In pratica, dopo l'ultimo upgrade del firmware, il mio Tab XC della Onyx, quando lo attaccavo alla tastiera mentre era in modalità portrait, congelava tutto. Dovevo premere un po' di tasti per farlo tornare in vita e poi cambiare manualmente la modalità da portrait a landscape. La cosa non è grave, ma è una seccatura, tanto che scrivo a Onyx per dire di questo bug utilizzando il loro form di feedback. Loro – dopo un po' – mi rispondono, mi dicono che gli dispiace, lo fanno sempre, mi chiedono di controllare alcune impostazioni, io le controllo, sono già tutte giuste, glielo scrivo. Nessuna risposta. Nel frattempo è agosto.
A settembre torna l'autunno, il vento, la scuola, si rivaluta lo stare chiusi in casa a proteggersi dagli eventi, anche quelli atmosferici. Io riscrivo a Onyx e dico, guardate che il problema è ancora qua. Loro chiedono scusa, lo fanno sempre, e mi dicono di fare un video di me che uso il Tab XC e di registrare dal vivo il bug. Io mi metto lì con il cellulare, registro me stesso che attacca il tablet alla tastiera e mostro come tutto il sistema si congeli, un piano sequenza nitidissimo, carico il video nella cartella dei video del tablet e lo allego al messaggio del form assistenza.
Il giorno dopo Onyx mi risponde che il video che ho inviato forse non è quello giusto. Mi gratto la testa, apro la cartella dei video e effettivamente mi rendo conto di aver inviato un video che era in un'altra cartella. Purtroppo il form non tiene memoria degli allegati, quindi non so esattamente quale video ho inviato. Nella cartella ce ne sono quattro. Apro il primo: è un video di me che faccio delle cose con il Tab XC. Apro il secondo, stessa cosa. Apro il terzo. Apro il quarto. “Cristo” penso. Il terzo e il quarto non ci sono io che uso il Tab XC.
Il terzo e il quarto ci sono delle registrazioni che ho fatto a Barcellona di una installazione di una artista catalana, “Declaration of love for Lenin”. In una c'è lei con un passamontagna fatto all'uncinetto rosa che fa delle mosse tipo musica trap, completamente nuda dalla vita in su. Nel secondo c'è lei con una maglietta rosa di Che Guevara, completamente nuda dalla vita in giù, mentre usa in maniera inequivocabile un vibratore. “Cazzo” penso. Cazzo. Ho il cinquanta per cento di possiblità di aver inviato alla Onyx uno dei due video dell'artista catalana. Mi immagino la faccia dell'impiegato cinese di Onyx che apre il mio video e vede le tette al vento di Juana Dolores Romero Casanova, o sempre lei alle prese con un vibratore.
“Sorry” scrivo. Wrong video. Gli mando quello giusto. Loro mi rispondono che gli dispiace, lo fanno sempre, dicono che manderanno tutto ai tecnici. Chiudo il Tab XC. Stanotte mi arriva la patch, due giga. Data la dimensione spero sia un porno, per ricambiare del mio, e invece no, è proprio la patch che Onyx ha preparato per me per correggere il bug che gli avevo segnalato. Capite? Hanno fatto una patch per me. Solo per me. Gli voglio bene. Penso di caricare il video di “Declaration of love for Lenin” nel form dell'assistenza. Glielo mando come ringraziamento.
L'ultima cosa non è vera, devo ancora rispondere confermando che la patch funziona, e funziona, ma non allegherò il video della Casanova peché penso sia più opportuno così. Meglio non insistere. In compenso oggi ho fatto quello che probabilmente sarà l'ultimo bagno della stagione. In un posto di cui non ricordo mai il nome. Ho proposto ad Elettra di andarci declamando la bellezza del posto, le viuzze caratteristiche, i negozietti, la spiaggia. Quando, dopo un'ora buona, ci siamo arrivati ho scoperto di non esserci mai stato. Giravo come uno dei protagonisti di quei film che scoprono che una parte del loro passato è stata riscritta. “Qua c'erano dei negozietti!” dicevo ad Elettra indicando un muro mentre lei scuoteva la testa rassegnata. “Qua, qua c'era una panetteria!”. Indicavo una panchina. Niente, tutto cancellato.
Camminiamo allora tra Bonassola e Levanto, ci sono delle gallerie abbandonate che ora sono diventate percorsi pedonali e per biciclette, partono in realtà da Framura e arrivano a Levanto. Qua ritrovo il paesino che mi ricordavo, le viuzze, come un'epifania. “Vedi, vedi” dico ad Elettra indicando questa volta i negozietti e le panetterie reali. Esistevano davvero. Lei scuote la testa rassegnata. La cosa non è pacifica, spesso i miei ricordi sono legati a cose inesistenti. Ho visto una intera scena di Blade Runner che non è mai stata girata. Levanto mi rincuora, ero stato qua anni fa, non a Bonassola. Camminando tra la gente, ascolto.
Una donna che passeggia con un'amica racconta di essersi svegliata dall'anestesia ancora sotto i ferri dell'operazione e di aver sentito il chirurgo che diceva: “è stata l'operazione più difficile della mia vita”. Meraviglioso. Io ascolto tutto, chissà se la gente si rende conto di quante informazioni cede mentre chiacchiera. Potrei scrivere un romanzo solo trascrivendo questi log, la narrazione di se stessi. Lo dico agi studenti, la struttura della fiaba, lo spannung, il flashback, le cesure, le peripezie, noi in realtà le usiamo sempre, inconsciamente, anche quando chiacchieriamo con gli amici. In occidente almeno. Sono modelli nella cui broda siamo immersi ancora dal liquido amniotico e che ci portiamo dentro per il resto della nostra vita. Ci raccontiamo come se fossimo un romanzo, rimastichiamo i fatti indifferenti della natura come se ci fosse un senso, ci aggiungiamo spezie e desiderio e quello che raccontiamo è una fiction. Divoriamo e produciamo fiction, come lombrichi sotto la terra.
Commento il fatto delle due signore con Elettra e lei scuote la testa, rassegnata. “Ma ascolti sempre la gente di nascosto?” mi chiede. Io faccio un gesto con le mani. Nell'aria. Guardo il mare. “Sono uno scrittore” dico. A modo mio. Più tardi, in auto, parliamo di Isabelle Allende. Elettra sta leggendo un suo libro in spagnolo, una sorta di biografia mescolata a lezioni di scrittura. Parliamo della Allende mentre – di tanto in tanto – il sole ci abbaglia come per ucciderci, specie in curva. Ci regala dei tramonti con tendaggi rosso fuoco, rosso cenere, merletti azzurrastri, le incisioni bianche dei motori degli aerei lassù, nel soffitto cobalto e malinconico del cielo. Dalla Allende il discorso si sposta, non so bene perché su di me. Pare che io e la Allende abbiamo in comune alcune tecniche di scrittura. tl;dr: Scriviamo entrambi moltissimo. Riprendiamo in mano idee di anni e anni prima. Lei poi è letta da milioni di persone, io una ventina; le analogie hanno le gambe corte.