Seduto che aspetto

In un periodo storico dove si pretende solo di decidere da che parte stare riguardo a ogni argomento, qui si pretende che almeno se ne discuta

Green Pass e Management

Alcuni giorni fa ho fatto un toot dove parlavo di un libro molto interessante: Nazismo e Management – di Chapotout

In questo libro lo storico accademico Johann Chapotout parla di una scuola di pensiero riguardo al #Management fondata da Reinhard Höhn, ex generale delle SS che tramite il suo istituto ha poi formato gran parte della dirigenza d'azienda tedesca (600.000 mila persone più le 100.000 a distanza).

Questa scuola di Management è fondata sulla gestione a delega in ambito aziendale. I dirigenti hanno il compito di decidere gli obbiettivi da raggiungere e delegare la responsabilità sul come raggiungerli ai sottoposti. Questa modalità di gestione fa riferimento al modo in cui la regime #nazista gestiva lo #Stato. Oggi tutti pensiamo che il regime nazista fosse un dittatura fortemente incentrata su gli ordini di Hitler ma in realtà questo decideva solo gli #obbiettivi e il come raggiungerli era compito dei suoi sottoposti. Ad esempio a un generale veniva dato il compito di raggiungere un determinato obbiettivo di #guerra, come questo decidesse di raggiungerlo era una sua totale #responsabilità (questo portava i generali ad avere una certa #autonomia ma anche visioni molto diverse su come gestire una battaglia e a essere in #concorrenza fra di loro)

Perché parlo di #GreenPass facendo riferimento a questo libro? Parlo di green pass perché la #gestione (e non lo strumento) del green pass mi sembra gestito in una maniera molto analoga.

Lo stato italiano ha deciso che il suo obbiettivo è quello di #vaccinare il 100% della popolazione e per raggiungere l'obbiettivo sta utilizzando ogni carta a sua disposizione, come andare contro allo stesso #diritto di #lavorare.

Oltre alla modalità di “tutto pur di vaccinare tutti” lo stato italiano sta delegando le proprie responsabilità verso i propri sottoposti: le aziende e i cittadini. Le aziende si trovano nella situazione di fare da controllori sanitari (verificare il possesso del green pass ai dipendenti) e chi lo decide anche di prendersi in carico le spese dei tamponi per i propri dipendenti pur di vedersi garantita la presenza della forza lavoro, i cittadini invece si vedono delegata la possibilità di aver garantito un proprio diritto costituzionale su cui in primis è fondata la nostra #Repubblica.

Il problema dove risiede? il problema sta nel fatto che lo stato sta delegando ai propri sottoposti gli oneri che dovrebbero essere a carico dello stato con l'obbiettivo di raggiungere l'onore di una vaccinazione completa della popolazione.

Questa modo di fare è assolutamente similare alla gestione a delega manageriale insegnata da Reinhard Hohn. Questa modalità di gestione è stata più volte riconosciuta come fortemente stressante per i sottoposti che si ritrovano responsabilità non proprie con l'aggravante di essere incolpati se l'obbiettivo non viene raggiunto.

Lo stato italiano e il suo governo tecnico, fatto da super manager, sta attuando una modalità che delega le proprie responsabilità verso il popolo, divide la popolazione, alimenta il disagio sociale (a limiti che non si vedevano da anni) e raccoglierà i frutti del successo nel caso “i no-vax” (etichetta sbagliatissima che generalizza immensamente il fenomeno) si dovessero decidere di vaccinare pur di riuscire a portare a casa uno stipendio e scarica le colpe di un probabile insuccesso sulla popolazione in caso di fallimento.

