39;è una canzone a cui sono particolarmente legato ovvero “Inverno, Storia Del Gatto e Delle Oche”. Quella canzone è il frutto di  un&#39;esperienza che mi è capitata veramente, in cui ho visto davvero i gatti le oche giocare insieme e in cui ho avuto una sorta di dialogo con un&#39;altra persona. In quel momento l&#39;atmosfera è cambiata, una sorta di magia ha permeato tutto e mi è sembrato di essere all&#39;interno di una fiaba. Ho cercato di rendere il più possibile le sensazioni che mi attraversavano, anche se devo ammettere piuttosto goffamente, rispetto al ricordo che mi è rimasto dentro. Quella canzone ha molteplici chiavi di lettura e ognuno sceglie quella che più si addice a se stesso. Mi piace lasciare varie porte aperte, di modo che il piccolo spunto che lancio possa condurre a luoghi e a riflessioni diverse. Questo è un po’ l&#39;approccio che ho quando scrivo un testo, raccontare le mie esperienze: tutto quello che mi ha segnato può lasciare qualcosa anche ad altri, quindi ci provo.’’&#xA;&#xA;Il recensore Perno per Punkadeka, il maggiore magazine punk italiano, nel 2013 assegnò 9.2 punti a “L&#39;Unico elemento”, opera prima del gruppo, riportando: “Le liriche rigorosamente in italiano spediscono il messaggio direttamente al cuore, canzoni bellissime mi sono entrate subito nella mia roccia palpitante, canzoni come “Amore nero” o “La Luna” potrebbero fare resuscitare un morto”.&#xA;&#xA;Le Urla&#xA;Sono il sangue che bagna le tue mani&#xA;Sono il dolore per cui provi piacere&#xA;Guardi nei miei occhi (colmi di terrore) e ridi&#xA;Colmi di terrore .... e ridi&#xA;Guardi nei miei occhi e ridi&#xA;Il senso di superiorita&#39; ti riempie di orgoglio&#xA;Per la continua ricerca del falso&#xA;Ma secoli di sbagli trovano l&#39;appoggio&#xA;Di chi dal falso ha creato un impero&#xA;Ed io sono l&#39;ennesima vittima sacrificale&#xA;IO ENNESIMA VITTIMA SACRIFICALE&#xA;Il mio corpo trafitto da freddo acciaio e&#39; il mio corpo&#xA;PADRONI DEL MIO CORPO&#xA;Non ho piu&#39; il controllo o forse non l&#39;ho mai avuto&#xA;In quest&#39;apice di agonia continui a ridere&#xA;ODIO VENDETTA GIUSTIZIA nella mia mente&#xA;Ma la bestia sono io e tu che rimani&#xA;In silenzio davanti a tutto questo sei complice e carnefice.&#xA;https://letormenta.bandcamp.com/track/le-urla&#xA;&#xA;Sangue che vive &#xA;Quanto tempo ancora dovro&#39; percorrere&#xA;questo sentiero non posso saperlo.&#xA;Le mete sono lontane, miraggi&#xA;in un mare denso e scuro&#xA;Sono caduto gia&#39; troppe volte&#xA;Ma sempre le vostre mani ad alzarmi&#xA;e le vostre voci a scaldare il mio cuore&#xA;[…] la vetta e&#39; li&#39;. Amici, stringetevi,&#xA;stringetemi, stringiamoci&#xA;Cosi&#39; che io possa sentirvi il respiro&#xA;La forza e il cuore, il sangue che vive&#xA;Della mia carne, dei miei fratelli&#xA;Il sentiero che ho scelto e&#39; buio, piu&#39; vado avanti piu&#39; si&#xA;fa scuro, non riesco a vedere i miei passi, non riesco&#xA;a vedere i miei occhi.&#xA;Ma stringo qualcosa nelle mani.&#xA;Forte. Vive. Stringo altre mani. Le vene si uniscono, il&#xA;sangue mi fluisce in corpo. Il vostro stesso sangue , il&#xA;nostro stesso sangue (ed e&#39; cosi&#39; dolce)&#xA;Stringo...e faccio un altro passo&#xA;https://letormenta.bandcamp.com/album/letormenta-contrasto-split-7&#xA;&#xA;Domanda bonus: Qualche consiglio ad un giovane punk?&#xA;[Enrico] ‘’Ecco una cosa che mi sento di dire ai giovani punk e hc di oggi è di non svincolare questo suono e questo mondo dal messaggio politico: sembra scontato (o per lo meno lo è per me!) ma non tutti capiscono che il punk (quello vero!) è nato prima di tutto come analisi, quindi pensiero, poi è diventato suono. Che poi negli anni quel suono sia diventato dannatamente seducente e ben fatto da surclassare la valenza politica forse è anche un po&#39; colpa nostra, dei cosi detti “vecchi”, che non hanno dato forza, o forza abbastanza, ad un veicolo di questa caratura e importanza sociale. Mi vedo da fuori e penso che se non fosse stato per il punk e per i messaggi che ad esempio i Wretched mi sputavano in faccia in quel modo così crudo e violento non sarei mia diventato ciò che sono ora. E là non si può certo parlare di tecnica compositiva o abilità musicale ma era tutta forza ideologica insita in quel caos. Quindi prima di tutto allenare la mente, dedurre, analizzare, capire. Poi si passa alla musica e al divertimento.‘’&#xA;[Ezio] ‘’I pochi consigli che mi sento di dare sono quelli di girare il più possibile e di vedere concerti, conosce i gruppi e allacciare con loro confronti, di supportarli comprando/barattando i loro dischi sostenendo così questa scena. Inoltre supportare chi ancora dà vita a fanze, come questa, cartacea, acquistandola, fotocopiandola e divulgandola in giro...’’&#xA;&#xA;“Il punk non si trova ovunque, lo si deve andare a cercare tra le righe, tra le pieghe e negli anfratti.” - Enrico&#xA;&#xA;[Enrico] ‘’Il punk hc non è un genere musicale e non è nato per divertire chi lo suona o lo ascolta: nasce da profondi disagi sociali e dal senso concreto di oppressione con cui la società moderna sta schiacciando se stessa. Il punk è un&#39;arma e una minaccia, e noi come gruppo cerchiamo di usarlo nel modo più appropriato.“ Continua Ezio: “I LeTormenta sono per me il contenitore di tutte le emozioni positive e negative, ma soprattutto delle mie azioni, l’agire come mezzo politico del fare e creare, senza delega alcuna.”&#xA;&#xA;Contatti:&#xA;https://letormenta.bandcamp.com/ &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #2</p>

<h2 id="letormenta">LeTormenta</h2>

<p><img src="https://www.wallacerecords.com/_next/image?url=https%3A%2F%2Fwallacerecords.s3.eu-west-1.amazonaws.com%2Fletormenta-1.webp&amp;w=640&amp;q=75" alt="LeTormenta"></p>

<p>I LeTormenta sono stati uno dei gruppi punk hc italiani (earth grind core!) che mi ha sempre trasmesso tanta energia, le cui parole mi hanno toccato dentro, scosso ed emozionato come pochi altri. Li ho scoperti nel 2008, leggendo una recensione dell&#39;album Resést su una fanzine Torinese, Casa Perno e Zora.</p>

<p><img src="https://www.punk4free.org/images/fanzine/casa_perno_&amp;_zora_08.jpg" alt="CasaPernoEZora">
<em>Casa Perno &amp; Zora, no. 8</em></p>

<p>All&#39;epoca, divoravo fanzine punk, leggendole dall&#39;inizio alla fine, scoprendone i dettagli nascosti, una o due a settimana. Chiedevo ai gruppi locali in tour di portarmene qualcuna dalle loro trasferte. E se non bastavano le copie fisiche in mio possesso, ne scaricavo di nuove da punk4free.org! Una vera manna dal cielo! Le fanzine diy mi sorprendevano sempre. Ogni autore dava la propria prospettiva secondo le proprie capacità narrative, artistiche o talvolta, più o meno schizofreniche.
La copertina dell&#39;album Resést mi colpì subito: un scena angosciante di un uomo intrappolato in un ingranaggio, ma per certi versi, anche piena di energia, di riscatto. La dipinsi sul retro della mia felpa. Ne ordinai una copia e l&#39;album mi piacque tantissimo. Inoltre, include quella che secondo me è la più bella cover di “Lo spirito continua” dei Negazione.</p>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a2995623434_10.jpg" alt="Resést">
<em>Album EP Resést, 2007</em></p>

<p>Sono stato a svariati concerti dei LeTormenta dal vivo nel corso degli anni, e l&#39;energia che hanno trasmesso al pubblico è sempre stata altissima. Mi ricordo in particolare di due
concerti in cui lanciarono dei nastri sul pubblico per unirci. Il pubblico ben accettò, facendosi legare ed intrecciare con la band, cantando all&#39;unisono le canzoniº</p>

<p>ºA proposito dell’esperienza live, il cantante Ezio per il Kalashnikov collective ammise: <em>“Non mi piace il palco, non mi va di “elevarmi” [...] Il contatto con le persone, spesso amici, riuscire a vedere gli occhi di chi ho di fronte, cantare assieme a loro… è semplicemente grandioso!”</em></p>

<p>Ed Enrico aggiunse: <em>“Vuoi mettere l&#39;emozione di stare in mezzo ai miei amici, piuttosto che su un alto e freddo piedistallo?!? Il concerto come lo intendo deve essere un momento di felicità per tutti, compreso chi suona!”</em></p>

<p>Quando recentemente ho sentito che stavano cercando coproduttori diy per l’album conclusivo, non ho potuto non contattarli per esprimere tutto il mio interesse. Ma prima dinpresentare l’album “Le Ombre più Scure”, ho voluto ripercorrere <strong>il percorso musicale</strong> di questo gruppo, attingendo dalle interviste rilasciate a varie fanzine nel corso degli anni.</p>

<p>I LeTormenta si formarono nella Romagna di inizi 2000, nell’inverno a cavallo del 2002 e 2003. La primaformazione comprendeva Enrico e Momi (di Roid), Vero, Cespo, ed Ezio , col contributo successivo di Paolo bass, Steno, Davide e Matteo (di Ederalaneve).
<em>“Cinque persone con vite talmente differenti che a volte anche il solo riuscire a provare ogni quindici giorni o prima di un concerto programmato è un mezzo miracolo! Nel tempo ci
siamo così diversificati che l&#39;amalgama che ne esce fuori quando stiamo insieme è unico, frizzante e divertente!”</em>, riportò Enrico. Ed Ezio aggiunse: <em>“La cosa bella è che non ci diamo mai paletti di alcun tipo e quello che ne viene fuori è quello che ascoltate. Ognuno ci mette del suo anche chi, come me, da vero punk, non ne sa niente di musica.’’</em></p>

<p><em>“Il nome LeTormenta riflette semplicemente quel che vogliamo raccontare, ed è stato scelto per la sua forza e irruenza: il nome rappresenta l&#39;intento del gruppo, il voler essere prima di tutto uno spunto di riflessione, le nostre idee. Inoltre è un&#39; omaggio ad una delle forze naturali più tremende.”</em></p>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a2344676463_10.jpg" alt="L&#39;Unico elemento"></p>

<p><strong><em>‘’L’erba che cresce, gli alberi che si espandono e si allungano, I fiori e le foglie che si colorano, arti e sensi di un pianeta vivente. La pioggia che cade, l’acqua che scorre, I fiumi e i mari che irrorano la vita, dolce sangue per essa. La brezza che spira, il vento che soffia, l’aria che si muove, inonda e avvolge ogni cosa, il polmone per la terra, il sole che scalda, abbraccia qualsiasi forma e ne permette l’esistenza. E la morte, il cuore di ovunque”</em></strong> –  <strong>L’unico elemento, intro, 2009</strong></p>

<p> [Enrico] <em>“Da sempre le tematiche da cui siamo più ispirati sono quelle legate ai cicli della terra, alla natura, alla libertà, in ognuna delle sfumature possibili. La dimensione politica di ciò che cantiamo la viviamo nell&#39;unico modo possibile: in prima persona e quotidianamente. Cantando della natura l&#39;unico modo che si ha per poter descrivere certe emozioni è immergersi in essa. Non si potrà mai raccontare dei sentimenti che si provano nell&#39;essere in contatto con un albero se mai si è entrati in una foresta.</em></p>

<p>I LeTormenta sono stati una band profondamente legata ad istanze vegan ed eco-radicali, promuovendo una moltitudine di iniziative. Ne riviviamo alcune, attraverso le interviste fatte per il Kalashnikov collective, LT e Marco Treviso HC.</p>

<p>[Enrico] <em>“La Terra è uno dei miei amori fondamentali. Non potrei esistere senza il legame che ho con lei. Vivo l&#39;essere uomo con la consapevolezza che ogni giorno faccio qualcosa che, direttamente o indirettamente, la ferisce, le procura dolore (guidare un&#39;auto, usare energia elettrica, comperare prodotti in un supermercato, ecc). Cerco di compensare il danno che procuro coltivando la terra in un certo modo, capendo quali sono i danni e gli sprechi di questa società deviata e migliorando, nel mio piccolo, il mio modo di vivere nei suoi confronti. Mi rieduco ad un tipo di vita più in sintonia con la Terra.”</em>
<em>“Da un po&#39; di anni abbiamo avviato la pratica Food Not Bombs, cioè il recupero del cibo di scarto e la ridistribuzione di esso, ai concerti, alle cene benefit, alle persone per strada. È una pratica che nella sua ultima evoluzione ha trovato un nome buffo e coreografico ovvero IL VASCELLO VEGANO, il cui scopo è quello di cucinare cibo (in prevalenza di recupero ma anche no), venderlo a prezzi bassi e devolvere ogni ricavato a chi al momento ha più bisogno di aiuto (in prevalenza casse di solidarietà ai detenuti).”</em></p>

<p>[Ezio] <em>“Ci sono tante cose che mi piacciono di F.N.B., la più profonda e toccante, per me che vivo a Forlì, è il vedere quanto cibo viene buttato ogni giorno… INPENSABILE… in questa società si può mangiare benissimo (anche biologico) senza spendere neppure 1€ … basta farsi i contatti giusti… ed ancora una volta una pratica che ci fa cambiare vita. Il NONCONSUMO, a mio avviso è la pratica più rivoluzionaria di adesso.”</em></p>

<p>Alla base del gruppo vi è stata una grande condivisione di influenze musicali e umanistiche diverse, quali, ma non solo, gruppi come Negazione, Frammenti. Contrasto, Affranti, CGB, Hobophobic, Ludd, e generi come l’opera classica, il black  e death metal (Immortal), il cantautorato italiano (Branduardi), il progressive rock, il punk degli esordi, la musica elettronica,  il gothic, il dark, l’emo, il grind, il folk ; autori quali Orwell, Adams, Tolkien, Asimov, Evangelisti e saggistica legata al mondo rurale e contadino.</p>

<p><em>“Tutto ciò che vediamo, leggiamo, ascoltiamo contribuisce a creare il nostro gusto, per così dire, artistico”</em>, rispose Enrico ad Audiodrome.</p>

<p>E infatti il genere musicale dei LeTormenta, è difficilmente categorizzabile: spesso descritto come earth-grind core, ha sia elementi folk, che punk hc. I testi si arricchiscono di storie, poesie, citazioni. Il risultato è un suono duro, talvolta più melodico, con parole che toccano nel profondo. Spesso si susseguono cambi di ritmo, e i pezzi più urlati si alternano a canzoni lente, espressive. In quanto ai testi, essi hanno costituito la spina dorsale della produzione musicale dei LeTormenta. Enrico per il Kalashnikov collective, alla domanda su quale messaggio accomuni tutti i testi, riferì: <em>”Un&#39;unica emozione: l&#39;amore. Tutto gira intorno ad esso, il gruppo, la mia vita, il mio mondo. È il cuore di LeTormenta e di ogni cosa faccio. Mi fa piacere se ad altri cuori quelle parole rendono un poco di calore. L&#39;Unico Elemento è un disco dedicato a tutti coloro che sanno cosa vuol dire provare amore mentre Resést è una conseguenza di esso. Difficile pensare alla mia esistenza senza l&#39;amore, smetterei di vivere. […] Quando cerco di raccontare qualcosa provo a trasportare le stesse emozioni che hanno invaso anche me, nel momento in cui mi sono trovato faccia a faccia con esse. Provo a fare un esempio: in Resést c&#39;è una canzone a cui sono particolarmente legato ovvero “Inverno, Storia Del Gatto e Delle Oche”. Quella canzone è il frutto di  un&#39;esperienza che mi è capitata veramente, in cui ho visto davvero i gatti le oche giocare insieme e in cui ho avuto una sorta di dialogo con un&#39;altra persona. In quel momento l&#39;atmosfera è cambiata, una sorta di magia ha permeato tutto e mi è sembrato di essere all&#39;interno di una fiaba. Ho cercato di rendere il più possibile le sensazioni che mi attraversavano, anche se devo ammettere piuttosto goffamente, rispetto al ricordo che mi è rimasto dentro. Quella canzone ha molteplici chiavi di lettura e ognuno sceglie quella che più si addice a se stesso. Mi piace lasciare varie porte aperte, di modo che il piccolo spunto che lancio possa condurre a luoghi e a riflessioni diverse. Questo è un po’ l&#39;approccio che ho quando scrivo un testo, raccontare le mie esperienze: tutto quello che mi ha segnato può lasciare qualcosa anche ad altri, quindi ci provo.’’</em></p>

