L'intelligenza tra risonanze quantistiche del cervello e universo
Per ovvi motivi non è stato mai possibile esplorare completamente l'universo, e analogamente rimane misterioso il funzionamento profondo del cervello umano. Cosa anima il cervello degli esseri viventi? Cosa anima l'universo?Come spiegare fenomeni come la glossolalia o la rivelazione di conoscenze apparentemente inaccessibili durante stati di trance profonda o ipnosi? E se la memoria non fosse solo biologica, ma risiedesse in un campo informativo condiviso? Come influisce il tempo sul nostro cervello? Invecchiando o a causa di patologie, il tempo e lo spazio nella nostra percezione si dissolvono: esiste dunque un collegamento intrinseco tra la struttura dello spaziotempo universale e l'animazione della coscienza?
L'uomo ha sempre cercato di misurare il tempo; i greci lo hanno personificato negli Dei. Chronos era il tempo cronologico e sequenziale, una dimensione di quantità; Kairos, quello del tempo nel quale accade qualcosa di importante, una dimensione di qualità; Aion il tempo eterno e Eniautos il tempo fisso e definito, convenzionalmente un anno.
Uno dei profeti delle grandi religioni monoteiste, Gesù Cristo, iniziando la sua missione predicò: “Il Kairos è giunto...”, come se al suo cervello fosse stato comunicato di dare inizio agli eventi che avrebbero generato la Cristianità. Molti eventi legati alla genesi di questa fede sembrano inseriti in un contesto astronomico e di date precise, sin prima della nascita di Gesù. Fenomeni celesti come la stella di Betlemme, l'ingresso in Gerusalemme in groppa a un mulo (che avviò la condanna) e l'eclissi al momento del trapasso, appaiono come tasselli necessari ad alimentare il mito e permettere l'espansione successiva della Cristianità.
Ma qual è il meccanismo che permetterebbe di accedere a questa conoscenza? Il biologo britannico Rupert Sheldrake, nato nel 1942, partendo dalla teoria dell'ereditarietà, asserisce che comportamenti e strutture in natura si trasmettano non solo tramite genetica o ambiente, ma attraverso uno spazio e un tempo dotati di una specifica frequenza vibratoria: i campi morfici. In questa visione, il campo morfico agisce come una memoria universale non locale, simile a un “cloud” cosmico accessibile istantaneamente.
Analoghe interpretazioni emergono dalla fisica quantistica. Le vibrazioni di strutture proteiche microscopiche presenti nel nostro cervello, i microtubuli, si comportano sia come particelle che come onde. In termini di probabilità statistica quantistica, due particelle possono essere correlate in modo profondo (entanglement): lo stato dell'una influenza immediatamente l'altra anche a grandi distanze. Attenzione: nessuna particella “viaggia” per coprire questa distanza. Non c'è spostamento fisico, ma una correlazione istantanea che sfida l'intuizione classica.
Se il cervello umano, attraverso le vibrazioni quantistiche dei suoi microtubuli, possiede la capacità di sintonizzarsi su queste frequenze morfiche, fenomeni come l'intuizione profetica non sarebbero miracoli sovrannaturali, ma il risultato di una risonanza con l'intero tessuto della storia. Questo è possibile perché, a livello fondamentale, tempo e spazio non sono barriere insormontabili.
Questo ci costringe a rivedere la natura del tempo. Se l'informazione può essere condivisa istantaneamente, nel bene o nel male, il tempo come lo intende il modello relativistico di Einstein potrebbe rivelarsi meno assoluto di quanto crediamo, emergendo forse come un'illusione della nostra percezione macroscopica, incapace di cogliere la vera natura atemporale dell'universo.
Il tempo dell'universo appare allora come un continuo prodursi e disfarsi, in una sequenza eterna. L'evoluzione cosmica parte da zero, si espande fino al “tempo di rottura” (un'Apocalisse), per poi ripartire. Esistono varie teorie dell'universo ciclico, tra cui il modello proposto dal 2001 dal fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell'universo sia l'inizio di uno nuovo.
Quindi, riferito al genere umano in un'ottica speculativa, se il cervello accede a questa rete informativa atemporale, si potrebbe ipotizzare che stati di coscienza elevati (come quelli dei profeti) permettano una percezione del Kairos che trascende il Chronos lineare, inserendosi in una concezione circolare del tempo. In questa accezione il tempo è Aion: eterno e quindi non misurabile, ma anche relativo, deformato dalle masse che compongono l'universo. Il cervello e l'intelligenza che ne deriva è parte di questo meccanismo: si evolve e genera intelligenza fino al punto di rottura, partecipando attivamente al ciclo infinito di nascita e rinascita dell'universo.
