📒Dal mio diario “Giorno di ordinaria follia”..
Perché quelli come me che parlano, raccontano certe cose, possono essere definiti solo folli! Ed io mi ritengo tale, tanto da avere la lucidità o stupidità o la debolezza di raccontarmi sempre, soprattutto quando non va proprio tutto a gonfie vele, soprattutto quando il mio mare è in tempesta, il faro è lontano e la mia barca sta per affondare...
Eccomi qui, ore 8.00 del mattino, davanti le mie mattonelle di terracotta, che dovrei decorare, davanti al secondo caffè, forse la mia compagna e droga silenziosa di questo periodo, mi basta poco, un caffè per sentirmi più forte, più su, assolutamente e incredibilmente falso, è una scusa è un modo per ritagliarsi e concedermi un piacere, finché mi sarà concesso! Ma stamattina è tutto diverso, è ilio giorno di ordinaria follia, c'è uno stato d'animo sbagliato, arrabbiato, ferito, come alcune di queste mattonelle scheggiate, che potrei e dovrei ricomporre, perchè come nel mio caso pur essendomi spezzata, piegata, rotta, per non definirmi sempre malata e poi entrare nuovamente nel circolo viziolo del bollettino medico, che tanto ha infastidito e giustamente allontanato da me, in realtà metaforicamente parlando e non solo, mi hanno ricucita ed io allo stesso modo posso ricomporre la mattonella, incollandone i pezzi! Reggerà? Non so , mi dicono di sì, la cucitura che è stata fatta a me è stata perfetta pare quasi essere un prezioso ricamo, si nota, ma è come un trofeo per me, un modo per ricordare al mio corpo, che nonostante tutto, ci siamo e a fatica, con impegno, coraggio, fiducia e speranza stiamo combattendo insieme. Poi basta veramente poco , una discussione, una cena in famiglia, dove sei stata un pesce fuori d'acqua, in procinto più volte di annegare, notizie devastanti ascoltate in TV, ovunque, il tempo, che di primaverile ha poco e si basta poco per far si che la mia distrazione, fragilità, la mia disattenzione, portino a far cadere , vacillare tutte le mie certezze faticosamente raggiunte, conquistate...E l'altra cosa che distrugge e manda in frantumi i cocci del mio cuore, è ascoltare il miagolio disperato di mamma Licia, che a distanza di quasi un mese dalla morte di Masha, la mia gatta, la cerca e la chiama, guarda e fissa i posti in cui dormiva e poi si addormenta in quella cassetta, dove hanno trascorso insieme gli ultimi giorni, solo che Masha non c'è più ed io l'unica cosa che ho pensato che potesse farla stare meglio, è stata quella di metterle un peluche e quando disperata e senza più la forza di miagolare, si arrende, va li in quella cassetta e dorme abbracciata a quel peluche, al ricordo forse della sua piccolina, che ha visto soffrire, riprendersi , lottare e poi arrendersi e abbandonarsi per sempre al auo ultimo sonno! So che parte di questa mia fragilità attuale dipende anche da questo evento, che non ho saputo gestire bene, che forse avrei dovuto affrontare diversamente, con distacco e invece è come se avessi perso un pezzo di me, della mia famiglia....e nonostante fosse solo un gatto, io l'ho curata, le sono stata accanto, le ho tenuto la zampa e ho cercato in tutti i modi di farla sentire protetta e amata! Mi dispiace solo di non esserci stata nel suo ultimo respiro, so che forse è stato meglio così, o forse! Io mi sarei sentita meno in colpa, ma ormai è andata , ha attraversato quel ponte e spero solamente che davvero adesso sia serena, non so, voglio credere e sperare che sia così! La morte mi terrorizza, quando ho ricevuto la diagnosi dopo l'esito della biopsia, è stato quello forse il momento più difficile, quello in cui all'improvviso capisci di essere di passaggio, di non essere immortale, ma di essere umano, di non avere i requisiti necessari per difenderti da parole che in quel momento ti squartano il cuore, parole, che le ascolti, e ti fanno un male, ti mandano in confusione e