<p>Il recensore Perno per Punkadeka, il maggiore magazine punk italiano, nel 2013 assegnò 9.2 punti a “L&#39;Unico elemento”, opera prima del gruppo, riportando: <em>“Le liriche rigorosamente in italiano spediscono il messaggio direttamente al cuore, canzoni bellissime mi sono entrate subito nella mia roccia palpitante, canzoni come “Amore nero” o “La Luna” potrebbero fare resuscitare un morto”.</em></p>

<p><strong><em>Le Urla</em></strong>
<em>Sono il sangue che bagna le tue mani
Sono il dolore per cui provi piacere
Guardi nei miei occhi (colmi di terrore) e ridi
Colmi di terrore .... e ridi
Guardi nei miei occhi e ridi
Il senso di superiorita&#39; ti riempie di orgoglio
Per la continua ricerca del falso
Ma secoli di sbagli trovano l&#39;appoggio
Di chi dal falso ha creato un impero
Ed io sono l&#39;ennesima vittima sacrificale
IO ENNESIMA VITTIMA SACRIFICALE
Il mio corpo trafitto da freddo acciaio e&#39; il mio corpo
PADRONI DEL MIO CORPO
Non ho piu&#39; il controllo o forse non l&#39;ho mai avuto
In quest&#39;apice di agonia continui a ridere
ODIO VENDETTA GIUSTIZIA nella mia mente
Ma la bestia sono io e tu che rimani
In silenzio davanti a tutto questo sei complice e carnefice.</em>
<a href="https://letormenta.bandcamp.com/track/le-urla" rel="nofollow">https://letormenta.bandcamp.com/track/le-urla</a></p>

<p><strong><em>Sangue che vive</em></strong>
<em>Quanto tempo ancora dovro&#39; percorrere
questo sentiero non posso saperlo.
Le mete sono lontane, miraggi
in un mare denso e scuro
Sono caduto gia&#39; troppe volte
Ma sempre le vostre mani ad alzarmi
e le vostre voci a scaldare il mio cuore
[…] la vetta e&#39; li&#39;. Amici, stringetevi,
stringetemi, stringiamoci
Cosi&#39; che io possa sentirvi il respiro
La forza e il cuore, il sangue che vive
Della mia carne, dei miei fratelli
Il sentiero che ho scelto e&#39; buio, piu&#39; vado avanti piu&#39; si
fa scuro, non riesco a vedere i miei passi, non riesco
a vedere i miei occhi.
Ma stringo qualcosa nelle mani.
Forte. Vive. Stringo altre mani. Le vene si uniscono, il
sangue mi fluisce in corpo. Il vostro stesso sangue , il
nostro stesso sangue (ed e&#39; cosi&#39; dolce)
Stringo...e faccio un altro passo</em>
<a href="https://letormenta.bandcamp.com/album/letormenta-contrasto-split-7" rel="nofollow">https://letormenta.bandcamp.com/album/letormenta-contrasto-split-7</a></p>

<p><strong>Domanda bonus: Qualche consiglio ad un giovane punk?</strong>
[Enrico] <em>‘’Ecco una cosa che mi sento di dire ai giovani punk e hc di oggi è di non svincolare questo suono e questo mondo dal messaggio politico: sembra scontato (o per lo meno lo è per me!) ma non tutti capiscono che il punk (quello vero!) è nato prima di tutto come analisi, quindi pensiero, poi è diventato suono. Che poi negli anni quel suono sia diventato dannatamente seducente e ben fatto da surclassare la valenza politica forse è anche un po&#39; colpa nostra, dei cosi detti “vecchi”, che non hanno dato forza, o forza abbastanza, ad un veicolo di questa caratura e importanza sociale. Mi vedo da fuori e penso che se non fosse stato per il punk e per i messaggi che ad esempio i Wretched mi sputavano in faccia in quel modo così crudo e violento non sarei mia diventato ciò che sono ora. E là non si può certo parlare di tecnica compositiva o abilità musicale ma era tutta forza ideologica insita in quel caos. Quindi prima di tutto allenare la mente, dedurre, analizzare, capire. Poi si passa alla musica e al divertimento.‘’</em>
[Ezio] <em>‘’I pochi consigli che mi sento di dare sono quelli di girare il più possibile e di vedere concerti, conosce i gruppi e allacciare con loro confronti, di supportarli comprando/barattando i loro dischi sostenendo così questa scena. Inoltre supportare chi ancora dà vita a fanze, come questa, cartacea, acquistandola, fotocopiandola e divulgandola in giro...’’</em></p>

<p><strong><em>“Il punk non si trova ovunque, lo si deve andare a cercare tra le righe, tra le pieghe e negli anfratti.”</em></strong> – <em>Enrico</em></p>

<p>[Enrico] <em>‘’Il punk hc non è un genere musicale e non è nato per divertire chi lo suona o lo ascolta: nasce da profondi disagi sociali e dal senso concreto di oppressione con cui la società moderna sta schiacciando se stessa. Il punk è un&#39;arma e una minaccia, e noi come gruppo cerchiamo di usarlo nel modo più appropriato.“</em> Continua Ezio: <em>“I LeTormenta sono per me il contenitore di tutte le emozioni positive e negative, ma soprattutto delle mie azioni, l’agire come mezzo politico del fare e creare, senza delega alcuna.”</em></p>

<p>Contatti:
<a href="https://letormenta.bandcamp.com/" rel="nofollow">https://letormenta.bandcamp.com/</a></p>
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      <pubDate>Sat, 03 Oct 2026 22:10:04 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>numero #2</title>
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      <description>&lt;![CDATA[numero #2&#xA;Le Ombre più Buie, LP, 2025&#xA;&#xA;Le Ombre più buie&#xA;&#xA;Le Ombre più buie è il disco conclusivo dei LeTormenta. Un cammino ventennale che ha scosso ed emozionato migliaia di anime e cuori.&#xA;Quest’album di sette tracce racchiude tutta l’essenza del gruppo, con maturato e rinnovato vigore. Quelle forze naturali introdotte in L’Unico Elemento, sono ora inarrestabili e il loro impeto è un potente fil rouge lirico che attraversa tutto l’album.&#xA;Il disco inizia con grande energia con la prima canzone “L’amore per sempre perduto”, a cui segue un climax crescente con “Il grande fuoco” incalzato dai cori ai ritornelli con grande impatto emotivo.&#xA;“Sglaili”, terza traccia dell’album, è liberamente ispirata a La Collina Dei Conigli di Richard Adams. E’ un brano musicale molto ricco, intenso, in cui parti melodiche, arpeggi di chitarra,&#xA;cori e humming arricchiscono la traccia punk hc, supportando la voce narrante.&#xA;Poi “Sbarre”, tratta da una poesia di Carmelo Musumeci, entrato in carcere nel 1991 e condannato all’ergastolo ostativo.&#xA;Inizialmente veloce e aggressiva, poi più lenta e melodica durante una riflessione alla non-vita degli ergastolani, ritorna poi a un crescendo emotivo e sonoro quando Ezio interpreta una lettera scritta da Carmelo nel carcere di Spoleto a maggio 2020.&#xA;Seguono “Nelle tue ombre” e il “Sogno del lupo”. Quest’ultima canzone, si muove fra storia e metafora, sogno e realtà, evocando emozioni oscure e notturne, di rifugio e guarigione, luminose e relazionali; il tutto racchiuso da una ricca ambientazione sonora, impreziosita anche dall’uso finale delle tastiere.&#xA;Conclude “Un altro inverno”, cover dei Frammenti. Nella scelta delle parole e delle immagini, il brano suona come un addio silenzioso e necessario: la fine di un ciclo vissuto fino in fondo, un inverno che passa lasciando dietro di sé rami spogli ma una linfa ancora viva, sospesa tra stanchezza e resistenza.&#xA;&#xA;https://youtu.be/NVYKg5WuWPY?si=UloDteUYqQxvswrR&#xA;&#xA;https://letormenta.bandcamp.com/album/le-ombre-pi-buie-lp&#xA;To get a copy: ruasmi@tutamail.com]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #2</p>

<h2 id="le-ombre-più-buie-lp-2025">Le Ombre più Buie, LP, 2025</h2>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a3569641783_10.jpg" alt="Le Ombre più buie"></p>

<p>Le Ombre più buie è il disco conclusivo dei LeTormenta. Un cammino ventennale che ha scosso ed emozionato migliaia di anime e cuori.
Quest’album di sette tracce racchiude tutta l’essenza del gruppo, con maturato e rinnovato vigore. Quelle forze naturali introdotte in L’Unico Elemento, sono ora inarrestabili e il loro impeto è un potente fil rouge lirico che attraversa tutto l’album.
Il disco inizia con grande energia con la prima canzone “L’amore per sempre perduto”, a cui segue un climax crescente con “Il grande fuoco” incalzato dai cori ai ritornelli con grande impatto emotivo.
“Sglaili”, terza traccia dell’album, è liberamente ispirata a La Collina Dei Conigli di Richard Adams. E’ un brano musicale molto ricco, intenso, in cui parti melodiche, arpeggi di chitarra,
cori e humming arricchiscono la traccia punk hc, supportando la voce narrante.
Poi “Sbarre”, tratta da una poesia di Carmelo Musumeci, entrato in carcere nel 1991 e condannato all’ergastolo ostativo.
Inizialmente veloce e aggressiva, poi più lenta e melodica durante una riflessione alla non-vita degli ergastolani, ritorna poi a un crescendo emotivo e sonoro quando Ezio interpreta una lettera scritta da Carmelo nel carcere di Spoleto a maggio 2020.
Seguono “Nelle tue ombre” e il “Sogno del lupo”. Quest’ultima canzone, si muove fra storia e metafora, sogno e realtà, evocando emozioni oscure e notturne, di rifugio e guarigione, luminose e relazionali; il tutto racchiuso da una ricca ambientazione sonora, impreziosita anche dall’uso finale delle tastiere.
Conclude “Un altro inverno”, cover dei Frammenti. Nella scelta delle parole e delle immagini, il brano suona come un addio silenzioso e necessario: la fine di un ciclo vissuto fino in fondo, un inverno che passa lasciando dietro di sé rami spogli ma una linfa ancora viva, sospesa tra stanchezza e resistenza.</p>

<p><a href="https://youtu.be/NVYKg5WuWPY?si=UloDteUYqQxvswrR" rel="nofollow">https://youtu.be/NVYKg5WuWPY?si=UloDteUYqQxvswrR</a></p>

