Oggi in auto pensavo – molto banalmente – al fatto che quando insegno cerco di creare delle forme di quello che stiamo studiando, far recitare i ragazzi, fargli creare dei video o fargli sentire – quando posso – le sonorità delle diverse epoche attraversate, il combattimento tra Tancredi e Clorinda, Sanguineti e Berio, l'intonarumori di Russolo, i ragionamenti di Banchieri e parlare anche con quelli del tecnico informatico di cose che non hanno in programma, di arte, mostrare alcune cose, Un chien andalou di Bunuel e Dalì, eccetera, cercare poi collegamenti con il mondo dell'informatica, i videogame, eccetera.

Ogni tanto mi chiedo se non dovrei limitarmi a seguire il libro di testo o di dare loro lo standard scolastico di letteratura invece che queste forme ibride che costano tempo e che apparentemente potrebbero sembrare distanti dai canoni della letteratura e dal mondo scuola. Il fatto è che penso che ogni docente possa e debba condividere anche (ma non solo, beninteso) quello che è il proprio percorso culturale, le proprie passioni e anche il background di quello che è stato il cammino scolastico e lavorativo che si è fatto.

Non può esistere uno standard dell'educatore come non esiste una voce standard. Abbiamo la voce che abbiamo, i genitali, i peli ci cresono in certe parti del corpo e non in altre. Siamo passati per gli anni della nostra generazione precipitando a vuoto verso il cielo, avevo scritto, e tutto quello che abbiamo respirato ha fatto parte della nostra materia. Come insetti abbiamo divorato la nostra dieta culturale e – anche se avessimo dimenticato tutto- le fibre del nostro corpo di quello sono composte.

E quindi oggi in auto pensavo che – in fondo, nel mio caso specifico – io sono un certo tipo di persona che insegna come insegna anche perché ho studiato all'Università di lettere, e ovviamente ho dato i miei esami di letteratura e di storia, ci mancherebbe, ma negli stessi anni ho dato i miei esami di storia della musica, di storia e critica del film e del cinema, di storia del teatro e dello spettacolo, di drammaturgia greca e romana, di arte medievale, moderna, contemporanea e orientale, di letteratura teatrale e anche perché sono stato negli scout, ho trasformato Kipling in giochi collettivi, la bibbia in drammatizzazioni, le conoscenze in attività e lanci, e nella mia dieta culturale c'è stato Svevo, certo, Pirandello, Dante, Pasolini, Strindberg ma anche Otomo, Miller, Moebius, Welles, Einsenstein, Miyazaki, la Atari, la Activision, la Annapurna, David Crane, Berio o Prince.

Non sono tutta quella roba, ma sono pieno di scorie di quella roba, la materia di cui sono composto, anche questo mal di testa che stamattina mi attraversa la parte destra della testa, anche quello è annegato lì dentro. E quella roba, molta di quella roba, brilla, risplende, è ricolma di bellezza, anche quella più rancida e autodistruttiva. Quindi, secondo te, dopo aver assaporato la bellezza, dovrei scegliere di essere un mostro?

La mia medico mi ha dato un nuovo piano terapeutico. Ma prima il video. Ieri sera ho fatto al volo questo video, che poi non ho messo online, perché effettivamente non era venuto bene, il testo, un po' semplicistico era più o meno questo: se io mettessi su una linea tutti gli errori che ho fatto, anche solo limitandomi a quelli che ho fatto sapendo di farli nel momento che li facevo, i peggiori, dicevo, se li mettessi tutti su una linea, otterrei una cosa densa e colante, un ammontare pesante e torbido di mancanze e paure, di rabbia e predestinazione. E la cosa divertente, dicevo nel video, è che non avrei nemmeno la collezione completa. Per quanto fosse lunga questa teoria di errori non sarebbe ancora la collezione completa ed è per questo che continuo, ancora oggi 2026 o 2040 quando siamo, non ricordo, che continuo ancora a farne e che – guardando in avanti – so che ancora ne farò nonostante tutta l'esperienza che ho accumulato come una qualunque macchina stocastica, ancora e ancora con lo stesso peso e lo stesso sbalordimento. Miro – dico – alla collezione completa, per poi rivenderla agli appassionati e collezionisti appunto.

Sulle pastiglie che prendo, completamente bianche, c'è una scritta azzurra, inizialmente avevo pensato fosse INRI, il che avrebbe dato una svolta radicale alla mia visione medico-religiosa, invece è IM epoi un segno che sembra una mezza H, a cui manca un asticella. Dovrò studiare le prossime per vedere se è un errore di stampa di questa singola pastiglia. È un banale antibiotico. Anyway. Mangiare qualcosa su cui è stampato qualcosa con caratteri tipografici, mi fa un certo effetto. Come se potesse esistere una ulteriore forma di trasmissione di conoscenza attraverso la digestione di lemmi tipografici. Come quando, da bambino, strappavo le pagine dei fogli stampati e le mangiavo.