Scuola. Seminario sull’uso delle tecnologie social comunicative “riprendiamoci Internet!”

Il seminario, strutturato come tavola rotonda moderata da un giornalista esperto di comunicazione, ha una durata di quattro ore. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione. Si riparte quindi dalle nuove generazioni dai ragazzi, all’insegna del “Riprendiamoci Internet”, ma il seminario è rivolto ai più grandi studenti delle superiori, ai loro genitori e ovviamente ai docenti.

Esiste una frattura generazionale nel modo in cui giovani e adulti si informano. I media tradizionali, televisione generalista, quotidiani e periodici cartacei e digitali, radio, sono ormai poco utilizzati per l’informazione da chi ha meno di 35 anni.

I dispositivi sempre connessi, come lo smartphone, che portiamo con noi in ogni momento, rappresentano, dal punto di vista informativo, ciò che per cinquant’anni, dal 1950 al 2000, è stata la radio e la televisione. Tuttavia, in quei mezzi la comunicazione era unidirezionale: chi leggeva o guardava non poteva interagire. Con lo smartphone, invece, la comunicazione è bidirezionale. Questo è indubbiamente un vantaggio: chi legge, ascolta o guarda non è più passivo, ma partecipa liberamente, almeno agli albori dei social. Oggi, però, la situazione è cambiata: la partecipazione non è più libera, perché le piattaforme e l’architettura stessa della comunicazione digitale sono interamente controllate dalle grandi aziende tecnologiche, che hanno ideato gli algoritmi e forgiato le nuove generazioni.

Ragazze e ragazzi usano i social e la messaggistica in modo spesso superficiale: creano balletti, video banali, litigano, insultano o si lasciano guidare passivamente dagli algoritmi. Ma non sono solo i giovani: anche gli adulti sono coinvolti. Lo sviluppo cognitivo dei più giovani è stato alterato da stimoli digitali il cui scopo, controllo, manipolazione sociale o logiche di profitto e mercato, non sempre ci è noto. Le applicazioni tracciano i nostri comportamenti e, attraverso aggiornamenti costanti degli algoritmi alimentati dall’intelligenza artificiale, influenzano il nostro quotidiano e le nostre scelte di vita.


Considerare esclusivamente il lato negativo dei social e della comunicazione digitale sarebbe un errore. Da questa considerazione nasce il seminario rivolto non solo agli studenti, ma anche agli adulti. Imparare a controllare, e non essere controllati da questi strumenti, non è impossibile, ma richiede consapevolezza e competenze. Il seminario offre soprattutto consigli pratici e piccoli accorgimenti che possono fare la differenza.

Ecco alcuni esempi: Saper riconoscere una fonte affidabile attraverso l’indirizzo web Utilizzare la funzione “benessere digitale” Gestire le notifiche Disattivare periodicamente la connessione dati Preferire la rete mobile per essere reperibili Conoscere cosa sia Meta, cosa sia un browser e preferirlo alle app Gestire le autorizzazioni delle applicazioni Comprendere i sistemi operativi degli smartphone e il contesto socio-tecnologico Evitare lo scroll continuo dei feed social.


In particolare, i genitori, gli educatori nel riconoscere la complessità e i rischi del mondo digitale, devono aggiornarsi, accompagnare i figli nel loro percorso e assumere un ruolo educativo più attivo e collaborativo. “Riprendiamoci Internet” non significa spegnerlo, ma imparare a viverlo in modo consapevole.

La maggior parte degli adulti, negli ultimi decenni, non ha sviluppato le competenze digitali necessarie per guidare i propri figli verso un uso critico e autonomo della rete. Anzi, molti di loro subiscono a loro volta tali influenze. Basti pensare che, nelle scuole superiori dove si insegna tecnologia e informatica delle comunicazioni, i risultati non sono sempre incoraggianti. Gli stessi docenti, spesso, sono stati influenzati dallo stesso processo mediatico digitale e si limitano a insegnare meccanicamente l’uso di piattaforme specifiche, trascurando la comprensione dell’architettura sottostante.