<p><a href="https://letormenta.bandcamp.com/album/le-ombre-pi-buie-lp" rel="nofollow">https://letormenta.bandcamp.com/album/le-ombre-pi-buie-lp</a>
To get a copy: ruasmi@tutamail.com</p>
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      <guid>https://noblogo.org/ruas/numero-2-r3dr</guid>
      <pubDate>Sat, 03 Oct 2026 22:05:06 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1-gr6j</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;&#xA;Alessandro Ducoli&#xA;&#xA;Ducoli&#xA;&#xA;Ducoli&#xA;&#xA;Tre persone, due cani, un pianoforte e una tranquilla sera d’agosto. Ormai erano mesi che passavo le giornate tra il collezionare insetti in campo e lo studiare in laboratorio le reazioni di piante infestate, per scoprire nuovi dettagli sul linguaggio delle piante.&#xA;Poi arrivava il weekend ed il più delle volte non era altro che un’occasione per anticipare il lavoro della settimana dopo… ma adesso erano tre settimane di fila con questo ritmo. Presi il telefono, un giro di messaggi per comprendere che quella sera non ci sarebbe stato proprio nessuno disposto a uscire… poco male. &#xA;Restare a casa era fuori discussione. Raccolsi la giacca, un paio di copie di menti inquinate [quel dannato giornaletto faidate contenente interviste a gruppi che non avete mai sentito e che non sareste mai andati a cercarvi altrimenti e probabilmente dubitavate molto della loro esistenza, che è sempre un piacere propinare in giro] e mi diressi verso la bookique.&#xA;Avevo infatti sentito che doveva suonare un tipo strano, un minuto di youtube prima di lasciare casa e mi aveva già conquistato!&#xA;100 km più sud una macchina sfrecciava veloce nella notte.&#xA;La bookique è un locale dove si fa musica. E questa breve descrizione dovrebbe bastare considerando la realtà della ridente cittadina che va a dormire presto. Ci sono anche un&#xA;sacco di persone… di solito. Quella sera non c’erano che due baristi, due passanti e me. La locandina diceva chiaramente inizio concerto alle 21… erano le 21.45 e nessun’altro. Sfodero&#xA;le menti inquinate e ho subito l’attenzione dei due baristi (il 50% del pubblico precisamente)… ben presto scopro che uno di loro aveva partecipato ad Eco Art!&#xA;Avete presente il festival annuale in Val di Non sul lago di Santa Giustina “rumori dal lago”? Bene, è su quelle sponde che il popolo di Eco Art ha vissuto in armonia con la natura per diversi anni. Ora rimangono solo poche tracce di quello che sono stati, ma venti anni fa sareste potuti rimanere ammaliati dalle loro creazioni. Attraversare quella parte di bosco dove si radunavano era un po’ come entrare in un mondo fatato.&#xA;&#xA;Infatti avevano fatto numerose costruzioni usando arbusti e sassi trovati sul posto, avevano fatto il loro anfiteatro e fili scendevano dagli alberi riportanti delle poesie. Si erano anche costruiti una zattera per poter girare il lago e ripulirlo dai cadaveri galleggianti di bottiglie di platica e altri imballaggi.&#xA;Pian piano inizia ad esserci più gente, due cani, un pianoforte, due sagome all’orizzonte … finalmente si inizia.&#xA;Al centro della piazzetta di fronte al locale hanno preso posizione Alessandro Ducoli ed il suo staff: un pianista (Valerio Gaffurini) e due cagnolini, che rapisco subito l’attenzione dei bambini presenti (… i cagnolini!) Il concerto, o meglio, lo spettacolo, è un continuo alternarsi di aneddoti e canzoni che spaziano armonicamente fra il folk, il blues, il jazz ad il rock.&#xA;Le canzoni raccontano storie, interpretano poesie, parlano d’amore e di viaggi, di solitudine e di gioia.&#xA;Continui sono i rimandi alla natura selvaggia, ai suoi abitanti e alla loro esaltazione… impossibile non cogliere l’occasione di conoscere più da vicino il protagonista della serata!&#xA;&#xA;Mi ritrovo quindi al bancone a sorseggiare birra con lui, il Ducoli, e scopro che anche lui è passato per le fanzine faidate, stampando appassionate storie, su supporti cartacei, destinati all’usura per arrivare pressoché illeggibili all’utente finale. La fanzine si chiamava Pecora nera ed era dedicata alle band folk inglesi, che non troverete citato all’interno della sua vastissima bibliografia di racconti ed album musicali e tantomeno nelle recensioni ed interviste del circuito indipendente.&#xA;&#xA;Ducoli&#xA;&#xA;A fine del tuo concerto a Trento mi raccontavi che la domanda che viene fatta nelle interviste e la consecutiva risposta che più odi è quella riguardante il panorama musicale italiano ed alla sua precarietà. Mi dicevi infatti che molti professionisti della musica puntano il dito contro la mancanza di spazi, ai giovani d’oggi.  Ma il punto secondo te è che qualcuno innanzitutto ha creato i gusti di questi giovani d’oggi e che è vero che ci sono pochi spazi, ma gli spazi si conquistano e si creano se segui l’estro dentro di te, il fuoco e conosci il tuo passato. Che non vuol dire che bisogna copiare gli schemi di quelli che son riconosciuti i divi della musica nell’estetica e nel contenuto, ma saper cogliere il loro genio e costruire qualcosa di nuovo, senza aver paura di mostrare qual è la propria formazione.&#xA;La musica è in continua evoluzione, anche quando sembra involversi. Questo dovrebbe essere un assunto che consente a chiunque di sperimentare nuove cose, nuovi suoni, nuovi ritmi e nuovi slogan. Il problema vero arriva quando subentra il concetto reale che sta dentro a quello di evoluzione: sopravvive il più adatto. È questo che, nella musica, abbiamo travisato oggi: si ritiene che sia più adatta la merda, trascurando il semplice fatto che la musica, volenti o nolenti, è una forma di espressione tra le più assolute e pertanto comunque sacra (non nel senso teologico del termine). Se chiunque vuole dirci che è bello essere una merda deve metterci il pensiero, e che sia forte, innovativo, in grado di sostenere con forza il solo semplice fatto di essere una merda… altrimenti non si è altro che un povero stronzo, l’ennesimo. Certo è naturale una certa tendenza nel “derivare” modelli che sono andati bene a qualcuno. È successo con tutti: con Hank, con Elvis, poi Chuck Berry, poi sono arrivati i Beatles e poi giù di beat, e poi via dicendo passando per il punk, per l’hard rock, per The Cure, Marley, per i Duran Duran, fino al grunge e a tutto il resto di cui oggi ho perso il filo. Ogni forma artisticamente perfetta, viene da sempre emulata fino all’esasperazione. Ma non sarebbe nemmeno un problema: il problema vero è oggi se ne abusa oltre ogni limite, fino a massacrare i coglioni di tutti con il concetto di “squadra vincente”… la si copia, la si munge, la si spreme, fino a quando può dare qualcosa… anche senza essere Elvis è bello essere come lui. Questo in genere accade soprattutto in Italia, nella musica oltre confine si riesce sempre a cogliere un certo amore per i grandi maestri. In Italia non riesco ancora a cogliere fino in fondo questo fatto… ci stiamo fracassando le ossa di taranta, de denadreismi, ci stiamo stanno fracassando i coglioni con tutti questi indie obiettivamente orribili (oggi una band indie la si intuisce già dal nome…). Prima c’erano i cantautori, poi i melodici, poi quelli del Vasco style, poi quelli della dance e via dicendo. Tutti a copiare e ripetere, sempre più male, sempre peggio. Sembriamo insetti. Tutti a parlare d’amore e tutti con facce che non sembrano aver nulla a che fare con l’amore. Tutti a parlare di rivoluzione… la stessa cosa. Tutti a parlare di noia… peggio, stanno sdoganando in merda anche quella. La musica è intrattenimento prima di ogni altra cosa. Anche prima del valore artistico, che dovrebbe essere comunque una condizione necessaria. Si suona per far muovere i culi e i cuori. Questo è quello che si deve fare. Quello che vedo oggi è soprattutto gente che suona e scrive per farsi adulare. Il concetto canzone viene sempre per ultimo, come se Mozart o Verdi non avessero avuto a cuore il cuore del pubblico…&#xA;&#xA;Ducoli&#xA;&#xA;La tua bibliografia e discografia si compone di svariate decine di album e libri, dove trovi la voglia di alimentare questo immenso estro creativo?&#xA;Dalle cicatrici. Dall’abuso quotidiano dell’esercizio più logorante che possiamo fare: scopare, bere, mangiare, cagare, pregare, insultare, bestemmiare, sputare, respirare… Queste robette qui. Se fai tutto senza badare alle cicatrici, il gioco è fatto. &#xA;&#xA;Ducoli&#xA;&#xA;Ducoli e il mondo naturale, selvaggio. Perché è così importante per te il rapporto con la natura e la foresta, i cui elementi si percepiscono in molte delle tue canzoni?&#xA;Io ho scelto di fare il funzionario pubblico in ambito forestale (non Guardia Forestale! Ma Dottore Forestale!), perché ho sempre creduto nel valore collettivo che sta dentro alle foreste. Era già stato scritto a caratteri cubitali da Carletto Magno nel prezioso Capitulare de villis, e poi sancito più volte nei successivi provvedimenti legislativi fino ad oggi. Il problema è che ho scelto Regione Lombardia che non sta dando un grande esempio di “valore collettivo”, ma questi sono problemi miei… Se ho scelto questo significa che mi va bene così, anche solo per il fatto che ogni volta mi piace impazzire per rimettere le cose a posto (fin dove riesco). La questione forestale penso che arrivi in primis da una laurea in Scienze Forestali, ma anche dai miei autori preferiti: da Mark Twain e H.D. Thoureau (l’Anarchico), fino a Jack London. La foresta è un organismo vivo. Come ogni altro ecosistema, tende naturalmente a un proprio equilibrio… Si dice Capacità di omeostasi e descrive l’innata e straordinaria attitudine di questi “spazi” a riguadagnare il proprio equilibrio anche di fronte ad eventi esterni estremamente negativi. In un certo senso è come se alberi, funghi, muschi, felci, licheni e animali, fossero esseri umani in fase di convivenza obbligata (quando si osserva la straordinaria bellezza di una foresta vergine, non bisogna mai trascurare che la realtà dei fatti è un continuo combattersi, allearsi, mangiarsi, rubarsi lo spazio, la luce, l’acqua e l’aria; a tutt gli effetti, il concetto di biodiversità naturale, non è tanto diverso da quello di biodiversità umana… ma se vuoi è più facile citare il mondo è bello perché è vario); calamità naturali, incendi, disboscamento, ignoranza, bracconaggio, olio di palma e pesca dei delfini, sono gli tutti eventi esterni negativi… Io studio il limite oltre cui non si può andare e credo che, per forza di cose, sia diventata una deformazione professionale anche in tutto il resto che faccio. Rimane il fatto che il mio contributo alla gestione forestale terminerà allo scadere dei miei 50 anni (per come la vedo io: allo scadere del mio secondo turno di curazione forestale), perché vorrei passare il testimone a gente giovane e più propensa ad aggiornarsi rispetto a me… poi farò il cantautore vero.&#xA;&#xA;Ducoli&#xA;&#xA;I rimandi sono molteplici mi viene in mente Brumantica, lettera, tutta colpa sua, Rattus, in Sandropiteco e molte altre. A volte sembra un richiamo all&#39;umiltà nei confronti del rispetto della natura, rispetto per i suoi meccanismi, ma anche un richiamo per l&#39;uomo animale di essere parte consapevole di un ecosistema, che scandisce i ritmi uguali per tutti (anche nell&#39;amore).&#xA;L’abbiamo definita deformazione professionale… Non c’è solo “rispetto della natura” nelle mie canzoni, c’è anche molta della mia naturale, puerile, incontrollata, ossessiva, autodistruttiva, presunzione… Tutta comunque mossa all’interno di un teatrino funzionale all’elevazione (sia nel senso sessuale, ma anche in quello naturale: abete … abeo-ire, andare verso l’alto… qualcosa di simile…), sempre attuata con profonda scemenza, ma in una visione Ducolicentrica del mio agire. È qui che si torna al concetto di cicatrici di cui parlavamo prima: puoi anche essere presuntuoso nel tuo agire, ma solo quando sei mosso da onesto e dolce esercizio delle cose sei giustificabile anche se non sei altro che un povero pirla (inelevato, riabbassato…).&#xA;&#xA;Per quanto riguarda i libri, raccontaci qualcosa su qualche storia, qualche consiglio per la lettura!&#xA;I libri sono segreti. Consiglio la lettura di Star Rover… come sempre.&#xA;&#xA;Ducoli&#xA;&#xA;Discografia essenziale&#xA;ADORABILI CANNIBALI (2023)&#xA;IL COTONE (2022)&#xA;20 KM DI PAURA (2019; PLK)&#xA;DIAVOLI E CONTRARI (2018)&#xA;GUFI, ALLOCCHI, BARBAGIANNE E ALTRE&#xA;GIOVANI STREGHE (2015)&#xA;DIVANOMACHIA (2015)&#xA;IO CHE SONO SOLAMENTE UN SERVITORE&#xA;(2014)&#xA;SANDROPITECO I-II (2013)&#xA;TRALLALLEROTRALLALLA’ (2013; Artemisia&#xA;absinthium, Piccoli Animaletti)&#xA;BRUMANTICA (2011; De luxe edition)&#xA;PICCOLI ANIMALETTI (2010)&#xA;LURIDO LIVE! (Mammut Festival; 2009)&#xA;QUANDO SI TAGLIAVA LA CODA AI CANI&#xA;(2008; Ristampa)&#xA;ARTEMISIA ABSINTHIUM (2008)&#xA;LOLITA&#39;S MALTS (2007)&#xA;BRUMANTICA (2006)&#xA;TAVERNE, STAMBERGHE, CAVERNE (2003; La&#xA;Banda del Ducoli)&#xA;ANCHE IO NON POSSO ENTARE (200)&#xA;MALASPINA (1999)&#xA;LOLITA (1997)&#xA;SOPRA I MURI DI QUESTA CITTÀ (1995;&#xA;demotape)&#xA;ROSSO (1994; demotape)&#xA;BACCO IL MATTO&#xA;CERCATORI D&#39;ORO (2000; Bacco il Matto)&#xA;SAN MARCO (1999; Bacco il Matto)&#xA;CLETUS COBB&#xA;I NEVER SHOT AN INDIE (2013; Lupita’s&#xA;Project)&#xA;I NEVER SHOT AN INDIAN (2013; Spanish&#xA;Jonny, The Other Apostles)&#xA;I LEAVE MY PLACE TO THE BITCHES (2009;&#xA;The Other Apostles)&#xA;EASYLOVE (2008; The Other Apostles)&#xA;JOKERJOHNNY II (2007; Spanish Johnny)&#xA;JOKERJOHNNY I (2006; Spanish Johnny)&#xA;TONIGHT&#39;S THE DAY (2004; My Uncle the&#xA;Dog)&#xA;&#xA;Album scelti:&#xA;Brumantica&#xA;Brumantica è un album delicato, lento, carico. Alla sua composizione hanno partecipato volti noti del panorama jazz italiano. Le tematiche sono imperniate sul binomio atroce presenza/mancanza nell’amore per qualcosa, di qualcuno, di qualcosa. I testi, a primo ascolto talvolta enigmatici, vengono spiegati nel booklet attraverso altrettante enigmatiche poesie, che ti avvolgono e ti rendono partecipe e ti aprono la strada a numerose altre interpretazioni e divagazioni, d&#39;altronde, come scritto in calce “Brumatica è l’arte di conoscere i meccanismi della nebbia che passeggia sul bordo del fiume. Quellafoschia leggera che spesso ti confonde la traccia del sentiero.” Chiude la prima parte dell’album la cover in chiave jazz di La Canzone Marinella di De André, seguita da ben dieci bonus track.&#xA;&#xA;https://youtu.be/Qvl94oDqLKs?si=izWeQzsF37AVoq9V&#xA;&#xA;[..]Un pezzo di luna sopravvive alle luci di&#xA;questi lampioni&#xA;Attraversa le prime foglie dei tigli e colora le&#xA;pozze di pioggia rimaste appoggiate su&#xA;questo sentiero&#xA;Ricalcate su questo selciato di pietra di cava&#xA;appena rubata dal fondo del fiume.&#xA;Nidi di ragno, di merlo, di corvo, rifugi di&#xA;gufo e di sorcio&#xA;Scorci di luce riflessi nell&#39;acqua di stagno che&#xA;usano i miei topiragno&#xA;Le acque che abitano tutte le altre famiglie&#xA;accertate di questo immenso universo,&#xA;diverso.&#xA;&#xA;Lupita’s Project .Never.Shot.An.Indie (2008-2013)&#xA;Due album in uno, dal rock e pop-rock di Sex Me, con richiami synth ai Deep Purple come in Lady Mud, alle storie rock’n’roll di I.Leave.My.Place.To.The.Bitches. Lasciatevi trovolgere dal ritmo r’n’roll fresco e sprezzante!&#xA;&#xA;Trallalerotrallalà (Deluxe Ed. 2013)&#xA;Trallalerotrallallà è un delizioso album di filastrocche, gli stili musicali variano dalla musica leggera, al pop al rock. Come in molti altri album le collaborazioni musicali sono molteplici, coinvolgendo qui anche un coro di voci bianche, che interpretano Rattus, canzone dedicato alla forze distruttrici della natura.&#xA;&#xA;Vorrei ricordare ai lettori che anche Alessandro Ducoli ha pubblicato oltre 27 libri con decine di racconti, purtroppo solo in italiano. http://www.ducoli.eu/books.htm&#xA;&#xA;Carne e Ossa (Ed. Latakia, 2020)&#xA;Un testo breve che si sviluppa in tre parti, iniziando fra ragionamenti, dialoghi e considerazioni per poi addentrarsi in un mondo distopico sospeso fra realtà e incubo e terminare in un garage dove sembra essere passato un Platone sbronzo in fuga dalla caverna. Diretto, arrabbiato, irriverente e spietato come non mai, Alessandro Ducoli si fotografa e ci fotografa esponendo i suoi scatti senza ritocchi né filtri, mostrando ogni soggetto per ciò che è. In carne e Ossa.&#xA;&#xA;Io ho letto “Il naufragar m’è dolce…” e l’ho trovato strepitoso e molto diretto. Alcune storie mi hanno fatto ridere,altre sorriddere, e altre le ho trovate semplicemente avvincenti.&#xA;Il libro include: Vacanze italiane (2011), Lo sbarco in Lombardia (2013), Whisky Tales (2008-2010): Quindici brevi racconti. Spassosissime storielline per chi lo whisky può apprezzarlo anche come semplice fonte di pensiero. Storie da degustare! Consigliato anche agli astemi; The Whiskiller (2010), Degeneration Beat - Tropico Boreale (2004-2005);&#xA;Dopotutto si muore (2012), bonus cd «Diavoli e Contrari»&#xA;&#xA;Contatti:&#xA;http://www.ducoli.eu/ &#xA;https://open.spotify.com/intl-it/artist/0wAcsF2lsHxGlcNykcZDrY&#xA;ducoli.71@gmail.com&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h2 id="alessandro-ducoli">Alessandro Ducoli</h2>

<p><img src="http://www.ducoli.eu/default_file/image210.jpg" alt="Ducoli"></p>

<p><img src="https://rayuelaedizioni.it/cdn/shop/collections/ducoli.jpg?v=1724085741" alt="Ducoli"></p>

<p>Tre persone, due cani, un pianoforte e una tranquilla sera d’agosto. Ormai erano mesi che passavo le giornate tra il collezionare insetti in campo e lo studiare in laboratorio le reazioni di piante infestate, per scoprire nuovi dettagli sul linguaggio delle piante.
Poi arrivava il weekend ed il più delle volte non era altro che un’occasione per anticipare il lavoro della settimana dopo… ma adesso erano tre settimane di fila con questo ritmo. Presi il telefono, un giro di messaggi per comprendere che quella sera non ci sarebbe stato proprio nessuno disposto a uscire… poco male.
Restare a casa era fuori discussione. Raccolsi la giacca, un paio di copie di menti inquinate [quel dannato giornaletto faidate contenente interviste a gruppi che non avete mai sentito e che non sareste mai andati a cercarvi altrimenti e probabilmente dubitavate molto della loro esistenza, che è sempre un piacere propinare in giro] e mi diressi verso la bookique.
Avevo infatti sentito che doveva suonare un tipo strano, un minuto di youtube prima di lasciare casa e mi aveva già conquistato!
100 km più sud una macchina sfrecciava veloce nella notte.
La bookique è un locale dove si fa musica. E questa breve descrizione dovrebbe bastare considerando la realtà della ridente cittadina che va a dormire presto. Ci sono anche un
sacco di persone… di solito. Quella sera non c’erano che due baristi, due passanti e me. La locandina diceva chiaramente inizio concerto alle 21… erano le 21.45 e nessun’altro. Sfodero
le menti inquinate e ho subito l’attenzione dei due baristi (il 50% del pubblico precisamente)… ben presto scopro che uno di loro aveva partecipato ad Eco Art!
Avete presente il festival annuale in Val di Non sul lago di Santa Giustina “rumori dal lago”? Bene, è su quelle sponde che il popolo di Eco Art ha vissuto in armonia con la natura per diversi anni. Ora rimangono solo poche tracce di quello che sono stati, ma venti anni fa sareste potuti rimanere ammaliati dalle loro creazioni. Attraversare quella parte di bosco dove si radunavano era un po’ come entrare in un mondo fatato.</p>

<p>Infatti avevano fatto numerose costruzioni usando arbusti e sassi trovati sul posto, avevano fatto il loro anfiteatro e fili scendevano dagli alberi riportanti delle poesie. Si erano anche costruiti una zattera per poter girare il lago e ripulirlo dai cadaveri galleggianti di bottiglie di platica e altri imballaggi.
Pian piano inizia ad esserci più gente, due cani, un pianoforte, due sagome all’orizzonte … finalmente si inizia.
Al centro della piazzetta di fronte al locale hanno preso posizione Alessandro Ducoli ed il suo staff: un pianista (Valerio Gaffurini) e due cagnolini, che rapisco subito l’attenzione dei bambini presenti (… i cagnolini!) Il concerto, o meglio, lo spettacolo, è un continuo alternarsi di aneddoti e canzoni che spaziano armonicamente fra il folk, il blues, il jazz ad il rock.
Le canzoni raccontano storie, interpretano poesie, parlano d’amore e di viaggi, di solitudine e di gioia.
Continui sono i rimandi alla natura selvaggia, ai suoi abitanti e alla loro esaltazione… impossibile non cogliere l’occasione di conoscere più da vicino il protagonista della serata!</p>

