Cammino lungo il Bisagno, sono le sette e mezzo del mattino, piove. Sono uscito per prendere il caffé e della focaccia per i ragazzi. Piove, mi ero portato per sicurezza l'ombrello. Cammino con lo zaino pieno per questa strada diventata inumana, progettata per lo scorrimento veloce di auto e camion mentre il cielo, lacerato, sversa sul mio ombrello una pioggia a tratti torrenziale. Di colpo sparisce, come per un evento improvviso.

Nelle cuffie a conduzione ossea sto sentendo, con cautela e a bassissimo volume, Heaven, dall'ultimo disco di Prince. Emerge di tanto in tanto qualche voce, qualche strumento; il resto è sommerso dai rumori dell'ambiente. Le auto che passano schizzano le pozzanghere e l'acqua mi finisce addosso ai piedi, i sandali diventano scivolosi, i pantaloni iniziano a bagnarsi mentre – di colpo – la vallata viene invasa dal sole. E io rido.

Più tardi, di sera, mi trovo a fare la stessa strada, lo zaino pieno di bibite da portare alla famiglia e in mano un pacchetto di estrusi di mais. Una rara golosità. Apro il pacchetto e inizio a mangiucchiarle mentre cammino a passo veloce e – così – libero, egoista e solo – mi sento nei panni di me stesso ventenne; un frammento d'abitudine del mio passato > per un attimo mi sento felice; e non so di cosa. Un cosplayer della felicità.