Cambia la stagione, il sole arriva più tardi a illuminare la cucina, di notte mi avvolgo nella coperta come uno zar in cerca di una temperatura ovattata e calda, la testa è tutta lì che gira come un motorino da lezioni di robotica pensando alla scuola al lavoro alla pressione delle cose – già ora – da correggere, delle valutazioni da dare, gli aggiornamenti del firmware arrivano in orario, l'odore delle cose cambia, il mio è più chimico, due giorni fa mi sono preso una bomba d'acqua lungo il Bisagno sono stato un'ora sotto la tettoia dell'AMIU a guardare il grigio lampeggiare sopra di me.
In classe cerco di fare capire l'hardware della scrittura. A seconda della classe ho davanti persone scettiche o del tutto impreparate ad articolare un pensiero complesso. Ragazzi che faticano a comprendere una frase minima, che si perdono in abbagli, che – con molto aiuto e supporto – arrivano ad elaborare in maniera corretta un discorso essenziale. Tanti. Chi è fuori dal mondo scuola o chi è inchiavardato da decenni in qualche liceo non ha idea del lavoro che c'è da fare in condizioni – strutturali – inadeguate. Dall'altra parte, invece, la scrittura è malvista. Una perdita di tempo. Qualcosa di noioso e anche un po' datato. Inutilmente complicato, scrivere.
Io resto incantato, seduto, ad ascoltare i ragazzi che mi raccontano i libri che hanno letto d'estate. Dentro di me resta il dubbio che abbiano davvero letto, alcuni sicuramente sì, alcuni probabilmente in parte, altri non lo so. Comunque mi presentano i libri, con una certa serietà, vanno alla cattedra, io mi siedo tra i banchi. Prendo appunti. C'è chi ha fatto delle slide per accompagnare il discorso, altri vanno a braccio. Teniamo duro a mantenere questo virus dell'immaginazione e della fiction che gli scrittori si tramandano da millenni. Di corsa, sempre di corsa, cercando di avere dei brandelli di intimità e di privacy di questi venticinque ragazzi stipati in una stanza per otto ore, tutti i santi giorni. Nella stessa stanza per otto ore tutti i giorni per nove mesi. Che si abituino subito all'alienazione.