A volte non riesco a sorridere

Parliamoci chiaramente! Siamo messi male, molto male e, nonostante tutto, ogni giorno trovo una ragione per ridere, ogni giorno la incollo dietro alle mie labbra e la traduco per chi mi sta accanto, per chi mi legge, per chi semplicemente mi lancia anche un solo piccolo sguardo fugace. Con i miei mezzi cerco di rendere meno pesante il cammino degli altri e pure il mio; lo faccio senza chiedere niente in cambio perché mi ripaga sapere di aver strappato un sorriso. A volte, però, non ci riesco. Quelle maledette voci, che mi sussurrano dentro fin da quando ero bambino, non mi danno tregua e so che dicono sempre la verità, so che devo ascoltarle e ben interpretarle. Quelle fottutissime voci mi proteggono! Che ci crediate o no, il tempo delle disattenzioni è finito; abbiamo superato il confine, abbiamo scelto la strada sbagliata e l'abbiamo fatto sapendo bene a cosa saremmo andati incontro. Abbiamo volontariamente consumato la candela lasciando che la cera bruciasse anche il legno su cui era poggiata. Lo so, mi dite che non è colpa vostra, che non è colpa nostra e che siamo vittime delle scelte altrui, di chi ci governa, dei poteri forti e... ma vaffanculo! Stronzate! Sono tutte enormi cazzate. Se avessimo anche solo un briciolo di amore verso questa vita ci batteremmo per proteggere tutto ciò che ci permette di percorrerla. Invece che facciamo? Stiamo seduti a lamentarci con le nostre enormi teste di cazzo dondolanti di fronte ad uno schermo o seduti al bar dello sport elargendo consigli, perle di saggezza, soluzioni. Ah, quanto siamo bravi a risolvere le cose con le parole! Ah, quanto siamo bravi ad adattarci e a lasciar correre, ad aspettare il prossimo treno, a dire: “va beh, lo farò domani!”. Domani è passato già cent'anni fa, domani è morto, domani è solo una eco che rimbalza ancora sulle nostre spalle e scivola giù lungo la schiena per morire ogni volta sulle nostre orme. Ecco, io sono come tutti gli altri idioti che si lamentano, che si incazzano, che gridano ma che poi aspettano qualcosa o qualcuno che li venga a salvare. A volte non riesco a sorridere proprio perché mi vergogno di me stesso, perché potrei fottermene delle convenzioni sociali e delle leggi “umane” per seguire il mio istinto, per seguire le istruzioni di quelle voci che mi sputano in faccia la cruda realtà. Ognuno di noi sa perfettamente chi è e cosa vuole, ognuno di noi sa come si potrebbero cambiare le cose ma ognuno di noi vorrebbe proseliti per non sentirsi “solo”. Eh, cazzo, siamo esseri sociali solo a convenienza, solo quando le cose si fanno complesse. Ci teniamo per mano per farci belli agli occhi degli altri di fronte ad una tragedia; siamo necrofili. Poi ci scordiamo di tutto pochi giorni dopo quando quella cosa non avrà più alcuna risonanza mediatica. Riempito il vuoto del nostro ego ci sentiamo in pace con noi stessi, abbiamo fatto “ciò che potevamo” e così ci convinciamo di aver espiato le nostre colpe.

È giunto il tempo di scegliere se il tasto del reset lo lasceremo premere a un delegato o se dobbiamo premerlo per primi noi stessi.

Buona riflessione a tutti.

Marco Placido Stissi (alias “stimart”)