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Dal 1999 il cittadino fa notizia

Salerno. Sicurezza stradale, interviene il coordinamento cittadino del Psi Cosmic radiation Alla luce dell’ultimo triste episodio che ha visto l’ennesima vittima travolta e uccisa sul lungomare della nostra città, il coordinamento cittadino del Psi di Salerno evidenzia doverosamente e opportunamente il problema della sicurezza stradale in città. Troppe le morti dovute ad incidenti stradali sulle strade, causate sicuramente dallo scarso rispetto del codice della strada e all’alta velocità, ma anche dall’evidente carenza dei dovuti controlli e dalla scarsa manutenzione del territorio dovuto alla mancanza di personale. Stante quanto evidenziato, il coordinamento cittadino del Psi, in vista dell’imminente approvazione del bilancio di previsione, auspica che venga istituito un apposito capitolo sulla sicurezza stradale e che vengano stanziati fondi sulla manutenzione e sull’incremento della segnaletica stradale orizzontale, verticale e luminosa. Segnatamente, proponiamo la realizzazione di più strisce pedonali rialzate, semafori sempre funzionanti (evitando il giallo lampeggiante fisso durante le ore mattutine e notturne), l’installazione di autovelox in modalità “tutor” lungo le arterie cittadine a scorrimento veloce che calcolino la velocità media delle autovetture e dei ciclomotori. Quanto all’aumento dei controlli in città, riteniamo indispensabile avviare un riordino del corpo di polizia municipale considerato che, anche le ultime assunzioni non hanno soddisfatto l’esigenza di avere maggiori vigili in strada. Inoltre, visto che nel prossimo trienno circa l’85% dei vigili urbani attualmente in servizio andrà in pensione, auspichiamo che l’amministrazione comunale si adoperi ad attivare, sin da ora, le procedure per il reclutamento di personale idoneo. Nelle more, auspichiamo ancora che l’amministrazione comunale affronti l’emergenza della sicurezza stradale in città organizzando, con le autorità competenti, un gruppo interforze dedito al controllo e alla vigilanza stradale.

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Formia: il convegno contro la violenza sulle donne, ad allestire la sala le ragazze del Convitto Celletti Cosmic radiation Si è tenuto venerdì 3 febbraio il convegno per l’eliminazione della violenza contro le donne, rimandato il 25 novembre per l’allerta meteo. Nella sala convegni Lucciola dell’Istituito Alberghiero Celletti sono intervenute le donne prof.ssa Fiorenza Taricone Rettrice Vicaria dell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale, la dott.ssa Monica Piantadosi dirigente scolastico dell’Alberghiero, la pedagogista Stefania Valerio, la prof.ssa Maria Manzo referente del progetto, la prof.ssa Marinelli Antonelli dell'ass.ne Azione sulle donne in Iran, l’educatrice Loredana Treglia. In Italia nel 2019 ci sono state più vittime di femminicidio in Italia che in Iran, negli anni successivi il regime di Teheran non ha reso pubblici i dati. E’ un paradosso, ma è la dura realtà, la violenza sulle donne c’è; per tale motivo si tengono queste giornate di sensibilizzazione per eliminare la violenza. Ad allestire la sala dove si è tenuto il convegno le ragazze convittrici del Convitto annesso all’Istituto di Istruzione Superiore Alberghiero Celletti. Le ragazze studiano all’Alberghiero, provengono in maggior parte dalle province di Napoli e di Caserta. Non tutti sanno cosa sono i convitti: in alcune scuole pubbliche italiane c'è qualcosa di più che non si trova nelle altre, i convitti per l'appunto, a Formia c’è. Ci sono sempre stati, non sono solo college, pensionati, posti dove studiare e alloggiare. Per i ragazzi, il convitto spesso diventa una seconda famiglia perché ci sono gli educatori chiamati maestri o istitutori che gli educano, formano e li aiutano nella loro crescita. Gli educatori fanno da amici, da padre o madre quando i genitori sono lontani. Gli educatori stanno sempre al loro fianco durante un periodo così difficile come quello dell'adolescenza. Svolgono un ruolo complesso e speciale. Li hanno vicini al pomeriggio, la sera, la notte, a volte di sabato e le domeniche, li aiutano a studiare, li rimproverano quando serve ma li sostengono quando è necessario, ascoltano le loro confidenze e le loro paure – fa sapere l'educatore Vincenzo Prassino: “La violenza sulle donne continua purtroppo ad essere un tema complesso presente nella cronaca quotidiana, da cui l'importanza di parlarne attraverso ogni mezzo. E' importante che ad allestire la sala siano state giovani donne convittrici”.

