Senza alcuna strategia

Sono passati due anni.

Il primo intervento su scala nazionale per contenere la pandemia fu quello di chiudere le scuole.

Dopo due anni, l'idea è di non chiuderle mai più.

Ora, detta così sembra una bella storia, quasi a lieto fine: una società, uno stato, che ha compreso l'importanza dell'istruzione e fa di tutto per tenere aperti quei luoghi che la favoriscono. Ciò che si sta facendo è far sopravvivere lo status quo scolastico.

All'inizio della pandemia la cosa più ragionevole da fare, e che molti hanno chiesto a gran voce, era quella di lavorare per assumere più docenti possibili a tempo indeterminato e, contestualmente, ridurre il numero di alunni e alunne per classe (per esempio massimo 15 persone), ovvero aumentare il numero delle classi in cui poi far andare a lavorare i/le docenti neo-assunti/e.

Tutto questo avrebbe richiesto non solo una vagonata di soldi, ma soprattutto avrebbe richiesto lungimiranza. Questa sarebbe stata LA soluzione definitiva perché avrebbe permesso di tracciare meglio eventuali contagi, mantenere il distanziamento in classe, permettere di rispettare il diritto allo studio e di svolgere più serenamente il lavoro didattico in classe. Magari, investendo in modo strutturale anche su locali decentrati rispetto al plesso scolastico principale, scorporando le classi, avrebbe permesso anche di alleggerire il carico di responsabilità sui trasporti.

In tutta sincerità, io credo che se si fosse lavorato per questo a partire, non dico da marzo 2020, ma da maggio 2020, ecco, molto probabilmente a settembre 2021 avremmo cominciato una nuova fase per la scuola e avremmo potuto, se non evitare, sicuramente limitare parecchio i problemi che abbiamo visto quest'anno.

Già, perché secondo me le rogne sono dell'anno scolastico 2021-2022, non dell'anno scorso. L'anno scolastico 2020-2021 sarebbe dovuto essere un anno di transizione dal punto di vista logistico-organizzativo, per andare poi a regime tutto quest'anno. Nonostante le varianti, una scuola con meno studenti e studentesse per classe e decentralizzata maggiormente avrebbe sicuramente ottenuto un riscontro positivo.

Ma per fare tutto questo, lo dico di nuovo, sarebbe servita lungimiranza. Che non c'è stata, neanche per sbaglio.

Io penso fortemente che sia questo ciò che dobbiamo rimproverare al Parlamento e al Governo: la mancanza di lungimiranza nelle politiche scolastiche. Per carità, eh, dalla riforma Berlinguer in poi un disegno scolastico c'è stato ed era quello di modellare la scuola per il mercato del lavoro. In questo senso, la mancanza di lungimiranza durante la pandemia è stata perfettamente funzionale a una scuola post-pandemica, nel pieno della crisi sociale ed economica, totalmente orientata all'ingresso in manodopera occupazionale.

Ma come dice Jennifer Lawrence in Don't Look Up, forse coloro che ci governano “non sono abbastanza intelligenti per essere cattivi”. Se fosse così, la mancanza di strategia sulla scuola è frutto di una pura mancanza di visione politica. Anzi, diciamolo: di mancanza di ideologia politica.

Abbiamo pensato che i problemi della pandemia, scuola compresa, si potessero risolvere tecnicamente, logisticamente, affidando a burocrati e generali le mansioni che spetterebbero alla politica. Dopo due anni possiamo dire che ci siamo sbagliati. Non sono i burocrati e i tecnici a fare un buon lavoro, è la mancanza di visione ideologica della politica a non trovare soluzioni. I burocrati e i tecnici tengono in piedi la baracca ma non ci danno la possibilità di immaginare un mondo post-pandemico migliore del precedente (che è anche quello che ha provocato la pandemia, non dimentichiamolo).

La scuola poteva essere il banco di prova, il jolly con cui la politica poteva dimostrare di credere ancora in un mondo diverso. Non è stato così e le polemiche intorno alla scuola di questi primi giorni di gennaio, invasi dalla variante omicron, lo dimostrano incontrovertibilmente.

Del resto, il fallimento politico-ideologico sulla scuola è solo il riflesso di una crisi politico-istituzionale che va avanti da un paio di decenni. Ora però, passata la brutta sbornia acida dell'impatto della pandemia, stiamo forse iniziando a capire che la soluzione dei problemi che ha creato la covid-19 è anche la soluzione dei problemi che c'erano prima del 2020.

Ma se manca una strategia, forse un giorno, a botte di vaccini, riusciremo a rendere endemica la covid-19, ma tornerà poi una nuova pandemia, che ne so tipo l'aviaria da H5N1 che ha già contagiato l'uomo, ma per fortuna ancora non si trasmette da uomo a uomo. E, per inciso, il problema della vaccinazione globale è un problema legato al capitalismo e alle disuguaglianze: i vaccini più diffusi e approvati gli hanno prodotti aziende dei paesi più ricchi, i paesi più poveri invece hanno ricevuto pochissime dosi, altri hanno preferito produrli da soli – vedi Cuba.

Manca dunque una strategia, un'idea di mondo. La crisi devastante del cambiamento climatico lo mostra chiaramente, la pandemia da covid-19 lo esplicita in modo traumatico. La scuola in tutto questo sembra essere una questione minore ma invece è proprio il contrario. Dalla crisi si può uscire solo nel futuro, non nel presente o nel passato. E quando toccherà ripartire per bene, la palla passerà nelle mani proprio di quelle generazioni che oggi nessuno ascolta, o che addirittura prende le manganellate perché osa protestare (come accaduto nei licei di Roma a fine 2021 – approfitto per esprimere la più sincera solidarietà con gli studenti e le studentesse).

Ma questo fatto sarà inevitabile. Chissà quando ce ne renderemo conto. O forse noi “vecchi” l'abbiamo capito bene che saremo spazzati via dalla futura generazione e per questo cerchiamo in tutti i modi, da che mondo è mondo, di spezzare le gambe e le speranze ai giovani e alle giovani.

Allora, se è così, allora forse una strategia esiste: è la conservazione, reazionaria anche, dello status quo. Ma è la strategia dei vecchi, del mondo pre-pandemia.

Una forza dirompente esiste e sono i ragazzi e le ragazze che vanno a scuola: lasciamo che questa forza cambi il nostro mondo, anzi, il loro mondo per spezzare le disuguaglianze che loro più di chiunque altro soffrono in modo perentorio.

Questa, ad oggi, è la migliore strategia possibile.

scian valscian scrivimi su mastodon