<p>Mi ritrovo quindi al bancone a sorseggiare birra con lui, il Ducoli, e scopro che anche lui è passato per le fanzine faidate, stampando appassionate storie, su supporti cartacei, destinati all’usura per arrivare pressoché illeggibili all’utente finale. La fanzine si chiamava Pecora nera ed era dedicata alle band folk inglesi, che non troverete citato all’interno della sua vastissima bibliografia di racconti ed album musicali e tantomeno nelle recensioni ed interviste del circuito indipendente.</p>

<p><img src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTVkVamnS0vny552qDYPfjELFn4zUQ7kUkS_Vef4OwS7MEVrAbg_zwjBJI&amp;s=10" alt="Ducoli"></p>

<p><strong>A fine del tuo concerto a Trento mi raccontavi che la domanda che viene fatta nelle interviste e la consecutiva risposta che più odi è quella riguardante il panorama musicale italiano ed alla sua precarietà. Mi dicevi infatti che molti professionisti della musica puntano il dito contro la mancanza di spazi, ai giovani d’oggi.  Ma il punto secondo te è che qualcuno innanzitutto ha creato i gusti di questi giovani d’oggi e che è vero che ci sono pochi spazi, ma gli spazi si conquistano e si creano se segui l’estro dentro di te, il fuoco e conosci il tuo passato. Che non vuol dire che bisogna copiare gli schemi di quelli che son riconosciuti i divi della musica nell’estetica e nel contenuto, ma saper cogliere il loro genio e costruire qualcosa di nuovo, senza aver paura di mostrare qual è la propria formazione.</strong>
La musica è in continua evoluzione, anche quando sembra involversi. Questo dovrebbe essere un assunto che consente a chiunque di sperimentare nuove cose, nuovi suoni, nuovi ritmi e nuovi slogan. Il problema vero arriva quando subentra il concetto reale che sta dentro a quello di evoluzione: sopravvive il più adatto. È questo che, nella musica, abbiamo travisato oggi: si ritiene che sia più adatta la merda, trascurando il semplice fatto che la musica, volenti o nolenti, è una forma di espressione tra le più assolute e pertanto comunque sacra (non nel senso teologico del termine). Se chiunque vuole dirci che è bello essere una merda deve metterci il pensiero, e che sia forte, innovativo, in grado di sostenere con forza il solo semplice fatto di essere una merda… altrimenti non si è altro che un povero stronzo, l’ennesimo. Certo è naturale una certa tendenza nel “derivare” modelli che sono andati bene a qualcuno. È successo con tutti: con Hank, con Elvis, poi Chuck Berry, poi sono arrivati i Beatles e poi giù di beat, e poi via dicendo passando per il punk, per l’hard rock, per The Cure, Marley, per i Duran Duran, fino al grunge e a tutto il resto di cui oggi ho perso il filo. Ogni forma artisticamente perfetta, viene da sempre emulata fino all’esasperazione. Ma non sarebbe nemmeno un problema: il problema vero è oggi se ne abusa oltre ogni limite, fino a massacrare i coglioni di tutti con il concetto di “squadra vincente”… la si copia, la si munge, la si spreme, fino a quando può dare qualcosa… anche senza essere Elvis è bello essere come lui. Questo in genere accade soprattutto in Italia, nella musica oltre confine si riesce sempre a cogliere un certo amore per i grandi maestri. In Italia non riesco ancora a cogliere fino in fondo questo fatto… ci stiamo fracassando le ossa di taranta, de denadreismi, ci stiamo stanno fracassando i coglioni con tutti questi indie obiettivamente orribili (oggi una band indie la si intuisce già dal nome…). Prima c’erano i cantautori, poi i melodici, poi quelli del Vasco style, poi quelli della dance e via dicendo. Tutti a copiare e ripetere, sempre più male, sempre peggio. Sembriamo insetti. Tutti a parlare d’amore e tutti con facce che non sembrano aver nulla a che fare con l’amore. Tutti a parlare di rivoluzione… la stessa cosa. Tutti a parlare di noia… peggio, stanno sdoganando in merda anche quella. La musica è intrattenimento prima di ogni altra cosa. Anche prima del valore artistico, che dovrebbe essere comunque una condizione necessaria. Si suona per far muovere i culi e i cuori. Questo è quello che si deve fare. Quello che vedo oggi è soprattutto gente che suona e scrive per farsi adulare. Il concetto canzone viene sempre per ultimo, come se Mozart o Verdi non avessero avuto a cuore il cuore del pubblico…</p>

<p><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEgWqKswVufSG-w-5APEvtGNl1zyEEF7uW4wmxcJYI_ud60XXI8TNLHJux1maueiNMB5xeF4j-Awq3T2xLHsXzqiSW7y47eawzgYexAzUkJ_GYpARC0_yJHTQPI-44_IhQE9vSsKeBL4J6qylUnz08oayR5UAxcPH7GnEBflDe7qpi5JmsTeNGnnqA=w400-h289" alt="Ducoli"></p>

<p><strong>La tua bibliografia e discografia si compone di svariate decine di album e libri, dove trovi la voglia di alimentare questo immenso estro creativo?</strong>
Dalle cicatrici. Dall’abuso quotidiano dell’esercizio più logorante che possiamo fare: scopare, bere, mangiare, cagare, pregare, insultare, bestemmiare, sputare, respirare… Queste robette qui. Se fai tutto senza badare alle cicatrici, il gioco è fatto.</p>

<p><img src="https://mosaic.scdn.co/300/ab67616d00001e02355574c9a57f273e1c58dbceab67616d00001e026597ddec32d6be4e61864e3aab67616d00001e0265eb54e13903e3fe839f5826ab67616d00001e02993021be47d5957a397d50a8" alt="Ducoli"></p>

<p><strong>Ducoli e il mondo naturale, selvaggio. Perché è così importante per te il rapporto con la natura e la foresta, i cui elementi si percepiscono in molte delle tue canzoni?</strong>
Io ho scelto di fare il funzionario pubblico in ambito forestale (non Guardia Forestale! Ma Dottore Forestale!), perché ho sempre creduto nel valore collettivo che sta dentro alle foreste. Era già stato scritto a caratteri cubitali da Carletto Magno nel prezioso Capitulare de villis, e poi sancito più volte nei successivi provvedimenti legislativi fino ad oggi. Il problema è che ho scelto Regione Lombardia che non sta dando un grande esempio di “valore collettivo”, ma questi sono problemi miei… Se ho scelto questo significa che mi va bene così, anche solo per il fatto che ogni volta mi piace impazzire per rimettere le cose a posto (fin dove riesco). La questione forestale penso che arrivi in primis da una laurea in Scienze Forestali, ma anche dai miei autori preferiti: da Mark Twain e <a href="https://www.anarcopedia.org/index.php/Henry_David_Thoreau" rel="nofollow">H.D. Thoureau</a> (l’Anarchico), fino a Jack London. La foresta è un organismo vivo. Come ogni altro ecosistema, tende naturalmente a un proprio equilibrio… Si dice Capacità di omeostasi e descrive l’innata e straordinaria attitudine di questi “spazi” a riguadagnare il proprio equilibrio anche di fronte ad eventi esterni estremamente negativi. In un certo senso è come se alberi, funghi, muschi, felci, licheni e animali, fossero esseri umani in fase di convivenza obbligata (quando si osserva la straordinaria bellezza di una foresta vergine, non bisogna mai trascurare che la realtà dei fatti è un continuo combattersi, allearsi, mangiarsi, rubarsi lo spazio, la luce, l’acqua e l’aria; a tutt gli effetti, il concetto di biodiversità naturale, non è tanto diverso da quello di biodiversità umana… ma se vuoi è più facile citare il mondo è bello perché è vario); calamità naturali, incendi, disboscamento, ignoranza, bracconaggio, olio di palma e pesca dei delfini, sono gli tutti eventi esterni negativi… Io studio il limite oltre cui non si può andare e credo che, per forza di cose, sia diventata una deformazione professionale anche in tutto il resto che faccio. Rimane il fatto che il mio contributo alla gestione forestale terminerà allo scadere dei miei 50 anni (per come la vedo io: allo scadere del mio secondo turno di curazione forestale), perché vorrei passare il testimone a gente giovane e più propensa ad aggiornarsi rispetto a me… poi farò il cantautore vero.</p>

<p><img src="https://imusic.b-cdn.net/images/item/original/925/8012786923925.jpg?barbagianna-s-ducoli-alessandro-2019-gufi-allocchi-barbagianne-e-altre-giovani-streghe-cd&amp;class=scaled&amp;v=1580736490" alt="Ducoli"></p>

<p><strong>I rimandi sono molteplici mi viene in mente Brumantica, lettera, tutta colpa sua, Rattus, in Sandropiteco e molte altre. A volte sembra un richiamo all&#39;umiltà nei confronti del rispetto della natura, rispetto per i suoi meccanismi, ma anche un richiamo per l&#39;uomo animale di essere parte consapevole di un ecosistema, che scandisce i ritmi uguali per tutti (anche nell&#39;amore).</strong>
L’abbiamo definita deformazione professionale… Non c’è solo “rispetto della natura” nelle mie canzoni, c’è anche molta della mia naturale, puerile, incontrollata, ossessiva, autodistruttiva, presunzione… Tutta comunque mossa all’interno di un teatrino funzionale all’elevazione (sia nel senso sessuale, ma anche in quello naturale: abete … abeo-ire, andare verso l’alto… qualcosa di simile…), sempre attuata con profonda scemenza, ma in una visione Ducolicentrica del mio agire. È qui che si torna al concetto di cicatrici di cui parlavamo prima: puoi anche essere presuntuoso nel tuo agire, ma solo quando sei mosso da onesto e dolce esercizio delle cose sei giustificabile anche se non sei altro che un povero pirla (inelevato, riabbassato…).</p>

<p><strong>Per quanto riguarda i libri, raccontaci qualcosa su qualche storia, qualche consiglio per la lettura!</strong>
I libri sono segreti. Consiglio la lettura di Star Rover… come sempre.</p>

<p><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/a/AVvXsEhRp7BgraWqnYWZ1mSJJLD9yyHbFDFH59VxSjkzkX7myIpj-bYiMbd5djMYh4Tgf8CjV80ZancNk8E8MAdMDoQTjbb36UdqV7Gk35t_PrWuSrr1IRGX4hLUdTOexZggeSp86s7KwQwZPXuQYWJZVzTuz3nogf6ILFjBdCqxQ3InvpynNfnEcD4Pkw=w400-h296" alt="Ducoli"></p>

<p><strong>Discografia essenziale</strong>
ADORABILI CANNIBALI (2023)
IL COTONE (2022)
20 KM DI PAURA (2019; PLK)
DIAVOLI E CONTRARI (2018)
GUFI, ALLOCCHI, BARBAGIANNE E ALTRE
GIOVANI STREGHE (2015)
DIVANOMACHIA (2015)
IO CHE SONO SOLAMENTE UN SERVITORE
(2014)
SANDROPITECO I-II (2013)
TRALLALLEROTRALLALLA’ (2013; Artemisia
absinthium, Piccoli Animaletti)
BRUMANTICA (2011; De luxe edition)
PICCOLI ANIMALETTI (2010)
LURIDO LIVE! (Mammut Festival; 2009)
QUANDO SI TAGLIAVA LA CODA AI CANI
(2008; Ristampa)
ARTEMISIA ABSINTHIUM (2008)
LOLITA&#39;S MALTS (2007)
BRUMANTICA (2006)
TAVERNE, STAMBERGHE, CAVERNE (2003; La
Banda del Ducoli)
ANCHE IO NON POSSO ENTARE (200)
MALASPINA (1999)
LOLITA (1997)
SOPRA I MURI DI QUESTA CITTÀ (1995;
demotape)
ROSSO (1994; demotape)
BACCO IL MATTO
CERCATORI D&#39;ORO (2000; Bacco il Matto)
SAN MARCO (1999; Bacco il Matto)
CLETUS COBB
I NEVER SHOT AN INDIE (2013; Lupita’s
Project)
I NEVER SHOT AN INDIAN (2013; Spanish
Jonny, The Other Apostles)
I LEAVE MY PLACE TO THE BITCHES (2009;
The Other Apostles)
EASYLOVE (2008; The Other Apostles)
JOKERJOHNNY II (2007; Spanish Johnny)
JOKERJOHNNY I (2006; Spanish Johnny)
TONIGHT&#39;S THE DAY (2004; My Uncle the
Dog)</p>

<p>Album scelti:
<strong>Brumantica</strong>
Brumantica è un album delicato, lento, carico. Alla sua composizione hanno partecipato volti noti del panorama jazz italiano. Le tematiche sono imperniate sul binomio atroce presenza/mancanza nell’amore per qualcosa, di qualcuno, di qualcosa. I testi, a primo ascolto talvolta enigmatici, vengono spiegati nel booklet attraverso altrettante enigmatiche poesie, che ti avvolgono e ti rendono partecipe e ti aprono la strada a numerose altre interpretazioni e divagazioni, d&#39;altronde, come scritto in calce “Brumatica è l’arte di conoscere i meccanismi della nebbia che passeggia sul bordo del fiume. Quellafoschia leggera che spesso ti confonde la traccia del sentiero.” Chiude la prima parte dell’album la cover in chiave jazz di La Canzone Marinella di De André, seguita da ben dieci bonus track.</p>

<p><a href="https://youtu.be/Qvl94oDqLKs?si=izWeQzsF37AVoq9V" rel="nofollow">https://youtu.be/Qvl94oDqLKs?si=izWeQzsF37AVoq9V</a></p>

<p><em>[..]Un pezzo di luna sopravvive alle luci di
questi lampioni
Attraversa le prime foglie dei tigli e colora le
pozze di pioggia rimaste appoggiate su
questo sentiero
Ricalcate su questo selciato di pietra di cava
appena rubata dal fondo del fiume.
Nidi di ragno, di merlo, di corvo, rifugi di
gufo e di sorcio
Scorci di luce riflessi nell&#39;acqua di stagno che
usano i miei topiragno
Le acque che abitano tutte le altre famiglie
accertate di questo immenso universo,
diverso.</em></p>

<p><strong>Lupita’s Project .Never.Shot.An.Indie (2008-2013)</strong>
Due album in uno, dal rock e pop-rock di Sex Me, con richiami synth ai Deep Purple come in Lady Mud, alle storie rock’n’roll di I.Leave.My.Place.To.The.Bitches. Lasciatevi trovolgere dal ritmo r’n’roll fresco e sprezzante!</p>

<p><strong>Trallalerotrallalà (Deluxe Ed. 2013)</strong>
Trallalerotrallallà è un delizioso album di filastrocche, gli stili musicali variano dalla musica leggera, al pop al rock. Come in molti altri album le collaborazioni musicali sono molteplici, coinvolgendo qui anche un coro di voci bianche, che interpretano Rattus, canzone dedicato alla forze distruttrici della natura.</p>

<p>Vorrei ricordare ai lettori che anche Alessandro Ducoli ha pubblicato oltre 27 libri con decine di racconti, purtroppo solo in italiano. <a href="http://www.ducoli.eu/books.htm" rel="nofollow">http://www.ducoli.eu/books.htm</a></p>

<p><strong>Carne e Ossa (Ed. Latakia, 2020)</strong>
Un testo breve che si sviluppa in tre parti, iniziando fra ragionamenti, dialoghi e considerazioni per poi addentrarsi in un mondo distopico sospeso fra realtà e incubo e terminare in un garage dove sembra essere passato un Platone sbronzo in fuga dalla caverna. Diretto, arrabbiato, irriverente e spietato come non mai, Alessandro Ducoli si fotografa e ci fotografa esponendo i suoi scatti senza ritocchi né filtri, mostrando ogni soggetto per ciò che è. In carne e Ossa.</p>

<p>Io ho letto <strong>“Il naufragar m’è dolce…”</strong> e l’ho trovato strepitoso e molto diretto. Alcune storie mi hanno fatto ridere,altre sorriddere, e altre le ho trovate semplicemente avvincenti.
Il libro include: Vacanze italiane (2011), Lo sbarco in Lombardia (2013), Whisky Tales (2008-2010): Quindici brevi racconti. Spassosissime storielline per chi lo whisky può apprezzarlo anche come semplice fonte di pensiero. Storie da degustare! Consigliato anche agli astemi; The Whiskiller (2010), Degeneration Beat – Tropico Boreale (2004-2005);
Dopotutto si muore (2012), bonus cd «Diavoli e Contrari»</p>