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Istruzione Campania: l'inverno demografico del Mezzogiorno parte dalla scuola, le realtà spesso sconosciute dei Convitti Cosmic radiation Non bastano i pendolari per la salute, malati che vanno a curarsi fuori regione oppure i pendolari per il lavoro, ma questo è ovvio, adesso nel Mezzogiorno ci sono anche i pendolari dello studio. Dalla Campania ogni giorno studenti poco più che 14enni superano il Garigliano per studiare nelle scuole pubbliche di Formia e di Gaeta. All'Istituto di Istruzione Superiore Celletti di Formia la maggioranza è composta da studenti campani che fanno i pendolari giornalieri, oppure risiedono in un convitto annesso, anche a Gaeta si stanno attrezzando. Ma c'è di più: studenti campani arrivano fin in Lombardia per studiare alla scuola Casearia di Cremona succursale a Pandino, un piccolo paese grande quanto Cancello e Arnone. Nella Bassa lodigiana imparano a fare il formaggio, le mozzarelle. È un paradosso nella patria della mozzarella di bufala DOP in Campania non ci sono scuole pubbliche attrezzate e così molti genitori al costo di enormi sacrifici iscrivono i loro figli al nord Italia. Per loro fortuna ci sono i convitti. Infatti in alcune scuole pubbliche italiane c'è qualcosa di più che non si trova nelle altre: i convitti per l'appunto. Ci sono sempre stati. Non sono solo un college, un pensionato, un posto dove studiare e alloggiare. Per i ragazzi, il convitto spesso diventa una seconda famiglia perché ci sono gli educatori chiamati maestri o istitutori che fanno da amici, da padre o madre quando i genitori sono lontani. Persone che stanno al loro fianco durante un periodo così difficile come quello dell'adolescenza. Svolgono un ruolo complesso e speciale. Li hanno vicini al pomeriggio, la sera, la notte, a volte di sabato e le domeniche, li aiutano a studiare, li rimproverano quando serve ma li sostengono quando è necessario, ascoltano le loro confidenze e le loro paure. Così al costo di qualche sacrificio giovani adolescenti entrano prima nel mondo degli adulti e fanno le valige dal Meridione prima del tempo. Difficilmente torneranno e così l'inverno demografico del Sud Italia diventa sempre più lungo.

Fonti La foto di copertina è tratta dal sito ufficiale della scuola casearia di Pandino

Le province italiane dove si trovano i convitti https://www.miur.gov.it/istituzioni-educative

Il Convitto Celletti di Formia https://www.ipseoaalberghieroformia.edu.it/pagine/convitto

Il Convitto di Pandino https://www.caseariapandino.it/college

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Libri: un sopravvissuto ai campi di concentramento in Bosnia Cosmic radiation REZAK HUKANOVIć, giornalista e' al suo primo libro «Il DECIMO GIRONE DELL'INFERNO. Una testimonianza diretta dai campi di concentramento in Bosnia» con prefazione del Premio Nobel per la pace ELIE WIESEL e postfazione del giornalista e scrittore PAOLO RUMIZ (Edizioni Spartaco). Gli fa da interprete la scrittrice e giornalista AZRA NUHEFENDIć, autrice del libro «Le stelle che stanno giù» (Edizioni Spartaco). L'appuntamento è nella Libreria Spartaco, in via Martucci 18, a Santa Maria Capua Vetere, il 26 gennaio, alle ore 18:15. La conversazione sarà condotta dalla giornalista NADIA VERDILE. L'evento è organizzato in collaborazione con l'associazione Quercus Vitae di cui è presidente la dott.ssa MARIALAURA LABRIOLA, che stimolerà il dibattito. Intervengono il referente della Biblioteca comunale VINCENZO OLIVIERO e l'assessore comunale alla Cultura ANNAMARIA FERRIERO. Ingresso libero e gratuito.

