Diario diario diario, caro diario. Non perdere mai il ritmo. Morire, ma con gusto. Passare dallo sconforto più profondo, toccare con mano la muffa consistente della depressione e poi provare l'euforia disorganica della creazione. Così, un ritmo continuo. Desiderare di immergersi nella broda bollente, la fanghiglia di quel romanzo di fantascenza, chissà chi era. Sentire il fango bollente e odoroso che lentamente seduce ogni piccolo atollo della tua pelle.

Ieri ero a tavola e bevevo la mia bibita Ginger marchiata Primia. Leggo gli ingredienti mentre le bollicine rossastre mi saturano la bocca. Nella bibita Ginger marchiata Primia non c'è il ginger. Niente zenzero, non ufficialmente. Solo acqua, zucchero, vari acidificanti, carote e altre cose per dare colore, e poi: aromi. Cosa ci sia negli aromi non è lecito sapere.

Mi scrive Z Tapes. C'è un concorso per partecipare a una compilation di shoegaze music. Cerco su internet cosa sia la shoegaze music. Leggo la descrizione, mi faccio una idea. Penso seriamente di partecipare al concorso. In fondo cosa ci vuole? Ho un basso elettrico, il mondo è pieno di suoni.

Invece mi butto sul divano. Sono distrutto. Metto su un album di Morton Feldman. Noioso come la morte. Penso che sia una delle cose più noiose che abbia nella mia biblioteca musicale. Lo ascolto però molto spesso, lo metto su, come una specie di ospite in casa. Io faccio le mie cose mentre Feldman fa le sue. Comunque, metto su la lavapiatti e la faccio partire, faccio anche di queste cose. Chissà se Eco si occupava personalmente della lavapiatti. Buzzati. Pasolini che si mette lì a infilare bene i piatti per riempirla al meglio. Baricco. Baricco forse sì, ce lo vedo. Come gesto di emancipazione.

Torno sul divano. Provo a dormire, ma ora la musica di Feldman si è impastata con il rumore della lavastoviglie. In una chat ho scritto che i suoni dei due elementi si mesmerizzavano, e io lì sul divano, trovo affascinante la cosa e – contro il volere del mio corpo – mi alzo, prendo il cellulare e inizio a registrare tutto. Due minuti di Feldman mesmerizzato con la lavastoglie. Salvo il file e penso che potrei usarlo per un video. Penso a qualcosa di statico, una camera fissa. Provo a inquadrare il traffico, con un filtro in bianco e nero che uso spesso in questo periodo, ma non funziona. Allora vedo sul muro un insetto. Piccolo, non so come si chiamino. Sono delle specie di incrocio tra un moscerino e una libellula.

Lo inquadro e ingrandisco, zommo al 300 per cento. Scopro che se mi allontano o se mi avvicino dopo averlo messo a fuoco, il filtro sgrana, trasforma l'insetto in un insieme di punti. Diventa un insetto granuare. Faccio un po' di riprese dell'insetto sempre tenendo il microfono che registra l'ambiente, nel mio caso Feldman e la lavastoviglie. Invio tutto al portatile e mi metto sul divano, finalmente, a fare il montaggio.

Soprappongo i due video landscape, in modo da ottenere un unico video di forma quadrata. Creo tre tracce audio: una per la registrazione che avevo fatto con il cellulare messo tra la lavastoviglie e Feldman, e due per quella video, più spostato verso la finestra. In tutte e tre ci sono momenti diversi del pezzo di Feldamn con la lavastoglie in funzione.

Uno dei video finisce prima dell'altro e l'audio finisce ancora dopo. Penso allora che tutto funzionerebbe meglio se ci fossero delle scritte rosse. Ho in mente dei post che ho letto in rete. Gente che definisce “genociccio” lo sterminio dei palestinesi da parte dell'esercito di Israele. Penso alla prostata di questi utenti Facebook mentre guardo l'insetto ingrandito in bianco e nero, immobile. Inizio a scrivere i testi, mettendo sullo stesso piano informazioni sulla prostata e microframmenti di comunicazione standard sulla questione. Non è una satira. È puro materiale lessicale. Chiudo con una citazione, il titolo di un libro di Morovich. Carico tutto sui social e esco di casa, cammino e mentre cammino penso che alcune scritte rosse erano male allineate rispetto ai due video.

Me ne ero accorto ma per sciatteria le avevo lasciate così. Tanto cosa importa. Invece mi brucia. Quando torno a casa cancello i video che avevo caricato e mi rimetto a lavorare sul file del montaggio. Sposto le scritte come le avevo pensate. Cambio anche una frase che funzionava male e ne aggiungo una finale dopo quella di Morovich. Ridacchio. Ricarico tutto. Non se ne accorgerà nessuno, pochi guardano questi video mentre io ne sono piuttosto convinto. E anche se non lo fossi poco importa. Mi danno soddisfazione mentre li faccio. Tanto basta. In un mondo di ciechi chi è orbo, eccetera. Quaranta minuti circa.

Mentre scrivevo questo diario, mentre raccontavo di me sul divano che facevo il montaggio, il Tab XC si è spento. Mi ero dimenticato che mi aveva avvertito che la batteria stava per scaricarsi. Mi ero invexendato, ero tutto preso nello scrivere questa cronaca, nel miglior stile possibile ma senza perderci troppo tempo. Non avevo salvato niente, perché uso una applicazione cinese che dovrebbe salvare periodicamente mentre scrivo. Lo schermo con una grossa batteria che indica che è completamente scarico. Vado a cercare l'alimentatore, attacco tutto, riavvio il tablet. Apro. L'applicazione cinese ha salvato tutto, caro diario. Continuo a scrivere febbrile, mentre la schiena manda i suoi strilli e mi dice di mollare, venerandi, e mollami.