Primo bagno in mare del 2026. Mentre ci avviciniamo alla prima spiaggia libera da scarichi, batteri fecali, costruzioni temporanee in cemento armato, sento all'improvviso questo senso di deja-vu del cambio di stagione. L'estate è davvero una dimensione diversa. Arriva il mio odore, quello della roba che mi circonda, fioriscono gli insetti tutto intorno a me – mi ricordo della consistenza della crema solare, mi entra letteralmente dentro: la inspiro.
Ricordo quando – da bambino – l'estate durava nella mia percezione un'era millenaria. Adesso è un frammento. E mi succede questa cosa, mentre ancora sto andando, di sentire in anticipo la delusione di quando tutto questo finirà. Mi ricordo la sensazione degli anni scorsi di essere immerso nell'acqua, guardare le case di questa o quella frazione ligure appesa alla collina, e pensare: è settembre e questo è il mio ultimo bagno e mi sembra ieri di aver fatto il primo. La paura di aver perso la capacità di godermi le cose e vedere le sensazioni scivolare via. Il terrore dell'insensibilità.
Poi mi getto in acqua, è gelida. Sento il corpo che prima manda una scarica di panico e poi di benessere, come si dice? Rinvigorente. Do bracciate, scatto verso il basso, tocco con una mano il fondo sabbioso, ritorno in alto. Emergo, respiro, mi guardo attorno alla ricerca di un sorriso lontano. L'unico modo di ricordare tutto sarebbe un'estate infinita, penso.
È maggio.