L'AUTORE

Rezak Hukanović è nato in Bosnia-Erzegovina. Fino al 1992 è stato giornalista, speaker radiofonico e poeta nella città di Prijedor. Subito dopo il suo rilascio avvenuto a seguito di uno scambio di prigionieri, si è stabilito temporaneamente in Norvegia, dove si è riunito con sua moglie e i suoi due figli, anch’essi scappati dalla Bosnia. Quando è stato pubblicato per la prima volta in Europa, Il decimo girone dell’inferno ha ispirato documentari televisivi in Norvegia, Svezia e Germania. Con gli Accordi di pace di Dayton in vigore, Hukanović si divide tra la Germania e la Bosnia.

IL LIBRO

Fino allo scoppio della guerra nei Balcani, Prijedor era una città dove musulmani, croati e serbi vivevano pacificamente da secoli. Nel maggio del 1992 le milizie serbe avviarono un rastrellamento dei residenti musulmani e croati che furono confinati nei campi di concentramento e torturati, nel tentativo di disumanizzarli, annientarli. Tra coloro che hanno vissuto l’incubo c’era il poeta e giornalista Rezak Hukanović, un sopravvissuto, il cui avvincente libro-testimonianza riporta i crimini contro l’umanità commessi dai serbi nei campi di detenzione di Omarska e Manjača. Hukanović e suoi amici, colleghi, parenti, vicini furono sottoposti ad atti di terrore e tortura, impotenti spettatori di omicidi orribili. Attraverso i suoi occhi increduli osserviamo, attoniti a nostra volta, la civiltà strappata via sia all’aggressore sia alla vittima, e la brutalità più cieca che mette in discussione le concezioni di dignità e umanità.

«Sconvolgente… il lacerante racconto di Hukanović rievoca l’opera di Primo Levi». The Observer

«Inquietante, schiacciante e profondamente toccante, Il decimo girone dell’inferno è il primo racconto autobiografico dei crimini contro l’umanità commessi dai serbi durante la guerra bosniaca. Rezak Hukanović è stato solo uno tra le migliaia di musulmani e cittadini croati che hanno vissuto gli atroci atti di terrore, tortura e morte nei campi di concentramento di Omarska e Manjača, nel nome della «pulizia etnica», mentre il resto del mondo civilizzato se ne stava a guardare». Literary Review

«Terrificante e disarmante… Hukanović non era un reporter ma un prigioniero in questo inferno, e la sua storia è tagliente come le lame dei coltelli che ha visto penetrare nei corpi dei suoi amici e dei suoi compagni di prigionia…». Ed Vulliamy, The Observer

«Hukanović merita di certo un posto accanto agli altri testimoni – come Primo Levi – che hanno scritto di simili eventi». New York Times

«Dante si era sbagliato. All’inferno non ci sono nove gironi, ma dieci. Rezak Hukanović vi porta nell’ultimo, quello più spaventoso e straziante». Elie Wiesel

«Non distogliete lo sguardo, per favore. Qui vi si chiede di leggere fino in fondo, senza saltare le parti più scabrose, perché non si dica ancora: “Non sapevo”». Paolo Rumiz