allora l'unica cosa che si riesce a fare è smettere di pensare, ascoltare parole, frasi che mai avresti voluto, e allora piangi, ti perdi completamente, vai nel panico, non respiri e per pochi attimi pensi davvero che sia arrivato quel momento e realizzi velocemente, di non essere pronta, di non aver realizzato ancora tutto e allora respiri e ti riprendi! Ascolti e rinasci perchè non è finita, è una prova, non è la fine della strada, è solo un percorso accidentato, in cui sono caduta, ed ora dopo essermi fatta un po' male, dopo aver ricevuto le cure, le terapie, ecc, devo solo ricominciare a ritrovare quella strada, o forse una nuova e diversa, che mi dia la possibilità di andare avanti, lottare, ma soprattutto vivere! Credo che non sia facile avere a che fare, stare vicino a chi soffre, a chi si perde, a chi affronta un male, una perdita, un qualsiasi dolore, è facile dal di fuori osservare, parlare, consigliare, ma capire no, è uno tsunami che ti sconvolge, è un terremoto, dal quale ti sei salvata, ma sei ferita, devi rimascere dalle macerie, devi ricominciare, ricucire, ricomporre quei cocci, incollarli nel modo giusto, altrimenti non reggono e lo dico per esperienza, è ciò che mi sta succedendo, è il modo in cui sto cercando di reindirizzare la mia vita, di darmi la possibilità di ricominciare, con i miei tempi, le mie forze, con le mie fragilità, i momenti di sconforto, senza dovermi spiegare per forza, senza dover per forza apparire, sorridere, essere felice, se nn lo sono, piangere e sfogarmi con chi ha il cuore libero o ricucito come me, che possa comprendere il mio dolore, i miei timori, i miei momenti no, quelli in cui vorresti solo fermarti, mettere in pausa, pensieri, emozioni, paure e relazioni, col rischio poi di ritrovarti di nuovo da sola ... purtroppo io nn le so indossare le maschere, non so vestirmi di ipocrisia, di bellezza, di bontà, di falsi sorrisi, belle parole e racconti accattivanti, forse vivo in un mondo sbagliato, un'epoca diversa da come mi aspettavo, forse semplicemente sono io diversa, sono me stessa, in un epoca fatta di sorrisi, conquiste, apparire più che essere, ed io nn mi ci trovo e adesso non mi ritrovo, anzi a fatica, a quei piccoli passi fatti in avanti, ne seguono altri indietro, in cui mi fermo confusa, persa, sola, ma sono sempre me stessa e benché so di aver bisogno di qualcuno che possa anche semplicemente dirmi che c'è, che comprende i miei momenti, il mio voler spegnere tutto per un po', vorrei davvero che qualcuno mi abbracciasse in silenzio e che rimanesse con me, ad ascoltare i miei e insieme in questa connessione empatica, sentirmi meglio , protetta e ricaricata, per ricominciare il mio percorso, il mio cammino, la mia vita normale, da diversamente normale! Perché io una missione ce l'ho ed è la vita che ho generato, devo esserci per lui, anche se già sta spiccando il volo, devo cmq essere madre, moglie, figlia, zia, amica , tante cose insieme, ma per una volta vorrei semplicemente essere quella me , che progettava, sognava e che nonostante le esperienze, belle e brutte, viveva spensierata, si uccideva di fatica, facendo 2,3 lavori, occupando ogni minuto, ogni ora e anche se stanca ero felice, e anche se alla sera crollavo, la mattina per me c'era Sempre il sole, anche quando pioveva e se c'era il temporale, non mi fermavo, anzi, mi ci immergevo e ne ricavavvo forza, energia e si mi armavo anche di tenacia mista a cattiveria, quella che mi ha aiutata a crescere, a migliorarmi e superare avversità, perché forse la mia missione era scritta, era continuare ad essere quella mattonella in terracotta, grezza, decorata, scheggiata, risistemata, ma non una splendida ceramica, lucida e perfetta! L'imperfezione, la fragilità, l'umiltà, la semplicità , ecco questa sono io oggi, diversamente imperfetta e fragile, consapevole di potersi rompere ancora...e ancora...