In questo racconto futuribile ma non troppo i libri di storia potrebbero avere – sulla copertina – un adesivo governativo che avverte che le informazioni storiche contenute all'interno del libro sono inaccurate e mettono in cattiva luce la civiltà europea occidentale.

Non troppo dissimile da quello che – nel mondo reale – accade oggi negli Stati Uniti d'America, dove il presidente ha chiesto che venga messo un disclaimer davanti al Smithsonian History Museum ad avvertire i visitatori che la storia americana illustrata all'interno del museo rappresenta l'America in maniera innacurata per via di politiche estremiste della dirigenza del museo. Il disclaimer dovrebbe indicare anche altri luoghi dove invece il canone della storia americana è conforme al desiderio patriottico dell'amministrazione.

Tanta gente qua, nell'inebriato occidente, plauderebbe e vorrebbe quel futuro distopico. I diritti civili, il diritto internazionale e la storia sono patine fragili, che diamo per scontate ma che vanno invece preservate in tutte le loro contraddizioni. Vanno memorizzate le finzioni, le inefficienze, le meschinità così come le conquiste, le luci, i frammenti di dignità che abbiamo messo assieme. La storia – messa alle strette – si contorce come un'anguilla. Più zoommi sulla storia, più vengono fuori le contraddizioni, le ambiguità, la confusione. Ogni tanto devi allontanarti.

Di fronte a casa mia stanno abbattendo alcune costruzioni dell'AMIU. È più di un mese che lavorano, abbattono, lentamente con le ruspe accumulano i detriti. Non avete idea di quanti detriti una costruzione generi. La maggior parte del tempo lavoro è data dal rimuovere la massa di cemento, laterizi, pietra che la demolizione ha prodotto. È un mese, forse anche di più, che sono al lavoro e ancora non hanno finito, il piazzale in cui le ruspe si muovono è coperto da montagne di “zetto”, come viene chiamato a Genova. In due, tre mesi dovrebbero aver finito, liberato tutto dalle macerie. Quattro mesi per due o tre costruzioni, penso guardando le ruspe al lavoro.

Chissà quanto ce ne vorrà per una città sventrata. Mi chiedo. Per una città ucraina, russa, palestinese, siriana. Una delle tante usate come banco macelli. Se per tre costruzioni serviranno quattro mesi, per una città bombardata quanto tempo sarà necessario per lo smaltimento? Chi scriverà le pagine di storia di questo, del tempo passato a rimuovere i blocchi di cemento, a seppellirlo. La carne, anche, in questo caso, rimasta infilata dentro, tra i soffitti sfondati, i pavimenti crollati.

Il calcestruzzo confezionato con aggregati riciclati può raggiungere una soddisfacente qualità come materiale strutturale attraverso l’impiego di aggregati riciclati conformi ai requisiti di qualità richiesti, come per tutti gli altri ingredienti. Inoltre, l’impiego di aggregati riciclati può contribuire efficacemente alla riduzione dell’impatto ambientale correlato alla produzione del calcestruzzo ed al contenimento dei relativi costi di produzione, in particolare quando viene preso in considerazione il costo eco-bilanciato.

Dice il sito.

Ero a Barcellona e leggo questo volantino che inneggia al veganesimo e al rispetto degli animali. È in spagnolo, ma ne capisco il senso, solo che qualcuno ha aggiunto una scritta con un pennarello. “En catalan!”. Il messaggio per la salvezza degli animali era scritto in spagnolo, cioé in castigliano. Andava scritto in catalano perché fosse capito. Sono rimasto a fissare il volantino e pensare che – niente – siamo farfalle che portano sulle spalle giganti di malta e calcestruzzo in perenne disfacimento. Abbiamo tutta la storia sul nostro fragile corpo.