<p><em>Contatti:</em>
<a href="http://www.ducoli.eu/" rel="nofollow">http://www.ducoli.eu/</a>
<a href="https://open.spotify.com/intl-it/artist/0wAcsF2lsHxGlcNykcZDrY" rel="nofollow">https://open.spotify.com/intl-it/artist/0wAcsF2lsHxGlcNykcZDrY</a>
ducoli.71@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/ruas/numero-1-gr6j</guid>
      <pubDate>Sat, 03 Oct 2026 19:58:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1-m7wx</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;Centromalessere&#xA;&#xA;Centromalessere&#xA;&#xA;Olá, Pol! Como é que surgiu a ideia de dar início ao projeto musical Centromalessere?&#xA;Como é que se conheceram? Vêm de experiências musicais diferentes; o que é que trazem dessas experiências e o que é que, por outro lado, pretendem propor agora?&#xA;Olá! Olá, amigo!! Então: a ideia do «Centromalessere» surgiu da paixão que sempre tive pela&#xA;música de autor e da necessidade de cantar as minhas razões (e também os meus&#xA;erros) a um público variado, a todos, enfim…&#xA;Tinha muitas canções em preparação há anos, mas sabia que não conseguiria valorizá-las sozinho; por isso, perguntei a dois amigos se queriam ajudar-me e foi assim que começámos esta aventura. O Cisco, (guitarra e coros), o Fedri (guitarra com solos fantásticos) e eu vínhamos de mundos musicais muito diferentes, mas isso não era um obstáculo, pelo contrário...&#xA;Cada um traz consigo algo diferente e, uma vez na sala... vamos lá com as ideias!&#xA;A certa altura, passámos a ser seis, incluindo uma violinista. No entanto, o grupo estava desestruturado, as pessoas iam e vinham. Imagina que devíamos tocar com os Modena City Ramblers, mas, infelizmente, não deu em nada! Tivemos de procurar um novo teclista e foram precisas dezasseis tentativas para encontrar um novo.&#xA;A banda, agora, é algo abstrato. Para mim, a música faz parte do dia-a-dia e gostaria de ver a banda como uma família. Se não te convém, divorcia-se.&#xA;Não faz sentido que uma pessoa tenha de fazer tudo e que tenha de estar sempre a lembrar aos outros para virem aos ensaios. O Centromalessere é um grupo onde quero expressar-me. A criação de canções é feita pelas pessoas que a fazem. Depois, cada um tem os seus interesses, mas compor músicas é uma razão de viver. Na formação atual, somos cinco: eu (voz e baixo), Cisco, Al (guitarra solo), Bonzo (bateria) e Pola (teclados).&#xA;&#xA;Já foram entrevistados por alguma outra revista?&#xA;Siamo stati intervistati da Guido Smadelli per conto di L’ Adige. Guido era il bassista dei Pietra Filosofale, primo gruppo progressive della nostra regione.&#xA;&#xA;La Sindrome dell&#39;Uomo&#xA;&#xA;Ao ouvir as vossas canções, percebe-se toda a vossa mestria como músicos, bem como aquela atmosfera sombria que se sentia nos Congegno!&#xA;Quanto à habilidade, agradeço-te, mas posso garantir-te que não somos especialistas; o nosso ponto forte não é, certamente, a técnica. Já no que diz respeito aos Congegno, por outro lado, posso dar-te razão, no sentido de que, como sou eu que escrevo as letras de ambos, é normal que se sinta uma espécie de fio condutor na minha forma de escrever. Depois, tenho de te dar razão também noutra coisa, a melancolia; de facto, admito que não&#xA;sou muito alegre musicalmente...&#xA;Quanto à melancolia sonora, creio que seja simplesmente uma questão de gostos ou de um certo tipo de atitude, ou de várias influências, sei lá... A melancolia verbal, por outro lado, surge simplesmente da minha maneira de ver e de querer dizer as coisas... ou seja, considero que não é interessante falar de forma alegre e despreocupada sobre algo que é bonito e que funciona bem; prefiro falar das coisas que me afetam negativamente, para poder compreendê-las e, quem sabe, um dia melhorá-las; entretanto, começo por tentar compreendê-las.&#xA;&#xA;Estão a trabalhar em alguma peça nova?&#xA;Estamos a trabalhar num segundo álbum, depois do nosso álbum de estreia «La Sindrome dell’Uomo». Já nos tornámos um grupo de obituários. Cantamos sobre assassinos em série, homicídios ou mesas de cabeceira. O álbum incluirá a canção «Pamela», sobre uma rapariga encontrada morta numa mala em Macerata; e depois «Specchio», que fala de uma rapariga que não gosta de si própria, torna-se anoréxica e morre. Mas ela vive uma dor dupla: além&#xA;de se destruir a si própria, rejeita a dádiva de ter vindo ao mundo.&#xA;Na minha opinião, estas canções nem sequer deviam ser explicadas. O público não deve tornar-se a agência fiscal das palavras. Uma canção pode ser o conjunto de muitas outras histórias e da forma como as imaginamos noutros contextos.&#xA;A experiência com os Psychoanalisi, por outro lado, chegou ao fim. Agora tenho um novo&#xA;grupo, os Reflusso, que musicalmente são um pouco mais hardcore do que estes últimos. Já temos algumas faixas e esperamos gravar um álbum no início de 2025!&#xA;&#xA;Psychoanalisi&#xA;O projeto paralelo de psicanálise estreou-se com «Musica per Cervelli» em 2019, com design gráfico de Pol e coproduzido também pela Ruas MI. https://psychoanalisi.bandcamp.com &#xA;&#xA;Podias voltar a contar a história de Pino Erba e explicar por que razão consideraste importante voltar a abordar o seu trágico fim?&#xA;Escrevi a canção de uma só vez, pode-se dizer, porque há anos que, na fábrica onde trabalho, em Roveré della Luna, me contam a misteriosa história desta personagem, provavelmente morto por uma brincadeira de mau gosto ou por uma rixa que acabou mal. Digo «provavelmente» porque não há certezas, pois o Pino estava sozinho e ninguém se preocupou em descobrir a verdade; o que é certo é que, na noite em que morreu, tinha o hálito a cheirar a gasolina; &#xA;Há quem diga que lhe arranjaram tudo e há quem diga que ele fez tudo sozinho; há quem fique irritado quando dizem que ele se desenvolveu sozinho e há quem fique irritado pelo&#xA;contrário; infelizmente, acho que nunca vamos saber a verdade...&#xA;Escrevi esta canção apesar de não conhecer diretamente o Giuseppe Erba, conhecido como Pino, porque o conheci indiretamente ao longo dos anos através das palavras daqueles que lhe tinham carinho e, por isso, acabei por me afeiçoar a ele. Uma noite, estava no bar completamente bêbado e observava uns velhinhos ainda mais bêbados do que eu, que se divertiam à grande e espalhavam alegria, e pensei: quero escrever uma canção para elogiar&#xA;estes velhinhos bêbados porque, no fim de contas, proporcionam-nos imensos sorrisos, ok, nem sempre... mas muitas vezes... aqueles que eu conheço... no dia seguinte, pensei que havia um bêbado que não conhecia pessoalmente, mas que me parecia mais próximo do que os outros: era o Pino!!&#xA;&#xA;Brindiamo per Pino&#xA;Pino al mattino aveva già voglia di bere ed andava a chiedere di casa in casa un bicchiere&#xA;che fosse di vino di grappa o liquore a Pino bastava un bicchiere offerto col cuore&#xA;Pino alla porta bussava e a chi lo ospitava augurava buona pasqua e per non sbagliare anche buon natale&#xA;la gente gli offriva il bicchiere lui lo prendeva e in un sorso soltanto in un sorso beveva&#xA;Poi ringraziava il bicchiere appoggiava e ripartiva verso un’altra casa verso chi gli offriva&#xA;un bicchiere di gioia e cinque minuti soltanto del proprio tempo cinque minuti della propria vita&#xA;Pino era sempre in cammino beveva e smaltiva scendeva e&#xA;saliva la strada in paese&#xA;voleva soltanto del vino non aveva altre pretese&#xA;Pino era un uomo gentile non era insistente&#xA;Pino era un uomo cortese&#xA;chi l’avrebbe mai detto che un giorno ne avrebbe pagato le spese&#xA;Pino un mattino come sempre in cammino suonò il campanello&#xA;alla porta di un triste destino&#xA;poi fece un sorriso al falso buon viso che quella mattina gli&#xA;diede da bere benzina&#xA;così senza guardare il veleno ingerì&#xA;la mano vigliacca decise così&#xA;Pino riprese il cammino ma alla sera morì&#xA;così senza guardare il veleno ingerì&#xA;la mano vigliacca decise così&#xA;Pino riprese il cammino per l’ultimo dì&#xA;Brindiamo per Pino affinché il suo assassino si possa di notte&#xA;svegliare&#xA;davanti al fantasma di Pino che gli grida in faccia felice natale!”&#xA;Brindiamo per Pino affinché il suo cammino possa continuare&#xA;senza mai incontrare&#xA;la mano codarda già pronta alla porta del male&#xA;Brindiamo per Pino affinché il suo cammino possa continuare&#xA;senza mai incontrare&#xA;la mano codarda già pronta a fargli del male&#xA;&#xA;https://youtu.be/Hyybusq4CQ?si=1ngXVMqn2EBc2axb&#xA;iframe width=&#34;560&#34; height=&#34;315&#34; src=&#34;https://youtu.be/Hyybusq4CQ?si=yQcBoqQ6tuZOhoEs&#34; frameborder=&#34;0&#34; allow=&#34;accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture&#34; allowfullscreen/iframe&#xA;&#xA;De uma entrevista iniciada em 2017 e atualizada ao longo dos anos&#xA;&#xA;centromalessere.bandcamp.com&#xA;centromalessere.tn@gmail.com&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h2 id="centromalessere">Centromalessere</h2>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/0036441788_21.jpg" alt="Centromalessere"></p>

<p><strong>Olá, Pol! Como é que surgiu a ideia de dar início ao projeto musical Centromalessere?
Como é que se conheceram? Vêm de experiências musicais diferentes; o que é que trazem dessas experiências e o que é que, por outro lado, pretendem propor agora?</strong>
Olá! Olá, amigo!! Então: a ideia do «Centromalessere» surgiu da paixão que sempre tive pela
música de autor e da necessidade de cantar as minhas razões (e também os meus
erros) a um público variado, a todos, enfim…
Tinha muitas canções em preparação há anos, mas sabia que não conseguiria valorizá-las sozinho; por isso, perguntei a dois amigos se queriam ajudar-me e foi assim que começámos esta aventura. O Cisco, (guitarra e coros), o Fedri (guitarra com solos fantásticos) e eu vínhamos de mundos musicais muito diferentes, mas isso não era um obstáculo, pelo contrário...
Cada um traz consigo algo diferente e, uma vez na sala... vamos lá com as ideias!
A certa altura, passámos a ser seis, incluindo uma violinista. No entanto, o grupo estava desestruturado, as pessoas iam e vinham. Imagina que devíamos tocar com os Modena City Ramblers, mas, infelizmente, não deu em nada! Tivemos de procurar um novo teclista e foram precisas dezasseis tentativas para encontrar um novo.
A banda, agora, é algo abstrato. Para mim, a música faz parte do dia-a-dia e gostaria de ver a banda como uma família. Se não te convém, divorcia-se.
Não faz sentido que uma pessoa tenha de fazer tudo e que tenha de estar sempre a lembrar aos outros para virem aos ensaios. O Centromalessere é um grupo onde quero expressar-me. A criação de canções é feita pelas pessoas que a fazem. Depois, cada um tem os seus interesses, mas compor músicas é uma razão de viver. Na formação atual, somos cinco: eu (voz e baixo), Cisco, Al (guitarra solo), Bonzo (bateria) e Pola (teclados).</p>

<p><strong>Já foram entrevistados por alguma outra revista?</strong>
Siamo stati intervistati da Guido Smadelli per conto di L’ Adige. Guido era il bassista dei Pietra Filosofale, primo gruppo progressive della nostra regione.</p>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a711416730_1x1_700.avif" alt="La Sindrome dell&#39;Uomo"></p>

<p><strong>Ao ouvir as vossas canções, percebe-se toda a vossa mestria como músicos, bem como aquela atmosfera sombria que se sentia nos Congegno!</strong>
Quanto à habilidade, agradeço-te, mas posso garantir-te que não somos especialistas; o nosso ponto forte não é, certamente, a técnica. Já no que diz respeito aos Congegno, por outro lado, posso dar-te razão, no sentido de que, como sou eu que escrevo as letras de ambos, é normal que se sinta uma espécie de fio condutor na minha forma de escrever. Depois, tenho de te dar razão também noutra coisa, a melancolia; de facto, admito que não
sou muito alegre musicalmente...
Quanto à melancolia sonora, creio que seja simplesmente uma questão de gostos ou de um certo tipo de atitude, ou de várias influências, sei lá... A melancolia verbal, por outro lado, surge simplesmente da minha maneira de ver e de querer dizer as coisas... ou seja, considero que não é interessante falar de forma alegre e despreocupada sobre algo que é bonito e que funciona bem; prefiro falar das coisas que me afetam negativamente, para poder compreendê-las e, quem sabe, um dia melhorá-las; entretanto, começo por tentar compreendê-las.</p>

<p><strong>Estão a trabalhar em alguma peça nova?</strong>
Estamos a trabalhar num segundo álbum, depois do nosso álbum de estreia «La Sindrome dell’Uomo». Já nos tornámos um grupo de obituários. Cantamos sobre assassinos em série, homicídios ou mesas de cabeceira. O álbum incluirá a canção «Pamela», sobre uma rapariga encontrada morta numa mala em Macerata; e depois «Specchio», que fala de uma rapariga que não gosta de si própria, torna-se anoréxica e morre. Mas ela vive uma dor dupla: além
de se destruir a si própria, rejeita a dádiva de ter vindo ao mundo.
Na minha opinião, estas canções nem sequer deviam ser explicadas. O público não deve tornar-se a agência fiscal das palavras. Uma canção pode ser o conjunto de muitas outras histórias e da forma como as imaginamos noutros contextos.
A experiência com os Psychoanalisi, por outro lado, chegou ao fim. Agora tenho um novo
grupo, os Reflusso, que musicalmente são um pouco mais hardcore do que estes últimos. Já temos algumas faixas e esperamos gravar um álbum no início de 2025!</p>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a3486089800_10.jpg" alt="Psychoanalisi">
<em>O projeto paralelo de psicanálise estreou-se com «Musica per Cervelli» em 2019, com design gráfico de Pol e coproduzido também pela Ruas MI. <a href="https://psychoanalisi.bandcamp.com" rel="nofollow">https://psychoanalisi.bandcamp.com</a></em></p>

<p><strong>Podias voltar a contar a história de Pino Erba e explicar por que razão consideraste importante voltar a abordar o seu trágico fim?</strong>
Escrevi a canção de uma só vez, pode-se dizer, porque há anos que, na fábrica onde trabalho, em Roveré della Luna, me contam a misteriosa história desta personagem, provavelmente morto por uma brincadeira de mau gosto ou por uma rixa que acabou mal. Digo «provavelmente» porque não há certezas, pois o Pino estava sozinho e ninguém se preocupou em descobrir a verdade; o que é certo é que, na noite em que morreu, tinha o hálito a cheirar a gasolina;
Há quem diga que lhe arranjaram tudo e há quem diga que ele fez tudo sozinho; há quem fique irritado quando dizem que ele se desenvolveu sozinho e há quem fique irritado pelo
contrário; infelizmente, acho que nunca vamos saber a verdade...
Escrevi esta canção apesar de não conhecer diretamente o Giuseppe Erba, conhecido como Pino, porque o conheci indiretamente ao longo dos anos através das palavras daqueles que lhe tinham carinho e, por isso, acabei por me afeiçoar a ele. Uma noite, estava no bar completamente bêbado e observava uns velhinhos ainda mais bêbados do que eu, que se divertiam à grande e espalhavam alegria, e pensei: quero escrever uma canção para elogiar
estes velhinhos bêbados porque, no fim de contas, proporcionam-nos imensos sorrisos, ok, nem sempre... mas muitas vezes... aqueles que eu conheço... no dia seguinte, pensei que havia um bêbado que não conhecia pessoalmente, mas que me parecia mais próximo do que os outros: era o Pino!!</p>

<p><strong>Brindiamo per Pino</strong>
<em>Pino al mattino aveva già voglia di bere ed andava a chiedere di casa in casa un bicchiere
che fosse di vino di grappa o liquore a Pino bastava un bicchiere offerto col cuore
Pino alla porta bussava e a chi lo ospitava augurava buona pasqua e per non sbagliare anche buon natale
la gente gli offriva il bicchiere lui lo prendeva e in un sorso soltanto in un sorso beveva
Poi ringraziava il bicchiere appoggiava e ripartiva verso un’altra casa verso chi gli offriva
un bicchiere di gioia e cinque minuti soltanto del proprio tempo cinque minuti della propria vita
Pino era sempre in cammino beveva e smaltiva scendeva e
saliva la strada in paese
voleva soltanto del vino non aveva altre pretese
Pino era un uomo gentile non era insistente
Pino era un uomo cortese
chi l’avrebbe mai detto che un giorno ne avrebbe pagato le spese
Pino un mattino come sempre in cammino suonò il campanello
alla porta di un triste destino
poi fece un sorriso al falso buon viso che quella mattina gli
diede da bere benzina
così senza guardare il veleno ingerì
la mano vigliacca decise così
Pino riprese il cammino ma alla sera morì
così senza guardare il veleno ingerì
la mano vigliacca decise così
Pino riprese il cammino per l’ultimo dì
Brindiamo per Pino affinché il suo assassino si possa di notte
svegliare
davanti al fantasma di Pino che gli grida in faccia felice natale!”
Brindiamo per Pino affinché il suo cammino possa continuare
senza mai incontrare
la mano codarda già pronta alla porta del male
Brindiamo per Pino affinché il suo cammino possa continuare
senza mai incontrare
la mano codarda già pronta a fargli del male</em></p>