Questo è un problema prettamente gestionale perché lo Stato in questo momento pur di raggiungere il suo obbiettivo del 100% della popolazione vaccinata è disposto ad alimentare il disagio sociale (che potrebbe avere risvolti non proprio felici) e in più si deresponsabilizza dal #tracciamento dei #contagi e quindi nel contenimento dei #focolai delegando questa cosa sulle aziende che decideranno di offrire i tamponi ai propri dipendenti o alle farmacie che faranno i tamponi a pagamento ai lavoratori che si continueranno a recare a lavoro. In tutto questo rimane fuori comunque una fetta di popolazione che fedele alla propria scelta di non vaccinarsi e magari impossibilitata a sostenere la spesa dei tamponi per recarsi a lavoro, si ritroverà fuori da ogni controllo per il tracciamento.

Lo Stato sta delegando le proprie responsabilità su una popolazione che in questo momento vive in un clima di forte tensione (come succede nelle aziende in cui questo metodo di gestione viene o veniva applicato come spiegato da Chapoutot) e viene alimentato da una narrazione che ha diviso il popolo in due categorie contrapposte. In caso di aumento dei contagi a causa del periodo invernale che sta arrivando, questo disagio sociale potrebbe scoppiare in qualcosa non facilmente controllabile ma che grazie alla gestione a delega non sarà responsabilità del governo ma di una fetta di popolazione che verrà inevitabilmente accusata di esserne la responsabile. Il rischio di discriminazione è dietro l'angolo e cosi i suoi probabili effetti.

Politica e sindacato

Stamattina mentre ero al presidio nella sede della Cgil mi sono dilettato in cio che più mi piace fare: confrontarmi con gli altri. Il tema che portavo all'attenzione dei compagni e delle compagne era sul fatto che il sindacato ha richiesto al governo che dal 15 di Ottobre le aziende dovranno garantire il tampone ai dipendenti che non si sono ancora vaccinati perché questo costo non può ricadere sui lavoratori e rientra nel quadro di sicurezza sul lavoro che non è mai a carico dei lavoratori se non in questo caso. Ho quindi chiesto cosa ne pensassero di questa richiesta, se fosse il caso che la politica e quindi il partito si adoperassero per sostenere il sindacato in questa lotta.

Attenzione non stiamo parlando dei vaccini ma di garantire il diritto al lavoro per quella parte della popolazione che ha scelto di fare i tamponi come previsto dalla legge

Dopo diversi confronti ho mio malgrado constatato che la posizione più diffusa, se non praticamente unanime, è quella di affermare che la questione è un problema del sindacato e che deve risolverlo da solo. Molti hanno anche sostenuto che il sindacato stesso è vittima di una spaccatura interna sulla questione.

Credo che in questo clima dove la narrazione divide la popolazione tra “no-vax” e “pro-vax” senza possibilità di sfumature, il sindacato si trovi inevitabilmente da solo in una lotta che riguarda il diritto al lavoro. Trovo che questo sia un vero peccato.

La richiesta del sindacato per i tamponi sui luoghi di #lavoro è a mio avviso una richiesta che andrebbe assolutamente sostenuta dalla politica per un semplice fatto: il tracciamento dei contagi. Non una spaccatura tra no e pro ma un ragionamento logico: questa è la modalità migliore per il controllo dei focolai, soprattutto ora che stiamo andando verso la stagione fredda e più complessa a livello sanitario.

Tutti dobbiamo lavorare e tutti i giorni ci rechiamo nel nostro luogo di lavoro, cosa c'è di meglio se non utilizzare questa cosa per rendere il tracciamento dei contagi più efficace? Si crea così una rete efficace per il controllo dei focolai

Devo dire che una volta espresso questo punto alcuni si sono detti favorevoli ai tamponi sui luoghi di lavoro ma sfortunamente la maggior parte delle persone con cui mi sono confrontato ha un atteggiamento punitivo nei confronti dei lavoratori che hanno scelto di fare i tamponi, escluderli dal luogo di lavoro sembra l'unica soluzione possibile per convincerli a cambiare parere, se non cambiano parere è giusto che il costo dei tamponi gravi su di loro.

