La foto, che non vedete perché questo blog è solo testo, mostra il risultato di un faticoso braistorming fatto oggi in quinta informatici, ho disegnato sulla lavagna una linea retta che andava dal 1900 al 2026 e ho chiesto, a giro, ad ogni studente di indicare quello che secondo lui è stato un avvenimento “importante” del periodo preso in oggetto. Alla fine è venuta fuori una mappa interessante della storia percepita dagli studenti, prima ancora di avere iniziato a trattarla. Guerre mondiali, il G8 genovese, il covid. Aggiungo, per rendere meno agiografica la cosa, che il fatto di farla a giro mi ha permesso di far parlare tutti ma che – come accade in alcune classi – una volta detta la propria cosa l'attenzione del singolo studente verso l'attività calava drasticamente. Avrei dovuto fare la cosa a gruppetti, 'sti residui spuri della lezione frontale.

In altra classe del biennio, mai vista prima, ho dato un foglio bianco e testa e ho detto, scrivete al centro il vostro nome, ci fate un cerchio attorno e poi disegnate cinque frecce dall'interno del cerchio verso l'esterno, con indicate cinque cose belle che sapete fare, cinque competenze, cinque aspetti positivi di voi che pensate possano arricchire il mondo. E poi l'opposto, cinque frecce dall'esterno verso l'interno con scritte cinque cose che sono nel mondo che vi piacciono, vi appassionano e che pensate vi rendano migliori. Sport, musica, quello che vi pare. Fine. Giro tra i banchi mentre lo fanno, spio, vedo alcuni che sono sicuri di sé, altri che hanno completamente frainteso la consegna, altri ancora che restano con il foglio bianco a fissarlo. Dopo un po' vado da un ragazzo, “ti viene difficile?” gli chiedo. Lui mi guarda con uno sguardo impossibile da raccontare e mi dice: “io non ho niente dentro”. Serissimo, con la voce bassa.

Più tardi una docente mi raggiunge e mi dice che ha incontrato un mio ex-studente di un anno fa. “Parlando – mi dice – mi ha raccontato che ora sta per iniziare una scuola di comunicazione e che ha capito che l'informatica non era la sua strada, mentre la comunicazione gli interessava moltissimo, quando ha dovuto fare per un anno un telegiornale in classe. Lì si è reso conto di essere bravo a comunicare, lavorare con la grafica, suoni, animazioni. Non ha fatto il tuo nome”. Sorrido, l'attività è quella che avevamo fatto assieme due anni fa. Quindi – penso andandomene – la didattica orientativa funziona, vaaaaaffanculo a tutti, la didattica orientativa funzionaaaaa, mi sento come Moretti quando urlava “epidurale per tuttiiii”, salgo in macchina e parto ridacchiando mentre alla prima curva si accende la luce rossa dell'icona volante, il servosterzo smette di funzionare e io mi ricordo che tutto è fatica, rischio, azzardo, fallimento e fatica e tempo che scorre inesorabile.