<p><a href="https://youtu.be/Hy_ybusq4CQ?si=1ngXVMqn2EBc2axb" rel="nofollow">https://youtu.be/Hy_ybusq4CQ?si=1ngXVMqn2EBc2axb</a>
<iframe width="560" height="315" src="https://youtu.be/Hy_ybusq4CQ?si=yQcBoqQ6tuZOhoEs" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></p>
<ul><li><em>De uma entrevista iniciada em 2017 e atualizada ao longo dos anos</em></li></ul>

<p>centromalessere.bandcamp.com
centromalessere.tn@gmail.com</p>
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      <guid>https://noblogo.org/ruas/numero-1-m7wx</guid>
      <pubDate>Sat, 03 Oct 2026 16:49:31 +0000</pubDate>
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      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1-59bh</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;Arte e punk no Barreiro II&#xA;&#xA;Paulo Heleno&#xA;&#xA;Comecei a pintar t-shirts e camisas, a minha paixão começou aqui. Depois, conheci um artista alemão, Armin Kühne ou “Ostholz”, que vinha a Portugal de férias. Ele estava a pintar para pagar as férias. Adorei a arte dele! Desde então, comecei a ter o gosto de ser artista. Foi graças a ele que me interessei mais pela história da arte. Em 1988, fui para a Alemanha durante 8 meses, contactei com alguns artistas e comecei a fazer mais criações. Depois, voltei, mas não evoluí muito. As pessoas achavam que a minha arte era mais banda desenhada, cartoons, do que arte pintada. Isso desmotivou-me muito e continuei a fazer apenas por hobby.&#xA;- Paulo Heleno&#xA;&#xA;Ainda estás em contacto com o Armin?&#xA;Não, não estou. Armin vivia numa fábrica (Fabrik), uma comunidade de pintores e escultores. Ainda existe, mas com novas pessoas. Nunca mais consegui entrar em contacto com ele, depois de se ter mudado para Colónia.&#xA;&#xA;De que trata a tua arte?&#xA;Sempre gostei de trabalhar com objectos, mas normalmente pinto. Gosto de chamar à minha arte simbolismo, mas na verdade corresponde mais ao realismo. De facto, costumava juntar os mesmos 3 ou 4 objectos em quadros diferentes. Por exemplo, os objectos que utilizei foram relógios para o tempo ou flores para a natureza. Utilizei-os em quadros com ambientes diferentes. Criei uma linguagem para representar estes objectos. Para mim, isto é simbolismo.&#xA;&#xA;Mar de Lixo e Mentiras&#xA;&#xA;Mas já não estou a fazer este tipo de criação. Posso fazê-lo, mas de forma inconsciente. Hoje em dia, vou buscar objectos reais e junto-os. Colecciono coisas. Tenho mais de 20 ecrãs de televisão antigos que quero utilizar para uma nova composição. Todas as minhas pinturas estão ligadas à minha cultura punk: antissocial, protesto social, ambiente, ecologia e sociedade em geral. Por exemplo, o quadro “O mundo respira gordo” representa uma sociedade consumista. É como um cartaz publicitário. Um pouco como Carpenter fez para o filme “They live”. É a representação de nós com tudo o que é bom, com dinheiro para gastar, enquanto noutros sítios não têm o suficiente para comer. Os dentes do vampiro representam a sociedade de consumo.&#xA;&#xA;O mundo respira gordo&#xA;&#xA;Onde é que ele está agora? Vendeu-o?&#xA;Agora este quadro está na confusão do meu atelier. Sou discreto, nunca fiz a minha arte por dinheiro. Mas agora que estou mais velho, talvez o faça… Fazer arte é algo de que gosto muito. Agora estou a ter problemas com a minha coleção de arte. Não tenho mais espaço para a guardar e não a vendo. Além disso, estou a colecionar muitos objectos para os meus novos projectos. Mas estou a ter algumas ideias sobre como resolver isto! Não quero antecipar-me demasiado! Vamos manter-nos em contacto&#xA;&#xA;Li o teu artigo sobre a tua exposição em 1989 na cidade de Worms. Está escrito que quando entras nas igrejas vês pessoas mortas…&#xA;Um jornalista alemão fez esse artigo e interpretou o que eu lhe disse. Isto tem a ver com o facto de, quando entro numa igreja ou num cemitério, me sentir triste, pensando em todas aquelas pessoas que já não existem. Gostava de as conhecer. Tudo se perde.&#xA;&#xA;Conte-nos algo sobre as tuas composições de objectos&#xA;Por exemplo, o Arame farpado. Historicamente, o arame farpado foi usado pela primeira vez para proteger uma propriedade na América. Chamei ao meu trabalho “A Corda do Diabo”. Usei esse nome para criar três obras de arte. Criei três ambientes diferentes, onde o arame farpado era o tema principal. O primeiro era uma escola primária, o segundo uma cafetaria e o terceiro uma máquina de depilação. O Corda do Diabo é o conjunto dos três.&#xA;&#xA;A corda do Diabo&#xA;&#xA;Contatos:&#xA;http://paulolopesheleno.blogspot.com/&#xA;paulolopesheleno@gmail.com&#xA;&#xA;Links:&#xA;Armin&#xA;http://www.bildplan.de/schauraum/kuenstler/ARMIN%20KUEHNE/Armin.html&#xA;&#xA;Photo by Ruas MI&#xA;Version in English printed on Ruas MI #1.&#xA;(draft – Portuguese revision pending)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h2 id="arte-e-punk-no-barreiro-ii">Arte e punk no Barreiro II</h2>

<p><img src="http://3.bp.blogspot.com/_2PK3B4v6rcE/SoMb9tT73wI/AAAAAAAAAFo/x6j_VbLlru0/S220/Paulo+1.jpg" alt="Paulo Heleno"></p>

<p><strong><em>Comecei a pintar t-shirts e camisas, a minha paixão começou aqui. Depois, conheci um artista alemão, Armin Kühne ou “Ostholz”, que vinha a Portugal de férias. Ele estava a pintar para pagar as férias. Adorei a arte dele! Desde então, comecei a ter o gosto de ser artista. Foi graças a ele que me interessei mais pela história da arte. Em 1988, fui para a Alemanha durante 8 meses, contactei com alguns artistas e comecei a fazer mais criações. Depois, voltei, mas não evoluí muito. As pessoas achavam que a minha arte era mais banda desenhada, cartoons, do que arte pintada. Isso desmotivou-me muito e continuei a fazer apenas por hobby.</em></strong>
<em>– Paulo Heleno</em></p>

<p><strong>Ainda estás em contacto com o Armin?</strong>
Não, não estou. Armin vivia numa fábrica (Fabrik), uma comunidade de pintores e escultores. Ainda existe, mas com novas pessoas. Nunca mais consegui entrar em contacto com ele, depois de se ter mudado para Colónia.</p>

<p><strong>De que trata a tua arte?</strong>
Sempre gostei de trabalhar com objectos, mas normalmente pinto. Gosto de chamar à minha arte simbolismo, mas na verdade corresponde mais ao realismo. De facto, costumava juntar os mesmos 3 ou 4 objectos em quadros diferentes. Por exemplo, os objectos que utilizei foram relógios para o tempo ou flores para a natureza. Utilizei-os em quadros com ambientes diferentes. Criei uma linguagem para representar estes objectos. Para mim, isto é simbolismo.</p>

<p><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiAnfsH8EaA1FKSOmPSzfnCZ-dhW6AvVCCqng8l5BsB8T1bGhqjZgZ-e1qAFcNiGzIBF7sjyTzm9epNDkxj4P_mjyMAXLeEFAPP0MuHOgd08tg0SXz44o7Gsc7oJk3nShdhNArTx7gFR6uA/s1600/Mar+de+lixo+e+mentiras.jpg" alt="Mar de Lixo e Mentiras"></p>

<p>Mas já não estou a fazer este tipo de criação. Posso fazê-lo, mas de forma inconsciente. Hoje em dia, vou buscar objectos reais e junto-os. Colecciono coisas. Tenho mais de 20 ecrãs de televisão antigos que quero utilizar para uma nova composição. Todas as minhas pinturas estão ligadas à minha cultura punk: antissocial, protesto social, ambiente, ecologia e sociedade em geral. Por exemplo, o quadro “O mundo respira gordo” representa uma sociedade consumista. É como um cartaz publicitário. Um pouco como Carpenter fez para o filme “They live”. É a representação de nós com tudo o que é bom, com dinheiro para gastar, enquanto noutros sítios não têm o suficiente para comer. Os dentes do vampiro representam a sociedade de consumo.</p>

<p><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjHBqgcyx2ULtPd9bBTws_cQ77LlSIUrOV16keovL4thZxJJLSxB06XUkeU_ayytdgLsoeIxT2d-sB3TavG1ZEzyV-6vugJfydxD08zmJrXqTJrnXIijuv_tvaSXcwXqrx_iV8AuAo6zQZX/s1600/o+mundo+respira+gordo+.jpg" alt="O mundo respira gordo"></p>

<p><strong>Onde é que ele está agora? Vendeu-o?</strong>
Agora este quadro está na confusão do meu atelier. Sou discreto, nunca fiz a minha arte por dinheiro. Mas agora que estou mais velho, talvez o faça… Fazer arte é algo de que gosto muito. Agora estou a ter problemas com a minha coleção de arte. Não tenho mais espaço para a guardar e não a vendo. Além disso, estou a colecionar muitos objectos para os meus novos projectos. Mas estou a ter algumas ideias sobre como resolver isto! Não quero antecipar-me demasiado! Vamos manter-nos em contacto</p>

<p><strong>Li o teu artigo sobre a tua exposição em 1989 na cidade de Worms. Está escrito que quando entras nas igrejas vês pessoas mortas…</strong>
Um jornalista alemão fez esse artigo e interpretou o que eu lhe disse. Isto tem a ver com o facto de, quando entro numa igreja ou num cemitério, me sentir triste, pensando em todas aquelas pessoas que já não existem. Gostava de as conhecer. Tudo se perde.</p>

<p><strong>Conte-nos algo sobre as tuas composições de objectos</strong>
Por exemplo, o Arame farpado. Historicamente, o arame farpado foi usado pela primeira vez para proteger uma propriedade na América. Chamei ao meu trabalho “A Corda do Diabo”. Usei esse nome para criar três obras de arte. Criei três ambientes diferentes, onde o arame farpado era o tema principal. O primeiro era uma escola primária, o segundo uma cafetaria e o terceiro uma máquina de depilação. O Corda do Diabo é o conjunto dos três.</p>

<p><img src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjdggNHuC2pQhGzKyFm2UYLm0T7h5pn5Hq6m9dPWdgASAnyyRrlCB0OhqudpZVdpGoxbVHIWkH_TrgPKBI2f1l2czIkO2GC3wgYTTBqd85uyAMROx3Wz8imXjai10u2OsGDSd_h4ahTIoEQ/s1600/a+corda+do+diabo+1.jpg" alt="A corda do Diabo"></p>

<p>Contatos:
<a href="http://paulolopesheleno.blogspot.com/" rel="nofollow">http://paulolopesheleno.blogspot.com/</a>
paulolopesheleno@gmail.com</p>

<p>Links:
Armin
<a href="http://www.bildplan.de/schauraum/kuenstler/ARMIN%20KUEHNE/Armin.html" rel="nofollow">http://www.bildplan.de/schauraum/kuenstler/ARMIN%20KUEHNE/Armin.html</a></p>