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Pollena Trocchia: l'antica tradizione del falò in preparazione dell'Ascensione Cosmic radiation (Antonella Ricciardi). Nuova, recentissima iniziativa dell'associazione culturale e sociale “Graffito d'Argento”, presieduta da Annamaria Romano, che, con il consueto, vulcanico entusiasmo e la sua trascinante energia, si è dedicata all'antica usanza del falò, in preparazione dell'Ascensione, a Pollena Trocchia. Si è trattato di una occasione culturale-culinaria, che richiama un antico rito d'inizio anno, durante il quale si condividono progetti per il nuovo anno, si sta insieme in modo comunitario, fraterno, tra vino, balli, musica live di “Palconoscenico eventi”, con Niko Niko e Anny. L'occasione prevedeva una gara tra i migliori macellai di Pollena Trocchia, per la migliore preparazione di una specialità locale: salsiccia cucinata su barbecue, condita con friarielli, i broccoli tipici della zona. Durante la gara gastronomica, così, si sono distinte la Macelleria Romolo, quella di Giuseppe Paparo, di Piazza Amodio, e la Macelleria Di Fiore. A tutte sono stati rivolti complimenti per la qualità del loro lavoro, e per il successo conseguito. Inizialmente previsto per il 17 gennaio, l'evento è stato spostato al 18, per motivi legati alle forti piogge di questi giorni, e si è protratto nella notte tra 18 e 19 gennaio. Durante l'incontro, è stato celebrato anche un falò in onore di Sant'Antonio Abate, detto, nel dialetto locale “Santantuono”: una figura associata anche all'idea di rinnovamento, tanto che una frase che gli si rivolge è: “tecchete o vecchie e dammo o nuovo”, nell'idioma napoletano, cioè “prenditi il vecchio e dammi il nuovo”; il falò, infatti, è simbolo di purificazione, luce e rinnovamento: si riallaccia ad una antica tradizione napoletana. Il calore del falò rappresenta simbolicamente un percorso di vita, mentre il grano tornerà a germogliare, in vista della futura Ascensione. L'associazione “Graffito d'Argento”, così, continua a promuovere le tradizioni culturali-religiose; con questo falò inaugura le manifestazioni del 2023. Prossima iniziativa sarà la preparazione di uno sgargiante, variopinto carro per il carnevale pollenese: iniziativa che pure valorizza la conoscenza di questo storico paese alle falde del Vesuvio, ricco di tradizioni e folklore, da non dimenticare.

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Scuola Campania. Perchè tanti alunni delle scuole superiori fanno i pendolari dello studio? Cosmic radiation Non bastano i pendolari per la salute, malati che vanno a curarsi fuori regione oppure i pendolari per il lavoro, ma questo è ovvio, adesso ci sono anche i pendolari dello studio. Riceviamo e riportiamo di seguito un comunicato stampa di alcune scuole di Formia e Gaeta. Dalla lettura deduciamo che molti studenti 14enni campani vanno a studiare fuori regione. Perchè? All'Istituto di Istruzione Superiore Celletti di Formia la maggioranza è composta da studenti campani che fanno i pendolari giornalieri, oppure risiedono in un convitto annesso. Adesso anche a Gaeta si stanno attrezzando. Da campani viene da chiedersi: perché? Le nostre scuole non sono buone o c'è dell'altro? Leggi di piu'su facebook https://www.facebook.com/100064812906609/posts/554478330055926/?flite=scwspnss

