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    <title>millenovecentosettantasette &amp;mdash; 🅐🅡🅣🅔🅢🅤🅞🅝🅞 </title>
    <link>https://noblogo.org/artesuono/tag:millenovecentosettantasette</link>
    <description>Recensioni musicali di Silvano Bottaro</description>
    <pubDate>Sat, 25 Apr 2026 16:25:58 +0000</pubDate>
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      <title>Eric Clapton — Slowhand (1977)</title>
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      <description>&lt;![CDATA[immagine&#xA;&#xA;I settanta furono anni drammatici ma importanti per Clapton. Vinse la propria battaglia contro l’eroina e risorse a nuova vita con un album come “461 Ocean Boulevard”, scoprendosi, poi, un redditizio hitmaker ed autore di ellepi che — minimo — divennero d’oro, per non dire di platino.&#xA;&#xA;“Slowhand” è uno di questi. Il titolo coincide con il nomignolo che gli avevano affibbiato i fans.&#xA;Da tempo Clapton nutriva una passione speciale per JJ Cale. Almeno dal periodo di “After midnight”, che egli aveva portato in classifica nel ’70.&#xA;&#xA;Ed è proprio dall’ascolto della musica di quello schivo e solitario eroe dell’Oklahoma che egli si decide a dare una sterzata alla sua produzione incidendo “461 Ocean Boulevard”.&#xA;&#xA;Lo stile diventa leggermente più commerciale, ma mantiene sempre il feeling del blues, pur facendo a meno — talvolta — della sua struttura.&#xA;&#xA;Il gruppo che accompagna Clapton è collaudato e sa riservare al leader gli spazi necessari per le luminose invenzioni “della solista”. L’essenziale di “Slowhand” è dato da ballate molto molto lente, da canzoni ritmate sullo stile pigro di JJ Cale e da una buona dose di blues senza parlare delle aperture al County.&#xA;&#xA;Tutto è semplice e lineare; tutto è avvolto da un sottile velo di melanconia; da meritare ascolti ripetuti anche a distanza di anni dalla pubblicazione.&#xA;&#xA;millenovecentosettantasette&#xA;&#xA;Home  - span style=&#34;font-family: verdana;&#34;a href=&#34;https://www.silvanobottaro.it/&#34; target=&#34;blank&#34;Identità Digitale/a &#xD;&#xA;Sono su:&amp;nbsp;a href=&#34;https://mastodon.uno/web/@stranobiovolta&#34; target=&#34;blank&#34;Mastodon.uno/a&amp;nbsp;-&amp;nbsp;a href=&#34;https://pixelfed.uno/i/web/profile/264847958183383040&#34; target=&#34;blank&#34;Pixelfed/a&amp;nbsp;-&amp;nbsp;a href=&#34;https://feddit.it/u/essebi&#34; target=&#34;blank&#34;Feddit/a ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://www.silvanobottaro.it/wp-content/uploads/2019/10/8.jpg" alt="immagine"></p>

<p>I settanta furono anni drammatici ma importanti per Clapton. Vinse la propria battaglia contro l’eroina e risorse a nuova vita con un album come “461 Ocean Boulevard”, scoprendosi, poi, un redditizio hitmaker ed autore di ellepi che — minimo — divennero d’oro, per non dire di platino.</p>

<p>“Slowhand” è uno di questi. Il titolo coincide con il nomignolo che gli avevano affibbiato i fans.
Da tempo Clapton nutriva una passione speciale per JJ Cale. Almeno dal periodo di “After midnight”, che egli aveva portato in classifica nel ’70.</p>

<p>Ed è proprio dall’ascolto della musica di quello schivo e solitario eroe dell’Oklahoma che egli si decide a dare una sterzata alla sua produzione incidendo “461 Ocean Boulevard”.</p>

<p>Lo stile diventa leggermente più commerciale, ma mantiene sempre il feeling del blues, pur facendo a meno — talvolta — della sua struttura.</p>

<p>Il gruppo che accompagna Clapton è collaudato e sa riservare al leader gli spazi necessari per le luminose invenzioni “della solista”. L’essenziale di “Slowhand” è dato da ballate molto molto lente, da canzoni ritmate sullo stile pigro di JJ Cale e da una buona dose di blues senza parlare delle aperture al County.</p>

<p>Tutto è semplice e lineare; tutto è avvolto da un sottile velo di melanconia; da meritare ascolti ripetuti anche a distanza di anni dalla pubblicazione.</p>

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      <guid>https://noblogo.org/artesuono/eric-clapton-slowhand-1977</guid>
      <pubDate>Thu, 24 Nov 2022 08:24:42 +0000</pubDate>
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