Lettera aperta a Donald J. Trump
Signor Trump
È evidente come il potere, quando si accompagna alla certezza di avere sempre ragione, diventi un acceleratore di errori. Lei vive in un’epoca in cui un singolo messaggio può attraversare il pianeta in un istante; questo rende la prudenza non una virtù decorativa, ma una necessità morale.
Mi permetta una constatazione: gli uomini potenti raramente cadono per mancanza di fiducia in sé stessi; più spesso cadono per un eccesso della medesima.
La democrazia non è una gara di applausi. È un sistema delicato, fondato sull’idea — sorprendentemente fragile — che anche chi ci contraddice possa avere, talvolta, una porzione di verità. Quando il dissenso diventa tradimento e il compromesso debolezza, la libertà comincia a ritirarsi in silenzio.
Lei governa in un tempo in cui le armi sono più rapide del pensiero e le passioni più rumorose della ragione. In tali condizioni, il compito di un leader non è alimentare il fervore, ma raffreddarlo. La storia non è gentile con coloro che scambiano l’orgoglio nazionale per grandezza morale.
Bisogna opporsi alla guerra quando essa viene presentata come inevitabile; bisogna opporsi alla censura quando viene presentata come necessaria; bisogna opporsi al fanatismo quando viene presentato come patriottismo. In ogni epoca, il linguaggio cambia, ma le tentazioni restano le stesse.
La grandezza di una nazione non si misura nella sua capacità di imporsi, bensì nella sua capacità di cooperare senza umiliarsi e di dissentire senza distruggersi.
Le suggerirei, con rispetto, di coltivare un dubbio occasionale. Il dubbio non è debolezza; è l’antidoto contro le catastrofi che nascono dalla convinzione incrollabile.
Con sincera speranza che la ragione prevalga sul clamore