Ciò avviene perché, a differenza di tutte le altre materie scolastiche, la stragrande maggioranza degli insegnanti, con l’eccezione di un ristretto numero di docenti di informatica operanti in alcuni indirizzi della scuola secondaria superiore, non ha mai studiato informatica, né nel percorso scolastico né all’università. Di conseguenza, manca un substrato culturale diffuso su cui fondare la formazione professionale, come invece avviene, ad esempio, per la matematica dove anche se i docenti della scuola primaria non hanno una formazione specialistica sulla materia, l’hanno comunque studiata per tutti i tredici anni del loro percorso formativo.

L’insegnamento della tecnologia informatica nelle scuole per le nuove generazioni parte dalle famiglie. Nell’ultimo decennio l’uso improprio delle piattaforme social, di proprietà di grossi gruppi, ha comportato delle conseguenze nella popolazione. Lo sviluppo cognitivo dei giovanissimi è stato alterato da input diversi dal mondo familiare, degli adulti e della scuola.

Non sono ancora chiare quali possano essere le conseguenze sull’armonioso processo della crescita adolescenziale. Internet, i socialmedia sono stati (e lo sono ancora) utili se usati per scegliere informazioni, per documentarsi, per socializzare... tutti aspetti importanti nella crescita di un adolescente. Negli ultimi 15 anni anni è accaduto altro: i social e le piattaforme hanno finito per usare l’utenza. Cosa è successo? I grossi fondi monetari hanno acquisito, comprandole, le maggiori piattaforme social. Ci si è accorti dell’enorme potenziale che l’uso manipolativo di internet e dei social ha acquisito, in termini commerciali e di consenso, sulla popolazione mondiale. Il dispositivo telefonico connesso che tutti abbiamo nelle tasche è diventato quello che per un trentennio (anni ‘70-’90) è stata la televisione, con il vantaggio di essere più manipolativo. Nel piccolissimo schermo la comunicazione è bidirezionale; le applicazioni tracciano i comportamenti degli utenti e con l’aggiornamento costante degli algoritmi indirizzano, secondo i loro scopi, tutte le scelte che facciamo col ditino e sopratutto le nostre scelte di vita.

Il problema principale è che la maggior parte degli adulti negli ultimi decenni non aveva (e molti ancora oggi non hanno) le competenze digitali utili a insegnare ai propri figli a non subire tali influenze. Le subiscono anche loro. Basta pensare che nel biennio delle scuole superiori solo da pochi anni si insegna tecnologia informatica delle comunicazioni e lo si fa con risultati non sempre incoraggianti. Gli stessi docenti hanno subito questo processo di influenza mediatica digitale e talvolta si limitano a insegnare meccanicamente l’utilizzo di questa o quell’altra piattaforma, tralasciando la conoscenza dell’architettura delle varie piattaforme. In poche parole non insegnano come funzionano: conoscere ma non capire.

Cosa dire a un ragazzo che a scuola apre per la prima volta un libro di TIC – tecnologie informatiche della comunicazione. Bisogna capire il funzionamento delle varie piattaforme, siano esse social o programmi per scrivere, di grafica. Dobbiamo essere noi a scegliere quali contenuti consultare, magari affidandoci al vecchio pluralismo dell’informazione e della comunicazione. Usiamo i social evitando che si rafforzino i monopoli. L’americana Meta quando si è accorta che facebook stava perdendo il pubblico giovane è subito corsa ai ripari acquisendo Instagram. Impariamo a saper leggere un link internet, a risalire alla fonte delle informazioni e dopo averle selezionate le possiamo catalogare e seguirle nel variegato mondo dei social. Personalmente ai miei alunni consiglio di creare un gruppo di una sola persona su WhatsApp dove incollare i link delle fonti personali dei propri influencer (persone da seguire, siti di informazione, siti social, un canale youtube) da consultare quotidianamente per informarsi. Evitiamo il continuo scrollare delle pagine social, usiamo diversi motori di ricerca non necessariamente google per selezionare le fonti, affidiamoci al vecchio e funzionale passaparola di amici e dei familiari e infine non usiamo la connessione dati per 24ore al giorno, così la batteria dura di più e non c'è rischio di restare irreperibili col telefonino scarico.

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