L'altro giorno era il decennale della morte di Prince e a un certo punto passeggiando fantasticavo e mi vedevo in questa linea temporale in cui mi ritrovavo di nuovo nel 2016 e spendevo tutti i miei soldi per andare a Minneapolis e avvertire Prince che sarebbe morto di lì a poco. Se pensate che queste fantasie siano cringe, dovreste vedere le altre. Nel senso, penso cose molto più intelligenti di questa, ma anche altre assai più bestiali e ho bisogno di entrambe, fanno parte della normale dieta della masticazione mentale, tanto restano tutte nella mia testa e voi non saprete mai che le ho pensate no?
Anyway, in questa fantasticheria riesco, per un minuto, a restare con Prince e devo rapidamente metterlo in guardia che morirà male, cerco di spiegarli che vengo dal futuro e lui mi chiede, ok, cosa succederà dopo la mia morte? e io gli dico beh, molti saranno tristi, molti, ma non avremm molto tempo per pensarci perché ci sarà una pandemia, tutto il mondo colpito da un virus mortale e resteremo tutti chiusi in casa, in lockdown, a questo punto, nella mia fantasia Prince alza un braccio per chiamare il servizio di sicurezza e io gli dico, no, aspetta, poi subito dopo arriverà l'intelligenza artificiale, i computer inizieranno a creare contenuti indistinguibili da noi umani e parleranno con noi alla pari, emulando il nostro modo di ragionare e ci sarà un panico generale per la paura di queste intelligenze artificiali che
Niente, a questo punto il servizio d'ordine mi caccerà da Paisley Park e io avrò fallito e speso male tutti i miei soldi.
La cosa interessante era per me considerare come in questi ultimi dieci anni abbiamo vissuto situazioni da manuale di Enciclopedia della Fantascienza, lo rimettevo in scatola qualche giorno fa, gli ultimi dieci anni sono stati la realizzazione di diverse distopie della sci-fi classica, il terrore dell'intelligenza artificiale che sostituisce le nostre mansioni, l'arroganza di villain che scatenano conflitti transnazionali, virus pandemici che ci spingono alla paranoia e a restrizioni della libertà personale, regimi polizieschi e morti invisibili.
Questa che era la base torta della fantascienza è diventata l'adolescenza reale di tanti dei nostri figli e di tanti dei nostri studenti. Gli adulti sembrano non fare caso alla sovrastruttura culturale, alla rimodulazione della speranza che stiamo presentando alle nuove generazioni.
Una massa di schizofrenici – gli adulti – che crede e non crede alla scienza, che bullizza l'ignoranza, azzanna e vomita la complessità, adora il prodotto del capitale e fa anarchismo con le pantofole, seduta con il cellulare sulla tazza del cesso, postando shitstorm contro questa o quella etnia, bevendo nafta e nascondendo litio nelle pieghe del divano. E vivendo, il più delle volte male, in posizioni di rendita ottenute per puro invecchiamento o – i più allegri e sani – per linea dinastica di sangue. Predicando, ovviamente, la santità del merito. Questa la generazione degli adulti, quello che li differenzia è la programmazione Netflix o gli abbonamenti alle dirette streaming di calcio. Verrebbe da pensare che gli adolescenti siano perennemente con la testa sul cellulare per non alzarla mai e non vedere la pena della società allestita per loro da questi sanguinari morti di sonno.
Ho questo ricordo di me ragazzino, ero a casa con mia madre e non so perché il discorso era caduto sui lavori che lei faceva da giovane, e mi raccontava di quando lavorava in un negozio di frutta e verdura dove faceva la commessa, e una delle cose che doveva fare ogni giorno era lucidare le mele. “Lucidare le mele in che senso?” avevo chiesto ridacchiando, lucidare le mele è qualcosa che mi faceva ridere. Mia madre si era fatta seria e aveva detto che la gente, se vede le mele brutte, pensa che siano cattive. Le vuole belle. 'Kalos kai agazos', avrò pensato io.
E per farmi capire il concetto mi aveva detto “Fabrizio, passami una di quelle mele”. Nel cestino di casa c'erano delle mele, bruttarelle. Ne avevo passata una a mia madre che si era messa lì con la picagetta a strofinarla, a lucidarla come diceva lei e alla fine me l'aveva mostrata. Ero rimasto interdetto: la mela lucidata aveva cambiato completamente aspetto, davanti ai miei occhi. Se prima era una mela standard, opaca, grigetta dopo si era trasformata nella tipica mela disney, brillante e rubicozza. Rubicozza temo non esista, ma avete capito. Rubizza, dice internet. Come la gota dei vecchi quando bevono troppo vino o sentono l'approssimarsi della morte.
“Cavolo” avevo detto. “È prodigioso” avevo aggiunto prendendo in mano la mela e osservandola. “Ma è una truffa!” avevo concluso fissando mia madre negli occhi. Lei aveva alzato le spalle. “La gente vuole la roba bella, le mele le vuole lucide. Se sono lucide pensa che sono buone. E così io passavo la prima ora al mattino a lucidare le mele. Scintillavano alla fine”. Resto così, nel ricordo, con la mela in mano, finta, disneyana, indeciso se morderla o meno.