Un berlusconismo infinito

Leggo con estremo sgomento gli sviluppi ultimi riguardo l'avvicinamento all'elezione del prossimo Presidente della Repubblica Italiana.

Sgomberiamo innanzitutto qualsiasi moralismo: può essere elett* presidente qualsiasi persona italiana sopra i 50 anni che gode dei diritti civili e politici (articolo 84 della Costituzione Repubblicana).

Quindi Silvio Berlusconi, che di anni ne ha parecchi più di 50, può essere eletto presidente. Ma è opportuno che ciò accada? Voi che leggete direte: beh, se già te lo chiedi, stai facendo moralismo. Vero, sono d'accordo: per questo proverò a fare non un'analisi morale, bensì un'analisi socio-anagrafica della situazione. Provo a spiegarmi nelle prossime righe, seguitemi.

Chi ha 50 anni, oggi

Siamo nel 2022. Quindi 50 anni fa eravamo nel 1972, se la matematica non è un'opinione. Queste persone sono diventate maggiorenni, ergo hanno votato per la prima volta, nel 1990. Cosa sto dicendo? Sto dicendo che l'attuale platea di persone candidabili per la presidenza della Repubblica è, supponendo di eleggere persone che hanno tra i 50 e i 100 anni di età, composta da persone che hanno votato per la prima volta tra il 1946 (referendum monarchia/repubblica) e il 1990 (prime elezioni di qualsiasi tipo post guerra fredda).

Ma che c'entra tutto questo con la presidenza oppure con la candidatura di Berlusconi? C'entra, perché quelli che non possono essere eletti sono, allo stato attuale delle cose, tutte persone che hanno sempre visto il nome “Berlusconi” sulle schede elettorali, dal 1994 a oggi. Un periodo di circa 30 anni.

Se partiamo da questo presupposto possiamo fare un passo in più. Nel 2029, alla fine del mandato del prossimo Presidente della Repubblica, avremo persone di 50 anni che hanno votato per la prima volta nel 1997.

Detto questo possiamo chiederci quale generazione ha subito più di tutte il berlusconismo.

Senza possibilità di scelta

Chi oggi ha sotto i 50 anni ha conosciuto solo il berlusconismo, proprio o improprio, direttamente o indirettamente. Dal punto di vista della persona che incarna il berlusconismo, cioè Berlusconi, oppure dalle persone che in qualche modo ne hanno raccolto l'eredità, Renzi, Salvini, per esempio. Per queste persone in questo intervallo anagrafico vivere in un'era berlusconiana non è mai stata una scelta, bensì un'imposizione storica.

Tuttavia in questo intervallo anagrafico ci sono più persone che oggi hanno 30 o 20 anni e che magari l'epoca berlusconiana non l'hanno mai davvero vissuta pienamente. Avere Berlusconi come rappresentante altissimo della Repubblica è prima di tutto un'imposizione psicologica pesante non tanto sul presente, quanto sul futuro. Berlusconi presidente vuol dire Berlusconi protagonista della scena politica dei prossimi 7 anni, quelli che saranno (si spera presto) post-pandemia, in cui sarà assolutamente necessaria una discontinuità politica e sociale con il vecchio mondo e in cui le persone al di sotto dei 50 anni, ma soprattutto quelle al di sotto dei 30 anni, saranno chiamate a essere protagoniste dell'azione di cambiamento.

Voglio dire: se ci impegniamo, potrebbe aprirsi una possibilità di scelta per il nostro futuro.

A chi appartiene il futuro?

Perché il futuro non appartiene al berlusconismo, incarnato direttamente nella figura del suo ideatore o meno. Il futuro appartiene ad altre istanze, la Repubblica Italiana, incastonata all'interno dell'Unione Europea, ha bisogno di rilanciare la sua capacità di essere promotrice dell'abbattimento delle disuguaglianze socio-economiche che esistevano, purtroppo, già prima della pandemia e che, anzi, hanno proprio creato la pandemia su scala globale.

Dare le chiavi della nomina dei futuri governi e della rappresentanza della Repubblica al personaggio che più di tutti è l'antitesi del futuro oltre che della distruzione attuale del presente a causa delle politiche gestite dal 1994 al 2011 direttamente e dal 2011 a oggi indirettamente (ricordo che Forza Italia è ancora OGGI al governo) sarebbe un errore madornale, che le persone più giovani non meritano, come non ce lo siamo meritati noi il periodo di berlusconismo, periodo che ha infangato le politiche sia a destra direttamente sia a sinistra meno direttamente, spostando tutto a destra inesorabilmente.

Finirà, prima o poi?

Se penso alla mia vita, mi sembra che il berlusconismo sia ineludibile. Questo modo becero di fare politica dell'attuale Parlamento, incapace di assumersi la responsabilità di guardare al futuro e di rappresentare i sentimenti più nobili del mettersi in gioco per cambiare il mondo e stipulare regole e leggi in grado di modificare la condizione di disagio e disuguaglianza della fascia più ampia di società mi imbarazza enormemente.

Quanti di noi sono imbarazzati al pensiero di Berlusconi presidente della repubblica, non tanto per il personaggio discutibile ripeto, ma quanto per il significato politico che ciò rappresenterebbe per le generazioni più giovani?

Dobbiamo far sentire la nostra voce, nell'eventualità.

Postilla doverosa

Sia chiaro: non è che le alternative siano fantastiche. Draghi, Amato, Moratti, Frattini, Cartabia. Sono tutte persone che rappresentano un certo tipo di idea della società e dell'economia. Sarebbe necessario un cambio radicale, ma per quello ci vuole tempo, lo sappiamo bene. Nel frattempo, basterebbe che i grandi elettori non si facciano beffe di noi trentenni e quarantenni cittadini e cittadine che da decenni subiamo pesantemente con il precariato, gli affitti, la mancanza di rappresentanza e le varie difficoltà oggettive della nostra generazione. E soprattutto non si facciano beffe di coloro che verranno dopo e che, spero tanto, riescano a trovare la forza per spazzare via tutto il letamaio che ha prodotto e sta producendo il difficile mondo che erediteranno.

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