<p>Photo by Ruas MI
Version in English printed on Ruas MI #1.
(draft – Portuguese revision pending)</p>
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      <guid>https://noblogo.org/ruas/numero-1-59bh</guid>
      <pubDate>Thu, 10 Sep 2026 19:21:48 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1-jfmk</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;Arte e punk no Barreiro I&#xA;&#xA;Planeta quadrado&#xA;&#xA;Planeta Quadrado foi a primeira banda punk portuguesa que conheci, há seis anos, num concerto em Lisboa. Finalmente, quando o meu desejo de produzir um novo fanzine se tornou realidade, decidi encontrar-me com a sua voz Paulo Heleno (P.H.).&#xA;Paulo é um artista surrealista/simbolista do Barreiro, que viveu em primeira mão a segunda vaga do punk português, à qual se mantém ligado até aos dias de hoje.&#xA;Saindo de Cascais, dirijo-me ao Barreiro, uma pequena cidade do outro lado do rio Tejo. Esta zona oferece uma vista agradável da cidade de Lisboa, o Cristo de Almada e as pontes 25 de abril e Vasco da Gama. Está um belo dia de sol, com uma brisa agradável. Encontro-me com o Paulo debaixo da sua casa e caminhamos ao longo do rio até chegarmos a um bar com vista para a capital. O Paulo está um pouco nervoso, ainda não percebeu bem quantas perguntas lhe quero fazer e sobre que temas. – Já estou a arrepender-me, diz-me ele, a brincar, mas a sério!&#xA;&#xA;Vi que no youtube há vários documentários sobre o hardcore punk português (Uma só voz, Uma especie de punk, Enterrado na Locura: Punk em Portugal 78-88), em alguns dos quais também participaste. Gostarias de nos contar algo sobre esses tempos?&#xA;&#xA;A chamada segunda vaga do punk português começou por volta de 1981, com três grupos principais: Mata Ratos, Ku de Judas e Crise Total. A estes três grupos juntou-se depois todo o movimento na zona de Lisboa. Havia um programa de rádio muito importante para todos nós, que era o do António Sérgio. Aqui passava toda aquela música alternativa que normalmente não passava nas rádios, como o punk, o pós-punk e a música independente.&#xA;&#xA;Eu e os meus amigos começámos a ouvir esta música na rádio com 14-15 anos. Frequentávamos locais típicos como a Juke Box no Bairro Alto, a Feira da Ladra em Lisboa, a Teia em Belém (que era uma coletividade) e o Rock rendes vous em Lisboa. Bandas internacionais como os Camillans, The Sound e os Meteors tocavam lá. No início, um amigo e eu éramos os únicos na nossa rua que gostávamos desta música que tínhamos ouvido na rádio. Aos poucos, com outros amigos aqui no Barreiro, criámos um grupo de pessoas que ouviam esta música. Fomos para Lisboa e fizemos parte desse movimento punk.&#xA;&#xA;A primeira vaga do punk português não chegou a existir. Havia umas quantas bandas a fazer rock-punk, mas ainda não havia um movimento a sério. Os anos 80 foram diferentes, com muito mais pessoas a aderirem a este movimento. Do ponto de vista estético, o vestuário da segunda vaga não era tão excêntrico como o da primeira e tinha características muito diferentes. Por exemplo, nos anos 80, usavam-se casacos militares, cabelos com picos e cristas.&#xA;&#xA;Como era viver no seio de uma família portuguesa nos anos 80?&#xA;Difícil. Os meus pais eram separados e eu só vivia com a minha mãe e a minha irmã. O punk era uma coisa nova e era muito estranho para muita gente. Para nós era gratificante, sentíamo-nos orgulhosos, felizes. Fazíamos parte de uma vanguarda.&#xA;&#xA;Mas, ao mesmo tempo, as pessoas estavam muito interessadas, curiosas. Não entendiam porque é que estávamos a escrever palavras nas nossas roupas. Era divertido. Estava sempre a conhecer pessoas novas.&#xA;&#xA;Usávamos preto e isso não era considerado normal. As pessoas brincavam e perguntavam-nos se íamos a um funeral. Em Portugal as pessoas eram muito retrógradas, mas com uma grande vontade de se modernizarem. Portugal estava a sair de um período fascista, por isso as pessoas estavam curiosas. Apesar de tudo, aceitaram fazer parte de algo mais moderno. Os portugueses adaptam-se muito bem à mudança, não são muito conservadores na sua cultura.&#xA;&#xA;De facto, já me deparei com um grande descontentamento quando expressei preferências ou opiniões negativas no passado, por exemplo, sobre comida… Por outro lado, há muitos pratos de que gosto muito!&#xA;As coisas mudaram um pouco nos últimos anos. Ultimamente, a comunicação social começou a bombardear tudo o que é tipicamente português. Há um certo complexo de inferioridade entre as pessoas. Há uma ansiedade de aprovação. Com a comunicação social sempre a mostrar que somos os melhores em tudo, depois pode acontecer que, quando alguém pergunta a outro o que gosta ou não gosta, fique frustrado por ouvir uma opinião diferente. Isto é algo que tem sido amplificado pelo turismo de massas. Mas é uma coisa recente, ou pelo menos é o que eu penso. Na verdade, os portugueses são muito abertos à novidade. Aceitam muito facilmente tudo o que vem de fora, mas fazem questão de proteger um pouco do que pertence à tradição. O problema é que acabam por abdicar um pouco da sua própria identidade.&#xA;&#xA;Isso também tem a ver com o regime fascista, que só terminou em 1974. Depois disso, tudo o que era desse período passou a ser considerado negativo. As pessoas também desvalorizaram o que havia de bom no regime. Agora, as pessoas começam a revalorizar as coisas do passado. Outra razão é inerente ao problema do nosso império e da época dos descobrimentos. As pessoas valorizam muito esse período. Tudo o resto ou é pouco conhecido ou é considerado de pouco valor. Os portugueses, desde a época dos descobrimentos até ao fim do regime fascista, estiveram afastados da Europa e a sua importância derivava das relações ultramarinas. De facto, o povo português estava mais ligado à cultura africana e brasileira do que à Europa continental. Quando voltámos para nos ligarmos à Europa, não encontrámos nada. Sem império, sentimo-nos inúteis. O povo português criou uma relação muito diferente da de outros países ocidentais (como a Espanha) com os povos coloniais. Houve racismo, sim, mas também muita diversidade e integração. Houve um intercâmbio cultural muito forte. Mas as coisas mudam.&#xA;&#xA;De volta aos anos 80. Fale-nos um pouco sobre Kolapso&#xA;Os Kolapso eram, antes de mais, um grupo de amigos que ouviam bandas pós-punk e punk como os Dead Kennedys. Éramos um grupo. Depois a banda dividiu-se em duas: um pequeno grupo que ouvia principalmente pós-punk e música pop e outro que era mais radical. Chamávamo-nos Kolapso muito antes de termos uma banda. De facto, já sabíamos este nome em 1984, mas só formámos uma banda em 1992. Durante esse tempo, mudámos muito e até as pessoas já não eram as mesmas. Na formação original da banda estava eu na voz, o José António no clarinete e o João Paulo Borralho no baixo. Quanto a material, não produzimos muito, apenas uma cassete mal gravada e alguns vídeos.&#xA;&#xA;A nossa música era punk pesado, tipo Fugazi, TAD e L7. Nenhum de nós sabia tocar bem e estávamos a aprender. A banda durou pouco tempo, apenas dois anos. Só tocámos aqui no Barreiro e num concurso em Évora, mas fomos desclassificados. Tocámos três músicas, quando o regulamento era no máximo duas. Há um vídeo no youtube. Pouco tempo depois, casei-me, tive uma filha e dediquei-me à família.&#xA;&#xA;Em 1985, o Barreiro era uma zona altamente industrializada, cheia de fábricas e com muita poluição. Era a Manchester de Portugal. Aos poucos foram fechando e o Barreiro foi perdendo população. As pessoas eram muito territoriais. Havia duas zonas distintas: uma zona histórica e uma zona mais central com a estação. Eu e os meus amigos estávamos em desvantagem, vínhamos todos de sítios diferentes e éramos muitas vezes atacados por bandos de rapazes de bairros diferentes, 5 contra 10, era chocante.&#xA;&#xA;Voltei a cantar por volta de 2015, quando a minha filha já era crescida. Conheci novos amigos que tocavam na banda Tracy Lee in Summer e tornei-me amigo deles. Ao mesmo tempo, surgiram outras bandas novas no Barreiro. Era uma espécie de nova onda cultural. Junto com meus amigos formei o Planeta Quadrado e nos separamos em 2018, produzindo um álbum em versões CD e LP. A versão LP é um split com uma banda de amigos nossos, Conan Castro and The Moonshine Piñatas.&#xA;&#xA;Planeta quadrado&#xA;&#xA;Notaste alguma diferença entre o passado e o presente?&#xA;Nos anos 80, as pessoas iam aos concertos para se divertirem juntas, mesmo que houvesse problemas sociais.  Atualmente, a cena é mais radical. Se alguém é diferente, é menos aceite. As pessoas levam-se muito a sério. Lembro-me que não julgávamos muito. Agora, se alguém brinca com qualquer tema dentro de um grupo punk e as pessoas não pensam como ele, isso não vai ser aceite. Por exemplo, se alguém brinca com ‘eu gosto de carne’… Tudo é censurado.&#xA;&#xA;Nos anos 80 tínhamos ideias contra a sociedade, mas víamos as pessoas pelo que eram e não pelo que pensavam. Quando uma pessoa se torna radical, provoca uma reação muito pior naqueles que não pensam como ela. Por vezes, vale a pena tentar compreender a outra pessoa. Se eu fechar a porta, a pessoa transforma-se numa coisa pior. Se, pelo contrário, a mantenho aberta, a pessoa não se sente repelida. Não estou a dizer para aceitar as ideias dele, mas para tentar compreendê-las.&#xA;&#xA;A sociedade atual é composta por dois aspectos: a economia e os chamados valores democráticos, para homogeneizar o pensamento. O pensamento unilateral é perigoso, mas oprimir o lado negativo, quando este surge, é muito pior. O ser humano tem de respirar.&#xA;&#xA;Links:&#xA;Mata Ratos&#xA;https://www.facebook.com/infamesmr/&#xA;Ku de Judas&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=qsw2ti0fVE&#xA;Crise Total&#xA;https://www.reverbnation.com/crisetotal&#xA;Kolapso (video)&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=LxkYzeibuzU&#xA;Tracy Lee in Summer&#xA;https://www.facebook.com/tracyleesummer&#xA;Planeta Quadrado&#xA;https://planetaquadrado.bandcamp.com/&#xA;https://www.clear-spot.nl/item/459047/planetaquadradovsconancastrothemoonshinepiatassplitlp.html&#xA;Conan Castro and The Moonshine Piñatas&#xA;https://conancastroandthemoonshinepinatas.bandcamp.com/&#xA;&#xA;segunda parte, segue&#xA;&#xA;Version in Italian printed on Ruas MI #1.&#xA;&#xA;(draft – Portuguese revision pending)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h2 id="arte-e-punk-no-barreiro-i">Arte e punk no Barreiro I</h2>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/0017270312_102.avif" alt="Planeta quadrado"></p>

<p><strong>Planeta Quadrado foi a primeira banda punk portuguesa que conheci, há seis anos, num concerto em Lisboa. Finalmente, quando o meu desejo de produzir um novo fanzine se tornou realidade, decidi encontrar-me com a sua voz Paulo Heleno (P.H.).
Paulo é um artista surrealista/simbolista do Barreiro, que viveu em primeira mão a segunda vaga do punk português, à qual se mantém ligado até aos dias de hoje.
Saindo de Cascais, dirijo-me ao Barreiro, uma pequena cidade do outro lado do rio Tejo. Esta zona oferece uma vista agradável da cidade de Lisboa, o Cristo de Almada e as pontes 25 de abril e Vasco da Gama. Está um belo dia de sol, com uma brisa agradável. Encontro-me com o Paulo debaixo da sua casa e caminhamos ao longo do rio até chegarmos a um bar com vista para a capital. O Paulo está um pouco nervoso, ainda não percebeu bem quantas perguntas lhe quero fazer e sobre que temas. – Já estou a arrepender-me, diz-me ele, a brincar, mas a sério!</strong></p>

<p><strong>Vi que no youtube há vários documentários sobre o hardcore punk português (Uma só voz, Uma especie de punk, Enterrado na Locura: Punk em Portugal 78-88), em alguns dos quais também participaste. Gostarias de nos contar algo sobre esses tempos?</strong></p>

<p>A chamada segunda vaga do punk português começou por volta de 1981, com três grupos principais: Mata Ratos, Ku de Judas e Crise Total. A estes três grupos juntou-se depois todo o movimento na zona de Lisboa. Havia um programa de rádio muito importante para todos nós, que era o do António Sérgio. Aqui passava toda aquela música alternativa que normalmente não passava nas rádios, como o punk, o pós-punk e a música independente.</p>

<p>Eu e os meus amigos começámos a ouvir esta música na rádio com 14-15 anos. Frequentávamos locais típicos como a Juke Box no Bairro Alto, a Feira da Ladra em Lisboa, a Teia em Belém (que era uma coletividade) e o Rock rendes vous em Lisboa. Bandas internacionais como os Camillans, The Sound e os Meteors tocavam lá. No início, um amigo e eu éramos os únicos na nossa rua que gostávamos desta música que tínhamos ouvido na rádio. Aos poucos, com outros amigos aqui no Barreiro, criámos um grupo de pessoas que ouviam esta música. Fomos para Lisboa e fizemos parte desse movimento punk.</p>

<p>A primeira vaga do punk português não chegou a existir. Havia umas quantas bandas a fazer rock-punk, mas ainda não havia um movimento a sério. Os anos 80 foram diferentes, com muito mais pessoas a aderirem a este movimento. Do ponto de vista estético, o vestuário da segunda vaga não era tão excêntrico como o da primeira e tinha características muito diferentes. Por exemplo, nos anos 80, usavam-se casacos militares, cabelos com picos e cristas.</p>

<p><strong>Como era viver no seio de uma família portuguesa nos anos 80?</strong>
Difícil. Os meus pais eram separados e eu só vivia com a minha mãe e a minha irmã. O punk era uma coisa nova e era muito estranho para muita gente. Para nós era gratificante, sentíamo-nos orgulhosos, felizes. Fazíamos parte de uma vanguarda.</p>

<p>Mas, ao mesmo tempo, as pessoas estavam muito interessadas, curiosas. Não entendiam porque é que estávamos a escrever palavras nas nossas roupas. Era divertido. Estava sempre a conhecer pessoas novas.</p>

<p>Usávamos preto e isso não era considerado normal. As pessoas brincavam e perguntavam-nos se íamos a um funeral. Em Portugal as pessoas eram muito retrógradas, mas com uma grande vontade de se modernizarem. Portugal estava a sair de um período fascista, por isso as pessoas estavam curiosas. Apesar de tudo, aceitaram fazer parte de algo mais moderno. Os portugueses adaptam-se muito bem à mudança, não são muito conservadores na sua cultura.</p>

<p><strong>De facto, já me deparei com um grande descontentamento quando expressei preferências ou opiniões negativas no passado, por exemplo, sobre comida… Por outro lado, há muitos pratos de que gosto muito!</strong>
As coisas mudaram um pouco nos últimos anos. Ultimamente, a comunicação social começou a bombardear tudo o que é tipicamente português. Há um certo complexo de inferioridade entre as pessoas. Há uma ansiedade de aprovação. Com a comunicação social sempre a mostrar que somos os melhores em tudo, depois pode acontecer que, quando alguém pergunta a outro o que gosta ou não gosta, fique frustrado por ouvir uma opinião diferente. Isto é algo que tem sido amplificado pelo turismo de massas. Mas é uma coisa recente, ou pelo menos é o que eu penso. Na verdade, os portugueses são muito abertos à novidade. Aceitam muito facilmente tudo o que vem de fora, mas fazem questão de proteger um pouco do que pertence à tradição. O problema é que acabam por abdicar um pouco da sua própria identidade.</p>

<p>Isso também tem a ver com o regime fascista, que só terminou em 1974. Depois disso, tudo o que era desse período passou a ser considerado negativo. As pessoas também desvalorizaram o que havia de bom no regime. Agora, as pessoas começam a revalorizar as coisas do passado. Outra razão é inerente ao problema do nosso império e da época dos descobrimentos. As pessoas valorizam muito esse período. Tudo o resto ou é pouco conhecido ou é considerado de pouco valor. Os portugueses, desde a época dos descobrimentos até ao fim do regime fascista, estiveram afastados da Europa e a sua importância derivava das relações ultramarinas. De facto, o povo português estava mais ligado à cultura africana e brasileira do que à Europa continental. Quando voltámos para nos ligarmos à Europa, não encontrámos nada. Sem império, sentimo-nos inúteis. O povo português criou uma relação muito diferente da de outros países ocidentais (como a Espanha) com os povos coloniais. Houve racismo, sim, mas também muita diversidade e integração. Houve um intercâmbio cultural muito forte. Mas as coisas mudam.</p>

<p><strong>De volta aos anos 80. Fale-nos um pouco sobre Kolapso</strong>
Os Kolapso eram, antes de mais, um grupo de amigos que ouviam bandas pós-punk e punk como os Dead Kennedys. Éramos um grupo. Depois a banda dividiu-se em duas: um pequeno grupo que ouvia principalmente pós-punk e música pop e outro que era mais radical. Chamávamo-nos Kolapso muito antes de termos uma banda. De facto, já sabíamos este nome em 1984, mas só formámos uma banda em 1992. Durante esse tempo, mudámos muito e até as pessoas já não eram as mesmas. Na formação original da banda estava eu na voz, o José António no clarinete e o João Paulo Borralho no baixo. Quanto a material, não produzimos muito, apenas uma cassete mal gravada e alguns vídeos.</p>

<p>A nossa música era punk pesado, tipo Fugazi, TAD e L7. Nenhum de nós sabia tocar bem e estávamos a aprender. A banda durou pouco tempo, apenas dois anos. Só tocámos aqui no Barreiro e num concurso em Évora, mas fomos desclassificados. Tocámos três músicas, quando o regulamento era no máximo duas. Há um vídeo no youtube. Pouco tempo depois, casei-me, tive uma filha e dediquei-me à família.</p>

<p>Em 1985, o Barreiro era uma zona altamente industrializada, cheia de fábricas e com muita poluição. Era a Manchester de Portugal. Aos poucos foram fechando e o Barreiro foi perdendo população. As pessoas eram muito territoriais. Havia duas zonas distintas: uma zona histórica e uma zona mais central com a estação. Eu e os meus amigos estávamos em desvantagem, vínhamos todos de sítios diferentes e éramos muitas vezes atacados por bandos de rapazes de bairros diferentes, 5 contra 10, era chocante.</p>

<p>Voltei a cantar por volta de 2015, quando a minha filha já era crescida. Conheci novos amigos que tocavam na banda Tracy Lee in Summer e tornei-me amigo deles. Ao mesmo tempo, surgiram outras bandas novas no Barreiro. Era uma espécie de nova onda cultural. Junto com meus amigos formei o Planeta Quadrado e nos separamos em 2018, produzindo um álbum em versões CD e LP. A versão LP é um split com uma banda de amigos nossos, Conan Castro and The Moonshine Piñatas.</p>

<p><img src="https://f4.bcbits.com/img/a4082083578_10.jpg" alt="Planeta quadrado"></p>

<p><strong>Notaste alguma diferença entre o passado e o presente?</strong>
Nos anos 80, as pessoas iam aos concertos para se divertirem juntas, mesmo que houvesse problemas sociais.  Atualmente, a cena é mais radical. Se alguém é diferente, é menos aceite. As pessoas levam-se muito a sério. Lembro-me que não julgávamos muito. Agora, se alguém brinca com qualquer tema dentro de um grupo punk e as pessoas não pensam como ele, isso não vai ser aceite. Por exemplo, se alguém brinca com ‘eu gosto de carne’… Tudo é censurado.</p>

<p>Nos anos 80 tínhamos ideias contra a sociedade, mas víamos as pessoas pelo que eram e não pelo que pensavam. Quando uma pessoa se torna radical, provoca uma reação muito pior naqueles que não pensam como ela. Por vezes, vale a pena tentar compreender a outra pessoa. Se eu fechar a porta, a pessoa transforma-se numa coisa pior. Se, pelo contrário, a mantenho aberta, a pessoa não se sente repelida. Não estou a dizer para aceitar as ideias dele, mas para tentar compreendê-las.</p>

<p>A sociedade atual é composta por dois aspectos: a economia e os chamados valores democráticos, para homogeneizar o pensamento. O pensamento unilateral é perigoso, mas oprimir o lado negativo, quando este surge, é muito pior. O ser humano tem de respirar.</p>

<p>Links:
Mata Ratos
<a href="https://www.facebook.com/infamesmr/" rel="nofollow">https://www.facebook.com/infamesmr/</a>
Ku de Judas
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=qsw2_ti0fVE" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=qsw2_ti0fVE</a>
Crise Total
<a href="https://www.reverbnation.com/crisetotal" rel="nofollow">https://www.reverbnation.com/crisetotal</a>
Kolapso (video)
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=LxkYzeibuzU" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=LxkYzeibuzU</a>
Tracy Lee in Summer
<a href="https://www.facebook.com/tracyleesummer" rel="nofollow">https://www.facebook.com/tracyleesummer</a>
Planeta Quadrado
<a href="https://planetaquadrado.bandcamp.com/" rel="nofollow">https://planetaquadrado.bandcamp.com/</a>
<a href="https://www.clear-spot.nl/item/459047/planeta_quadrado_vs_conan_castro_the_moonshine_piatas_split_lp.html" rel="nofollow">https://www.clear-spot.nl/item/459047/planeta_quadrado_vs_conan_castro_the_moonshine_piatas_split_lp.html</a>
Conan Castro and The Moonshine Piñatas
<a href="https://conancastroandthemoonshinepinatas.bandcamp.com/" rel="nofollow">https://conancastroandthemoonshinepinatas.bandcamp.com/</a></p>