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Carceri. La salvaguardia del diritto alla salute dei detenuti, il punto dell'avvocato Cosmic radiation In questa nuova, intensa testimonianza, l'avvocata Monica Moschioni, specializzata nella tutela della legalità costituzionale, riguardo la salvaguardia del diritto alla salute dei detenuti, affronta ancora una volta questa ed altre questioni di rilievo. La necessità di detenzioni alternative al carcere, soprattutto quando siano necessarie cure specialistiche, viene rimarcata in generale, ricordando anche diversi casi recenti. In particolare, viene analizzato il caso di Raffaele Cutolo: infatti, Monica Moschioni, che ha affiancato l'avvocato titolare del caso Gaetano Aufiero, sottolinea quanto la direzione sanitaria del carcere di Parma abbia avuto il coraggio di disporne collocazione esterna al carcere stesso a fine luglio 2020, la cui correttezza è stata confermata anche da medici del centro sanitario esterno, dove è rimasto fino alla fine, meglio assistito, fino al naturale decesso per malattia, nel febbraio 2021. Si rilevano, però, numerosi casi di permanenza in carcere di persone gravemente malate: in questi casi, la magistratura di sorveglianza e/o la direzioni sanitarie delle carceri hanno la possibilità di intervenire, per garantire cure più adeguate, ma non sempre si notano interventi conseguenziali; eppure, vi sono perfino casi di persone in sedia a rotelle, di prigionieri con Alzheimer (era ad esempio il caso del calabrese Giovanni Tegano, ricoverato solo nell’ultimo periodo all’ospedale San Paolo per le sue patologie, dove era deceduto in condizione di 41 bis, senza differimento pena: venuto a mancare prima di essere trasferito in una casa di riposo ) e con altre malattie mentali. Nonostante l'istituzione di REMS (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza), centri di cura per detenzioni esterne al carcere, per detenuti con problemi mentali, che hanno sostituito gli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) è ancora molto presente la vergogna dei malati psichiatrici in carcere, alcuni dei quali di particolare evidenza: ad esempio, quello del detenuto calabrese Pasquale Condello; si tratta di un caso curato da altri avvocati, ma perfettamente in linea con le lineari argomentazioni di Monica Moschioni a favore di collocazioni esterne al carcere. CONTINUA A LEGGERE SULLA PAGINA FACEBOOK DI CASERTA24ORE

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Contraffazione: la capitale del falso non è Napoli. Cosmic radiation Il fenomeno molto diffuso danneggia il Made in Italy”. «Il problema della contraffazione, con l'avvento dei social e gli influencer, è diventata una forma mentis. Vedo gente che promuove siti che vendono prodotti contraffatti. Rispetto al passato, quando questi prodotti costavano molto poco, i prezzi sono anche aumentati e spesso sono articoli appartenenti al mercato dell'over running». Non le manda a dire Ornella Auzino, imprenditrice napoletana che con la sua azienda produce borse per uno dei marchi di lusso più famosi al mondo. La contraffazione è un problema non solo per il Made in Italy ma anche perché, nella maggior parte delle volte, va ad alimentare le casse della criminalità organizzata. Dietro una borsa contraffatta c'è manodopera sfruttata, materiali scadenti, assenza di regole e di sicurezza. «La gente pensa che questa cosa sia figa ed i social non chiudono queste pagine in cui si vendono prodotti contraffatti – continua l'imprenditrice – Ormai le persone danno per scontato che è tutto falso, il fenomeno è molto diffuso. I soldi alimentano il mercato del contraffatto vengono tolti alle aziende artigiane del Made in Italy. C'è bisogno di uno switch culturale, dietro al contraffatto c'è illegalità e sfruttamento». La capitale del falso non è Napoli. Ne è certa Ornella Auzino, «Napoli può essere vista come punto di rivendita del falso ma si produce falso da nord a sud». «In Italia c'è un polo produttivo di over running, aziende che lavorano per i brand e che producono sotto banco prodotti che rivendono al mercato del contraffatto – afferma Auzino e conclude – Borse in apparenza perfette con materiali ed accessori scadenti. Questo, in Italia, è un problema enorme. Dall'estero invece arriva il prodotto palesemente falso, ma anche in questo caso sappiamo tutti dove sono questi mercati esteri del falso e nonostante il lavoro imponente delle istituzioni è un fenomeno difficile da arginare».