Alcuni hanno anche detto che il costo dei tamponi non è sostenibile per le aziende, penso che questa cosa non sia vera per due motivi: – le aziende non acquisterebbero tamponi singoli ma grosse quantità e quindi il prezzo del singolo tampone sarà sicuramente inferiore di quello che troviamo in farmacia; – I costi che le aziende dovranno affrontare per la diminuzione della produttività a causa di una minore forza lavoro in presenza peserà più o meno come i costi dei tamponi per garantire a tutti l'accesso al luogo di lavoro. Questa cosa ovviamente dipenderà dalla quantità di lavoratori presenti in azienda non vaccinati ma la produttuvità è inevitabilmente legata alla forza lavoro presente (è vero che le persone tamponate potranno entrare a lavoro ma la rete di farmacie presenti sul territorio potrebbero non essere sufficienti a garantire la copertura su tutto il territorio, anche per questo si sta procedendo ad allungare la validità del tampone da 48 a 72 ore)

Inoltre il sindacato ha pensato anche a questo punto e nella richiesta dei tamponi sui luoghi del lavoro ha specificato che questi dovrebbero essere garantiti solo fino alla fine dello stato di emergenza (dicembre), che per questo tipo di costo a carico delle aziende si può pensare a dei successivi sgravi fiscali che andrebbero a recuperare la spesa effettuata e che nel frattempo si dovrebbe continuare la campagna vaccinale per convincere i lavoratori a vaccinarsi. Il sindacato ha inoltre affermato che è a favore dell'obbligo vaccinale

In tutto questo però la richiesta del sindacato ha toccato un tasto dolente in questa situazione dove “o sei di là o sei di qua”.

Lo Stato ha deciso che la campagna vaccinale deve essere accompagnata da un atteggiamento punitivo nei confronti di chi decide di fare i tamponi e se questi possono essere liberi di frequentare o no luoghi di consumo tamponandosi a proprie spese, non sono liberi di andare a lavorare e guadagnarsi da vivere che a differenza del consumo risiede tra i propri diritti sanciti dalla Costituzione. Sorvolando totalmente sul fatto che già molti lavoratori sono sottopagati e che un' ulteriore spesa a proprio carico solo per andare a lavoro renderebbe la propria situazione economica ancora più difficile.

Io credo che la politica di sinistra dovrebbe evitare di slegarsi dalle lotte sindacali anche quando queste sono scomode. Se si vuole rappresentare una categoria non si dovrebbe fare in modo che questa si divida e che una minoranza venga schiacciata. Credo che l'atteggiamento punitivo non serva a convincere le persone a vaccinarsi. Credo che il sindacato abbia bisogno di sostegno e che lo debba ricevere dalla politica di sinistra in questo momento, non perchè serva a fare da sponda ai no-vax ma perché il tampone sul luogo di lavoro è uno dei migliori strumenti per fare tracciamento dei contagi nei prossimi mesi e intervenire rapidamente sul contenimento dei focolai. Credo anche che bisogna cambiare strategia comunicativa per le prossime campagne vaccinali, evitando di dividere la popolazione in due fazioni opposte tra loro.

Oggi ci sono rimasto molto male quando ho sentito che il problema tamponi sul luogo del lavoro è un problema del sindacato e non della politica. Ci sono rimasto male quando ho visto un atteggiamento punitivo nei confronti dei lavoratori.

Io credo che debbano cambiare parecchie cose a sinistra di questo paese. Una su tutti è smetterla di avere paura di perdere consenso. Quando una cosa è giusta la si fa e basta, il consenso arriverà e non per forza è dentro le urne. C'è chi lo ha capito e prova a trascinare le piazze verso i propri interessi e c'è chi non lo ha capito e si sta ancora chiedendo perché le persone si allontanino.

Il tampone sui luoghi di lavoro è uno strumento fondamentale per il controllo dei focolai, non si può rinunciare a questo perché si ha paura che la gente non si vaccini. Punire non migliorerà la situazione della campagna vaccinale ma estremizzerà ancora di più le posizioni delle due fazioni in campo.

Ragionare è fondamentale, dialogare è necessario.