È interessante questo video che gira, non il video in sé che potete anche non vedere – ma il fatto, dove si vede l'ex ceo di Google, Eric Schmidt, che parla ai ragazzi dell'Università dell'Arizona, se non sbaglio Arizona, e a un certo punto parla dell'intelligenza artificiale e di come essa sia un punto imprescindibile del futuro sviluppo, non solo tecnologico. Invita i ragazzi ad abbracciare l'intelligenza artificiale. E i ragazzi lo fischiano.

Penso sia interessante perché questo imprenditore settantunenne dice ai ragazzi quale è il loro futuro, futuro disegnato da gente come lui e che lui vedrà ben poco, e a molti di questi ragazzi questa idea di futuro non piace quando – generazionalmente – dovrebbero essere invece il target perfetto per una rivoluzione tecnologica, l'ennesima.

C'è uno scollamento tra questa perenne idea di erezione tecnologica, di performance progressiva e costante di quello che il futuro dovrebbe darci, il continuo abbracciare il nuovo “different” che un gruppo di imprenditori sempre più intossicati persegue a qualunque costo e taglio, e quello che viene visto come benessere sostenibile da una parte (non tutta, certo) delle nuove generazioni.

Vinceranno loro, gli imprenditori, le foto di questi maschi bianchi dopati dal mercato che seguono in Cina il loro presidente per parlare con Xi sono qualcosa di così spregiudicato e irreale che non puoi nemmeno memarlo. Puoi solo sperare in una bolla, una capsula d'aria che finisca nel sistema di circolo del sangue e arrivi al cervello e faccia saltare tutto.

Sperare che il proprio futuro salti in aria e fischiarlo, questo pare restare alle nuove generazioni.