Questa settimana c'è una cosa non meglio precisata chiamata fermo didattico, così dicono gli studenti. Non sono sicuro che sia vero ma una parte degli studenti è a sciare, una attività della scuola, quindi mi sta benissimo non andare avanti, fare ripasso. Comunque. Penso come fare un ripasso che sia un po' attivo, mi vengono due idee. Affitto l'aula di cooperative learning per quattro ore.

Le prime due ore ci porto i ragazzi di quinta, si dividono liberamente in gruppi, si siedono io gli dico che da ora in poi sono degli storici che hanno ricevuto un documento di cui non sanno nulla, devono analizzarlo e poi rispondere a una serie di domande, tra cui, capire di che documento si tratta, quando è stato scritto, a chi si rivolge. Poi gli do le copie di una trentina di pagine del testo unico per la scuola elementare, anni trenta del periodo fascista. Si mettono lì, leggono fanno ipotesi, rispondono alle domande, cazzeggiano, sottolineano, scrivono nomi, date. Alla fine mettiamo tutto in comune e do dei punti per ogni informazione scoperta. Un gruppo ha capito che è un libro di testo per le elementari, altri notano come il valore più trasmesso è la richiesta di obbedienza, altri come si usi la storia del passato per giustificare il fascismo. Altri ancora come si educhi al nazionalismo e alla vita militare. Inizia l'intervallo, scompaiono, lentamente.

Le due ore successive ci porto i ragazzi di quarta. Devo interrogare, ma solo quattro persone. Ho due ore. Ad ogni gruppo do questa volta un A3 su cui è stampato un gioco dell'oca sulla rivoluzione francese, creato durante la rivoluzione francese. L'ho trovato su internet, mi è sembrato interessante, ma va testato. Via classroom gli mando un link con le istruzioni originali in francese e la descrizione delle caselle, sempre in francese. Mentre interrogo loro devono tradurre le istruzioni e la descrizone delle caselle in italiano, in modo da poterci giocare domani. E – soprattutto – colorare il tabellone che stampato in bianco e nero è inutilizzabile. I colori possono prenderli dal laboratorio artistico. Loro vanno con la docente di sostegno e tornano con un mazzo di matite colorate. Io poi interrogo e con la coda dell'occhio li vedo chini a chiacchierare, colorare con attenzione il gioco dell'oca a matite colorate, alla fine alcuni tabelloni sono splendidi, tradurre via internet le istruzioni. Domani – dico – portate i dadi. Suona la campanella, spariscono, lentamente.

L'ora successiva vado in seconda, vedo che c'è un buco nel muro in cartongesso con dentro pigiata dentro una bottiglia di plastica. La fotografo e la mando in una finestra in background sulla LIM. Gli dico di prendere il quaderno che parliamo della teoria delle finestre rotte. Gli mostro la foto delle auto vandalizzate nel Bronx e a Palo Alto, gli spiego la teoria e poi gli mostro, all'improvviso il buco del muro con la bottiglia. Lo riconoscono, ridono, capiscono il collegamento, si lamentano. Mi contestano, li contesto. Poi succedono delle cose, controlo dei quaderni, chiedo dei Gracchi, metto dei voti, suona la campanella. Spariscono, a macchie, lentamente.