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La casertana Sara Palazzo entra nel Dream Team del festival dei Sogni di Sanremo Cosmic radiation La casertana Sara Palazzo è una degli operatori di benessere selezionati per il Festival dei Sogni di Sanremo dal Maestro Stefano Serra. Sara, classe 99 è nata a Sessa Aurunca e vive nel piccolo comune di Falciano del Massico a pochi chilometri da Mondragone in provincia di Caserta, un paese con poco più di 3000 residenti. Ora una delle sue abitanti sarà nel Dream Team del festival dei Sogni di Sanremo. Qui il Grand hotel Des Anglais e il Dream Massage (per 8 anni il massaggio ufficiale dell’ospitalità del Festival) si sono uniti per dare vita alla prima luxury spa sanremese e di tutta la costa Azzurra, meta negli ultimi anni del Festival di molteplici artisti in gara e personaggi dello spettacolo, che nella settimana festivaliera frequentano la città dei fiori. Sara nonostante la sua giovane età è un'operatrice altamente specializzata, con 7 anni di gavetta e una formazione medica. Ha frequentato, infatti, anche il Campus Biomedico di Roma ottenendo la qualifica di beauty recovery therapist. Nel 2022 è stata selezionata dal maestro Stefano Serra, spa manager internazionale e ideatore del metodo dream massage, tra migliaia di massaggiatori d'Italia per partecipare al master “massaggiatore professionista dello spettacolo” targato Dream Massage edizione Sanremo 2023. Ora a pochi giorni dall'inizio del Festival di Sanremo, sarà una dei 15 operatori di benessere scelti dal maestro Serra ad occuparsi del benessere degli artisti e addetti ai lavori del Festival di Sanremo nella spa più prestigiosa del nord Italia: la Somnia Aura Spa. Per la giovane Sara questa sarà una importantissima esperienza professionale e di vita che potrà affrontare con tutto l'entusiasmo e la competenza che la contraddistinguono, mettendo le basi per un futuro luminoso. Infatti subito dopo Sanremo Sara aprirà un suo centro benessere dove potrà mettere al servizio dei suoi clienti tutte le competenze e i trattamenti acquisiti in questi anni di attività, nonché far provare ai propri clienti il massaggio Dream Massage, il massaggio dei Vip.

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Carceri. La testimonianza di Antonella Casafino su Cosimo D'Aggiano detenuto. Cosmic radiation (Introduzione e quesiti di Antonella Ricciardi; intervista dell’estate 2022 aggiornata a oggi)

Nel seguente, accorato appello, Antonella Casafina, del tarantino, esprime una intensa riflessione a favore di una pena orientata soprattutto nel senso della giustizia riparativa, e contro la concezione che porti, invece, a combattere il male con altro male, senza adeguato spazio ad un percorso che, invece, ripari le ferite e porti ad un riscatto dal male stesso. L’appello di Antonella Casafina prende le mosse da un caso specifico, pur avendo un valore più generale, universale: il marito, Cosimo D’Aggiano, è stato coinvolto in una tragica colluttazione che ha portato, involontariamente, alla morte, purtroppo, di un uomo, Cataldo Pignatale. Cosimo D’Aggiano, secondo la documentata ricostruzione di Antonella Casafina, alterato mentalmente dalla droga, chiedeva solo un passaggio, preso dal panico poiché doveva rientrare a casa ad una certa ora, per vincoli giudiziari legati a piccoli reati connessi alla tossicodipendenza; non vi erano più mezzi pubblici disponibili, da Faggiano a Taranto: aveva cercato di ottenerlo appunto da Pignatale, sotto la minaccia di un taglierino, che era in realtà un suo strumento di lavoro: il comprensibile panico dello sventurato Cataldo Pignatale aveva portato, quindi, al ferimento mortale della stessa vittima. Un omicidio, quindi, forse preterintenzionale, certamente non premeditato; se avesse voluto uccidere, lo avrebbe fatto subito… Lo stesso D’Aggiano era stato ferito nella colluttazione, dalla reazione dello sventurato Pignatale…Tanto che i carabineri, quando era stato condotto in carcere, avevano precisato di non avere picchiato loro il D’Aggiano. Omicidio quindi, involontario, quello di ai danni di Pignatale, riscostruisce la stessa Antonella Casafina; viene inoltre rimarcato quanto il movente della rapina sia affettivamente caduto, visto che il D’Aggiano disponeva di un bancomat e di proprie entrate. Continua a leggere https://www.facebook.com/100064812906609/posts/553040280199731/?app=fbl

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