<p>segunda parte, segue</p>

<p>Version in Italian printed on Ruas MI #1.</p>

<p>(draft – Portuguese revision pending)</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/ruas/numero-1-jfmk</guid>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 18:50:32 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>numero #1</title>
      <link>https://noblogo.org/ruas/numero-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[numero #1&#xA;Um projecto libertário, sereno e racional&#xA;&#xA;img src=&#34;https://d3cr86nr52kve0.cloudfront.net/media/catalog/product/cache/c73e0a6cfea70a4087effc41a7ebf589/9/7/97898968976421564020240.jpg&#34; alt=&#34;Description&#34; width=&#34;200&#34; /&#xA;&#xA;The book “A Libertarian, serene and rational project” published by Edições Colibrì, Lisbon (2018), is a career-ending work by Portuguese sociologist and activist João Freire, Professor Emeritus of the University Institute of Lisbon (ISCTE).&#xA;&#xA;Quoting the author, “this book proposes a renewal of anarchist ideology for the twenty-first century.”&#xA;Freire begins the book by giving a brief preface on modern and contemporary anarchism. As early as the 1960s and 1980s, the author reports, efforts were made to formulate a modern anarchism, with a historical memory, but seeking responses to the demands of modern times. These included, a booming economy, advanced technologies, urbanism, globalization, increasing complexity of social life and the ever-present risk of catastrophe. However, these efforts foundered. They did not contribute to the reform of the political practices of militants, nor did they improve the reputation of this political philosophy, leaving the usual prejudices behind.&#xA;&#xA;Freire with this book wants to leave to the future generations a balanço de uma geração (i.e., a balance sheet of a generation), written by those who will soon be leaving the scene. This political testament is divided into two main chapters. The first, aimed at reassessing the role of the power state, proposing strategies for political intervention within the democratic system. The second, addresses the issues of the market economy, calling for its proper regulation in order to achieve a more dignified alternative to the current level of globalization.&#xA;&#xA;In the first chapter, Freire begins to deal with the difference between power and the state, and to emphasize the centrality in the modern state, of one in the other. Power can never be abolished, except by the disintegration of society, returning to a primitive state, which no one nowadays seems to really desire – says Freire. However, power can be more concentrated, or conversely more socialized, as suggested by Spaniard Tomás Ibáñez in “Por um poder político libertário” (in Actualidad del anarquismo, 2007). Freire then gives a brief historical survey of the societies, concise but rich in names, dates and references, leaving various insights for the reader: the monarchies reigning “in the name of God,” the different forms of republics, the Western values of the last two centuries, the independence uprisings of various regions, the national and supranational state, the Russian revolution and the Cronstadt sailors’ revolt (1921)-fighting for a workers’ democracy and not for the dictatorship of the proletariat, the Ukrainian Makhno , the Italian Risorgimento and Errico Malatesta, post-Napoleon III France, Stirner‘s individualist anarchism, the Fédération Anarchiste, the International Workers’ Association (AIT), the first and second postwar, Colin Ward, various American thinkers (Henry David Thoureau, Emma Goldman, Murray Bookchin, Noam Chomsky,..), opium war and Mao Tsé Tung, Spanish and Latin American, African and Portuguese movements.&#xA;&#xA;Freire points out, “the classical anarchists almost all dreamed of a revolutionary transformation of aristocratic-bourgeois society.” However, the German Landauer (1907) lucidly discussed the conditions and effects of both revolution and evolution (i.e. with reforms), suggesting as “preferable the most peaceful and gradual paths.”&#xA;The author then begins to argue for the idea of a libertarian anarchist party, bringing as examples Italian (by Malatesta and Merlino, 1891), French (Fontenis, 1953), and Spanish (Olivier and Prieto) experiences. He also points out some libertarian elements, among modern and contemporary political parties.&#xA;&#xA;For Freire, institutions of intermediation with the citizen -such as parties should be- are necessary in complex societies. In addition, ideologies such as libertarian municipalism (e.g., Emídio Santana, M. Bookchin), could foster the widening of the people’s spaces of direct democracy in the management of their local interests.&#xA;Freire warns about the risk of sectarianism in so-called anarchist militancy, which has always coolly welcomed such initiatives. “It is a fact that it is since the 1930s that anarchism has ceased to count for contemporary societies, after the end of anarchist syndicalism and with the continued opposition to any electoral project.”&#xA;&#xA;Freire then begins to envision the detailed characteristics of the libertarian party, writing a full-fledged manifesto. At the heart of such a party would be the creation of community interest groups, a forum for citizens, and a gradual move away from power. There is no shortage of examples adopted by contemporary states for real solutions to possible risks and consequences. Freire also reflects on the control of violence (war, police, prisons) inherent in every state, as well as propaganda and manipulation of information.&#xA;&#xA;The second chapter includes reflections on economic development after the American and French revolutions (socialism vs. power bloc, east vs. west, decolonization, capitalism). An interesting passage is the anachronistic recognition of the concept of “social class,” which, according to some contemporary sociologists, should be transformed into “social network” on the basis of ideology, profession, or affinity.&#xA;The ideas and experiences of various thinkers regarding a non-competitive economy are then presented, such as Pierre-Joseph Proudhon, Josiah Warren, William Greene, Lysander Spooner, Benjamin Tucker, Pyotr Kropotkin, E. Maletesta. Freire, also analyzes some socio-economic features of past revolutions (in Mexico, Ukraine, post-Tzarist Russia, the Spanish Civil War) and communist and socialist societies. The last section is devoted to observations on competitive and global capitalism.&#xA;&#xA;Version in Italian printed on Ruas MI #1.&#xA;&#xA;Links:&#xA; Edições Colibrì&#xA;https://www.edi-colibri.pt/Detalhes.aspx?ItemID=2229&#xA; Tomás Ibáñez &#xA;https://es.wikipedia.org/wiki/Tom%C3%A1sIb%C3%A1%C3%B1ez&#xA;Cronstadt sailors’ revolt&#xA;https://www.anarcopedia.org/index.php/Kronstadt&#xA;Ukrainian Makhno &#xA;https://eleuthera.it/materiali/SHUBINALEXANDER/premessanestor-machnoshubin.html&#xA;Errico Malatesta&#xA;https://www.anarcopedia.org/index.php/ErricoMalatesta&#xA;Stirner&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/leo-markun-max-stirner-and-the-philosophy-of-the-individual#toc2&#xA;Fédération Anarchiste&#xA;https://www.federation-anarchiste.org/?&#xA;International Workers’ Association (AIT)&#xA;https://www.iwa-ait.org/&#xA;Colin Ward&#xA;https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward&#xA;Henry David Thoureau&#xA;https://www.britannica.com/biography/Henry-David-Thoreau&#xA;Emma Goldman&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/emma-goldman&#xA;Murray Bookchin&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/murray-bookchin&#xA;Noam Chomsky&#xA;https://chomsky.info/&#xA;Landauer&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/james-horrox-gustav-landauer-1870-1919&#xA;Fontenis&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/georges-fontenis-manifesto-of-libertarian-communism&#xA;Emídio Santana&#xA;http://mosca-servidor.xdi.uevora.pt/arquivo/?p=creators/creator&amp;id=2&#xA;Pierre-Joseph Proudhon&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/pierre-joseph-proudhon&#xA;Josiah Warren&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/josiah-warren&#xA;William Greene&#xA;https://theanarchistlibrary.org/library/kevin-carson-william-greene-on-the-labor-theory-of-value&#xA;Lysander Spooner&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/lysander-spooner&#xA;Benjamin Tucker&#xA;https://theanarchistlibrary.org/category/author/benjamin-tucker&#xA;Pyotr Kropotkin&#xA;https://www.britannica.com/summary/Peter-Alekseyevich-Kropotkin&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>numero #1</p>

<h2 id="um-projecto-libertário-sereno-e-racional">Um projecto libertário, sereno e racional</h2>

<p><img src="https://d3cr86nr52kve0.cloudfront.net/media/catalog/product/cache/c73e0a6cfea70a4087effc41a7ebf589/9/7/9789896897642_1564020240.jpg" alt="Description" width="200"/></p>

<p>The book “A Libertarian, serene and rational project” published by Edições Colibrì, Lisbon (2018), is a career-ending work by Portuguese sociologist and activist João Freire, Professor Emeritus of the University Institute of Lisbon (ISCTE).</p>

<p>Quoting the author, “this book proposes a renewal of anarchist ideology for the twenty-first century.”
Freire begins the book by giving a brief preface on modern and contemporary anarchism. As early as the 1960s and 1980s, the author reports, efforts were made to formulate a modern anarchism, with a historical memory, but seeking responses to the demands of modern times. These included, a booming economy, advanced technologies, urbanism, globalization, increasing complexity of social life and the ever-present risk of catastrophe. However, these efforts foundered. They did not contribute to the reform of the political practices of militants, nor did they improve the reputation of this political philosophy, leaving the usual prejudices behind.</p>

<p>Freire with this book wants to leave to the future generations a balanço de uma geração (i.e., a balance sheet of a generation), written by those who will soon be leaving the scene. This political testament is divided into two main chapters. The first, aimed at reassessing the role of the power state, proposing strategies for political intervention within the democratic system. The second, addresses the issues of the market economy, calling for its proper regulation in order to achieve a more dignified alternative to the current level of globalization.</p>

<p>In the first chapter, Freire begins to deal with the difference between power and the state, and to emphasize the centrality in the modern state, of one in the other. Power can never be abolished, except by the disintegration of society, returning to a primitive state, which no one nowadays seems to really desire – says Freire. However, power can be more concentrated, or conversely more socialized, as suggested by Spaniard Tomás Ibáñez in “Por um poder político libertário” (in Actualidad del anarquismo, 2007). Freire then gives a brief historical survey of the societies, concise but rich in names, dates and references, leaving various insights for the reader: the monarchies reigning “in the name of God,” the different forms of republics, the Western values of the last two centuries, the independence uprisings of various regions, the national and supranational state, the Russian revolution and the Cronstadt sailors’ revolt (1921)-fighting for a workers’ democracy and not for the dictatorship of the proletariat, the Ukrainian Makhno , the Italian Risorgimento and Errico Malatesta, post-Napoleon III France, Stirner‘s individualist anarchism, the Fédération Anarchiste, the International Workers’ Association (AIT), the first and second postwar, Colin Ward, various American thinkers (Henry David Thoureau, Emma Goldman, Murray Bookchin, Noam Chomsky,..), opium war and Mao Tsé Tung, Spanish and Latin American, African and Portuguese movements.</p>

<p>Freire points out, “the classical anarchists almost all dreamed of a revolutionary transformation of aristocratic-bourgeois society.” However, the German Landauer (1907) lucidly discussed the conditions and effects of both revolution and evolution (i.e. with reforms), suggesting as “preferable the most peaceful and gradual paths.”
The author then begins to argue for the idea of a libertarian anarchist party, bringing as examples Italian (by Malatesta and Merlino, 1891), French (Fontenis, 1953), and Spanish (Olivier and Prieto) experiences. He also points out some libertarian elements, among modern and contemporary political parties.</p>

<p>For Freire, institutions of intermediation with the citizen -such as parties should be- are necessary in complex societies. In addition, ideologies such as libertarian municipalism (e.g., Emídio Santana, M. Bookchin), could foster the widening of the people’s spaces of direct democracy in the management of their local interests.
Freire warns about the risk of sectarianism in so-called anarchist militancy, which has always coolly welcomed such initiatives. “It is a fact that it is since the 1930s that anarchism has ceased to count for contemporary societies, after the end of anarchist syndicalism and with the continued opposition to any electoral project.”</p>

<p>Freire then begins to envision the detailed characteristics of the libertarian party, writing a full-fledged manifesto. At the heart of such a party would be the creation of community interest groups, a forum for citizens, and a gradual move away from power. There is no shortage of examples adopted by contemporary states for real solutions to possible risks and consequences. Freire also reflects on the control of violence (war, police, prisons) inherent in every state, as well as propaganda and manipulation of information.</p>

<p>The second chapter includes reflections on economic development after the American and French revolutions (socialism vs. power bloc, east vs. west, decolonization, capitalism). An interesting passage is the anachronistic recognition of the concept of “social class,” which, according to some contemporary sociologists, should be transformed into “social network” on the basis of ideology, profession, or affinity.
The ideas and experiences of various thinkers regarding a non-competitive economy are then presented, such as Pierre-Joseph Proudhon, Josiah Warren, William Greene, Lysander Spooner, Benjamin Tucker, Pyotr Kropotkin, E. Maletesta. Freire, also analyzes some socio-economic features of past revolutions (in Mexico, Ukraine, post-Tzarist Russia, the Spanish Civil War) and communist and socialist societies. The last section is devoted to observations on competitive and global capitalism.</p>

<p>Version in Italian printed on Ruas MI #1.</p>

<p>Links:
 Edições Colibrì
<a href="https://www.edi-colibri.pt/Detalhes.aspx?ItemID=2229" rel="nofollow">https://www.edi-colibri.pt/Detalhes.aspx?ItemID=2229</a>
 Tomás Ibáñez
<a href="https://es.wikipedia.org/wiki/Tom%C3%A1s_Ib%C3%A1%C3%B1ez" rel="nofollow">https://es.wikipedia.org/wiki/Tom%C3%A1s_Ib%C3%A1%C3%B1ez</a>
Cronstadt sailors’ revolt
<a href="https://www.anarcopedia.org/index.php/Kronstadt" rel="nofollow">https://www.anarcopedia.org/index.php/Kronstadt</a>
Ukrainian Makhno
<a href="https://eleuthera.it/materiali/SHUBIN_ALEXANDER/premessa_nestor-machno_shubin.html" rel="nofollow">https://eleuthera.it/materiali/SHUBIN_ALEXANDER/premessa_nestor-machno_shubin.html</a>
Errico Malatesta
<a href="https://www.anarcopedia.org/index.php/Errico_Malatesta" rel="nofollow">https://www.anarcopedia.org/index.php/Errico_Malatesta</a>
Stirner
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/leo-markun-max-stirner-and-the-philosophy-of-the-individual#toc2" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/leo-markun-max-stirner-and-the-philosophy-of-the-individual#toc2</a>
Fédération Anarchiste
<a href="https://www.federation-anarchiste.org/?" rel="nofollow">https://www.federation-anarchiste.org/?</a>
International Workers’ Association (AIT)
<a href="https://www.iwa-ait.org/" rel="nofollow">https://www.iwa-ait.org/</a>
Colin Ward
<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward" rel="nofollow">https://en.wikipedia.org/wiki/Colin_Ward</a>
Henry David Thoureau
<a href="https://www.britannica.com/biography/Henry-David-Thoreau" rel="nofollow">https://www.britannica.com/biography/Henry-David-Thoreau</a>
Emma Goldman
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/emma-goldman" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/emma-goldman</a>
Murray Bookchin
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/murray-bookchin" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/murray-bookchin</a>
Noam Chomsky
<a href="https://chomsky.info/" rel="nofollow">https://chomsky.info/</a>
Landauer
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/james-horrox-gustav-landauer-1870-1919" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/james-horrox-gustav-landauer-1870-1919</a>
Fontenis
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/georges-fontenis-manifesto-of-libertarian-communism" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/georges-fontenis-manifesto-of-libertarian-communism</a>
Emídio Santana
<a href="http://mosca-servidor.xdi.uevora.pt/arquivo/?p=creators/creator&amp;id=2" rel="nofollow">http://mosca-servidor.xdi.uevora.pt/arquivo/?p=creators/creator&amp;id=2</a>
Pierre-Joseph Proudhon
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/pierre-joseph-proudhon" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/pierre-joseph-proudhon</a>
Josiah Warren
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/josiah-warren" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/josiah-warren</a>
William Greene
<a href="https://theanarchistlibrary.org/library/kevin-carson-william-greene-on-the-labor-theory-of-value" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/library/kevin-carson-william-greene-on-the-labor-theory-of-value</a>
Lysander Spooner
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/lysander-spooner" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/lysander-spooner</a>
Benjamin Tucker
<a href="https://theanarchistlibrary.org/category/author/benjamin-tucker" rel="nofollow">https://theanarchistlibrary.org/category/author/benjamin-tucker</a>
Pyotr Kropotkin
<a href="https://www.britannica.com/summary/Peter-Alekseyevich-Kropotkin" rel="nofollow">https://www.britannica.com/summary/Peter-Alekseyevich-Kropotkin</a></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://noblogo.org/ruas/numero-1</guid>
      <pubDate>Wed, 09 Sep 2026 18:26:13 +0000</pubDate>
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