L’utopia della democrazia

Partiamo dall’assunto che libertà ed uguaglianza non condividono lo stesso piano ideologico o, perlomeno, non esattamente gli stessi principi. La libertà muta in base alle persone ed alle circostanze mentre l’uguaglianza persegue un ideale proposito comune. Siamo tutti uguali non significa che siamo tutti liberi poiché l’ideale di libertà di un soggetto può non essere compatibile con quello di un altro, nonostante il comune bisogno di uguaglianza. L’eterogeneità degli esseri umani ha consentito di generare “sottoinsiemi” che hanno condiviso gli stessi obiettivi egualitari e che, attraverso il potere democratico, hanno ottenuto la maggioranza. La forza maggioritaria, così ottenuta, è diventata forza prevalente sui sistemi più piccoli (minoritari), quindi lesiva delle libertà altrui. Vince la libertà “migliore” e viene meno il principio di uguaglianza. Si noti che può esserci democrazia senza libertà o libertà senza democrazia. Esiste un paradosso interessante sulla democrazia: “se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere”. La democrazia, però, almeno come principio, da voce anche alle forze di minoranza: basti pensare ai partiti di opposizione che si susseguono al governo durante le varie legislature. Le forze politiche sono i legali rappresentati dei vari “sottoinsiemi” che formano l’insieme Paese. Ad essi vanno aggiunti i corpi intermedi (associazioni, enti, etc.) che dovrebbero garantire una forma di vigilanza sulla maggioranza, al fine di evitare prevaricazioni, ingiustizie sociali etc. Questo meccanismo, a conti fatti, non crea mai un vero equilibrio, non una vera “soddisfazione collettiva”; vi è una sottile e costante forma di violenza e di ingiustizia che si abbatte meccanicamente su chi non si sente rappresentato. Kenneth Joseph Arrow, un grande economista statunitense, dopo essersi a lungo interrogato sul problema della democrazia parlò di “unanimità paretiana”: «[…]se un'alternativa A è preferita ad un'alternativa B da ciascun individuo, allora A è socialmente preferita a B; pertanto, stanti la dipendenza dal voto, la libertà individuale, il principio di unanimità ed il principio di indipendenza delle alternative irrilevanti, allora richiedere che l'ordine sociale sia lineare implica la dittatorialità». Il dittatore, nel senso di Arrow, potenzialmente può essere un qualunque “votante”. Arrow fa riferimento al concetto di “efficienza paretiana” espresso dall’ingegnere Vilfredo Pareto in cui si afferma che non si può migliorare la condizione di un soggetto senza peggiorare la condizione di un altro. Detto ciò, credo che la verità sia un’astrazione soggettiva e che si autodetermina all’interno di un insieme che ne condivide i principi. Ogni insieme ha le sue verità, condivisibili o meno con altri ma pur sempre importanti nel rispetto del comune senso di uguaglianza. Lo “specismo”, in fine, è l’alibi che serve ai vari gruppi umani per imporre dogmi morali e culturali al fine di educare alla difesa dei propri confini ed alla diversità. Così nascono il razzismo, la xenofobia, la misantropia etc. Queste forme di odio sono indotte, non innate, e giovano per tenere sotto scacco i componenti di un sistema. A ciò si aggiunga il voluto e marcato indebolimento della cultura universale a favore delle dottrine elitarie; si aggiunga, inoltre, la lesinata attenzione verso i bisogni e le sofferenze altrui che crea un costante ed alienante stato di bisogno. Ecco che appare chiara l’essenza utopica della democrazia.

Marco Placido Stissi (alias “stimart”)